I prodotti a base vegetale sono in costante crescita e non sono prerogativa esclusiva di vegetariani e vegani. Al contrario vengono consumati maggiormente da persone che vogliono limitare il proprio consumo di carne, fare una scelta più salutare oppure più attenta agli animali e all’ambiente.
Tra i prodotti vegetali più diffusi non mancano di certo i burger vegetali: buoni e veloci da preparare, sono un alimento che non può mancare nel frigo di studenti e lavoratori. Le marche che offrono questi prodotti sono molte, ma quali scegliere?
Dieta Plant Based: Cos'è?
Già dal nome plant based (basato sulle piante), che definisce determinati prodotti alimentari si evince che siano cibi di origine totalmente vegetale. Da cosa è composta la carne vegetale che per consistenza, colore, forma e uso è del tutto somigliante a quella di origine animale? Come si può ricreare (ovviamente non in modo identico, soprattutto per il sapore) una cotoletta o del macinato per ragù con alimenti o sostanze vegetali?
A livello proteico non si verificano carenze, mettendo a confronto proteine animali e vegetali. Questi alimenti green vengono spesso addizionati con vitamine e minerali, e processati. La carne vegetale, in linea di massima, è povera di grassi saturi, bensì di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi. Favorisce il miglioramento della colesterolemia e della trigliceridemia, rispetto al consumo di carne animale.
La carne vegetale apporta, più nel muscolo di grano che nel seitan, buone porzioni di fibra alimentare, fitosteroli e lecitine.
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Nomi Commerciali e Marche Popolari
Esistono diverse marche che offrono burger vegetali. Vediamo alcuni esempi:
- Beyond Meat: Un'azienda americana nata nel 2009 che produce sostituti della carne di pollo, manzo e maiale. Il loro progetto è stato sostenuto da Bill Gates e Leonardo DiCaprio.
- Next Level (Lidl): Gli ingredienti di questi burger vegani includono funghi champignon, olio di cocco e proteine di piselli e grano. Anche qui il succo di barbabietola viene utilizzato per dare il colore rosso tipico dei burger di carne.
- Irresistibile Super Burger Valsoia: Un burger a base di proteine di pisello reidratate che non contiene olio di cocco, a differenza dei burger precedenti.
- PareManzo e ParePollo (Food Evolution): Sono entrambi a base di soia, ricchi di proteine e senza glutine.
- Garden Gourmet (Nestlé): Una linea della Nestlè, che a suo modo sta contribuendo alla diffusione delle alternative vegetali nella grande distribuzione.
- Burger vegetali Green Cuisine (Findus): Questi burger sono a base di proteine del pisello, sono ricchi di proteine e non contengono olio di cocco.
- Heura Foods: Una startup nata a Barcellona che si è posta l’obiettivo di produrre alternative vegetali alla carne a basso impatto ecologico.
- V-burger (Fior di Natura Eurospin): Questo burger ha anche i pezzetti bianchi che ricordano il grasso della carne, per renderli ancora più simili!
- Burger vegetali alle verdure Sojasun: I burger vegetali Sojasun contengono circa il 70% di verdure.
- Kioene: I loro prodotti includono anche polpette e cotolette rigorosamente vegetali.
- Zerbinati: I burger Zerbinati con Quinoa e verdure fresche hanno in poco tempo conquistato i palati di vegani e non.
- Vegamo: Si possono trovare di tanti gusti diversi, si scaldano al forno o in padella e hanno prezzi super popolari.
La Battaglia Legale sul "Meat Sounding"
Il problema emerge in tutti quei casi nei quali, viceversa, manchi una “denominazione legale” a cui riferirsi per l’esatta distinzione delle referenze in vendita e la salvaguardia sia delle filiere tradizionali, sia dei consumatori. Lo osserviamo con crescente evidenza nei prodotti alimentari a base vegetale che vengono proposti come adatti a vegetariani e vegani e spesso richiamano i nomi caratteristici delle preparazioni a base di carne (c.d. “meat sounding”).
