Bere la Pipi: Benefici e Rischi

Gialla, limpida, ne sentiamo il suono zampillante tutti i giorni. Tre elementi sufficienti a definire la sostanza comunemente nota come pipì. A questi fattori potremmo aggiungerne un altro, ben rappresentato da un aggettivo: preziosa.

Avete mai pensato alla pipì come a una panacea? L'origine dell'urinoterapia è rintracciabile nel cuore di quella tradizione conosciuta come tantra. Pare infatti che l'urina, con il nome di amaroli, venisse menzionata in antichi testi descrittivi di riti Indù.

Si trovano molti riferimenti storici all'uso terapeutico dell'urina anche in fonti greche e romane. Galeno e Ippocrate nell'antica Grecia, lo scrittore Plinio (nella sua Storia Naturale consigliava l'impiego dell'urina per le ferite da morso e le malattie della pelle) e il romano Diodoro Sicule (riferiva dell'uso dell'urina che alcune popolazioni antiche facevano per l'igiene dentaria…). Presso le antiche popolazioni celtiche e iberiche l’urina era considerata una bevanda della salute dalle sorprendenti proprietà cosmetiche e veniva utilizzata addirittura come sbiancante per i denti.

In urinoterapia si utilizza l'urina per prevenire o curare determinate malattie, secondo le metodologie più differenti a seconda del tipo di terapia da applicare. Secondo coloro che credono in questo metodo, infatti, tramite essa si riuscirebbe a reintegrare nell'organismo delle sostanze che quando sono state scartate erano in eccesso. L'urina è stata definita "Frutto della Vita", "Acqua Santa", "Nettare Celeste" e oggi in molti ritengono che il prodotto del filtraggio ematico operato dai reni sia una quintessenza fisiologica molto curativa.

Va però detto che non esistono reali prove scientifiche relative alla medicina convenzionale in grado di confermare l'efficiacia dell'urinoterapia e c'è anche chi giustifica questa latenza come una manovra delle case farmaceutiche per evitare di rivelare le effettive potenzialità di un "farmaco" che sarebbe subito disponibile. I pareri sono contrastanti e, come accade per molte terapie naturali, spesso l'urinoterapia viene circoscritta nell'insieme dei sistemi di cura infondati e gli effetti positivi vengono relegati allo status di pure suggestioni psicologiche. Molti organismi, come il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle affermazioni sul Paranormale) sostengono una posizione per cui l'urinoterapia non sia altro che un'assurdità.

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Ciò che è certo è che l'urina resta un valido oggetto di esame per fini diagnostici volti a stabilire se l'organismo sta bene o meno. Prima di collocare il vostro pensiero tra quello degli scettici o quello dei devoti all'urina, noi vi consgiliamo di farvi una vostra opinione al riguardo. Non sarà facile, perché spesso si trovano casi circoscritti all'aneddotica, piuttosto che non serie documentazioni scientifiche, specie on line.

E così succede che, se sei un fan dell'urinoterapia e non hai mai avuto il coraggio di confessarlo nemmeno alla tua bff, oppure l'hai fatto ma ti sei messo in saccoccia solo una serie di occhiatacce basite e battute irripetibili, ecco che basta un click per trovare un gruppo di sostenitori dei benefici per la salute del bere la propria pipì (tra oltre un miliardo di membri social non è così impossibile trovare un migliaio) e ti senti subito meno solo. Come racconta The Guardian, ci sono diversi gruppi social in cui si trovano virtualmente "gli appassionati di terapia delle urine che sostengono che bere la propria pipì sia una panacea" e che sia il rimedio per scongiurare la maggior parte delle malattie terrene.

Entrambi i gruppi sono grandi sostenitori della "prima urina del mattino", definita "la bevanda più importante della giornata", consigliano gargarismi gold per 20 o 30 minuti e, come funziona per il whisky, di "lasciarla invecchiare" (per aumentarne gli effetti). Ma da dove nasce la convinzione che l'urina possa fare così bene al corpo, alla mente, alla pelle, ai denti?

E la medicina ayurvedica, ancora oggi diffusa in India, non disdegna un bel bicchiere di pipì la mattina appena alzati: la singolare abitudine fu addirittura difesa in TV, una decina di anni fa, dall'allora Primo Ministro indiano Morarji Desai. Nell'occidente, l'urinoterapia è considerata una forma di medicina alternativa (priva di riscontri scientifici, meglio specificare), che si basa sulla credenza che bere il proprio "liquido dorato" possa in qualche modo reintegrare nell'organismo delle sostanze precedentemente scartate (sali minerali, vitamine, anticorpi, ormoni ed altre sostanze organiche).

Un'ossessione di nicchia, che spesso prende altre sfumature e intasa blog e forum. E i social, ovviamente. L’idea è di bere la pipì, anche la propria, è alquanto disgustosa.

