Dieta Chetogenica e Malattie Neurologiche: Benefici e Rischi

La dieta chetogenica, un regime alimentare caratterizzato da un alto apporto di grassi e un bassissimo intake di carboidrati, sta guadagnando attenzione per il suo potenziale impatto positivo su diverse patologie neurologiche. Il nostro corpo solitamente usa lo zucchero (glucosio) come principale fonte di energia. Quando i carboidrati vengono drasticamente ridotti, il fegato converte i grassi in corpi chetonici, utilizzabili come carburante per cervello, muscoli e organi. Questo processo porta a numerosi benefici metabolici, rendendo la dieta chetogenica un’opzione interessante non solo per il dimagrimento, ma anche per il miglioramento della salute generale.

Come Funziona la Dieta Chetogenica?

La dieta chetogenica si basa su un alto apporto di grassi e un bassissimo intake di carboidrati, mentre per quanto riguarda le proteine non differisce da altre forme alimentari. Durante i primi giorni vengono utilizzate le scorte di glicogeno epatiche e muscolari con il rilascio di glucosio (attraverso la glicogenolisi e la gluconeogenesi) ai tessuti glucosio dipendenti, come il cervello. In corso di ridotto apporto alimentare e/o di carboidrati c’è una riduzione dell’insulina e un aumento del glucagone e dell’adrenalina che stimolano gli adipociti a rilasciare acidi grassi liberi nel sangue attraverso la lipolisi. A livello epatico il primo passaggio è la formazione di acetoacetil-CoA, che deriva dall’unione di due molecole di acetil-CoA per azione dell’enzima tiolasi. Successivamente l’enzima HMG-CoA liasi rimuove un acetil-CoA per formare il corpo chetonico acetoacetato da cui deriva l’acido ꞵidrossibutirrato (BHB; tramite l’enzima ꞵidrossibutirrato idrogenasi) e l’acetone . Un’aumentata disponibilità di corpi chetonici a livello del sistema nervoso centrale comporta un cambio del metabolismo energetico a livello cerebrale, con riduzione dell’utilizzo del glucosio e il mantenimento della produzione di ATP.

Abbiamo visto che con la dieta chetogenica il nostro organismo si adatta ad utilizzare i corpi chetonici come principale fonte energetica. Quali conseguenze può dare questo adattamento? Quindi, come si imposta e quali alimenti si possono mangiare nella dieta chetogenica? Andiamo a vederlo subito.Come si traduce questo nella pratica?

Benefici della Dieta Chetogenica nelle Malattie Neurologiche

Nota per incidere positivamente su alcune patologie neurologiche, come l’Alzheimer, questa dieta è in fase di studio anche per le demenze più generiche, il Parkinson, e l’emicrania. Visto gli effetti illustrati all’inizio nei pazienti con epilessia o emicrania, molti studi si sono focalizzati sull’utilizzo della dieta chetogenica nei pazienti affetti da altre malattie neurologiche e neurodegenerative. I corpi chetonici non utilizzano questo sistema fornendo così ai neuroni una fonte energetica alternativa, migliorando la funzionalità mitocondriale.

Parkinson

La malattia di Parkinson colpisce i movimenti e il controllo muscolare a causa della degenerazione dei neuroni che producono dopamina. Alcuni studi sugli animali hanno mostrato che la dieta chetogenica protegge i neuroni dopaminergici e migliora i movimenti. Nel morbo di Parkinson (PD), i neuroni dopaminergici nella substantia nigra sono affetti da un processo di degenerazione che porta a disturbi motori e non motori. Gli studi su animali e in vitro hanno dimostrato un effetto benefico dei corpi chetonici sul decorso della PD.

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Alzheimer

È stato inoltre osservato che una somministrazione a lungo termine di esteri di corpi chetonici ai topi ha migliorato le loro funzioni cognitive e ridotto la beta amiloide e le proteine tau altamente fosforilate nel cervello. Sugli esseri umani, la KD ha un impatto potenziale sul decorso della malattia di Alzheimer: la somministrazione orale di trigliceridi a catena media ha portato all’aumento dei livelli plasmatici dei corpi chetonici e che può migliorare il funzionamento cognitivo negli anziani con disturbi della memoria. Un alto contenuto di carboidrati (50% di energia da carboidrati) o una dieta a basso contenuto di carboidrati (5-10% di energia da carboidrati, cioè 20-50 g di carboidrati al giorno) in 23 soggetti, dopo 6 settimane di intervento, ha sortito un miglioramento delle prestazioni della memoria verbale per i soggetti a dieta a basso contenuto di carboidrati. I livelli di corpi chetonici erano positivamente correlati con le prestazioni della memoria. Gli autori hanno concluso che anche l’uso a breve termine di una dieta a basso contenuto di carboidrati potrebbe migliorare la funzione di memoria negli anziani con un aumentato rischio di AD.

