Diabete Scompensato: Cause, Dimagrimento e Rimedi

Il diabete è una condizione in cui il controllo della glicemia non si mantiene nei range prefissati. Non esiste una definizione univoca del cosiddetto diabete scompensato, anche se in linea generale questo si verifica quando i valori della glicemia non si mantengono nei range prefissati.

Il diabete di tipo 2 è una condizione che inizia, quasi sempre, a causa di un'insensibilità dei tessuti all'insulina (insulino-resistenza) e, poi, si consolida con una ridotta produzione di insulina.

Cos'è il Diabete Scompensato?

Mentre l’esame della glicemia fornisce una fotografia in tempo reale dei valori di glucosio nel sangue e rappresenta quindi un parametro estremamente variabile, anche nell’arco della stessa giornata, l’emoglobina glicata consente di valutare l’andamento medio di quei valori negli ultimi tre mesi.

«Stando alle linee guida nazionali e internazionali, nei diabetici i valori di emoglobina glicata che si mantengono al di sotto del 7% sono indice di un buon controllo della glicemia nel tempo, mentre quelli superiori a 8% indicano uno scompenso. Ma se questa è la teoria, nella pratica l’asticella si può spostare a seconda dell’età del paziente: per esempio, ai soggetti più giovani e privi di altre comorbilità viene spesso proposta una terapia più energica, grazie al minor rischio di effetti collaterali, per cui l’obiettivo si può abbassare a un valore di emoglobina glicata pari o inferiore a 6,5%», racconta il dottor Guglielmi.

«Nei pazienti più fragili oppure anziani, invece, il trattamento non è mai troppo “spinto”, perché esiste un maggiore rischio di sviluppare ipoglicemia, capace di mettere in moto una serie di meccanismi compensatori che possono peggiorare le altre patologie concomitanti, soprattutto a livello cardiovascolare: in questo caso, quindi, si potrebbe accettare un’emoglobina glicata pari a 7,5-8%. Insomma, il range numerico oltre il quale si può parlare di diabete scompensato è molto variabile».

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Cause del Diabete Scompensato

A determinare lo scompenso possono contribuire diverse cause. Talvolta può esserci un sotto-dosaggio della terapia farmacologica, che va rivalutata e intensificata, mentre in altri casi c’è una responsabilità diretta del paziente, che scorda di prendere i farmaci, non aderisce correttamente alla dieta oppure non rispetta le prescrizioni legate allo stile di vita (per esempio non pratica attività fisica).

«Altre volte, invece, a scompensare il diabete possono essere particolari condizioni di salute: eventi critici acuti, come un’ischemia cardiaca o altri eventi cardiovascolari, oppure infezioni, magari a carico del tratto respiratorio, addominale oppure urogenitale, che possono rendere la glicemia piuttosto ballerina», avverte l’esperto. «Fra i potenziali responsabili ci sono anche alcuni trattamenti farmacologici, come quelli a base di cortisone: se assunto a basse dosi in forma cronica oppure ad alte dosi anche solo per pochi giorni, questo antinfiammatorio può scompensare il diabete oppure farlo precipitare in un soggetto che era predisposto alla malattia, non ancora manifesta».

La Mancata Azione dell’Insulina e il Dimagrimento

La mancanza (diabete di tipo I) o la carenza (diabete di tipo II) di insulina non consente al glucosio presente nel sangue di dare energia alle cellule, inoltre, la sovrapproduzione di glucagone (diabete di tipo I e diabete di tipo II) porta ad invertire il flusso, causando il passaggio di glucosio dalle cellule al sangue.

La conseguenza principale è un importante incremento della glicemia, inoltre, quando la concentrazione di glucosio nel sangue va oltre la soglia di 180 mg/dL, i reni non riescono a trattenere ulteriori quantità di zucchero che si riversano nelle urine, incrementandone il volume, portando alla cosiddetta “poliuria”. Questa situazione da un lato causa nell’organismo l’esigenza di sostituire i liquidi persi, bevendo molto frequentemente (polidipsia) e all’altro determina un progressivo dimagrimento.

