Come funziona la dieta del gruppo sanguigno: Benefici e Controindicazioni

La dieta del gruppo sanguigno è un regime alimentare basato sull'ipotesi che gli alimenti possano innescare nell'organismo reazioni differenti a seconda del gruppo sanguigno di appartenenza. Questo stile alimentare ha suscitato curiosità e dibattiti negli ultimi anni.

La dieta del gruppo sanguigno è stata proposta dal naturopata americano Peter J. D’Adamo. L’idea di seguire una dieta specifica a seconda del gruppo sanguigno nasce nel 1996 con la pubblicazione del libro dal titolo "Eat Right 4 Your Type" (in italiano: La vera dieta dei gruppi sanguigni).

Successivamente la teoria è stata ripresa e divulgata anche da altri autori, in particolare dal Dr. Piero Mozzi, un medico italiano specializzato in naturopatia. Il dottor Mozzi è stato censurato nel 2015 dall’Ordine dei medici di Piacenza per avere diffuso teorie infondate e pericolose per la salute.

Le Premesse della Dieta

La proposta di D’Adamo è semplice: i gruppi sanguigni riflettono la nostra storia evolutiva e la nostra dieta, i cibi che consumiamo ogni giorno, dovrebbero essere accuratamente selezionati in base al nostro gruppo sanguigno. In questo modo, verrebbe rispettata la natura evolutiva dei gruppi sanguigni.

Secondo D’Adamo i gruppi sanguigni si sarebbero evoluti in risposta alle differenti diete che l’uomo ha avuto nel corso della sua storia.

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I gruppi sanguigni servono a classificare il sangue di un individuo secondo la presenza di certi anticorpi circolanti e di certi antigeni che invece si trovano sulla superficie dei globuli rossi. In pratica questi antigeni sono una specie di distintivo, un documento di identità, che caratterizza gli eritrociti di un individuo. Il sistema ABO è quello che ha attratto l’attenzione di D’Adamo.

I diversi gruppi sanguigni sono dovuti alla presenza di tre diverse forme (alleli) di un singolo gene, localizzato sul braccio lungo del cromosoma 9. Il gene codifica per tre diverse varianti di un enzima che modifica la struttura degli antigeni di superficie dei globuli rossi.

La proposta di D’Adamo è semplice: i gruppi sanguigni riflettono la nostra storia evolutiva e la nostra dieta, i cibi che consumiamo ogni giorno, dovrebbero essere accuratamente selezionati in base al nostro gruppo sanguigno.

L’autore ne deduce che tali comparse successive riflettano il tipo di dieta che i nostri antenati seguivano in quel periodo.

  • Il gruppo 0 è indicato da D’Adamo come il più antico, prevalente negli esseri umani che vivevano come cacciatori-raccoglitori e si sarebbero cibati soprattutto di carne e meno di vegetali.
  • Il gruppo A sarebbe invece arrivato più tardi, quando l’alimentazione sarebbe stata soprattutto a base di frutta e verdura coltivate.
  • Infine il gruppo B sarebbe stato diffuso nelle popolazioni di nomadi allevatori che avrebbero consumato in abbondanza latte e latticini.
  • E il gruppo AB? Una mescolanza degli altri prima descritti.

Secondo quanto sostengono i fautori della dieta lanciata da D’Adamo, i diversi antigeni presenti sulla superficie dei globuli rossi del sangue, e scoperti anche nell’intestino, sarebbero espressione dell’evoluzione umana e responsabili della diversa capacità di digerire i vari alimenti da parte di un individuo.

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Ciascuno di noi dovrebbe quindi mangiare tenendo conto di questo fattore, per poter ottenere maggiori benefici dal cibo e vivere in salute e più a lungo. Tanta carne e pochissimi cereali per il gruppo 0, via libera ai vegetali per il gruppo A e a latte e derivati per il gruppo B, mentre le persone di gruppo AB potrebbero scegliere una dieta intermedia tra quelle degli altri gruppi.

Alimenti Consigliati e da Evitare per Gruppo Sanguigno

Secondo le linee guida dei due ideatori di questo approccio, in questo capitolo vengono delineati i cibi da mangiare (semaforo verde) e quelli da evitare (semaforo rosso) per ciascuna categoria alimentare.

Gruppo 0

Ottimi manzo, agnello, montone, vitello, selvaggina, pesce, verdura, frutta. Vanno evitati cereali, legumi, cavoli, maiale, caviale, formaggi, legumi, uova.

Gruppo A

Largo a formaggio, latte di soia, olio di lino e d'oliva o arachidi, semi di zucca, soia rossa, lenticchie, fagioli azuki, grano saraceno, farina d'avena, di riso, di segale. Da evitare carni, sogliole, fagioli rossi, solanacee, agrumi.

