La tiroidite di Hashimoto è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca la tiroide, causando una riduzione della produzione di ormoni tiroidei. Si stima che il 5% della popolazione mondiale soffra di questa patologia autoimmune che si verifica quando gli anticorpi prodotti dall’organismo attaccano il tessuto tiroideo limitandone la secrezione di ormoni.
L’alimentazione gioca un ruolo chiave nella gestione della tiroidite di Hashimoto. Con una dieta adeguata alla tiroidite di Hashimoto si può fornire un valido supporto alla terapia e contenere l’infiammazione, prevenire le carenze nutrizionali, mantenere un peso corporeo adeguato e, in generale, migliorare la qualità di vita della persona.
Comprendere la Tiroidite di Hashimoto
La tiroidite di Hashimoto è una malattia autoimmune della tiroide. Il difetto è nel sistema immunitario che non riconosce più la tiroide come un costituente normale dell’organismo e, di conseguenza, produce anticorpi che la attaccano. Fa parte della famiglia delle tiroiditi croniche autoimmuni.
La tiroidite linfocitaria cronica, o tiroidite di Hashimoto sintomatica, è una condizione in grado di abbassare notevolmente la qualità della vita della persona affetta a causa dell’insorgenza di sintomi come sbalzi d’umore frequenti, stanchezza cronica, problemi di concentrazione e aumento di peso.
Ci sono persone predisposte a sviluppare la tiroidite di Hashimoto perché soffrono di altre patologie su base autoimmune, come: il diabete, la celiachia e la vitiligine.
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Per confermare la diagnosi, è necessario fare alcuni esami del sangue e un’ecografia. L’ormone tireostimolante (TSH) è il migliore indicatore per la funzionalità tiroidea. La sua presenza sarà alta, nei casi di ipotiroidismo e bassa, nei casi di ipertiroidismo.
Quando è necessaria, la cura per la tiroidite di Hashimoto consiste nell’assunzione dell’ormone tiroideo T4 (levotiroxina) come avviene nell’ipotiroidismo. I sintomi dipendono dalla gravità dell’ipotiroidismo sviluppato dal paziente. In alcuni si tratta di forme molto leggere, asintomatiche o malesseri vaghi.
Cause della Tiroidite di Hashimoto
Le cause possono essere svariate, si va dai fattori genetici a quelli ambientali, alle condizioni di stress o di slatentizzazione dei farmaci (pillola anticoncezionale o antibiotici), per arrivare alla “banale” carenza di iodio nell’alimentazione. Tuttavia la principale causa è da identificarsi nelle infezioni da parte di agenti esogeni (es. Yersinia e Borrelia burgdorferi).
Connessione Tiroide-Intestino
E’ ormai dimostrata la connessione tiroide-intestino per le patologie autoimmuni. Un’infiammazione del tratto intestinale, dovuta e/o peggiorata da una dieta squilibrata, determina una condizione di leaky-gut, ossia una maggiore permeabilità intestinale ad alimenti e patogeni.
Il tratto gastrointestinale ospita il 70% del sistema immunitario e quando la barriera intestinale comincia ad essere infiammata e porosa, le tossine (molecole che non dovrebbero andare in circolo) entrano nel corpo, stimolando la risposta immunitaria a livello sistemico.
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Principi Fondamentali della Dieta Antinfiammatoria
Per ridurre l’infiammazione della tiroide, è importante abbinare le eventuali terapie farmacologiche e di integrazione ad una dieta anti-infiammatoria, ricca di prodotti vegetali contenenti polifenoli, antiossidanti e acidi grassi essenziali come ad esempio gli omega-3.
Una dieta specifica per la tiroidite di Hashimoto viene effettuata con l’obiettivo di:
- calmare la produzione di auto-anticorpi da parte del sistema immunitario;
- placare l’infiammazione cronica dell’organismo;
- migliorare la funzionalità intestinale, al fine di ridurre il gonfiore addominale correlato ad alterazioni della flora batterica intestinale.
