La Dieta del Mezzo Digiuno: Cos'è e Come Funziona

Moltissimi pazienti oggi richiedono informazioni sulla dieta da adottare per aiutare la loro guarigione. Inoltre, sono frequenti le domande relative al ruolo del digiuno terapeutico come coadiuvante nel trattamento dei tumori in generale. Qual è il ruolo di questa procedura e può apportare dei miglioramenti dello stato di salute di tutti i pazienti con patologie onco-ematologiche? Due autori illustri, il Dott. Longo e il Dott. Veronesi, hanno studiato l’argomento in modo approfondito, ma sono ancora in corso studi clinici e pertanto non sono ancora disponibili risposte definitive e univoche alla domanda che ci siamo posti.

Cos'è il Digiuno Intermittente?

Prima di analizzarne nel dettaglio le caratteristiche principali, è bene soffermarsi sulla definizione di “digiuno intermittente” (in inglese “intermittent fasting”). Questo termine racchiude in sé una moltitudine diversa di pratiche, accomunate dal principio cardine di creare un lasso di tempo di digiuno con durata tale da incidere sul bilancio calorico complessivo e sul metabolismo ormonale.

Il digiuno intermittente (Intermittent Fasting - IF) è una pratica alimentare popolare che consiste in periodi alternati di consumo dietetico illimitato e di astinenza dall’assunzione di calorie. Il digiuno ha una lunga storia, non solo come pratica nutrizionale ma anche come strumento spirituale, medico e politico. Antichi filosofi come Platone e medici come Ippocrate raccomandavano il digiuno per il benessere fisico e mentale, mentre tradizioni religiose come il Ramadan nell’Islam e lo Yom Kippur nell’Ebraismo hanno istituzionalizzato le pratiche di digiuno come mezzo di purificazione spirituale.

A grandi linee, la dieta del digiuno intermittente segue uno schema ciclico strutturato in due fasi: quella in cui è possibile mangiare, denominata “finestra alimentare”, seguita da quella in cui non si deve consumare cibo, denominata “finestra di digiuno”.

Storia del Digiuno

Come si è detto, la pratica del digiuno ha accompagnato la storia dell’uomo nei corsi dei secoli, assumendo di volta in volta caratteristiche e peculiarità diverse. Se in origine veniva principalmente associato a rituali sacrali, religiosi e di passaggio, nel tempo si è ampliato e sono stati messi a fuoco anche gli aspetti salutari del digiuno.

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Ippocrate, famoso medico dell’Antica Grecia e considerato il fondatore della moderna medicina, già più di 2500 anni fa invitava alla moderazione e in alcuni casi alla rinuncia al cibo come ricette per una buona salute.

Le prime tracce del digiuno come pratica abituale risalgono tuttavia a molto prima. Le ricerche hanno infatti portato alla luce come l’eliminazione temporanea del cibo solido sia sempre stata parte della storia umana. La pratica del digiuno era già seguita dalle popolazioni Indù, i quali più di 4000 anni fa erano soliti rinunciare al cibo nei giorni di luna piena o luna nuova.

Tipologie di Digiuno Intermittente

Ad oggi esistono diverse varianti della dieta del digiuno intermittente che si basano sull’astinenza alimentare controllata. Va premesso che qualsiasi forma di digiuno si basa su un deficit calorico. In questo periodo circolano diversi approcci per avvicinarsi al mondo del digiuno intermittente, a seconda delle caratteristiche e delle esigenze specifiche dei diversi individui.

Ecco alcuni dei principali tipi di dieta del digiuno intermittente:

