Cause del Dimagrimento in Adolescenza: Cosa Sapere

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) in adolescenza sono un fenomeno talmente diffuso in Italia, e in tutti i paesi industrializzati, da aver generato un vero e proprio allarme sociale. Il dato più preoccupante è che patologie come anoressia e bulimia ormai riguardano anche i bambini. L’età media dei soggetti che soffrono di disturbi alimentari si sta abbassando drasticamente, arrivando in molti casi a colpire bambini di otto o nove anni. In Italia ci sono circa tre milioni di persone affette da disturbi del comportamento alimentare. L’adolescenza è una fase della crescita delicata e complessa: il corpo subisce rapide trasformazioni; il funzionamento mentale infantile lascia il posto a processi cognitivi e modelli di ragionamento più complessi; al contempo, il legame affettivo con i genitori subisce un cambiamento, si acuisce il senso critico nei loro confronti e si inizia a cercare un confronto con i coetanei. Gli squilibri emotivi e corporei che questa rivoluzione comporta possono creare una situazione di fragilità che apre la strada allo sviluppo di un disturbo alimentare.

Disturbi Alimentari Comuni in Adolescenza

Anoressia Nervosa

Si manifesta solitamente durante la prima adolescenza e riguarda nel 95% dei casi il sesso femminile. L’origine può essere la volontà da parte dell’adolescente di iniziare una dieta per perdere qualche chilo di troppo; tuttavia, in molti casi il sovrappeso del soggetto è del tutto trascurabile. Una volta iniziata, la dieta intrapresa non viene più interrotta: raggiunto il peso forma il soggetto continua con il regime dietetico fino a manifestare i primi segni di dimagrimento estremo, ricorrendo talvolta anche a condotte di eliminazione come procurarsi il vomito o assumere diuretici e lassativi.

Caratteristiche e sintomi dell’Anoressia Nervosa

  • Perdita di peso eccessiva o rapida
  • Paura di ingrassare nonostante il calo di peso
  • Distorsione dell’immagine corporea
  • Amenorrea (assenza di ciclo mestruale nelle ragazze)
  • Isolamento sociale
  • Irritabilità e cambiamenti d’umore
  • Problemi di concentrazione e memoria
  • Difficoltà a mantenere relazioni interpersonali
  • Ossessione per il cibo, la dieta e l’esercizio fisico
  • Comportamenti alimentari ritualizzati o eccessivamente controllati

Bulimia

È una patologia più subdola dell’anoressia perché non è annunciata da una perdita di peso eccessiva o al contrario da un aumento rilevante della massa grassa, come accade per l’obesità. Fasi di restrizione eccessiva possono innescare la fame nervosa e l’ossessione per il cibo può diventare nel tempo talmente elevata da spingere verso un abuso compulsivo di esso, con l’insorgenza di un profondo senso di colpa e di inadeguatezza che innesca comportamenti compensativi, ad esempio vomito auto-indotto o eccessiva attività fisica, come accade nella bulimia nervosa.

Binge Eating Disorder

È conosciuto anche come “Disturbo da alimentazione incontrollata”. Come accade per la bulimia, il soggetto attraversa momenti in cui eccede col cibo perdendo il controllo della quantità di alimenti ingerita. Durante le abbuffate l’adolescente mangia in modo molto più veloce del normale, fino a sentirsi eccessivamente pieno/a. Di solito le abbuffate avvengono in solitudine e vengono vissute con vergogna e disgusto dall’adolescente stesso/a, fino a provare successivi profondi sentimenti di tristezza e di colpa.

Obesità

Si tratta di una patologia cronica che comporta un aumento importante del peso e provoca gravi problemi di salute, che possono addirittura mettere a rischio la vita del soggetto. Le cause dell’obesità sono multifattoriali: genetiche, ambientali, legate ad abitudini alimentari scorrette, psichiche. Il soggetto obeso sperimenta spesso un disagio emotivo e relazionale (solitudine, senso di vuoto, tendenza a sacrificare i propri bisogni per conformarsi alle richieste degli altri) che scatena un bisogno compensativo di cibo. Il soggetto risponde al bisogno in modo istintivo e immediato, fino ad esserne sopraffatto in quanto incapace di controllare e inibire l’impulso stesso.

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ARFID (Avoidant Restrictive Food Intake Disorder)

Perdite di peso lente ma persistenti, soprattutto negli adolescenti, possono essere la spia di un disturbo del comportamento alimentare, come ad esempio un'anoressia nervosa o anche un inizio di ARFID (Avoidant Restrictive Food Intake Disorder - ovvero, “disturbo evitante restrittivo nell'assunzione del cibo”), malattia nuovissima (il nome è stato coniato nel 2013) e ancora poco conosciuta. «Questo disturbo può manifestarsi a tutte le età, ma più frequentemente nell'infanzia e nell'adolescenza - spiega Erzegovesi - e chi ne soffre, mangia una gamma molto ristretta di cibi e si rifiuta di assaggiarne di nuovi. In età infantile possono sembrare capricci, e in alcuni casi lo sono davvero, ma se questo comportamento causa perdita di peso, difficoltà di crescita e necessità di supplementi nutrizionali, allora si tratta di ARFID ed è quindi opportuno intervenire sul disturbo, facendo seguire il bambino da un'equipe specializzata, composta da pediatra, neuro-psichiatra infantile e psicologo. Nel caso invece degli adolescenti, è bene attuare interventi nutrizionali e psicologici mirati all'aumento graduale del peso e al supporto nella gestione dell'ansia e delle emozioni negative.