È fondamentale ricordare che la dieta per la tiroidite di Hashimoto può aiutare ad alleviare i sintomi, ma non può in alcun modo sostituire la terapia e il parere del medico.
Alimenti Consigliati nella Dieta per la Tiroidite di Hashimoto
Ecco alcuni degli alimenti da preferire per sfiammare la tiroide:
- vegetali ricchi di antiossidanti;
- fonti di grassi Omega-3 e Omega-6 come semi o olio di lino, semi di chia, noci o pesce azzurro;
- condimenti con grassi insaturi (grassi buoni) come l’olio extravergine di oliva a crudo;
- un corretto apporto di iodio, elemento che il corpo non è in grado di auto-produrre, misurabile tramite l’assunzione in dieta di sale iodato, da preferire alle alghe che non garantiscono un apporto preciso di iodio. Basta un cucchiaino raso al giorno per poter raggiungere tranquillamente il fabbisogno di iodio giornaliero. Un eccesso di iodio può rivelarsi tossico per la tiroide;
- il selenio, elemento funzionale per la tiroide, contenuto in alcuni tipi di frutta secca come nelle noci del Brasile, nei legumi e in alcuni cereali e nei funghi.
Una dieta ricca di alimenti freschi e poco processati, bilanciata che include tutti i macro e micro nutrienti, può aiutare a migliorare la funzione tiroidea, gestire i sintomi della tiroidite di Hashimoto e agire in sinergia con la terapia farmacologica e un corretto stile di vita.
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Esempio di Cena
Orata al cartoccio con fagiolini e limone; contorno di verdura cotta (es.
Salute Intestinale e Tiroidite di Hashimoto
Per le persone con tiroidite di Hashimoto, la salute intestinale dev’essere curata al pari della dieta, al fine di gestire l’infiammazione e regolare il corretto assorbimento dei nutrienti con la dieta e l’integrazione alimentare, funzioni che avvengono per la maggior parte grazie a questo organo.
Spesso chi soffre di una patologia di tipo autoimmune della tiroide presenta anche una condizione di disbiosi intestinale.
La disbiosi intestinale, ovvero l’alterazione della flora batterica intestinale, o microbiota, si è riscontrata con una forte incidenza in persone affette da tiroidite di Hashimoto, e si è scoperto essere sia un importante fattore di rischio per la sua insorgenza e, se protratta nel tempo, può peggiorare il quadro clinico generale favorendo lo stato infiammatorio dell’organismo.
Una flora batterica ricca di batteri “buoni” lavora in sinergia con il sistema immunitario, sfavorendo la colonizzazione di batteri o altri microrganismi “cattivi” e agevolando l’assorbimento dei macro e micro nutrienti introdotti con gli alimenti e l’integrazione.
Inoltre, un intestino affetto da permeabilità intestinale, condizione in cui la mucosa che ricopre le pareti dell’intestino permette il passaggio di sostanze nocive nell’organismo al posto di espellerle, non si ritrova a svolgere correttamente il suo ruolo di difesa dell’organismo, andando a peggiorare ulteriormente lo stato infiammatorio, che spesso tende a cronicizzare.
Per contrastare la permeabilità intestinale si può agire su più livelli:
- Curare la propria flora batterica intestinale tramite l’integrazione, ma soprattutto introducendo abitudinariamente più cibi fermentati in dieta come yogurt, kefir, verdure fermentate, miso, tempeh etc…
- Curare la propria salute mentale: lo stress è stato rilevato come uno dei fattori di rischio per la disbiosi e la permeabilità intestinale.
- Curare la propria salute fisica con un allenamento adeguato e una corretta idratazione, per favorire la regolarità intestinale e contrastare l’accumulo di tossine.