  • Digiuno intermittente 16/8: uno schema giornaliero che prevede il consumo di alimenti durante una finestra di 8 ore, ad esempio dalle 12.00 alle 20.00, seguita da una fase di digiuno di 16 ore. Poiché nei fatti prevede l’eliminazione di un solo pasto, di solito la colazione o la cena, è il metodo più apprezzato per iniziare.
  • Dieta 5:2: la dieta prevede 5 giorni a settimana di normale alimentazione, seguiti da 2 giorni di limitato apporto calorico (circa 500-600 kcal).
  • Digiuno intermittente Veronesi: lo schema da seguire è un 1 giorno a settimana di semi-digiuno (è possibile consumare solo acqua, succhi e centrifugati di verdure), seguito da 6 giorni di alimentazione completa, povera di proteine e grassi ma ricca di alimenti vegetali.
  • Eat-Stop-Eat: metodo che si basa su 24 ore di digiuno per una o due volte (non consecutive) a settimana, ad esempio dalla cena di un giorno alla cena del giorno successivo.
  • Digiuno a giorni alterni: prevede l’alternanza di giorni di alimentazione a giorni di digiuno o basso apporto calorico.
  • OMAD (One Meal a Day): prevede il consumo di un solo pasto al giorno, con una finestra alimentare di circa un’ora. È una forma estrema di digiuno intermittente.
  • Metodo Warrior: prevede un periodo di digiuno di 20 ore seguito da una finestra alimentare di 4 ore, durante la quale si consumano pasti abbondanti e nutrienti.

Durante le finestre alimentari è possibile seguire l’alimentazione che più si preferisce. Benché spesso il menù di chi fa il digiuno intermittente sia basato sui principi della dieta mediterranea, che predilige il consumo di frutta, verdura, cereali, proteine magre animali (come uova, formaggi magri, carni bianche), lo schema può anche essere adattato a un’alimentazione vegetale purché sia completa e bilanciata. In ogni caso, sono sempre da evitare cibi ipercalorici, fritti, alimenti industriali, preconfezionati e alcolici. Acqua, caffè, tè e altre bevande non zuccherate o caloriche possono essere invece assunte in ogni fase della dieta.

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Il Digiuno Terapeutico Proposto dal Dott. Veronesi

Il digiuno terapeutico è la rinuncia volontaria ai cibi solidi per un periodo specifico e limitato nel tempo. Le prime 24-48 ore della terapia prevedono il digiuno completo con la sola assunzione di acqua. In questa fase (la più dura), il corpo consuma la maggior parte dello zucchero e dei trigliceridi presenti nel sangue; i livelli di glucosio vengono mantenuti progressivamente stabili dalle riserve epatiche (glicogeno), mentre l’azione motoria (consigliato il riposo assoluto) è supportata prevalentemente dalle riserve di glicogeno muscolare.

ATTENZIONE! Questa tecnica non può essere utilizzata in caso di compromissioni epatiche, diabete mellito tipo 1 o altre malattie che implicano una difficoltà metabolica importante.

L’azione metabolica ricercata dai terapisti, avviene al termine di questa prima fase, quando le riserve di glicogeno sono ridotte “all’osso”. A questo punto, il corpo inizia a bruciare prevalentemente il tessuto adiposo, con la produzione e il riversamento sanguigno di molecole chiamate chetoni. Il digiuno terapeutico viene interrotto in modo progressivo, iniziando con l’assunzione di succhi e centrifugati, poi di frullati e vegetali in pezzi, giungendo fino all’assunzione di cereali e legumi. Talvolta, nei soggetti compromessi o che assumono determinati farmaci, il digiuno terapeutico non è mai completo, ma prevede sempre l’assunzione di succhi vegetali come spremute e centrifugati per ridurre lo stato di chetoacidosi.

L’obiettivo del digiuno terapeutico è anche “affamare il tumore”: in situazioni di ‘carenza energetica’ le cellule normali entrano in “modalità protettiva” abbassando la proliferazione cellulare, al contrario, le cellule tumorali perdono questa capacità, e restano quindi sensibili al trattamento chemioterapico.

Il Digiuno Intermittente Proposto dal Dott. Longo

La dieta del digiuno intermittente, conosciuta anche come dieta «mima digiuno», prevede l’assunzione controllata di proteine (11-14%), carboidrati (42-43%) e grassi (46%), per una riduzione calorica complessiva compresa tra il 34 e il 54% rispetto all’apporto canonico.

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Sotto questa etichetta, rientrano due tipologie di dieta:

  • La dieta 5:2 prevede che per cinque giorni alla settimana si possa mangiare assumendo tutti gli alimenti, senza eccezioni. Il periodo deve essere inframezzato da due giornate (tra loro non consecutive) in cui l’approvvigionamento energetico non deve essere superiore a un quarto di quello abituale: ovvero tra 500 e 600 Kilocalorie (200-250 a colazione e 300-350 a cena).
  • La dieta del digiuno intermittente quando si concentra l’assunzione di alimenti in un periodo variabile tra 6 e 8 ore (schema 16/8). Prima dell’inizio della giornata e dopo l’ultimo pasto, viene evitato anche il più piccolo spuntino, in modo da abituare l’organismo a vivere e a «lavorare» in condizioni di riduzione della sazietà. Così facendo, si evita anche di accumulare energia sul finire della giornata, cosa che accade invece a chi è abituato a cenare molto tardi, senza avere poi il tempo di smaltire l’energia accumulata poco prima di andare a letto.

