Dieta Chetogenica e Colesterolo Alto: Rischi e Benefici

Come per molte altre condizioni di salute, l'alimentazione svolge un ruolo cruciale nella gestione del colesterolo alto. Sentiamo spesso parlare di colesterolo alto, ma non tutti sanno cos’è.

Cos'è il Colesterolo?

Da un punto di vista scientifico, questo nome indica delle particolari molecole di grasso (lipidi, per usare il termine tecnico) che compongono la membrana delle cellule e si trovano nel sangue e in tutti i tessuti del corpo umano.

Esistono due tipi principali di colesterolo:

  • Colesterolo buono HDL: Colesterolo associato a lipoproteine ad alta densità, definite dalla sigla HDL.
  • Colesterolo cattivo LDL: Associato alle lipoproteine a bassa intensità, LDL, comunemente associate a fenomeni negativi per la loro capacità di trasportare l’eccesso di colesterolo dal fegato alle arterie.

Il colesterolo “cattivo”, secondo le indicazioni mediche, dovrebbe restare al di sotto dei 130 mg/dl.

L’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri stima che in Italia una persona su tre soffra di ipercolesterolemia, patologia comunemente conosciuta come “colesterolo alto”. Per capire se si soffre di colesterolo alto, basta effettuare delle semplici analisi del sangue con prelievo. Le cause del colesterolo alto possono essere molteplici. Ma in uno stato avanzato le cose cambiano.

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L'ipercolesterolemia, infatti, si presenta come uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari. Più precisamente, un aumento del colesterolo cattivo in eccesso tende ad accumularsi sulle pareti dei vasi sanguigni, formando placche che possono ostacolare il corretto flusso del sangue e possono essere alla base di ischemie vascolari.

Dieta Chetogenica e Colesterolo: Mito o Realtà?

La dieta chetogenica è spesso oggetto di dibattito riguardo i suoi effetti sulla salute cardiaca. Un comune malinteso sulla dieta chetogenica è che essa provochi un aumento del colesterolo. Tuttavia, le evidenze scientifiche raccontano una storia diversa. Ma la chetogenica fa aumentare il colesterolo, come credono in molti? O invece una dieta a basso contenuto di carboidrati aiuta a combatterlo?

Partiamo dal quesito di base: cos’è il colesterolo? Tutti hanno paura del colesterolo. Quando si ritirano le analisi del sangue, spesso è la prima voce che si va a controllare e il web straripa di pagine che cercano di rispondere a domande antiche quando cariche di preoccupazione.

Di certo la dieta è una possibile alleata nel contrasto all’ipercolesterolemia. Una sana alimentazione garantisce benessere sotto tutti i punti di vista, quindi coinvolge anche i livelli di colesterolo nel sangue. Ma prima di addentrarsi in discorsi così specifici, è bene chiarire il quadro d’insieme, anche per confutare qualche informazione errata che circola sul tema.

Quindi, quando qualcuno dice di avere il colesterolo alto fa riferimento al quantitativo di molecole di LDL presenti nel sangue. Però, per valutare la pericolosità di questa condizione, non bisogna guardare al dato singolo ma metterlo in relazione con il livello di HDL (che invece, quando alto, ha effetti positivi) e anche con quello dei trigliceridi.

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Convenzionalmente, la condizione di ipercolesterolemia inizia a un livello di colesterolo totale superiore a 200 mg/dl. Ancora più nello specifico, l’LDL non dovrebbe superare i 100 mg/dl, l’HLD, non dovrebbe scendere sotto i 40 mg/dl e i trigliceridi dovrebbero mantenersi inferiori a 150 mg/dl.