Alimenti da Evitare o Limitare
È consigliabile evitare alimenti che possono peggiorare l’infiammazione cronica innescata dalla produzione degli autoanticorpi contro la tiroide e che possono interferire con la funzione tiroidea. Tra questi troviamo:
- i cibi pro infiammatori come latticini, carni lavorate e insaccati, zuccheri raffinati, cibi con farine raffinate e cibi ricchi di grassi saturi;
- i cibi con effetto gozzigeno come le crucifere crude, che possono interferire con il metabolismo dello iodio, e i nitrati, composti chimici contenuti solitamente nel pesce e nelle carni lavorate.
Alcuni alimenti che dovrebbero essere fortemente limitati o evitati sono:
- latticini, anche senza lattosio: poiché non sono gli zuccheri del lattosio a determinare l’infiammazione, ma le caseine, ovvero le proteine del latte;
- cibi ricchi di glutine, per persone che riscontrano sensibilità al glutine;
- cibi ricchi di zuccheri aggiunti;
- alimenti fritti e condimenti ricchi di grassi saturi come burro e varie salse;
- alimenti ricchi di iodio e selenio in eccesso: lo iodio, così come il selenio, sono necessari per la sintesi degli ormoni tiroidei, ma devono essere ben dosati al fine di evitarne la tossicità e gli annessi effetti collaterali;
- crucifere o brassicacee crude: fanno parte di questa categoria di vegetali i cavoli, le rape, i rapanelli e la senape.
Tabella Riepilogativa Alimenti Consigliati e da Evitare
| Alimenti Consigliati | Alimenti da Evitare/Limitare |
|---|---|
| Vegetali ricchi di antiossidanti | Latticini (anche senza lattosio) |
| Fonti di grassi Omega-3 e Omega-6 (semi, noci, pesce azzurro) | Cibi ricchi di glutine (se sensibili) |
| Condimenti con grassi insaturi (olio extravergine d'oliva) | Cibi ricchi di zuccheri aggiunti |
| Sale iodato (con moderazione) | Alimenti fritti e condimenti ricchi di grassi saturi |
| Selenio (noci del Brasile, legumi, cereali, funghi) | Alimenti ricchi di iodio e selenio in eccesso |
| Alimenti freschi e poco processati | Crucifere crude (cavoli, rape, rapanelli, senape) |
Glutine e Tiroidite di Hashimoto
Anche se è stato provato che una dieta priva di glutine, proteina presente in molti cereali, può avere effetti antinfiammatori sull’organismo, gli studi ad oggi non indicano che si debba raccomandare questo approccio dietetico a tutti i pazienti con diagnosi di tiroidite di Hashimoto.
Se non si riscontra celiachia in concomitanza alla tiroidite, risulta comunque corretto variare le fonti di carboidrati il più possibile, alternando i cereali, andando a preferire quelli che naturalmente non contengono glutine. Recenti studi hanno dimostrato che l'eliminazione completa del glutine non influenza il metabolismo e la produzione degli ormoni tiroidei e quindi non ha alcun effetto diretto sul funzionamento della ghiandola tiroidea.
L'implementazione di una dieta senza glutine, proprio come qualsiasi altra dieta di eliminazione, è associata a un maggior rischio di carenze nutrizionali. I prodotti senza glutine come pasta e prodotti da forno, rispetto alle loro controparti tradizionali, hanno spesso un valore nutrizionale più basso, una percentuale di grassi più elevata e sono spesso soggetti a più processi di lavorazione industriale.
Soia e Tiroidite di Hashimoto
I legumi tra cui fagioli, ceci e lenticchie, se assunti con regolarità, anche sotto forma di pasta di legumi, possono essere una buona fonte di proteine, ricchi di fibre e povere di grassi, ideali anche per contenere lo stato infiammatorio, integrare ferro e selenio nella dieta e favorire la regolarità intestinale.
