Dieta del Gruppo Sanguigno: Opinioni e Controindicazioni

La dieta del gruppo sanguigno, nelle sue diverse varianti, propone che ognuno debba consumare una dieta particolare in relazione al proprio gruppo sanguigno: in questo modo si rispetterebbe la nostra natura profonda, evitando cibi che possono causare malattie cardiovascolari, diabete, cancro. La dieta del gruppo sanguigno, o emodieta, è uno stile alimentare secondo il quale ogni persona dovrebbe scegliere i cibi da portare in tavola in base al proprio gruppo sanguigno: A, B, 0 o AB.

Questa dieta è stata elaborata dal naturopata statunitense Peter D’Adamo, ma in Italia è diventata molto popolare grazie al medico Piero Mozzi. La proposta di D’Adamo è semplice: i gruppi sanguigni riflettono la nostra storia evolutiva e la nostra dieta, i cibi che consumiamo ogni giorno, dovrebbero essere accuratamente selezionati in base al nostro gruppo sanguigno. Secondo questo regime alimentare, esiste una correlazione tra cibo e sistema immunitario. Il sangue è l’espressione del sistema immunitario e le abitudini alimentari sono il fattore che influisce maggiormente su questo sistema.

I Principi Fondamentali della Dieta del Gruppo Sanguigno

La dieta del gruppo sanguigno si basa sul sistema di classificazione del sangue ABO, che divide il sangue in 4 categorie (A, B, AB, 0) a seconda della presenza o assenza degli antigeni A e B. I diversi gruppi sanguigni sono comparsi nella storia evolutiva umana in momenti differenti. Più in dettaglio, il gruppo 0 sarebbe il gruppo più antico, mentre il gruppo A è espressione del primo grande cambiamento nello stile di vita dell’uomo: da nomade divenne sedentario.

Il gene del gruppo B sarebbe invece comparso nelle popolazioni di nomadi che 10.000 anni fa si spostarono nelle zone montuose dell’Asia. I diversi antigeni presenti sulla superficie dei globuli rossi sarebbero l’espressione dei cambiamenti nel sistema immunitario con cui l’uomo si sarebbe adattato, nel corso dei millenni, alle mutate condizioni alimentari, climatiche e ambientali. Sarebbero quindi responsabili della differente capacità di digerire i vari alimenti da parte di ogni persona. Sono sostanze grazie alle quali il nostro sistema immunitario individua gli “intrusi” nell’organismo. Ogni persona può avere diversi tipi di antigeni.

Altro tema caro a D’Adamo è quello delle lectine. Si tratta di proteine in grado di legare specifici carboidrati, la cui funzione è quella di identificare e riconoscere molecole e organismi a livello cellulare. Il collegamento tra cibo e sistema immunitario sono le lectine, una famiglia di proteine presenti negli alimenti. Tutte le lectine reagiscono in modo diverso ai singoli antigeni. Quando ne incontrano uno “incompatibile”, le cellule si legano tra loro e formano dei grumi che in parte vengono smaltiti attraverso le vie urinarie e le feci.

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La dieta del gruppo sanguigno si basa sul test usato da D’Adamo per verificare la compatibilità di tutti gli alimenti più comuni con i diversi gruppi sanguigni, in particolare sul test dell’indacano. Questa sostanza chimica viene prodotta dall’organismo quando una proteina non è stata ben digerita, quindi, secondo D’Adamo, maggiore è la sua concentrazione nelle urine, maggiore è la presenza di lectine incompatibili nell’organismo. I risultati di questi test hanno portato all’elaborazione di 4 diversi profili alimentari, uno per ciascun gruppo sanguigno, che danno indicazioni sui cibi da portare in tavola e su quelli da evitare perché incompatibili e, quindi, causa di disturbi.

Per il gruppo AB carne rossa e pollame sono da evitare, assieme a mais, grano saraceno, frumento e fagioli. Secondo la dieta del gruppo sanguigno, per ogni gruppo ci sono cibi più o meno compatibili con il sistema immunitario, che ha la sua sede principale nell’apparato digerente. E’ qui che ogni alimento viene distrutto ed elaborato per poi essere trasportato, attraverso il sangue, in ogni cellula del corpo.