A questo punto, si potrebbe pensare che per stare bene bisognerebbe mantenere il colesterolo il più basso possibile, magari addirittura azzerarlo. Assolutamente no! A parte il fatto che eliminare il colesterolo dall’organismo è impossibile, ma farlo porterebbe danni gravissimo. Il colesterolo, infatti, non è un nemico ma una molecola essenziale per la salute. Detto questo, appare chiaro che demonizzare il colesterolo non è una cosa buona. Ovviamente, ciò non significa che non bisogna fare nulla per abbassarlo, quando supera i livelli di guardia. L’alimentazione può essere di aiuto? Sì, anche se solo fino a un certo punto. La maggior parte delle molecole di LDL e HDL, infatti, vengono prodotte dall’organismo e solo una piccola parte viene assunta dall’esterno attraverso il cibo.

Eppure, uno dei falsi miti che perseguitano la ketodiet sostiene che questa provochi un innalzamento del colesterolo. A cosa è dovuta questa “leggenda”? In realtà, non è affatto così. Nella maggior parte dei casi la ketodiet è associata a un mantenimento stabile delle molecole LDL, a una diminuzione dei trigliceridi e a un aumento delle molecole HDL.

Inoltre, ci sono alcuni cibi tipici della dieta chetogenica che sono dei potenti alleati contro il colesterolo.

Benefici Potenziali della Dieta Chetogenica sul Colesterolo

Numerosi studi indicano che la dieta chetogenica può migliorare il profilo lipidico. La dieta chetogenica può anche contribuire a ridurre la pressione sanguigna. Un controllo migliore della glicemia e una riduzione dell'insulino-resistenza, ottenuti con la dieta chetogenica, possono ridurre il rischio di malattie cardiache. La riduzione dell'infiammazione è un altro beneficio potenziale della dieta chetogenica.

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Le ricerche suggeriscono che la dieta chetogenica, se ben pianificata e monitorata, può avere effetti positivi sulla salute del cuore. La dieta chetogenica VLCKD (Very Low-Calorie Ketogenic Diet) può offrire vari benefici per i livelli di colesterolo. Studi scientifici hanno dimostrato che questa dieta può aumentare i livelli di HDL (colesterolo buono) e ridurre i trigliceridi, contribuendo a migliorare il profilo lipidico complessivo.

Ad esempio, una ricerca pubblicata sul Journal of Lipid Research ha evidenziato che, nonostante l'aumento del colesterolo LDL (colesterolo cattivo) in alcuni individui, i benefici complessivi sul colesterolo HDL e sui trigliceridi sono significativi. Inoltre, uno studio su Nutrition & Metabolism ha riscontrato una riduzione dei marcatori di infiammazione, migliorando ulteriormente la salute cardiovascolare.

Queste ricerche dimostrano che la dieta chetogenica, se seguita correttamente e sotto supervisione medica, può avere effetti benefici significativi per le persone con colesterolo alto, migliorando il profilo lipidico e la salute cardiovascolare complessiva. Non solo, altre conferme arrivano da Nutrition Reviews e da due studi pubblicati su MDPI. Il primo ha evidenziato che la dieta chetogenica può ridurre i marcatori di infiammazione, migliorando la salute cardiovascolare generale e il secondo ha mostrato che i partecipanti a una dieta chetogenica hanno riportato miglioramenti significativi nei livelli di glucosio nel sangue e nella sensibilità all'insulina.

In uno studio di coorte basato sulla popolazione, il consumo regolare di una dieta a basso contenuto di carboidrati e ricca di grassi è stato associato a livelli elevati di colesterolo LDL e apolipoproteina B, oltre a un aumento del rischio di eventi coronarici avversi maggiori incidenti (MACE), ha fatto presente la relatrice Iulia Iatan del Center for Heart Lung Innovation presso l'Università della British Columbia, Vancouver.

«Le diete a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto di grassi, come le diete chetogeniche, sono diventate sempre più popolari a causa dei presunti benefici per la salute per una varietà di condizioni, tra cui l'epilessia, l'obesità e il controllo glicemico per il diabete. Lo dimostrano il numero di pubblicazioni in aumento negli ultimi 10 anni e le ricerche mensili su Google, che hanno raggiunto fino a 3,3 milioni di risultati riguardanti la dieta chetogenica» ha affermato Iatan.