La soia e i suoi derivati come tofu, tempeh, yogurt e bevande vegetali, assunti più o meno con regolarità dalla maggior parte delle persone che seguono una dieta vegana e non solo, non sembrano essere controindicati per chi ha la sindrome di Hashimoto, tuttavia vi sono alcuni accorgimenti da prendere. Gli isoflavoni, fitonutrienti contenuti in generale nei legumi, ma soprattutto nella soia e nei suoi derivati, non sono causa di ipotiroidismo, se nell’alimentazione quotidiana l’apporto di iodio è adeguato.
Diversi studi sembrano confermare che ci sia un effetto inibitorio delle proteine della soia nell’assorbimento della Levotiroxina quindi la soia non sembrerebbe esercitare alcun effetto sulla tiroide di per sé, ma solo sull’assorbimento dell’Eutirox.
È consigliato quindi assumere l’Eutirox a digiuno almeno a 3 ore di distanza dall’assunzione di alimenti a base di soia.
Intolleranza al Lattosio e Tiroidite di Hashimoto
L'intolleranza al lattosio in sé non è una malattia autoimmune. È causata dalla deficienza dell'enzima lattasi, necessario per digerire lo zucchero del latte (lattosio) nell'intestino tenue.
Tuttavia, nei pazienti con Hashimoto, l'intolleranza al lattosio è stata riscontrata con una prevalenza superiore rispetto alla popolazione generale. La ragione principale è spesso legata all'ambiente infiammatorio e alle condizioni intestinali associate all'autoimmunità, in particolare al danno ai villi. L'enzima lattasi è infatti prodotto dalle cellule che rivestono la parete dell'intestino tenue (i villi intestinali), in particolare sull'orletto a spazzola. Qualsiasi condizione che causi un danno o un'infiammazione cronica a questa parete intestinale può distruggere temporaneamente le cellule produttrici di lattasi, portando a un'intolleranza al lattosio secondaria o acquisita.
I pazienti con tiroidite di Hashimoto sono più inclini ad avere altre condizioni che possono causare questo danno intestinale come malattia celiachia, SIBO (on Small Intestinal Bacterial Overgrowth) e infiammazione cronica.
Esempi di Colazione per la Tiroidite di Hashimoto
Una colazione equilibrata può aiutare a gestire i sintomi della tiroidite di Hashimoto, contenendo lo stato infiammatorio cronico a cui l’organismo è sottoposto. Alcuni esempi di colazione:
- Smoothie con avena, frutta fresca, bevanda vegetale al riso e scaglie di cocco.
- Omelette a base di uova e verdure con gallette di mais.
- Pane di grano saraceno tostato con avocado e salmone fresco.
- Porridge di quinoa con cannella, semi di lino, noci del Brasile e frutta fresca.
Una buona colazione dovrebbe:
- Essere bilanciata nei macronutrienti (carboidrati a basso indice glicemico, proteine e grassi buoni).
- Evitare zuccheri raffinati, farine bianche, prodotti confezionati.
- Favorire alimenti integrali, freschi e nutrienti.
Anche in questo caso, è importante ascoltare il proprio corpo e, se possibile, personalizzare il pasto insieme a un nutrizionista.
Tiroidite di Hashimoto: Aumento o Perdita di Peso?
Una delle domande più frequenti tra chi riceve la diagnosi di Tiroidite di Hashimoto è se questa condizione porti ad ingrassare o dimagrire.
In linea generale, l’Hashimoto porta a un rallentamento del metabolismo basale, con conseguente aumento di peso, soprattutto se la tiroide è ipoattiva. Questo dipende da una produzione insufficiente di ormoni tiroidei, che regolano il metabolismo e la spesa energetica.
Tuttavia, ci sono casi in cui, nella fase iniziale della malattia, si manifesta un ipertiroidismo transitorio che può causare una lieve perdita di peso.
È quindi più frequente un aumento di peso, spesso accompagnato da:
- Stanchezza cronica
- Ritenzione idrica
- Difficoltà nel perdere peso nonostante la dieta
La chiave è un approccio completo che unisca terapia ormonale, dieta su misura e attività fisica regolare.
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