Miglioramento dei Sintomi della Celiachia con la Dieta Senza Glutine

La celiachia (detta anche malattia celiaca) è una malattia autoimmune che si caratterizza per il danneggiamento dei villi presenti nell’intestino tenue a seguito del consumo di glutine.

È necessario che siano presenti due fattori imprescindibili affinché la malattia celiaca si manifesti: predisposizione genetica ed esposizione al glutine. È importante sottolineare che la sintomatologia relativa a questa patologia può essere molto varia: si va dalla forma classica i cui sintomi sono prevalentemente intestinali, a forme atipiche che possono comportare anemia, riduzione della densità ossea, alopecia, alterazione del regolare flusso mestruale nelle donne e altri disturbi sistemici.

Il glutine è un macro-aggregato proteico presente in differenti cereali, tra i quali il frumento, costituito per oltre l'80% da proteine note come glutenine e prolamine. Tali proteine, in particolare la gliadina, per la loro particolare conformazione tridimensionale, sono responsabili delle reazioni immunologiche avverse tipiche del paziente celiaco.

Terapia e Benefici della Dieta Senza Glutine

L’unica terapia attualmente disponibile per la celiachia è la dieta senza glutine condotta rigorosamente e per tutta la vita. Tale terapia non solo permette la scomparsa dei sintomi e delle malattie associate alla malattia celiachia in tempi rapidi, ma previene lo sviluppo delle complicanze neoplastiche e autoimmuni, che la continua e prolungata esposizione al glutine provoca nei soggetti celiaci.

Il trattamento della sindrome da malassorbimento consente un miglioramento dello stato nutrizionale, dell’anemia sideropenica microcitica, dell'assorbimento di vitamine, in particolare vitamina D, folato e B12, e di minerali. Migliorano inoltre la composizione corporea, la forza e la salute psicologica.

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Regredisce lo stato infiammatorio, migliorano i sintomi intestinali ed extra-intestinali, specialmente diarrea, stitichezza, dolore e gonfiore addominale, osteoporosi, dermatite, cefalea. Infine, si suppone che un corretto trattamento con Gfd eviti o mitighi possibili comorbilità e complicazioni della celiachia, come ulteriori malattie autoimmuni quali, per esempio, tiroidite autoimmune, diabete di tipo 1, artriti, o infertilità.

Di norma il quadro clinico migliora nell’arco di alcuni giorni o di due settimane al massimo.

Diagnosi e Sensibilità al Glutine Non Celiaca

Si tratta quindi di una condizione che viene diagnosticata in assenza di biomarker specifici e dopo aver escluso altre patologie note. Alcuni pazienti affetti da intestino irritabile rispondono a un’alimentazione senza glutine con un netto miglioramento dei sintomi.

La correlazione tra sindrome dell’intestino irritabile (IBS) e celiachia è oggetto di studio ormai da molto tempo e appare ormai assodata. I pazienti affetti da una celiachia non diagnosticata possono presentare sintomi analoghi a quelli di una IBS.

Il quadro clinico della sindrome dell’intestino irritabile, soprattutto del tipo diarrea dominante in alcun casi migliora con l’adozione di una dieta priva di glutine, anche in assenza di una correlazione diretta con la celiachia o l’allergia al grano. A sua volta, l’ingestione di glutine può scatenare una serie di disturbi a carico di stomaco e intestino.

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Il test per gli anticorpi anti-gliadina IgG è in grado di fornire una delle prime conferme della presenza di una sensibilità al glutine non celiaca e dovrebbe pertanto rientrare nella procedura diagnostica. La concentrazione di anticorpi anti-gliadina nella popolazione generale si aggira intorno al 12 per cento e nei malati di IBS al 17 per cento circa (fonte: Sanders DS et al. 2001; Sanders DS et al. 2003).

Per contro, si parte dal presupposto che nella metà circa dei pazienti affetti dai sintomi tipici della sensibilità al glutine non celiaca, la quantità di anticorpi anti-gliadina presente nel sangue sia più alta. Si ritiene che nei soggetti sensibili, una dieta contenente glutine scateni una reazione immunitaria della mucosa intestinale che provoca la produzione di anticorpi anti-gliadina.