L’obiettivo di questa dieta è allungare la vita. Le evidenze più solide riguardano la preservazione di un corretto stato di salute delle cellule, a livello di tutti gli organi. Il processo è reso possibile dall’esaurimento delle riserve di glucosio e dal ricorso al grasso, come fonte energetica. Riducendo la glicemia, si riduce la risposta infiammatoria e aumenta la resistenza allo stress.

Nelle malattie ematologiche l’interazione tra digiuno e sistema immunitario potrebbe risiedere proprio in questo riposo dell’apparato digerente. La maggior parte dei contatti tra sistema immunitario e ambiente avvengono a livello intestinale e di conseguenza la minor stimolazione potrebbe determinare un “reset” dell’immunità con possibili effetti benefici (come la riduzione dell’infiammazione nelle patologie infiammatorie intestinali o nel diabete o il ripristino dell’immunità delle cellule T antitumorale).

Il digiuno intermittente secondo Veronesi ha finalità più mirate al miglioramento della terapia, cercando comunque strategie simili concettualmente, ma diverse, sulla realizzazione di una riduzione calorica per rendere più suscettibili le cellule tumorali alla terapia farmacologica. La dieta mima-digiuno di Longo potrebbe essere utile per migliorare lo stato di salute delle cellule e prevenire malattie degenerative. Potrebbe anche favorire il mantenimento della salute cerebrale e avere così un potenziale ruolo preventivo nei confronti di malattie quali l’ictus cerebrale, l’Alzheimer e il Parkinson.

Effetti del Digiuno sul Corpo

Il digiuno può essere benefico o nocivo in base ad alcuni fattori; ad esempio: durata, completezza dell’astensione alimentare o supporto nutrizionale, controllo medico, presupposti patologici per la sua applicazione ecc. Non tutte le forme di digiuno sono uguali; alcune risultano estremamente debilitanti ed immotivate, altre meno estenuanti e più razionali. Il digiuno, controllato o non controllato, terapeutico oppure no, risulta comunque molto stressante per il corpo e la mente. Tuttavia, la sua potenziale nocività dipende soprattutto dai parametri con i quali viene programmato, pertanto l’utilizzo indiscriminato su tutti i pazienti indipendentemente dal tipo e grado di malattia e dallo stato nutrizionale del paziente stesso, non può essere applicato. Un utilizzo non controllato può anche peggiorare lo stato di salute.

Se un paziente risulta candidabile ad un approccio di questo tipo, cosa possiamo aspettarci dal digiuno?

  • Produzione di chetoni: sono sostanze potenzialmente tossiche, ma con la loro azione sul sistema nervoso centrale, riducono lo stimolo della fame. In alcuni casi, i chetoni possono provocare una sensazione di benessere generalizzato. Chi propone il digiuno terapeutico afferma che questa sensazione di benessere non è imputabile solamente alla chetosi, ma anche al riposo totale del tratto gastrointestinale. La digestione dei soggetti affetti da obesità è un processo sempre impegnativo; consumando pasti molto abbondanti, poco digeribili e responsabili di picchi glicemici elevati, queste persone sono abituate a convivere con una sensazione di debolezza psico-fisica pressoché continua.
  • “Lavaggio cellulare”: l’organismo possiede vari mezzi di eliminazione delle sostanze inutili o tossiche; tra questi, la bile, le feci, le urine, il sudore, il muco, la ventilazione polmonare, i capelli, i peli, le unghie Il digiuno terapeutico consente di sfruttare questi meccanismi riducendo l’assunzione di sostanze tossiche presenti negli alimenti (ad esempio: mercurio, arsenico, piombo, diossina ed additivi alimentari). Anche questo potrebbe potenzialmente avere dei benefici sullo stato di salute generale del paziente, inducendo una migliore modulazione del sistema immunitario.
  • Ripristino della funzionalità papillare gustativa della lingua: che avviene attraverso un processo definito neuroadattamento. Questo effetto di “reset” percettivo dei gusti è molto utile per la successiva riorganizzazione della dieta (fase di mantenimento), che prevede l’utilizzo esclusivo di cibi freschi e poco conditi). In questo caso è utile per quei pazienti affetti anche da altre patologie croniche, dove il cambio di stile di vita potrebbe potenzialmente portare ad un beneficio a lungo termine o per gettare le basi di una prevenzione sulle possibili recidive.

