Quando parliamo di salute, è facile sentirsi come quando, salendo su un aereo, gettiamo un’occhiata nella cabina di pilotaggio. Siamo passeggeri ignari anche nel nostro corpo, ma - colpo di scena - ne siamo allo stesso tempo i piloti. Sappiamo come vogliamo sentirci. Vogliamo svegliarci con un sorriso, pieni di energia ed entusiasti per la giornata che ci attende.
Conoscere la rotta giusta, però, può rivelarsi difficile. La risposta è che bisogna partire dal glucosio, perché tra tutte le leve dell’abitacolo, è quella con l’effetto maggiore. Se i livelli di glicemia sono squilibrati, le spie si accendono e gli allarmi suonano; indicano che è necessario correggere la rotta per evitare uno schianto. Come facciamo ad agire su questa leva?
Un recente studio ha mostrato che solo il 12% degli statunitensi ha un metabolismo sano, cioè che solo il 12% di essi ha un corpo che funziona al meglio, anche per quanto riguarda i livelli di glucosio. Prima di andare avanti, è importante capire quali non sono le conclusioni da trarre da questo libro.
Studiando, ho capito che le diete estreme non apportano benefici, soprattutto perché è facile usare le etichette come dei dogmi (ci sono anche cibi vegani poco sani). Dovremmo concentrarci su uno stile di vita sostenibile, non sulla dieta, e nel piatto c'è posto per un po’ di tutto (compreso lo zucchero). Ci sono cibi che, pur non alterando la curva, non sono scelte ideali.
Ci sono altri fattori che influiscono sulla salute: il sonno, lo stress, l’attività fisica, il benessere emotivo, la qualità dell'assistenza medica e altri ancora. Punto secondo, il contesto è fondamentale. Non è possibile dire se un cibo è sano o malsano senza termini di paragone, tutto è relativo. La pasta integrale è "più sana" rispetto a quella normale, ma "meno sana" delle verdure. Come vedete, la faccenda non è così semplice.
Leggi anche: Dieta contro la carenza di ferritina
Punto terzo, tutti i consigli che leggerete sono basati su prove. Ogni grafico illustra scoperte scientifiche di cui vengono citati i riferimenti. Questi esperimenti sono stati condotti su campioni estesi, e gli esiti a cui sono giunti hanno validità statistica. Questo esempio mi serve per dimostrare gli effetti dell’attività fisica moderata dopo i pasti.
Se il nostro corpo è l’aereo e noi siamo tanto i piloti quanto i passeggeri, questi tre punti rappresentano le istruzioni di sicurezza. Adesso che sappiamo che appiattire la curva è il modo migliore per godersi il viaggio, è giunto il momento di allacciarsi le cinture: stiamo per decollare.
Il Ruolo del Pilota e le Sue Responsabilità
Il Pilota di aerei si occupa di “guidare” un velivolo nella sua rotta. Egli è una figura professionale specializzata nel pilotare uno specifico tipo di aereo, di linea, militare, trasportante merci, jet di lusso ecc. Per ogni tipo di velivolo che conduce, il Pilota di aerei deve possedere una specifica licenza. Questa dà anche la possibilità di svolgere l'attività per lavoro o per scopo ricreativo. In alcuni casi, infatti, il volo può essere anche un hobby.
Il Pilota di aerei può essere il capitano o un assistente al pilotaggio. Le sue responsabilità riguardano la comunicazione con l'equipaggio, la sicurezza e il funzionamento del velivolo, il calcolo del cherosene necessario per il tragitto, lo studio delle rotte, le manovre di decollo e atterraggio, gestire le emergenze e condurre la merce o i passeggeri a destinazione.
Percorso di Studi di un Pilota di Aerei
Il pilota di aerei deve conoscere alla perfezione le modalità di volo e la meccanica del proprio velivolo per poter gestire al meglio le manovre e anche possibili disguidi. È fondamentale che sia in grado di mettere in sicurezza l'equipaggio e i passeggeri in situazioni di emergenza, avendo una conoscenza pregressa delle manovre di sicurezza. Deve saper gestire il personale e garantire il comfort del volo per i passeggeri.
Leggi anche: Alimentazione e Disbiosi: Guida Completa
Sono inoltre fondamentali ottime condizioni di salute e preparazione fisica. È per questo che un aspirante Pilota di aerei non solo deve studiare, ma deve anche superare tutta una serie di esami teorici, pratici e medici. Per ogni Pilota di aereo esiste un percorso di formazione specifico: egli può pilotare aerei di linea, commerciali, militari, privati o ultraleggeri.
Per prima cosa, bisogna essere in ottime condizioni psicofisiche: questo verrà decretato attraverso una visita medica effettuata presso le Accademie Militari di Roma e Milano. I requisiti da superare per diventare Piloti militari sono ancora più stringenti di quelli per altre licenze. Prima di accedere ai corsi per diventare Pilota, inoltre, lo studente deve effettuare un test di ingresso di matematica e fisica, necessarie per il calcolo delle traiettorie e l'apprendimento della meccanica. Per gli aspiranti Piloti di linea è obbligatorio anche superare un test di lingue straniere.