Epilessia Farmacoresistente

Oggi, nonostante l’ampia diffusione e disponibilità nella pratica clinica di numerosi farmaci antiepilettici, anche di nuova generazione, circa il 30% dei pazienti con epilessia è farmacoresistente, e la maggior parte di questi non è candidabile al trattamento chirurgico. Questi soggetti sono destinati ad avere crisi ricorrenti non controllate e una bassa qualità di vita, con conseguenti effetti negativi rilevanti quali disturbi psichiatrici e alterazioni cognitive. Se, oltre a ciò, si considera che l’incidenza dell’epilessia in età pediatrica è 0,4-1,8:1000, si può facilmente comprendere l’interesse nei confronti della dieta chetogenica (kd). Un numero crescente di bambini segue questo regime dietetico. La kd è un regime dietetico caratterizzato da elevato contenuto di lipidi e ridotto di carboidrati e proteine, che mima il profilo metabolico indotto dal digiuno riducendo la concentrazione ematica del glucosio. L’organismo, in tal modo, è indotto ad utilizzare i lipidi come substrato energetico principale al posto dei carboidrati, orientando il metabolismo verso la produzione di corpi chetonici.

Sclerosi Multipla ed Emicrania

Anche in Italia. Per esempio, sta lavorando con questo regime alimentare l’Ambulatorio Nutrizionale della Clinica Neurologica del Dipartimento di Area Medica DAME dell’Università di Udine, che segue 35 pazienti con emicrania e 15 con Sclerosi Multipla. «Il regime chetogenico, che si pone oggi tra le più efficaci terapie di profilassi per l’emicrania, sta dando ottimi risultati anche nei pazienti con Sclerosi Multipla - spiega la dottoressa Mariarosaria Valente, della Clinica Neurologica dell’ASUFC - Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale e docente di Neurologia presso il DAME UniUD - Ne stiamo seguendo attualmente 15 e anche in questo caso i primi feedback sono davvero incoraggianti. La dieta è stata modulata in base alle specifiche esigenze del paziente. Per esempio, solo a quanti avevano anche la necessità di perdere peso è stata applicata una very low calories chetogenic diet, che ha portato a un mantenimento della massa magra e, allo stesso tempo, a una riduzione importante di quella grassa, con un netto miglioramento della composizione corporea.

Dopo sei mesi di dieta chetogenica i pazienti hanno manifestato un netto miglioramento nel sintomo della fatica, la qualità del sonno, lo stress e il tono dell’umore. Dati questi primi esiti incoraggianti, il Dipartimento intende aumentare il numero di soggetti coinvolti nello studio, anche per originare dei dati scientificamente più pregnanti.

Varianti della Dieta Chetogenica

Le tre varianti della kd includono la dieta a base di trigliceridi a media catena (mctd), la dieta di Atkins modificata (mad), e quella a basso indice glicemico (lgid). La mctd si basa su un apporto calorico derivato principalmente dall’olio mct, che induce chetosi di grado più elevato e consente una maggiore quota di carboidrati, e quindi migliore palatabilità. Tuttavia, si associa a un maggior numero di effetti collaterali gastrointestinali, quali vomito, diarrea, gonfiore, e non è raccomandata se il bambino sta assumendo acido valproico, per aumentato rischio di insufficienza epatica. È composta da circa il 20% di carboidrati, 10% di proteine e 70% di lipidi (25-30% di acidi grassi a lunga catena, 40-45% di mct).

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Nella mad, l’intake di carboidrati è fissato a 10-20g/die, e il rapporto grassi:proteine+carboidrati è di circa 1-2:1. La sua composizione risulta, pertanto, così articolata: 65-70% grassi, 25% proteine, e 5-10% carboidrati. La maggiore flessibilità, con riduzione meno rilevante dell’apporto di zuccheri e calorico, la rende più adatta a pazienti che non sono in grado di seguire un profilo dietetico particolarmente restrittivo. Presenta il vantaggio di non necessitare di ricovero ospedaliero, né del digiuno prima dell’avvio del trattamento.

Infine, la lgid è caratterizzata da un regime più liberale, restringendo il consumo di carboidrati ad alimenti con indice glicemico <50. Le proporzioni dei macronutrienti sono così distribuite: 45-60% grassi, 28-30% proteine e 10-27% carboidrati. Il rapporto lipidi:carboidrati e proteine è, pertanto, fissato a circa 0,6:1. Tale costituzione determina un minore incremento dei corpi chetonici, ma consente maggiore tollerabilità e una gestione più agevole. L’efficacia antiepilettica di mctd, mad e lgid è sovrapponibile alla kd classica.

Rischi e Controindicazioni

Se non attentamente ideata e seguita, la dieta chetogenica può essere anche dannosa, perché porta allo sviluppo di chetoni, appunto. Quindi non è un tipo di dieta che si può “fare da sè”. Di contro va considerato che:● i pazienti neurologici sono a maggior rischio di malnutrizione e spesso non riescono ad avere un apporto energetico sufficiente (per la presenza di disfagia, anosmia, aprassia e disordini del comportamento alimentare). A sua volta, la dieta chetogenica porta ad un appetito ridotto; non è attraente dal punto di vista organolettico e può essere accompagnata da effetti collaterali del sistema gastrointestinale. Tutto ciò può portare ad un ulteriore abbassamento delle porzioni di cibo consumato da parte di persone anziane con malattie neurodegenerative e, di conseguenza, a un’ulteriore riduzione dei nutrienti dalla dieta.