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Ma la scienza lo conferma: bere urina non ha alcun effetto benefico sulla salute. Anzi, sebbene sia composta al 95% da acqua, nel restante 5% ce n’è abbastanza da procurare seri problemi: elettroliti in eccesso, cloro, sodio, potassio. «É un po’come bere l’acqua di mare» spiega Jeff Julian, un nefrologo del South Denver Nephrology Associates in Colorado, «causa disidratazione e fa più male che bene».

Dan Woolley è sopravvissuto per oltre 65 ore sotto le macerie di un hotel di Haiti distrutto dal terremoto bevendo la propria urina, come hanno fatto molte altre persone che si sono trovate in situazioni analoghe. Medici ed esperti di sopravvivenza non hanno una visione unanime della faccenda: il manuale di emergenza dell’esercito americano classifica bere la propria pipì tra le attività da non fare mai. Nelle situazioni estreme la disidratazione rende infatti la pipì ancora più ricca di elettroliti e acidi e quindi ancora più dannosa per la salute.

Bere la propria urina: in Cina non è certo una novità. Sono oltre 3 milioni, infatti, i cinesi che bevono la loro stessa secrezione renale nella convinzione che questo rappresenti una specie di ''elisir di lunga vita''. A rafforzare l'idea sono state di recente anche le affermazioni del prof. Yang Liansheng, del Liaoning Institute of Traditional Chinese Medicine. Durante un seminario tenutosi nella città di Shenyang, Liansheng ha affermato che l'urina contiene numerose sostanze benefiche in grado di rafforzare il sistema immunitario, descrivendo l'urina come un bene persino più limpido e sano dell'anima! (Reuters Health 2001;6 giugno).

La domanda, però, nasce spontanea: se l'organismo ha previsto l'espulsione dell'urina, perchè bisognerebbe reintrodurla nell'organismo? Perchè la salute dovrebbe nascondersi dietro ad un rito che va contro natura? Nonostante l'urinoterapia abbia radici nel passato, infatti, non esistono ancora ricerche scientifiche, nè dati statistici che ne accertino l'efficacia sulla salute dell'uomo. Al contrario, su libri, riviste e, negli ultimi anni, anche su Internet si possono trovare numerosi testi che, senza alcun fondamento tecnico, incoraggiano e discorrono con enfasi sull'ingestione di urina a scopo terapeutico.

In occidente l'urinoterapia era già conosciuta dal medico naturalista dell'antica Grecia Galeno (II secolo d.C. ) e dallo scrittore romano Plinio, che la consigliavano nei casi di escoriazioni; in oriente, invece, la tradizione risale addirittura a 5 mila anni fa, con accurate descrizioni all'interno del testo nettare di Shiva. L'idea comune ai divulgatori dell'urinoterapia è che la presenza nell'urina di sostanze tossiche che il nostro organismo espelle, una volta reintrodotte nelle giuste dosi, possa stimolare l'apparato immunitario. In pratica, l'urina funzionerebbe come una specie di vaccino, favorendo la produzione di anticorpi per difendersi dalle malattie.

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Oggi la medicina alternativa e para-medica sembra avere un peso non indifferente sulle scelte della popolazione e, come nel caso della ''cura all'urina'' in Cina, può anche diffondersi in maniera spropositata, sfuggendo al controllo del medico. Tra gli altri, a contestare ''ad alta voce'' questa pratica è anche Tullio Regge, fisico del Politecnico di Torino e garante scientifico del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale), che si occupa di promuovere un'indagine scientifica e critica nei confronti del paranormale. Regge considera la tradizione dell'urinoterapia una pura leggenda, su cui speculano molti ciarlatani senza scrupoli e numerosi mistici fondamentalisti.

Uno dei consigli sempre validi è quello di bere molta acqua se si soffre di cistite. Una corretta idratazione può supportare anche i trattamenti che si utilizzano nella gestione della cistite. È consigliata sempre l’acqua come metodo per affrontare i primi sintomi della cistite. Sarebbe meglio evitare il caffè e il tè. Ovviamente, sono sconsigliati gli alcolici. In particolare, nel momento in cui si avvertono i sintomi associati alla cistite. Questo è un punto fondamentale: bere tanta acqua non è una soluzione per risolvere il problema dell’infezione batterica. I risultati si ottengono unendo diversi fattori insieme, come gli antibiotici e gli integratori ma anche le buone abitudini come l’idratazione.

Come ci ricorda questa ricerca pubblicata su Pubmed (Effect of Increased Daily Water Intake in Premenopausal Women With Recurrent Urinary Tract Infections: A Randomized Clinical Trial in origine apparsa nel 2018 sul Journal of the American Medical Association), l’aumento dell’assunzione di acqua può essere una strategia per prevenire la cistite. Per limitare il rischio di moltiplicazione batterica nella vescica, anche l’Istituto Superiore di Sanità raccomanda di bere molta acqua.

Una maggiore produzione di urina può influenzare la flora batterica nella vescica. Diminuendo il rischio di infezioni e anche di cistite. Bere tanto non ti mette al riparo da eventuali effetti indesiderati della cistite e, soprattutto, non è una soluzione unica per guarire dalla cistite.

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