La dieta chetogenica è un regime alimentare di grande tendenza, sbarcato in Italia dopo un lungo successo oltre Oceano e si presenta come un metodo infallibile per perdere peso. Acclamata dalle grandi star come Kim Kardashian, Halle Berry e Alicia Vikander, la dieta chetogenica si basa su un processo chimico: la chetosi, che obbliga l’organismo a consumare le riserve immagazzinate per produrre energia con conseguente perdita di peso.
Come Funziona la Dieta Chetogenica?
Si tratta di un regime alimentare che privilegia l’assunzione di grassi e proteine a discapito dei carboidrati la cui mancata assunzione induce il processo di chetosi che stimola la consumazione dei grassi accumulati per la produzione di energia giornaliera. Poiché l’attivazione dei corpi chetonici può essere tossica per l’organismo, il regime alimentare deve essere preferibilmente seguito da un nutrizionista.
La strategia alimentare, basata sulla cosiddetta dieta Plank, si contraddistingue per un ridotto apporto di carboidrati e necessita un’attenzione rigorosa per quel che concerne le dosi. Il nodo focale della strategia alimentare è la drastica riduzione dell’apporto di carboidrati (concessi in un range da 20 a 50 grammi giornalieri) e da uno schema dietetico piuttosto rigido che si articola in tre fasi.
Benefici Potenziali
- Perdita di peso
- Riduzione del grasso anche localizzato nei punti critici
- Un lieve senso di riduzione dell’appetito
- Stabilizzazione dell’umore
Rischi e Controindicazioni
- Squilibrio prolungato nell’assunzione dei macro nutrienti
- Super lavoro a cui vengono sottoposti fegato e reni con possibile carenza di vitamine e fibre e successiva disidratazione
- Rischi metabolici e renali significativi tra cui acidosi, disidratazione, calo vitaminico e aumento del carico proteico con danno agli organi emuntori
- L’eccesso proteico altera l’omeostasi favorendo il catabolismo muscolare e aumentando la produzione di scorie azotate con sovraccarico epatico e renale
Alimenti Consigliati e Vietati
Affinché il regime dietetico raggiunga il risultato sperato, è necessario privilegiare alcuni alimenti come uova, pesce e carne (ricchi di proteine) mentre sono assolutamente vietati cibi come cerali, patate, frutta e lugumi. Off limits anche alcolici e dolci. La ripartizione dei macro nutrienti assunti è rigida e così suddivisa: 70% di grassi, 20% circa di proteine e non oltre il 10% di carboidrati.
Problematiche delle diete iperproteiche
Le problematiche di tale alimentazione sono molteplici e pericolose per il nostro organismo. Quando l'organismo si trova in carenza di carboidrati non utilizza i grassi di deposito a scopo energetico e ne tantomeno il glicogeno di riserva, utilizza le proteine che sono introdotte con gli alimenti e in parte anche le proteine muscolari, dalla loro deaminazione si ricavano gli aminoacidi (leucina, isoleucina, valina, acido glutammico, acido aspartico, alanina, cisteina, glicina, prolina, serina e treonina, dove l'alanina gioca un ruolo fondamentale nel ciclo glucosio-alanina) necessari per sintetizzare il glucosio (gluconeogenisi) utilizzato per scopi energetici.
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Queste procedure metaboliche producono molte sostanze di scarto come l'acido urico e altri acidi che, per non depositarsi a livello articolare, vengono eliminati insieme al calcio e acqua attraverso le urine. Quando non si assume abbastanza calcio con la dieta, gli acidi rilasciati durante la metabolizzazione andranno ad intaccare il calcio delle ossa, provocando osteoporosi e calcoli renali.
Inoltre, per far fronte all'eliminazione di questo materiale in eccesso, viene attivata quella parte del rene (nefroni sottocorticali) che generalmente è a riposo, causando in un tempo relativamente lungo danni renali.
Le principali proteine assunte con questa dieta sono di origine animale e ricche di grassi saturi e colesterolo, aumentando, in questa maniera, il fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e aumentando l'incidenza di alcuni tumori come quello al colon e alla mammella. In uno studio su 17 uomini obesi, i ricercatori del Regno unito hanno scoperto che questo tipo di alimentazione aumenta il rischio di tumore al colon, in quanto nei soggetti sono stati rilevati livelli alti di sostanze note come composti N-nitrosi e altri metaboliti collegabili al cancro. Tali grassi possono, inoltre, provocare acne e dolori articolari.