Per quale motivo solo i pazienti che soffrono di IBS con diarrea dominante e che sono risultati positivi al marker HLA-DQ2 associato alla celiachia beneficiano di un’alimentazione senza glutine è oggetto di un attuale lavoro di ricerca condotto dalla Charité di Berlino. Si tratterebbe di un importante biomarker diagnostico, perché i pazienti affetti da sensibilità al glutine non celiaca e non da IBS, reagiscono a un’alimentazione senza glutine con un netto miglioramento o con una scomparsa dei sintomi, riconquistando una buona qualità di vita.

I primi risultati mostrano che il 34 per cento dei pazienti coinvolti nello studio hanno risposto positivamente a un’alimentazione senza glutine: in almeno il 75 per cento delle settimane che scandivano i quattro mesi di trattamento i sintomi sono scomparsi o si sono sensibilmente attenuati.

Anzitutto è importante stabilire se i sintomi riferiti dal paziente sono tipici per la sensibilità al glutine non celiaca e se vanno imputati all’ingestione di glutine. Dato che i sintomi della sensibilità al glutine non celiaca somigliano a quelli di una celiachia, è importante escludere questa patologia sin dalle prime fasi diagnostiche.

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Viene condotto un test per gli anticorpi che permette di escludere anche un deficit di IgA. Una biopsia intestinale permette di escludere definitivamente la celiachia. Anche l’allergia al grano ha un quadro clinico simile a quello della sensibilità al glutine non celiaca.

Gli anticorpi IgG-antigliadina (AGA) non sono tipici della sensibilità al glutine non celiaca, ma si ritrovano anche nei soggetti colpiti dalla celiachia e in una piccola percentuale della popolazione sana.

Escluse celiachia e allergia al grano, il paziente può iniziare una dieta priva di glutine. In presenza di sensibilità al glutine non celiaca, i sintomi migliorano o spariscono nel giro di alcuni giorni o entro due settimane.

Protocollo Diagnostico Standardizzato

L’alimentazione senza glutine andrebbe seguita per un minimo di sei settimane, al fine di stabilire un nesso causale tra l’alimentazione senza glutine e i disturbi di cui soffre il paziente. Il protocollo diagnostico elaborato in occasione dell’International Expert Meeting 2014 stabilisce che il miglioramento del quadro clinico va sottoposto a una valutazione per giungere a una standardizzazione.

Prima di escludere il glutine dalla sua dieta, il paziente è tenuto a segnalare tre sintomi ricorrenti e a valutarne la gravità su una scala da 1 a 10. Questa valutazione va condotta due settimane prima di adottare la dieta e dev’essere ripetuta a cadenza settimanale.

La risposta all’alimentazione senza glutine si lascia quantificare in base ai seguenti criteri: X migliora del 30 per cento rispetto al valore di partenza, dove X sta per ognuno dei tre disturbi prevalenti. Il miglioramento deve interessare almeno uno dei tre sintomi, mentre in nessun caso è previsto un peggioramento.

Per arrivare a una diagnosi definitiva della sensibilità al glutine non celiaca è necessario sottoporre il paziente a un test di provocazione come per le allergie alimentari: dopo avere sospeso il glutine per almeno quattro settimane, il paziente torna ad assumere il glutine.

Se i sintomi ricompaiono nel giro di due giorni, andrebbe condotta una provocazione orale in doppio cieco (dai ricercatori) o in cieco semplice (dal medico curante) controllata con placebo, eseguita al termine di una fase senza glutine durata alcuni giorni.

La procedura ottimale prevede la somministrazione al paziente di barrette senza glutine (placebo) e contenenti glutine impossibili da distinguere per aspetto, consistenza e gusto. A una prima fase di sperimentazione della durata di una settimana fa seguito una settimana di alimentazione rigorosamente priva di glutine e, successivamente, una seconda fase di sperimentazione della durata di una settimana.

Anche in questo caso, il protocollo diagnostico standardizzato serve da base per la valutazione settimanale dei sintomi. In occasione del Third International Expert Meeting on Non Celiac Gluten Sensitivity dell’ottobre 2014, un gruppo di esperti guidati da Carlo Catassi e Alessio Fasano ha redatto il protocollo diagnostico standardizzato appena descritto.

Il protocollo prevede l’adozione di una procedura dietetica unitaria in due fasi che utilizza una versione modificata della Gastrointestinal Symptom Rating Scale. Servendosi di questa scala, i pazienti sono chiamati a stabilire quanto incidono sui loro disturbi l’adozione di una dieta priva di glutine e la reintroduzione del glutine.