«Infatti nel 2021 è stato rilevato che circa il 16% degli americani e il 14% dei canadesi ha seguito un regime dietetico con basso contenuto di carboidrati nell'anno precedente. Queste diete sono generalmente caratterizzate da restrizioni di carboidrati e un relativo aumento della percentuale di grassi» ha aggiunto. «Tuttavia, anche se alcuni pazienti riferiscono miglioramenti soggettivi del loro benessere seguendo questo regime alimentare, un rischio noto è che possono scatenare o esacerbare l'ipercolesterolemia».

Per colmare questa lacuna, i ricercatori hanno condotto uno studio prospettico di coorte basato sulla popolazione, utilizzando il database della UK Biobank per identificare gli adulti di età compresa tra 40 e 69 anni reclutati dal 2006 al 2010 che hanno completato sondaggi sulla dieta. La dieta stile cheto è stata definita come la limitazione dell'assunzione giornaliera di carboidrati a meno di 100 g e/o meno del 25% dell'apporto energetico giornaliero totale e di grassi a oltre il 45% dell'apporto energetico giornaliero totale. Una dieta standard è stata definita sulla base di parametri dietetici giornalieri che non soddisfano i criteri per la dieta in stile cheto.

Al congresso sono stati riportati i risultati di 305 partecipanti che hanno seguito una dieta in stile cheto e 1.220 che hanno seguito una dieta standard che non erano in terapia ipolipemizzante. L'età media era di 54 anni, il 73% erano donne e la maggioranza erano bianchi. Al basale, quanti seguivano una dieta in stile cheto avevano maggiori probabilità di avere diabete, indice di massa corporea elevato e obesità.

Sulla base di autovalutazioni, le persone che hanno seguito una dieta in stile cheto hanno consumato meno kcal totali al giorno e meno carboidrati, zuccheri liberi e proteine vegetali, ma hanno riportato un'elevata assunzione di proteine animali e grassi animali, vegetali e saturi, rispetto a coloro che hanno seguito una dieta standard.

L'endpoint primario era l'impatto di una dieta in stile cheto sui livelli di lipidi sierici, che sono risultati significativamente elevati per alcuni lipidi e corpi chetonici, tra cui:

  • colesterolo LDL (3,8 vs. 3,64 mmol/l; P=0,004)
  • ApoB (1,09 vs. 1,04 g/l; P<0,001)
  • colesterolo totale (6,08 vs. 5,85 mmol/l; P=0,002)
  • 3-idrossibutirrato (0,14 vs. 0,06 mmol/l; P<0,001)
  • acetone (0,02 vs. 0,01 mmol/l; P<0,001)
  • acetoacetato (0,02 vs. 0,01 mmol/l; P<0,001).

Con una dieta in stile cheto, i ricercatori hanno riportato livelli più bassi di lipoproteina(a) (39,43 vs. 46,13 nmol/l; P=0,041) e trigliceridi (1,34 vs. 1,53 mmol/l; P=0,001), oltre a una prevalenza complessiva di ipercolesterolemia grave (> 5 mmol/l) più elevata (11,1% vs. 6,2%; P<001).

Rischi Potenziali

Nelle persone che seguono una dieta in stile chetogenico, ovvero a basso contenuto di carboidrati e ricca di grassi, alcuni fattori di rischio tradizionali come il colesterolo gravemente elevato, il diabete, l'ipertensione e il fumo, possono aumentare il rischio cardiovascolare.