Bruxelles - Suona come uno schiaffo in faccia ai detrattori degli alimenti a base vegetale: la Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue) ha stabilito che questi prodotti possono essere venduti anche utilizzando nomi tipicamente associati alla carne - purché, naturalmente, la loro composizione sia chiaramente indicata nell’etichetta.
Secondo i giudici della Corte, che ha sede a Lussemburgo, gli Stati membri non hanno la facoltà di impedire alle aziende produttrici di commercializzare i propri alimenti vegetariani con termini e formule tradizionalmente associati al mondo della macelleria e della salumeria. Insomma, continueremo a trovare sugli scaffali dei supermercati hamburger di soia, salsicce vegetali, bistecche, polpette e scaloppine plant-based.
Tale regola può venire eccezionalmente derogata, spiega la Cgue, solo laddove esistano già degli specifici criteri legali per attribuire un determinato nome ad un prodotto a base di proteine vegetali. In tutti gli altri casi, invece, l’etichettatura “veg” è perfettamente a norma e rispetta le disposizioni comunitarie in materia (contenute nel Regolamento Ue 1169/2011).
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La sentenza avrà con ogni probabilità implicazioni considerevoli in tutto il mercato unico, dato che altri Paesi, come l’Italia e il Belgio, hanno introdotto o stanno considerando di introdurre leggi simili a quella impugnata Oltralpe.
Nel Belpaese, ad esempio, potrebbe venir meno la base legale di alcune disposizioni recentemente introdotte dal governo Meloni, come ad esempio l’articolo 3 della cosiddetta “legge sulla carne coltivata” (legge 172/2023, entrata in vigore lo scorso dicembre), che vieta di utilizzare espressioni mutuate dal mondo della macelleria, della salumeria o della pescheria per “prodotti trasformati contenenti esclusivamente proteine vegetali”.
La battaglia al "meat sounding" è stata vinta dalla Lega: il Senato ha approvato la proposta per vietare riferimenti alla carne a prodotti vegetali. L'IX Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare del Senato vieta dunque l'uso delle denominazioni tipiche della carne da usare per prodotti plant based a fini commerciali. Niente più mortadella vegetale, prosciutto vegano, bresaola di seitan, hamburger vegetale o bistecca di tofu.
Peccato però che questo divieto è motivato dal nulla: l'etichetta deve già scrivere, per legge, che si tratta di prodotti a base vegetale.
Sentenza della Corte di Giustizia Europea
La quale ha concluso, con il verdetto odierno, che se i Paesi membri non introducono nomi legali per specifiche categorie di alimenti non possono impedire ai produttori di cibi a base di proteine vegetali di utilizzare nomi descrittivi mutuati dall’universo carnivoro, allo scopo di renderli più riconoscibili ai potenziali acquirenti.
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Naturalmente, ha specificato la Corte, i governi dei Ventisette possono mettere in campo normative che mirino a proteggere i consumatori dal marketing fuorviante: ma se l’etichetta dei prodotti alimentari riporta chiaramente la loro composizione, non c’è motivo di impedire l’utilizzo di determinate espressioni solo perché il senso comune le associa più immediatamente ai prodotti a base di carne anziché alle loro alternative vegetali.
| Marca | Prodotto | Caratteristiche |
|---|---|---|
| Beyond Meat | Burger | Sostituti di carne di pollo, manzo e maiale |
| Lidl (Next Level) | Burger | Funghi champignon, olio di cocco, proteine di piselli e grano |
| Valsoia | Irresistibile Super Burger | Proteine di pisello reidratate, senza olio di cocco |
| Food Evolution | PareManzo/ParePollo | A base di soia, ricchi di proteine e senza glutine |
| Nestlé (Garden Gourmet) | Vari | Alternative vegetali, VUNA (tonno vegetale) |
| Findus (Green Cuisine) | Burger, Polpette | Proteine del pisello, senza olio di cocco |
| Eurospin (Fior di Natura) | V-burger | Aspetto simile alla carne, con pezzetti bianchi |
| Sojasun | Burger vegetali | 70% di verdure |
| Kioene | Polpette, Cotolette | Prodotti vegetali |
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