Ma non tutti gli alimenti sono “a misura d’uomo”. Questo significa che il sistema immunitario riconosce e accetta solo determinati cibi, mentre altri sono in grado di scatenare infiammazioni anche croniche. Queste infiammazioni possono causare disturbi come mal di testa, provocare aumento di peso, far aumentare i livelli del colesterolo e della pressione o sfociare in vere patologie.

Le Varianti della Dieta: D'Adamo e Mozzi

Come ogni dieta di successo, anche quella di D’Adamo ha generato una serie di varianti più o meno di successo, più o meno note. Secondo Mozzi infatti ci sono alcuni alimenti il cui consumo dovrebbe essere limitato o evitato indipendentemente dal proprio gruppo sanguigno. Si tratta del glutine, specialmente quando arrivi dal frumento, e del latte e di tutti i suoi derivati, alimenti problematici per il sistema immunitario e potenziali causa di diverse patologie, dall’osteoporosi ad alcuni tipi di cancro.

Mozzi suggerisce anche di controllare il consumo di frutta che, se eccessivo, porta all’accumulo di zuccheri nel sangue. Alla fine, sia che la proposta sia quella di D’Adamo sia che si tratti di quella di Mozzi, ci troviamo davanti a diete restrittive, che eliminano una grande quantità di alimenti preconfezionati e lavorati, privilegiando cibi freschi e poco manipolati. Il tutto condito da una serie di indicazioni su come e quando consumare certi alimenti, sulle combinazioni da fare e quelle assolutamente da evitare, sulla preparazione e sulla cottura dei cibi da consumare.

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I due libri di riferimento per chi sceglie di seguire la dieta del gruppo sanguigno, “La dieta del dottor Mozzi” e “L’alimentazione su misura” di Peter D’Adamo, sono testi che forniscono le linee guida generali per scegliere i cibi giusti per ogni gruppo sanguigno. Questo regime alimentare raccomanda comunque di monitorare le reazioni del proprio corpo ad ogni alimento per conoscere le proprie necessità individuali. Non esiste, infatti, una regola assoluta, perché ogni persona costituisce un mondo a sé.

Oltre ai cibi da mangiare e a quelli da evitare, per ogni gruppo sono proposti esempi di menù settimanale. Gli schemi alimentari non tengono conto della stagionalità dei cibi, quindi non devono essere seguiti alla lettera. Forniscono spunti per costruire il proprio menù sulla base delle specificità del proprio gruppo sanguigno. Almeno mezz’ora prima di fare colazione, bevi una tazza di acqua tiepida. A pranzo, non pesare gli alimenti e non contare le calorie. Mangia senza eccessi, in modo da alzarti da tavola con lo stomaco non del tutto pieno.

Evita di mangiare carboidrati a cena, a meno che tu non abbia in programma di fare attività fisica subito dopo. Consuma frutta e verdura di stagione, preferibilmente biologiche e a km zero. Privilegia alimenti possibilmente senza glutine (con poche eccezioni).

Critiche e Controindicazioni

La dieta del gruppo sanguigno ha sollevato critiche e destato perplessità legate al fatto che è un regime alimentare privo di fondamento scientifico. Vista l’infondatezza delle premesse “scientifiche” su cui si basa questa dieta potremmo aspettarci una completa assenza di lavori scientifici sul tema.

E allora perché tanti riferiscono miglioramenti impressionanti grazie alla dieta di D’Adamo o Mozzi? La risposta è semplice: si tratta in entrambe i casi di diete ipocaloriche, che riducono notevolmente il consumo di cibi trasformati ad alta densità energetica e poveri di nutrienti, aumentando invece il consumo di cibi freschi, poco trasformati, con densità energetica decisamente minore.

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In parole povere: chi segue queste diete, indipendentemente dal gruppo sanguigno e dal tipo di dieta seguita, riduce il consumo di cibo spazzatura, riduce l’apporto energetico, aumenta probabilmente il consumo di alimenti freschi, carne, pesce, verdure, facendo attenzione anche a stagionalità, preparazione e cottura dei cibi. Il fatto che una cosa funzioni, più o meno, non significa che il razionale scientifico che la sottende abbia necessariamente validità.