La percentuale della coorte che ha sperimentato un evento di malattia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD) era più alta tra quanti seguivano una dieta stile cheto (4,3% contro 9,8%). Dopo l’aggiustamento per diabete, ipertensione, fumo e indice di massa corporea, il rischio di eventi ASCVD incidenti era più che raddoppiato tra i pazienti che seguivano una dieta stile cheto rispetto a una dieta standard (HR=2,18; P per tutti <0,001). In un'analisi di sottogruppo, i pazienti che seguivano una dieta in stile cheto e avevano un livello di LDL di almeno 5 mmol/l hanno mostrato un rischio quasi sette volte maggiore di ASCVD rispetto alla dieta standard e avevano un livello di LDL inferiore a 3,5 mmol/l (HR=6,68; P < 0,001).

«Sulla base dei nostri risultati per gli endpoint primari e secondari, in questa popolazione di discendenza britannica l’adozione abituale autodichiarata di una dieta a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto di grassi è risultata associata a un aumento dei livelli di colesterolo LDL e ApoB e aumento del rischio di nuovi eventi MACE» hanno concluso gli autori. «Questi esiti evidenziano il potenziale rischio cardiovascolare di questo modello dietetico e suggeriscono che l'ipercolesterolemia durante questo regime povero di carboidrati e ricco di grassi non dovrebbe essere considerata benigna».

Cos'è la Dieta Chetogenica?

La dieta chetogenica è un regime alimentare caratterizzato da un’assunzione molto bassa di carboidrati, moderata di proteine e alta di grassi. Questo approccio dietetico mira a indurre uno stato metabolico chiamato chetosi, in cui il corpo utilizza i grassi come principale fonte di energia anziché i carboidrati.

Uno dei benefici più noti della dieta chetogenica è la sua capacità di promuovere una rapida perdita di peso. Riducendo drasticamente l’assunzione di carboidrati, il corpo esaurisce le sue riserve di glicogeno e inizia a bruciare i grassi per ottenere energia. Questo non solo porta a una riduzione del peso corporeo, ma anche a una diminuzione della massa grassa.

La dieta chetogenica è particolarmente benefica per le persone con diabete di tipo 2 o con insulino-resistenza. Riducendo l’assunzione di carboidrati, si osserva una significativa diminuzione dei livelli di zucchero nel sangue e una migliore sensibilità all’insulina. Uno degli effetti collaterali positivi della dieta chetogenica è la riduzione dell’appetito. L’alto contenuto di grassi e proteine aiuta a mantenere la sazietà più a lungo, riducendo la tentazione di spuntini non salutari tra i pasti.

Durante la chetosi, il cervello utilizza i chetoni come fonte di energia alternativa, il che può portare a una maggiore chiarezza mentale e concentrazione.

Uno degli argomenti più dibattuti riguardo alla dieta chetogenica è il suo impatto sul rischio cardiovascolare. Nel protocollo utilizzato con alimenti funzionali, non ci sono rischi, perché questi ultimi non ci tengono grassi in quanto vengono dati alimenti di origine vegetale.

Uno degli effetti più evidenti della dieta chetogenica è la riduzione dei livelli di trigliceridi nel sangue. I trigliceridi elevati sono un noto fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, quindi la loro riduzione può contribuire a migliorare la salute del cuore. La dieta chetogenica può ridurre l’infiammazione e lo stress ossidativo, entrambi fattori chiave nello sviluppo delle malattie cardiovascolari. La dieta chetogenica può aiutare a ridurre la pressione sanguigna, un altro importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

Considerazioni Importanti

È importante sottolineare che la dieta chetogenica non è adatta a tutti e deve essere seguita sotto la supervisione di un professionista della salute, soprattutto per individui con condizioni mediche preesistenti.

Se stai considerando la dieta chetogenica o vuoi saperne di più sui suoi benefici e sul suo impatto sul rischio cardiovascolare, ti incoraggio a consultare un professionista della salute qualificato.