Infine lo stato di chetosi indotto da questa dieta provoca la perdita di grandi quantità di acqua per eliminare i corpi chetonici (come nel diabete) causando stati di disidratazione. Chi soffre di malattie renali, cardiache o di diabete deve assolutamente evitare le diete iperproteiche.
Le diete iperproteiche possono compromettere l'assorbimento di vitamine e minerali, con incrementi delle anomalie delle funzioni dell'ematuria renale ed epatica.
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Diete restrittive e tumori: attenzione al fai da te!
Le diete restrittive, soprattutto senza la supervisione di un esperto, possono causare problemi nutrizionali e tanto stress a chi ha ricevuto una diagnosi di tumore.
Ridurre il consumo di questo o quell’alimento, dare un taglio alle calorie giornaliere, seguire un regime di digiuno intermittente. Negli ultimi anni sono state proposte numerose diete restrittive che, secondo chi le propugna, andrebbero seguite dopo una diagnosi di cancro.
Dal punto di vista teorico, potrebbe avere senso seguire una dieta restrittiva. Con questi regimi alimentari pare che si agisca sul metabolismo energetico delle cellule, che in caso di tumore è alterato. Si potrebbe così ostacolare la crescita delle cellule tumorali e migliorare la risposta ai trattamenti. Inoltre, le diete restrittive sembrano influenzare la proliferazione delle cellule e agire sul microbiota, gli ospiti microbici soprattutto del nostro intestino, e portare quindi vantaggi per l’organismo.
Tra i tipi di alimentazione restrittiva più studiati per i pazienti oncologici vi sono le cosiddette diete mima-digiuno e la dieta chetogenica.
Le diete mima digiuno
Le diete di digiuno consistono nell’evitare di mangiare (ma con la possibilità di assumere acqua a volontà) per un determinato periodo di tempo che può andare da alcune ore fino a giorni interi. Non è certo semplice seguire un regime alimentare tanto rigido per periodi prolungati, soprattutto per persone che già devono confrontarsi con il cancro. Anche per questa ragione sono state studiate diete che “mimano” gli effetti metabolici del digiuno e che sono basate su livelli di calorie estremamente bassi, da seguire in genere per 3-4 giorni ogni mese.
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Le diete chetogeniche
Diverso è invece il principio alla base delle diete chetogeniche, il cui obiettivo è eliminare quasi completamente le calorie derivate dai carboidrati e aumentare quelle derivate da proteine e grassi, che arrivano a rappresentare fino al 70-80 per cento delle calorie totali.
Come ricordano gli autori della revisione, entrambi questi regimi alimentari hanno mostrato benefici negli studi con animali di laboratorio. I risultati nelle sperimentazioni con esseri umani non sono invece ancora conclusivi. “Gli approcci basati sul digiuno e le diete chetogeniche non sono raccomandati nelle attuali linee guida per il trattamento del cancro” sottolineano gli autori.
Protocollo VLCKD
Il protocollo VLCKD si articola in 7 fasi (Figura 1) (1-3). Le fasi nelle quali si avvia e si mantiene il processo della chetogenesi sono le prime tre fasi (Fase 1, 2 e 3), e le società scientifiche suggeriscono di non prolungare il periodo di chetogenesi oltre le 12 settimane. Nelle successive fasi di ri-educazione alimentare (Fasi 4-6), invece, si procede alla graduale reintroduzione degli alimenti iniziando dagli alimenti con indice glicemico più basso e preferendo, quindi, frutta a più basso indice glicemico, latticini e formaggi con un contenuto più basso di lattosio e cereali integrali.
La VLCKD rappresenta un’opzione terapeutica efficace e sicura per il trattamento delle persone con obesità, malattia cronica associata a numerose complicanze.
La rapida perdita di peso osservata in corso di VLCKD rappresenta un fattore fortemente motivante e migliora l’aderenza alla dieta (2).
Tabella 1
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Tabella 2
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Tabella 3
[Inserire qui la Tabella 3, se fornita]
Nota Bene: Prima dell’avvio della VLCKD è indispensabile eseguire una valutazione laboratoristica (emocromo, glicemia, profilo lipidico, funzione renale ed epatica, uricemia, elettroliti, sideremia, vitamina D, funzione tiroidea, esame delle urine).