La dieta del gruppo sanguigno non funziona perché per i soggetti O i fagioli sono tossici e la loro eliminazione garantisce un miglior equilibrio naturale dell’organismo. I vari modelli di dieta proposti da D’Adamo o Mozzi non hanno nulla di magico. Si tratta tuttavia di modelli poco bilanciati, che prevedono eliminazioni del tutto arbitrarie, che rinforzano la pessima idea che esistano cibi buoni e cibi cattivi, che creano fobie, ansie e severe limitazioni sociali.

Un probabile candidato alla dieta del gruppo B. I gruppi sanguigni servono a classificare il sangue di un individuo secondo la presenza di certi anticorpi circolanti e di certi antigeni che invece si trovano sulla superficie dei globuli rossi. In pratica questi antigeni sono una specie di distintivo, un documento di identità, che caratterizza gli eritrociti di un individuo. Il sistema ABO è quello che ha attratto l’attenzione di D’Adamo. Si tratta di due antigeni e di due anticorpi che troviamo nel sangue umano.

I due antigeni sono l’antigene A e l’antigene B, delle strutture presenti sulla superficie dei globuli rossi. I diversi gruppi sanguigni sono dovuti alla presenza di tre diverse forme (alleli) di un singolo gene, localizzato sul braccio lungo del cromosoma 9. Il gene codifica per tre diverse varianti di un enzima che modifica la struttura degli antigeni di superficie dei globuli rossi. Nel sangue di un individuo si trovano anche degli anticorpi che hanno come bersaglio gli antigeni diversi da quelli del proprio gruppo sanguigno: un soggetto con gruppo O, privo di antigeni A e B, avrà anticorpi contro sia contro l’antigene A, sia contro quello B. Si tratta di un soggetto che può donare sangue a tutti ma può riceverlo soltanto da un altro soggetto O.

La loro funzione non è chiara ed è ancora al centro di discussioni e indagini estese. Meno misteriosa appare la loro evoluzione negli umani. L’evoluzione dei gruppi sanguigni è complessa, ma pare proprio che il gruppo ancestrale sia lo A e non lo O. Si tratta di associazioni e correlazioni suggestive che tuttavia non è facile interpretare.

Il dato rilevante è che i risultati positivi ottenuti con la dieta del gruppo A si osservavano sia per soggetti che effettivamente presentano tale gruppo sia per soggetti con gruppo sanguigno diverso. Non esiste quindi una correlazione specifica tra i benefici osservati in seguito alla dieta e il gruppo sanguigno specifico: i miglioramenti sono generali e sono del tutto indipendenti dal gruppo sanguigno del soggetto. Un duro colpo per le teorie dei due indagatori “secondo natura”.

Si tratta tuttavia di modelli poco bilanciati, che prevedono eliminazioni del tutto arbitrarie, che rinforzano la pessima idea che esistano cibi buoni e cibi cattivi, che creano fobie, ansie e severe limitazioni sociali. In definitiva la dieta del gruppo sanguigno non è altro che l’ennesima fad diet, una dieta alla moda, che dietro una barriera di pseudoscienza e di divieti più o meno arbitrari può ottenere buoni risultati grazie al trucco più vecchio del mondo: mangiare meno, mangiare alimenti freschi e scelti con cura. L’evoluzione e i gruppi sanguigni, i cacciatori-raccoglitori e i nomadi delle steppe, c’entrano poco, sono solo una ciliegina sulla torta.

Come possiamo vedere, il tipo B è quello più “capace di adattarsi” e, dunque, sono pochi i cibi che deve evitare, o meglio, sono poche le categorie di cibo a cui deve fare attenzione. Secondo D’Adamo il tipo AB rappresenta un “misto” tra i gruppi A e B in quanto è comparso circa un migliaio di anni fa (è il gruppo più recente), in Europa, a seguito della mescolanza di popolazioni diverse, nel corso delle invasioni barbariche.

Limitare o escludere il consumo di alcuni alimenti in base al gruppo sanguigno potrebbe portare a carenze potenzialmente pericolose per la salute.