Alternative e Approcci Meno Estremi

Anche con approcci meno estremi si possono raggiungere enormi risultati. Non è un po’ poco?«Prima di rispondere a questa domanda, mi preme fare una premessa. È dagli anni 70 che assistiamo a un progressivo aumento delle malattie metaboliche dell’obesità: l’Italia, oggi, ha il triste primato in Europa per essere la nazione con il più alto numero di bambini sovrappeso e obesi. Senza contare che uno su otto ha l’asma, uno su cinque almeno una forma di dermatite, uno su sei problemi psicologici. Ad aumentare esponenzialmente sono anche i tumori e l’Alzheimer, per cui si prevede una crescita vertiginosa nei prossimi decenni. Succede che alla base di tutto c’è un denominatore comune. Cioè una un’infiammazione cronica di basso grado e una delle cause più frequenti di questa infiammazione si chiama insulinoresistenza».

Siamo disponibili per aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi, in modo sicuro, seguiti da esperti attraverso la formulazione di piani nutrizionali personalizzati e schede di allenamento. Il significato sta nel nome: con i termini low carb si intende un tipo di alimentazione a ridotto apporto di carboidrati: «Per l’esattezza, 50 grammi al giorno», specifica Cristina Tomasi, specialista in Medicina Interna a Bolzano che subito puntualizza: «Se abbassiamo le quantità arriviamo a parlare di dieta chetogenica, una sorta di low carb solo un pochino più restrittiva. Nel caso specifico, per convenzione, la suddivisione dei macronutrienti si traduce in un 70 per cento di grassi, 20-25 per cento di proteine e 5-10 per cento di carboidrati. Volendo semplificare, se optassimo per una alimentazione chetogenica, dovremmo metterci nell’ottica di mangiare meno di 20-30 grammi di carboidrati al giorno».

«L’insulinoresistenza è uno stato di iperinsulinemia, vale a dire di livelli sempre elevati di insulina. Quest’ultima è un ormone anabolico e uno dei suoi compiti è quello di tenere controllato il livello di glucosio nel sangue. Se l’alimentazione risulta costituita da un eccesso di carboidrati, a lungo andare l’insulina non riesce più a controllare i livelli di glicemia, i famosi zuccheri nel sangue. Nei soggetti sedentari, poi, i carboidrati non impiegati per l’energia si trasformano in tessuto adiposo sotto l’influenza dell’insulina. Questo tessuto adiposo si accumula nei tessuti corporei, portando a un aumento di peso. Anche se l’apporto calorico rimane invariato, il corpo riduce il suo consumo energetico e si verifica un aumento di depositi lipidici. L’insulina agisce come agente di immagazzinamento, continuando a depositare grassi. Questa dinamica contribuisce alla cosiddetta obesità viscerale, ovvero l’accumulo di grasso nella cavità addominale e negli organi. Si tratta di un potente fattore di rischio cardiovascolare associato a un’infiammazione cronica a bassa intensità. La persistenza di livelli elevati di insulina (iperinsulinemia e quindi insulinoresistenza) rende difficile la riduzione del grasso viscerale. Da qui l’importanza di diminuire i carboidrati a favore delle proteine».

In realtà la chetogenica non è una dieta iperproteica, ma normoproteica (circa 20 per cento dell’introito calorico) che utilizza i grassi come carburante al posto dei carboidrati. Mi preme sottolineare che le malattie renali e l’insufficienza renale sono, nella maggior parte dei casi, la conseguenza di un diabete scompensato, quindi a danno del tessuto renale conseguente a glicazione proteica. Pertanto prevenire il diabete con una dieta low carb (cioè a ridotto apporto di carboidrati) riduce il rischio di sviluppare insufficienza renale, la causa più frequente di dialisi. Per quanto concerne il fegato, ricordo che l’epatosteatosi - comunemente conosciuta come “fegato grasso” in genere per un eccesso di zuccheri, fruttosio, grassi polinsaturi e, ovviamente, insulinoresistenza - viene risolta da una dieta low carb/chetogenica».

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