La perdita di peso è quindi causata non solo dall’eliminazione, attraverso l’urina, di una grande quantità di scorte energetiche (zuccheri), ma anche dalla progressiva diminuzione dei grassi di deposito, usati dal corpo per ottenere energia: esso ricorre alla trasformazione dei grassi in corpi chetonici, come fa solitamente normalmente durante il digiuno.

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I Rischi della Chetoacidosi

La produzione di corpi chetonici in queste condizioni è superiore alle necessità fisiologiche, ciò porta ad un loro accumularsi nel sangue, fino al riversarsi nelle urine e in parte ad essere eliminati attraverso il respiro, dando all’alito un odore acetonemico.

L’incremento dei corpi chetonici nel sangue può essere molto pericoloso per l’organismo, perchè sono sostanze acide che, quando al di sopra delle quantità necessarie, possono modificare il PH plasmatico (cheto-acidosi), alterando l’ambiente ideale in cui hanno luogo le reazioni chimiche, fino a portare disturbi come dolore e crampi, fino a, nei casi più acuti, stato confusionale e coma.

Diagnosi del Diabete Scompensato

Non bastano pochi giorni di glicemia “sballata” per parlare di diabete scompensato. È necessario che questa condizione si protragga per più tempo e venga rilevata dallo specialista durante un normale controllo di routine: «In quell’occasione, è fondamentale effettuare un’anamnesi approfondita per raccogliere tutti i possibili elementi e comprendere il “punto” debole. A questa si possono abbinare degli esami del sangue, stabiliti dopo una visita accurata, per escludere la presenza di problemi sottostanti», specifica il dottor Guglielmi.

Conseguenze del Diabete Scompensato

Alla lunga, un diabete scompensato può danneggiare diversi tessuti del corpo, perché i frequenti sbalzi glicemici possono predisporre allo sviluppo di complicanze microangiopatiche, cioè danni ai vasi sanguigni più piccoli, in particolare quelli di occhi (retinopatia diabetica), reni (nefropatia diabetica) o nervi (neuropatia diabetica), e macroangiopatiche che portano a restringimenti nei vasi più grandi e possono provocare gravi complicazioni come ictus e infarti.

«Teniamo presente che solitamente, prima di arrivare al diabete conclamato, i pazienti affetti da diabete di tipo 2 vivono una condizione di pre-diabete, dove i livelli di zucchero nel sangue sono più alti del normale ma possono restare silenti, anche per anni. Peccato che, alla lunga, quella situazione sia già in grado di arrecare danni sistemici, aumentando soprattutto il rischio di complicanze cardiovascolari».

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Come Correggere il Diabete Scompensato

A seconda della causa, il diabete scompensato va corretto con appositi aggiustamenti. Se in caso di infezioni o patologie sottostanti vanno ovviamente trattate queste, nei casi di incompleta aderenza del paziente a terapie efficaci ma complesse si potrebbe “semplificare” il trattamento affinché possa essere seguito nel modo giusto: «Oggi, per il diabete di tipo 2, esistono farmaci innovativi che riescono a ridurre drasticamente il rischio di sviluppare eventi cardiovascolari o malattie renali, perché non si limitano a controllare la glicemia, ma agiscono anche con meccanismi che diminuiscono il rischio di malattia cardiorenale. Non a caso, nei soggetti a rischio, questi farmaci dovrebbero essere utilizzati indipendentemente dal controllo glicemico», spiega l'esperto.

In particolare, si tratta degli inibitori SGLT2 (da assumere per via orale) e degli agonisti del recettore del GLP-1 (da somministrare al momento prevalentemente con iniezione sottocutanea), fra cui lo specialista più scegliere tenendo conto della storia clinica e personale del paziente.

«Alcuni farmaci richiedono una somministrazione settimanale, anziché quotidiana, per cui la semplificazione può favorire l’aderenza terapeutica», conclude il dottor Guglielmi. «Per il diabete di tipo 1, invece, sono arrivati sensori per il monitoraggio continuo della glicemia sempre più performanti, che permettono di valutare meglio il controllo glicemico.

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