A questo punto, chi vuole diventare Pilota militare deve accedere in Accademia e seguire i corsi di formazione teorici, le simulazioni e la pratica. I Piloti di linea, privati o commerciali, devono frequentare un corso intensivo al termine del quale viene erogata una licenza per una delle tre mansioni. Nel corso della carriera, il Pilota dovrà affrontare una serie di abilitazioni che gli permettono di aggiornarsi e pilotare diversi tipi di aereo.
Sbocchi Professionali di un Pilota di Aerei
Come già detto, un Pilota di aerei può partire da uno specifico percorso e poi decidere di ricominciare con dei corsi per acquisire delle licenze. Ovviamente ciò comporta tempo e sacrifici. Un Pilota di aerei di linea può migliorare la propria carriera entrando a far parte di compagnie aeree via via sempre più prestigiose o diventando istruttore di volo.
Per quanto riguarda, invece, la carriera militare, gli sbocchi sono maggiori: si passa da essere dei semplici Piloti sottotenenti a ufficiale delle armi o ingegnere, commissario o anche medico. Ovviamente, la qualifica si ottiene solo attraverso una laurea, un percorso formativo complementare o le esperienze nell'Esercito.
Leggi anche: Benefici di una dieta sana
La Sfida di Mantenere una Dieta Salutare per i Piloti
Portare avanti una dieta alimentare salutare è dura. Cerco sempre di mangiare il necessario, senza mai appesantirmi. Cerco di non mangiare fuori orario. Se volo tutta la notte mangio prima di decollare e poi a colazione. Cerco sempre di dormire la notte. Se atterro al mattino presto per esempio, dopo dormo per soltanto un paio d'ore. Poi durante la giornata cerco di stancarmi il più possibile (un buona idea è andare in palestra nel tardo pomeriggio) in modo da poter prendere sonno quasi subito quando vado a letto la sera.
Di diete ce ne sono tante... Il concetto di alimentazione sana si lega con "organizzazione" per quanto possibile. In effetti per i naviganti ciò se non difficile è impossibile. Al di là di tutto però, sarebbe preferibile assumere 5/6 minipasti o snack dilazionati di 3/4 ore. Qualche barretta può aiutare. Un ottimo prodotto poi, potrebbe essere la spirulina, un'alga azzurra molto nutriente, venduta in compresse, che integra l'apporto di amminoacidi e sali minerali...
In parte è vero ciò che dici...in parte il concetto di alimentazione sana io lo lego molto anche al mangiare cibi sani, freschi, e non solo con i nutrienti ben distribuiti. Le barrette sono pasti "bilanciati"...cosi come gli integratori possono essere utili...ma non possono e non devono rappresentare il fulcro della propria alimentazione...altrimenti non sarebbero "integratori". Se leggi gli ingredienti delle barrette...ne troverai "parecchi" "industriali"...cosi come in qualsiasi integratore. Lo stesso micronutriente è diverso se assunto "estratto"...o mangiato da dove è contenuto. Il punto quindi non è tappare un buco...ma mangiare 20 giorni al mese....
Ne sono convinto. Infatti un'alimentazione "normale" dovrebbe essere sufficiente ad assumere tutti i nutrienti necessari all'organismo. Il problema però è associare ad essa un "normale" stile di vita che attualmente solo parte della popolazione può permettersi. Infatti ho affermato "qualche" barretta , accettata anche ( ahimè) da molti dietisti. Può tappare un buco laddove on si possa disporre di un pasto fresco... Poi per via del prodotto industriale/chimico... Ormai il processo industriale è parte integrante del produzione di alimenti... Sia di frutta e ortaggi che di carni.
Vero...anche se ultimamente si può scegliere frutta e verdura km zero...e comunque anche se il processo industriale è presente, se l'alimento non contiene conservanti, coloranti e minchiate varie lo trovo piuttosto sano...
Esempio di Sfida Superata: La Celiachia e il Sogno di Volare
“Avevo un sogno: diventare pilota dell’Aeronautica Militare ma questa cosa mi è stata preclusa a causa della mia condizione di celiaco. Ero un ragazzo di 18 anni e ho dovuto richiudere in un cassetto il mio più grande desiderio. Ho provato davvero una grande delusione e una profonda tristezza nello scoprire che non avrei potuto far parte dell’Aeronautica proprio a causa della mia patologia. D’altronde ancora oggi noi celiaci possiamo ambire a fare carriera nei Vigili del Fuoco e nella Polizia Penitenziaria, ma non in Polizia, Carabinieri ed Esercito“.