Gruppo B

Via libera a montone, agnello, coniglio, latticini, pesce, riso, orzo, frutta, verdure. Bando a pollo, maiale, crostacei, noci, fagioli neri, ceci, mais, frumento, pomodori, melograno.

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Gruppo AB

Sì a agnello, tacchino, formaggi molli, pesce, lumache, tofu, verdure, frutta. Cibi negativi: maiale, manzo, crostacei, funghi, arance, frutta tropicale, pollo.

Cos’è la dieta del gruppo sanguigno A?

Gli individui che appartengono al gruppo sanguigno A dovrebbe consumare, secondo gli ideatori della dieta del gruppo sanguigno, una dieta molto simile a quella vegetariana ereditata dagli antenati che erano stanziali e che coltivavano la terra, a differenza di chi segue la dieta del gruppo sanguigno 0 o dei cacciatori - ovviamente tutto questo secondo D’Adamo ed il Dr. Mozzi.

Per questo motivo, tali individui seguiranno quasi una dieta vegetariana o pesco-vegetariana.

Dal punto di vista nutrizionale questo è un regime prevalentemente ipoproteico in cui viene ridotto o eliminato del tutto il consumo di carne, di latte e di prodotti lattiero-caseari, sostituendoli con frutta secca e legumi.

I cereali sono ovviamente accettati nella dieta dei soggetti con gruppo A, in quanto “raccoglitori”, ma la loro assunzione è dipendente da alcune condizioni. Innanzitutto, Mozzi esprime cautela nel consumo di avena e orzo che, per questo, saranno utilizzati raramente e in quantità moderate; inoltre, tutti i farinacei sarebbero da evitare di sera.

Una nota importante per i legumi, che probabilmente sono la principale fonte proteica degli individui con gruppo sanguigno A, è che la soia non è sempre tollerata (anche se rientra tra gli alimenti consigliati dal Dr. Mozzi).

Non esiste un alimento benefico composto dalla carne per questo gruppo sanguigno. Il latte e derivati sono generalmente da evitare.

Per quanto riguarda il pesce, i molluschi e i cibi affini, bisogna preferibilmente evitare il pesce in scatola e il pesce cotto fritto, impanato o affumicato.

La frutta deve essere consumata da sola o in pasti a base di carne, pesce, uova o semi oleosi, mentre devi evitare di abbinarla ai cereali e di consumare frutti di succhi soprattutto in inverno.

Tuttavia, sia D’Adamo che il Dr. Mozzi indicano di non mangiare mai a volontà, avendo un approccio moderato alla dieta. Il detto “alzarsi sempre con un po’ d’appetito” diventa così un consiglio centrale per raggiungere una buona salute.

Critiche e Controindicazioni

Dal punto di vista scientifico, però, non vi sono prove che i diversi gruppi sanguigni siano stati una conseguenza dei diversi stili alimentari, né che i diversi antigeni possano influire sulle proprietà nutrizionali degli alimenti.

Inoltre, come ricordano alcuni ricercatori della Harvard Medical School “ci sono prove che il primo gruppo sanguigno a presentarsi negli esseri umani sia stato il gruppo A e non il gruppo 0. E non ci sono dati che confermino alcuna associazione tra tipo di gruppo sanguigno e digestione”.

Altro tema caro a D’Adamo è quello delle lectine. Si tratta di proteine in grado di legare specifici carboidrati, la cui funzione è quella di identificare e riconoscere molecole e organismi a livello cellulare. Oltretutto va sottolineato che le lectine possono essere facilmente eliminate con l’ammollo e la cottura dei legumi, gli alimenti che ne sono più ricchi: e visto che nessuno, in genere, consuma legumi crudi, il problema pare non avere alcuna rilevanza nel mondo reale.

Vista l’infondatezza delle premesse “scientifiche” su cui si basa questa dieta potremmo aspettarci una completa assenza di lavori scientifici sul tema.

Il perché è presto detto: alcuni lavori hanno dimostrato che soggetti con gruppo sanguigno diverso hanno una differente suscettibilità nei confronti di alcune malattie: chi ha un gruppo O presenta un rischio minore verso alcune patologie cardiovascolari; i soggetti del gruppo B hanno un minor rischio di diabete; i soggetti con gruppo O producono una maggior quantità di acidi gastrici e sono maggiormente soggetti a ulcere, mentre i soggetti con gruppo A risultano più vulnerabili a certi tipi di cancro dello stomaco e del pancreas.

Si tratta di associazioni e correlazioni suggestive che tuttavia non è facile interpretare.