Considerazioni Importanti

Ci sono diversi aspetti da considerare, prima di valutare l’adozione di un simile regime alimentare. Soprattutto all’inizio, poiché si verifica un drastico cambiamento delle proprie abitudini di vita, si può avere difficoltà a gestire la sensazione di fame e l’irritabilità che possono manifestarsi. Per questo motivo, come sempre quando ci si mette a dieta (in questo caso il dimagrimento non è il beneficio più rilevante), è fondamentale essere seguiti da uno specialista esperto. Questo anche perché, pur non trattandosi di un digiuno vero e proprio, un simile regime alimentare non è adatto a tutti e va in ogni caso seguito per un periodo limitato di tempo.

Tra le grandi incognite del digiuno vi è il rischio della malnutrizione, motivo per cui medici e ricercatori sconsigliano vivamente il ricorso al fai-da-te. Le alterazioni dello stato nutrizionale sono, infatti, estremamente frequenti tra i pazienti oncologici. La malnutrizione per difetto, caratterizzata dalla perdita di peso corporeo e di massa muscolare, è considerata una “malattia nella malattia” con cui convivono circa 33 milioni di persone in Europa. Essa riduce la tolleranza ai trattamenti, peggiora la qualità di vita e aumenta la mortalità.

Seppur ci siano molti ipotetici benefici su pazienti molto fragili, e in particolare nei pazienti oncologici, non ci sono dati incontrovertibili che per tutti possa andare bene e ancor meno dati sono presenti sui vantaggi nei tumori ematologici. Degli effetti del digiuno nei pazienti oncologici se ne discute da anni, senza che per questo la comunità scientifica sia giunta a un verdetto definitivo. Per ora il consiglio è una dieta antiinfiammatoria, sempre tenendo conto delle specifiche condizioni del paziente.

Il digiuno è un’arma straordinaria in prevenzione e non a caso è sempre stato praticato in tutte le culture tradizionali come strumento di depurazione. In terapia, invece, questa risorsa dovrebbe essere modulata caso per caso e mai adottata con un approccio fai da te o protocollata o standardizzata e sempre controllata da specialisti.

Dott.ssa Sara Bigliardi Medico Ematologo presso AUSL Modena Comitato di redazione FIL

Digiuno Intermittente: Domande e Risposte

Vediamo insieme le risposte alle domande più comuni sulla dieta intermittente.

Cosa mangiare nelle 8 ore del digiuno intermittente?

Non esiste una risposta univoca su cosa si debba mangiare durante il digiuno intermittente, tuttavia è possibile tenere conto di alcuni principo fondamentali:

  • Consumare alimenti ricchi di nutrienti, ad esempio frutta, verdura, cereali integrali, legumi e proteine magre. Questo tipo di alimento favorisce inoltre il senso di sazietà. Occorre, insomma, seguire le linee guida di una dieta bilanciata;
  • Controllo delle porzioni: anche durante la dieta intermittente è necessario prestare attenzione alle dimensioni delle porzioni, per evitare di eccedere con la quantità di calorie introdotte.
  • Attenzione all’idratazione: è necessario assicurarsi di bere anche durante le finestre di digiuno, per evitare di disidratarsi.

Quale pasto è meglio saltare nella dieta intermittente?

Anche in questo caso non vi è una risposta univoca: la scelta di quale pasto sia meglio saltare nel digiuno intermittente sta, ovviamente, alle esigenze e alle preferenze personali.

Quali sono gli orari migliori per il digiuno intermittente?

Anche in questo caso non esiste una risposta univoca che valga per tutti: gli orari migliori per il digiuno intermittente dipendono sostanzialmente dal proprio stile di vita e dalle proprie abitudini.

Qual è il digiuno intermittente più efficace?

In questo caso non parliamo tanto di efficacia del digiuno intermittente, quanto di semplicità nell’eseguirlo.

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