A parlare ai microfoni dell’agenzia Dire è il 43enne Enrico Panaro, dallo scorso anno vicepresidente dell’Associazione Italiana Celiachia. Se non è riuscito a diventare pilota militare, il numero due dell’Aic ha comunque trovato la propria realizzazione lavorativa in un altro ambito. “Sono riuscito a diventare proprio un Vigile del Fuoco, una grande soddisfazione che mi porto dietro ancora oggi e che ogni giorno mi riempie il cuore di emozioni, perchè donare al prossimo è sempre un valore aggiunto e un obiettivo davvero fondamentale nella vita di ognuno di noi”.
Siamo nel 1981, Enrico Panaro ha 1 anno quando viene diagnosticato celiaco. “Ero molto piccolo e ho rischiato di morire proprio a causa del malassorbimento del cibo, perché in quegli anni questa patologia non era conosciuta. A quel tempo non pesavo nemmeno 6 chili, non riuscivo più ad assimilare alcun cibo, ero malnutrito“.
“Fortunatamente- prosegue- dopo vari ricoveri mia madre e mio padre riuscirono a capire quale fosse la malattia e risolsero la problematica con una dieta priva di glutine. Per farmi recuperare il peso ideale e le forze mia mamma mi preparava fino a 6 pasti al giorno“.
“Devo dire che adesso la mia vita è assolutamente normale, è fatta di socialità e di stare insieme alle altre persone senza avere alcuna difficoltà e senza alcuna diversità rispetto a chi non ha a che fare con questo tipo di patologia. Indubbiamente fino a 20 anni fa la condizione era molto diversa, perché non esistevano tutti quei diritti acquisiti grazie al lavoro dell’Associazione“.
“Ho ancora qualche difficoltà quando devo viaggiare all’estero per lavoro. In Francia, ad esempio, trovo difficoltà nel far capire cosa voglia dire essere celiaco e quali siano le buone metodologie per riuscire a mangiare in sicurezza. Non hanno proprio la concezione della contaminazione. Se mangiare in Francia per noi celiaci è davvero difficile, Spagna e Gran Bretagna hanno invece un livello di conoscenza davvero buono“.
“Il nostro Paese è davvero all’avanguardia, è un’eccellenza da copiare e che altri Stati dovrebbero prendere come modello. In Italia, dove sono presenti più di 4.100 locali informati direttamente dall’Associazione e che riescono a fornire un pasto idoneo e in sicurezza a tutti i celiaci, sarebbe comunque opportuno implementare sempre di più l’informazione sulle giuste e sulle buone pratiche per migliorare qualità della vita”.
In caso di difficoltà, però, Enrico Panaro porta con sè quello che, con ironia, definisce “un vero e proprio ‘kit di sicurezza’, formato da qualche snack, anche se parlando con le persone, facendo una vera e propria opera di formazione e spiegando loro la natura del problema, riesco a mangiare con i miei colleghi e a stare con loro in serenità”.
Il vicepresidente dell’Associazione Italiana Celiachia precisa poi che “chi è affetto da celiachia può contare su un buono erogato mensilmente dalla sanità pubblica. Il buono viene caricato sulla tessera sanitaria ed è chiamato a compensare la differenza di prezzo tra un prodotto normale e un prodotto per celiaci. Questa procedura ha portato a un notevole risparmio sulla spesa pubblica, perché la parte che non viene spesa non rimane nel mese successivo. Il buono viene infatti azzerato e viene rimessa la cifra che spetta per quel mese. Come Associazione ci stiamo battendo affinché tutte le regioni adottino questa tipologia di erogazione”.
“Mio figlio Gabriele, però, è avvantaggiato, per lui la celiachia è la normalità. Avendo me come riferimento non ha mai avuto difficoltà nemmeno nel dichiararsi celiaco. Diciamo che la mia presenza in casa lo ha aiutato e lui vive la sua condizione molto bene. D’altronde quando gli è stata diagnosticata la celiachia, proprio perché aveva già vissuto in casa questo tipo di problematica, mi ha detto “Papà, finalmente sono come te”, a dimostrazione che a volte la semplicità dei bambini semplifica la vita di noi adulti. In casa, comunque, mio figlio sa come comportarsi e quando va a mangiare fuori sta sempre molto attento e vive una socialità in piena serenità con gli amici”.
“Abbiamo puntato molto proprio sulla divulgazione delle notizie veritiere e sul contrasto alle tante, troppe, fake news che riguardano la celiachia- dice ancora Enrico Panaro- e che cerchiamo di sfatare proprio per dare informazioni corrette ed evitare confusione. Una su tutte quella che recita che una dieta priva di glutine faccia dimagrire. È una fake news dettata anche dal fatto che tempo fa diversi attori e attrici, soprattutto statunitensi, promuovevano questo tipo di dieta per raggiungere obiettivi di peso e legati all’estetica. Tutto questo, per noi celiaci veri, è un tipo di informazione deleteria”.
Ma dunque, se volessimo riassumerla in poche parole, com’è la vita senza glutine? “Grazie al lavoro dell’Associazione è una vita normale.