Si procede a valutare su una scala da 1 a 10 i sintomi intestinali e quelli extra-intestinali.

Rischi e Considerazioni sulla Dieta Senza Glutine

L'adozione diffusa della dieta senza glutine (Gfd), malgrado i benefici percepiti, presenti rischi significativi come carenze nutrizionali, costi elevati e problemi psicologici. Una recente review, pubblicata su Nutrients, sottolinea l'importanza di una valutazione medica accurata prima di intraprendere una Gfd, considerando anche la possibilità di esacerbare disturbi come la sindrome dell'intestino irritabile (Ibs).

La dieta senza glutine è, a oggi, l’unico trattamento sicuro ed efficace per la malattia celiaca. Richiede una attenzione alta e deve essere seguita per tutta la vita, con un monitoraggio clinico periodico che include soprattutto aspetti sintomatologici, sierologici, endoscopici e istologici.

La sua prevalenza è stimata essere circa il 6%, ma ancora oggi sono molti gli interrogativi circa la sua eziopatogenesi e i suoi criteri diagnostici.

I prodotti senza glutine hanno generalmente scarsa palatabilità e alto costo, anche cinque volte superiore. Non bisogna poi dimenticare l’enorme peso sociale e psicologico della Gfd, tale da condizionare la vita non solo del singolo individuo, ma anche di tutte le persone che lo circondano.

Una Gfd indiscriminata influisce negativamente anche su un corretto percorso diagnostico verso la celiachia: infatti, una volta intrapresa la Gfd, è necessario reintrodurre quantità appropriate di glutine per un periodo di tempo adeguato per poter eseguire i test diagnostici.

Esiste inoltre un serio rischio nutrizionale legato a una Gfd di bassa qualità con dieta selettiva, alimenti confezionati, squilibrio di macro- e micronutrienti, aumento di grassi saturi e lipidi, carboidrati semplici e sodio.

È stata già dimostrata scientificamente una correlazione fra Gfd e una maggiore esposizione a metalli pesanti, in particolare del nichel alimentare, e questo può essere responsabile dell'insorgenza/peggioramento di sintomi gastrointestinali ed extra-intestinali nei pazienti sensibili al nichel stesso.

Tuttavia, non si può escludere l'accumulo di ulteriori agenti potenzialmente dannosi durante la Gfd, come per esempio i FODMAPs o l’eccesso di istamina.

Pertanto, i FODMAPs possono causare sintomi gastrointestinali dovuti all'accumulo eccessivo di liquidi e gas.

Anche detta mucosite allergica da contatto al nichel, la reattività al nichel alimentare rappresenta il risultato di un accumulo, prima intestinale e poi anche sistemico, di questo metallo a causa di una alimentazione sbilanciata in soggetti predisposti e sensibilizzati. È un’allergia di tipo 4, pertanto a effetto ritardato, che può far scaturire sintomi simil-Ibs.

Abbiamo dunque inteso che in alcune condizioni la Gfd può essere in grado di indurre anche molti effetti negativi su più fronti, dal biologico-medico, passando per quello nutrizionale, fino allo psico-sociale.

Inoltre, molti dei disturbi simil-Ibs esacerbabili con la Gfd sono ancora sottovalutati e possono spesso sovrapporsi, rendendo il quadro clinico ancora più complesso da interpretare.

Celiachia Non Responder

La dieta gluten free nella malattia celiaca determina, nella maggioranza dei casi, miglioramento dei sintomi presenti alla diagnosi. Una minoranza di celiaci non risponde alla dieta continuando ad avere disturbi. Questa condizione viene definita “Celiachia non responder”, condizione clinica che necessita di trattamento più aggressivo e più attenta sorveglianza.

I casi di non responder derivano da varie cause. La prima, può essere una diagnosi inziale non corretta, pertanto in caso di mancata risposta alla dieta vanno ben rivalutati i dati diagnostici.

Una delle cause più frequenti può essere semplicemente introduzione involontaria nella dieta di glutine, in questo caso occorre molta attenzione alla dieta quotidiana per capire dove può esserci il problema.

Inoltre la persistenza di disturbi nonostante una dieta appropriata è la concomitante presenza di patologie funzionali non indagate, come la sindrome del colon irritabile, intolleranza al lattosio, contaminazione batterica dell’intestino tenue, l’insufficienza pancreatica esocrina. Tutte condizioni cliniche da indagare con test appropriati e trattabili con terapia specifica.

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