La colestasi neonatale è un problema diagnostico complesso che colpisce in media 1 neonato su 2.500. Si riferisce a un'alterazione del flusso di bile in qualsiasi punto dalle cellule epatiche all'intestino del bambino.
Per capire meglio cos'è la colestasi dobbiamo soffermarci sulla bilirubina. Quest'ultima è una componente della bile, di colore giallo-arancione, prodotta in gran parte dalla degradazione dell'emoglobina in seguito alla distruzione dei globuli rossi. In condizioni normali, la bilirubina originata dall'emoglobina viene eliminata mediante un meccanismo che ha un suo equilibrio, ossia ciò che viene prodotto è anche processato per essere degradato.
Se, invece, non viene metabolizzata ed escreta dal fegato e dai dotti biliari abbastanza rapidamente, finisce per accumularsi nel sangue (iperbilirubinemia). Di norma, i sintomi della colestasi si sviluppano durante le prime 2 settimane di vita del neonato.
Cause della Colestasi Neonatale
Nei bambini di età minore di 5 anni i fattori di rischio più frequenti sono la prematurità, la nutrizione parenterale totale, le infezioni sistemiche e le sindromi genetiche. Altre cause includono:
- atresia biliare, che consiste nel blocco dei dotti biliari che insorge nel feto verso la fine della gravidanza o nelle prime settimane di vita, più comune nei neonati a termine rispetto ai prematuri.
- cisti biliari (o cisti del dotto biliare), che consistono nell'ingrossamenti di parti dei dotti biliari.
Nei casi in cui la colestasi è causata dalla nutrizione endovenosa si corregge spontaneamente se questa viene interrotta prima che il bambino sviluppi una malattia epatica grave. Alcuni soggetti affetti da colestasi neonatale guariscono completamente dalla condizione (forme sporadiche o transitorie). L'artersia biliare, inoltre, può determinare un peggioramento progressivo della malattia epatica anche se viene diagnosticata e trattata correttamente.
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Recentemente è stata sviluppata una app innovativa per una diagnosi precoce della malattia. Questo sistema all'avanguardia permette ai genitori o ai medici di effettuare una valutazione colorimetrica scattando una foto alla cacca del neonato sul pannolino. L'algoritmo confronta, quindi, il colore della foto con la carta colorimetrica, restituendo una prima indicazione.
Colecistite: Infiammazione della Cistifellea
Il termine colecistite definisce ogni generica infiammazione della cistifellea, altrimenti nota come colecisti. Può decorrere in forma acuta o cronica e la sua origine può riconoscere cause differenti. Dati alla mano, in oltre l'85-90% dei casi, la colecistite è associata a litiasi biliare, cioè alla presenza di calcoli nella colecisti e/o nelle vie biliari. Si parla pertanto di colecistite calcolotica.
Per contro, solo il 15-20% dei pazienti portatori di calcolosi della colecisti - che negli Stati Uniti rappresentano il 10-20% della popolazione - sviluppa l'episodio flogistico acuto oggetto di questo articolo. Esistono, a dire il vero, anche forme di colecistite alitiasiche o acalcolotiche, ovvero indipendenti dalla presenza di calcoli biliari.
Cause della Colecistite Alitiasica
Piuttosto che alla presenza di un calcolo, tale fenomeno è da ricercarsi in altre cause: come debilitazione, sepsi, allettamento prolungato, interventi chirurgici maggiori, traumi importanti, specie se addominali, fratture, ustioni e prolungata nutrizione parenterale.
Più comune nei soggetti maschi anziani, la colecistite alitiasica può essere favorita anche dal diabete, da eventi acuti cardiaci, dall'anemia falciforme e da infezioni batteriche, virali o protozoarie - ad es. salmonella, tifo, citomegalovirus, criptosporidi o microsporidi - specie nei pazienti immunocompromessi. L'età avanzata ed il sesso maschile sembrano essere fattori di rischio; nei bambini la maggior parte dei casi di colecistite è acalcolotica.
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Sintomi della Colecistite
A differenza delle coliche biliari, il dolore è persistente e continuo anche dopo l'episodio acuto, seppur vada attenuandosi con il passare del tempo. Viene quindi meno il carattere di rapida regressione ed eventuale intermittenza che caratterizza il dolore da colica biliare tipica. L'intensità del dolore non necessariamente si correla con la gravità della colecistite, mentre la relazione è più veritiera con la febbre, che - sempre presente - è in genere modesta nelle forme lievi, e decisamente più elevata nelle forme necrotiche o purulente.
Oltre al dolore, alla febbre ed ai brividi, di comune riscontro sono anche l'anoressia (intesa come mancanza di appetito), la nausea ed il vomito. L'ittero (colorazione gialla della cute e delle sclere oculari), più o meno evidente, è tipicamente correlato alle forme di colecistite litiasica in cui i calcoli si trovano nel coledoco, impedendo il deflusso enterico anche della bile di provenienza epatica diretta.
Caratteristica è l'elevazione dei leucociti neutrofili, dimostrabile con un semplice esame del sangue, insieme a quella della VES (velocità di eritrosedimentazione), della fosfatasi alcalina e all'eventuale iperbilirubinemia, in particolare della quota diretta in caso di litiasi del coledoco. A tutto ciò, può associarsi il lieve aumento delle transaminasi e delle amilasi sieriche.
Trattamento della Colecistite
La terapia della colecistite dev'essere subito attuata, in modo da scongiurare il rischio di complicanze gravi (gangrena e perforazione. Oltre al riposo fisico (a letto) ed intestinale (digiuno) con mantenimento o reintegro dell'equilibrio idrosalino, il trattamento della colecistite prevede il ricorso a farmaci antispastici (scopolamina butilbromuro), analgesici (meperidina o petidina, diclofenac), ed antibiotici (piperacillina, ampicillina, netilmicina, cefalosporine).
In caso di accumulo di liquidi e muco con iperestensione dell'organo - gangrena, perforazione della colecisti, peritonite), si rende necessaria una colecistectomia d'urgenza, un intervento chirurgico - oggi eseguibile per via laparoscopica - attraverso il quale viene asportata la colecisti.
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Solamente nei pazienti sintomatici è indicato il trattamento chirurgico mediante colecistectomia, preferibilmente per via laparoscopica, che si è dimostrata anche in età pediatrica una procedura efficace e sicura.
ERCP (colangiografia per endoscopica): tecnica di endoscopia che consente lo studio con mezzo di contrasto della via biliare e pancreatica, attraverso l'iniezione di mezzo di contrasto attraverso la papilla di Oddi (duodeno) e valutando quindi in senso retrogrado la pervietà delle vie biliari.
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