Il dato rilevante è che i risultati positivi ottenuti con la dieta del gruppo A si osservavano sia per soggetti che effettivamente presentano tale gruppo sia per soggetti con gruppo sanguigno diverso. Non esiste quindi una correlazione specifica tra i benefici osservati in seguito alla dieta e il gruppo sanguigno specifico: i miglioramenti sono generali e sono del tutto indipendenti dal gruppo sanguigno del soggetto.

Un duro colpo per le teorie dei due indagatori “secondo natura”.

E allora perché tanti riferiscono miglioramenti impressionanti grazie alla dieta di D’Adamo o Mozzi? La risposta è semplice: si tratta in entrambe i casi di diete ipocaloriche, che riducono notevolmente il consumo di cibi trasformati ad alta densità energetica e poveri di nutrienti, aumentando invece il consumo di cibi freschi, poco trasformati, con densità energetica decisamente minore.

In parole povere: chi segue queste diete, indipendentemente dal gruppo sanguigno e dal tipo di dieta seguita, riduce il consumo di cibo spazzatura, riduce l’apporto energetico, aumenta probabilmente il consumo di alimenti freschi, carne, pesce, verdure, facendo attenzione anche a stagionalità, preparazione e cottura dei cibi.

La dieta del gruppo sanguigno non funziona perché per i soggetti O i fagioli sono tossici e la loro eliminazione garantisce un miglior equilibrio naturale dell’organismo.

I vari modelli di dieta proposti da D’Adamo o Mozzi non hanno nulla di magico. Si tratta tuttavia di modelli poco bilanciati, che prevedono eliminazioni del tutto arbitrarie, che rinforzano la pessima idea che esistano cibi buoni e cibi cattivi, che creano fobie, ansie e severe limitazioni sociali.

In definitiva la dieta del gruppo sanguigno non è altro che l’ennesima fad diet, una dieta alla moda, che dietro una barriera di pseudoscienza e di divieti più o meno arbitrari può ottenere buoni risultati grazie al trucco più vecchio del mondo: mangiare meno, mangiare alimenti freschi e scelti con cura.

L’evoluzione e i gruppi sanguigni, i cacciatori-raccoglitori e i nomadi delle steppe, c’entrano poco, sono solo una ciliegina sulla torta.

Studi Scientifici

Oggi la dieta dei gruppi sanguigni è considerata inattendibile dalla medicina e i benefici per la salute che da essa deriverebbero non sono stati confermati in studi clinici. In particolare gli esperti sottolineano che mancano in letteratura dimostrazioni chiare delle basi scientifiche della dieta in questione.

In una revisione sistematica della letteratura, pubblicata nel 2013 sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition, gli autori concludono che “non esistono prove fattuali a sostegno dei presunti benefici della dieta dei gruppi sanguigni sulla salute”.

L’anno successivo, i risultati di uno studio condotto su quasi 1.500 persone, pubblicati sulla rivista Plos One, hanno portato più o meno alle stesse conclusioni: seguendo un regime alimentare in base a un determinato gruppo sanguigno si possono avere benefici per la salute in realtà indipendenti dal gruppo sanguigno stesso.

Un ulteriore studio ha coinvolto persone in sovrappeso, quindi con maggior rischio cardiovascolare rispetto alla popolazione generale. Ancora una volta le analisi hanno evidenziato che in molti casi sono stati osservati miglioramenti in parametri importanti per cuore e vasi, come parametri migliori di pressione sanguigna o di girovita, ma tali progressi non avevano alcun legame con il gruppo sanguigno. I dati sono stati pubblicato nel 2018 sul Journal of Nutrition.

Infine i risultati pubblicati nel 2021 sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics hanno dimostrato che il gruppo sanguigno non è associato agli effetti di una dieta a base vegetale sul peso e il grasso corporeo, sui livelli di lipidi nel sangue o sul controllo glicemico (cioè dei livelli di zucchero nel sangue).

Conclusioni

Chi decide di seguire la dieta dei gruppi sanguigni, a qualunque gruppo appartenga il proprio sangue, spesso modifica la dieta quotidiana dando un taglio netto a zuccheri e prodotti lavorati, cereali raffinati e cibi grassi e aumentando il consumo di frutta e verdura o la varietà degli alimenti portati in tavola.

Ma queste, a ben vedere, sono le regole dell’alimentazione sana ed equilibrata che gli esperti consigliano a tutta la popolazione per migliorare la propria salute e invecchiare bene, tenendo alla larga sovrappeso, obesità e molte altre patologie croniche che con l’alimentazione hanno un legame stretto, incluso il cancro.

Una cosa è certa: seguire una dieta varia e bilanciata, ricca in frutta, verdura e cereali integrali e povera in carne, grassi animali, zuccheri semplici e prodotti raffinati è una buona strategia per la salute.

Conoscere il proprio gruppo sanguigno serve, ma non a scegliere la dieta migliore per le proprie esigenze.

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