Segnali di Allarme nei Disturbi Alimentari

Spesso i disturbi alimentari emergono durante l’infanzia e proseguono nel corso dell’adolescenza e se non si interviene tempestivamente c’è il rischio che si cronicizzino. A percepire i primi campanelli d’allarme sono le persone che vivono a stretto contatto con i ragazzi.

  • Perdite di peso lente ma persistenti
  • Fretta di alzarsi dopo il pasto
  • Isolamento relazionale
  • Sintomi corporei - Nel caso dell’anoressia, con l’avanzare del disturbo si osserva un’ingravescente perdita di peso e talvolta la scomparsa del ciclo mestruale.

Il Ruolo dei Genitori

Il ruolo del genitore assume una valenza, se possibile, ancora maggiore in questi casi. Nell’ottica di un recupero completo e a pieno regime, essi hanno il dovere di stare vicino ai propri figli. Ed è una presenza che non si riduce ad una mera e inconsistente vicinanza, ma li accompagna concretamente nel percorso di riattivazione alimentare. Giocano un ruolo determinante da questo punto di vista. Basti pensare che una delle prime fasi che si mette in moto nell’ambito di un programma psicoterapeutico è proprio il coinvolgimento dei genitori, i quali, tuttavia, devono fare in modo da non trasmettere un eccessivo peso e ansia al figlio. L’accettazione di un problema è un punto fondamentale da cui partire e deve riguardare anche loro, altrimenti difficilmente se ne esce fuori. Paradossalmente succede che molto spesso è proprio l’iperprotezione dei genitori a produrre questi problemi alimentari nell’adolescenza. Una sorta di effetto contrario. La mancanza di comunicazione con i figli fa tutto il resto. Ecco perché il sostegno dei genitori in fase di terapia diviene pressoché essenziale, almeno secondo quanto stabilito dalle letture nutrizionali e psichiatriche moderne.

Intervento e Trattamento

Prima di avviare un percorso psicologico per il trattamento del disturbo alimentare, è fondamentale che lo specialista effettui una corretta e attenta valutazione diagnostica, che permetta di escludere la presenza di patologie organiche. Una volta accertata l’origine psichica del disturbo, vi è un altro importante ostacolo da affrontare: la maggior parte degli adolescenti con un disturbo alimentare, infatti, non ha consapevolezza del problema e spesso rifiuta un sostegno terapeutico. In questi casi, è fondamentale attivare il prima possibile dei percorsi psiconutrizionali specifici che possono apportare benefici notevoli.

Prevalenza dei Disturbi Alimentari

I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA), come anoressia, bulimia e binge-eating, sono in aumento. In Europa ne soffrono circa 20 milioni di persone, con incidenza più alta tra i 15 e i 25 anni. In Italia la prevalenza è crescente, anche tra adolescenti più giovani, e segnala una vera emergenza nell’ambito della salute mentale.

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Tabella: Fabbisogno energetico giornaliero raccomandato per gli adolescenti (12-17 anni)

Età Fabbisogno Energetico (kcal)
12-17 anni Circa 2500

Consigli per una Sana Alimentazione in Adolescenza

I criteri generali per un’alimentazione sana e bilanciata nell’adolescenza sono quelli della dieta mediterranea, in particolare:

  • Usare cereali preferibilmente integrali, eventualmente insieme ai legumi (secchi o freschi) come fonte di proteine vegetali con cui comporre un piatto unico
  • Consumare frutta e verdura fresca di stagione di vario tipo a ogni pasto
  • Limitare i grassi animali
  • Limitare il sale e i fritti
  • Prediligere il consumo di carni magre e limitare quello di carni processate, salumi e insaccati
  • Limitare lo zucchero, le merendine, le bevande zuccherate e i dolciumi (specialmente se un giovane è già in sovrappeso o obeso)
  • Aumentare il consumo di pesce fresco o surgelato di vario tipo
  • Garantire un consumo adeguato di formaggi, latte e yogurt
  • Assicurarsi che le uova siano consumate con regolarità (2 a settimana)
  • Evitare vino, birra e superalcolici
  • Mangiare lentamente e ad orari possibilmente regolari
  • Fare colazione tutti i giorni
  • Distribuire la razione quotidiana in tre pasti principali e almeno due spuntini

La quantità di energia necessaria (cioè le calorie) proveniente dai macronutrienti deve essere ben equilibrata nel corso della giornata. In linea di massima i carboidrati devono apportare il 50 per cento delle calorie giornaliere totali, i grassi il 35 per cento e le proteine il 15 per cento. Queste percentuali possono variare a seconda dell’età e del peso degli adolescenti, oltre che in relazione all’attività fisica svolta.

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