La Validità Scientifica: Studi e Ricerche

Nessun risultato significativo per la dieta del gruppo B. La sequenza con cui si sono evoluti i vari gruppi sanguigni è del tutto diversa da quella ipotizzata e oltretutto la comparsa dei gruppi B e O è estremamente antica, risale a forme di ominidi che probabilmente avevano tutte abitudini di cacciatori-raccoglitori se non di frugivori, con diete quindi che nulla avevano a che fare con agricoltura, nomadismo o pastorizia.

Oltretutto va sottolineato che le lectine possono essere facilmente eliminate con l’ammollo e la cottura dei legumi, gli alimenti che ne sono più ricchi: e visto che nessuno, in genere, consuma legumi crudi, il problema pare non avere alcuna rilevanza nel mondo reale.

Il perché è presto detto: alcuni lavori hanno dimostrato che soggetti con gruppo sanguigno diverso hanno una differente suscettibilità nei confronti di alcune malattie: chi ha un gruppo O presenta un rischio minore verso alcune patologie cardiovascolari; i soggetti del gruppo B hanno un minor rischio di diabete; i soggetti con gruppo O producono una maggior quantità di acidi gastrici e sono maggiormente soggetti a ulcere, mentre i soggetti con gruppo A risultano più vulnerabili a certi tipi di cancro dello stomaco e del pancreas.

Le diete per i gruppi A, AB e O hanno dato risultati positivi sui diversi marcatori considerati: indice di massa corporea, lipidi ematici, pressione e insulina. Un’analisi ha preso in esame 1500 soggetti, che avevano seguito la dieta del gruppo sanguigno e fornito informazioni dettagliate su tutti i cibi consumati abitualmente. Le indagini mirate a valutare i rischi cardiovascolari hanno evidenziato che l’aderenza a diversi regimi alimentari era associata a differenti marcatori di pericolo.

Il basso rischio cardiometabolico riscontrato negli individui di gruppo sanguigno A non era dunque riconducibile a fattori genetici. Piuttosto a un regime alimentare protettivo per la salute. Anche la Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro conferma che non esistono studi specifici che abbiano finora dimostrato i benefici della dieta del gruppo sanguigno sulla salute. Chi, seguendola, dichiara di sentirsi meglio, verosimilmente ha modificato la sua alimentazione in modo da renderla più vicina a una dieta salutare.

Ma il gruppo sanguigno non c’entra: è un elemento importante dal punto di vista medico, ma non esiste un legame scientificamente dimostrato con l’alimentazione. I principi fondamentali della dieta del gruppo sanguigno sono estremamente distanti dalla filosofia di Melarossa, una dieta personalizzata ispirata al regime mediterraneo. L’appartenenza ad un determinato gruppo sanguigno, presupposto fondamentale della dieta del gruppo sanguigno, non entra quindi in gioco nell’elaborazione dei menù di Melarossa. Questi sono tarati sulle caratteristiche fisiche e sullo stile di vita di ogni utente.

Quindi pensati per assicurare il corretto bilanciamento dei nutrienti, in linea con le linee guida della Piramide Alimentare mediterranea. Si tratta anche di un apporto calorico commisurato al proprio fabbisogno. Per quanto alcune raccomandazioni della dieta del gruppo sanguigno siano condivisibili (ad esempio, consumare frutta e verdura), quella di Melarossa è quindi una dieta che si basa su presupposti completamente diversi. Melarossa, infatti, si pone l’obiettivo di educare alla sana alimentazione.

Conoscere il proprio gruppo sanguigno è importante dal punto di vista medico, ma non è mai stato dimostrato un legame tra uno specifico gruppo e gli effetti di determinati cibi sulla salute. Né studi specifici, né revisioni sistematiche della letteratura hanno finora dimostrato che la dieta dei gruppi sanguigni comporti benefici per la salute. In certi casi chi segue questo regime alimentare dichiara di sentirsi meglio, verosimilmente perché modifica la propria alimentazione quotidiana, rendendola più simile a quella che gli esperti considerano una dieta salutare (a prescindere dal tipo di gruppo sanguigno).

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