Consigli nutrizionali: Per intraprendere un percorso di dieta chetogenica, è fondamentale consultare un medico dietologo, che valuterà le condizioni fisio-patologiche del paziente. Esistono infatti controindicazioni assolute, come il diabete mellito di tipo I, che rendono indispensabile una valutazione specialistica. Inoltre, è essenziale monitorare regolarmente gli esami ematochimici e garantire un’adeguata integrazione nutrizionale.

Effetti Collaterali

Si distinguono complicanze a breve termine (durante induzione della chetosi) e a medio (3-6 mesi)/lungo termine. Le alterazioni metaboliche quali disidratazione, ipoglicemia, chetosi di grado elevato, acidosi, e squilibri elettrolitici sono tra i comuni effetti collaterali della kd. La disidratazione è più frequentemente osservata in protocolli che includono il digiuno. Effetti collaterali gastrointestinali, quali dolore addominale e vomito, sono usualmente transitori e richiedono raramente la sospensione della dieta, ma possono rendere necessaria una riduzione del rapporto tra grassi e altri nutrienti. La kd prolunga il tempo di svuotamento gastrico e può causare vomito. La stipsi si verifica per il ridotto apporto di fibre e di alimenti.

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Epatite e pancreatite sono complicanze rare ma potenzialmente fatali. Pertanto, una maggiore cautela è raccomandata in pazienti che assumono farmaci antiepilettici come l’acido valproico. Il rischio di nefrolitiasi varia dal 2 al 6%, e può arrivare al 25% in quelli che seguono la kd da oltre 6 anni. La somministrazione di potassio citrato può ridurre tale rischio. È raccomandato eseguire il rapporto calciuria/creatininuria nel corso della prima visita e ogni 3 mesi. L’ecografia renale andrebbe effettuata se vi sono segni e/o sintomi suggestivi di calcolosi. In bambini posti a kd possono verificarsi riduzione e/o arresto della crescita. Questi effetti avversi vanno trattati riducendo il rapporto tra grassi e le altre componenti. Sono stati osservati deficit vitaminici e di minerali. Carenze di calcio e vitamina D possono causare osteopenia e osteoporosi.

Tabella: Alimenti Chetogenici Disponibili sul Mercato

Diverse aziende alimentari hanno peraltro incrementato il numero di prodotti chetogenici, ampliando così la possibilità di scelta. Inoltre, è possibile utilizzare farine chetogeniche per preparare in casa gli alimenti della kd. Possono essere utilizzati prodotti dedicati a soggetti obesi, ma che possono essere adatti alla kd se assunti in piccole quantità, e bilanciati dall’apporto di alimenti ricchi di grassi.

Indicazioni Cliniche

La kd è stata proposta come prima opzione terapeutica per l’epilessia intrattabile (sia nelle forme parziali sia in quelle generalizzate), anche alla luce di ridotte possibilità di miglioramento attraverso i farmaci. Dal 30 al 60% dei pazienti con epilessia farmacoresistente (dre), che seguono una kd, presenta una riduzione di almeno il 50% della frequenza di crisi dopo 6 mesi. Il trattamento con kd può avere effetti benefici addizionali, oltre a quelli relativi al controllo delle crisi epilettiche, quali la perdita di peso, la riduzione del rischio cardiovascolare, il miglioramento del profilo metabolico in pazienti con diabete di tipo 2. In particolare, la dieta mct riduce la concentrazione sierica di lipidi migliorandone il profilo, la massa grassa ed il peso corporeo, aumentando la spesa energetica. Diminuisce, altresì, la resistenza all’insulina e migliora la tolleranza al glucosio in pazienti con dm di tipo 2.

Negli ultimi anni la kd è stata utilizzata in via sperimentale in vari disordini neurologici dell’infanzia quali mitocondriopatie, emiplegia alternante dell’infanzia (ahc), tumori cerebrali, emicrania, e disturbi dello spettro autistico (asd). Recentemente è stato ipotizzato un ruolo della kd nella riduzione dell’attività parossistica in pazienti con ahc, e una sua applicazione come terapia aggiuntiva o alternativa nei tumori cerebrali (il meccanismo d’azione è correlato alla riduzione del glucosio ematico, e all’incapacità dei tumori di utilizzare i corpi chetonici per la loro attività metabolica, determinandone riduzione della crescita o regressione).

La kd andrebbe avviata nel primo anno dalla diagnosi di epilessia refrattaria, dopo che 3 o 4 farmaci antiepilettici si sono rilevati inefficaci. Una efficace risposta alla kd, dopo 3 mesi di trattamento, è correlata a successo terapeutico a 12 mesi. Sono, inoltre, documentati effetti favorevoli su neurosviluppo e comportamentali, soprattutto in caso di kd prolungata.

Conclusioni

La dieta chetogenica rappresenta una strategia nutrizionale affascinante, con numerosi benefici per il metabolismo, il cervello e la gestione del peso. Tuttavia, il successo di questo regime dipende da un’implementazione consapevole e personalizzata, con il supporto di un medico o di un biologo nutrizionista esperto.

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