Se nella storia c'è un personaggio che merita davvero la definizione di “genio assoluto”, si parla senza dubbio del grande Leonardo Da Vinci, il celebre uomo di scienza, artista, inventore e pensatore simbolo del Rinascimento e della massima aspirazione alle scoperte e alla conoscenza umana.
Leonardo da Vinci: Un Maestro a Tutto Tondo
Architetto, scultore, pittore, scenografo, zoologo, botanico, astronomo, poeta, musicista, progettista, ottico, esperto del volo, di strumenti musicali, di idraulica, geometria, matematica, l’immenso Leonardo si è occupato molto anche del tema alimentare con una visione sana, attuale e completamente condivisibile.
Le Teorie sul Vegetarianismo di Leonardo
La celebre citazione, “Verrà il tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare, ed anche l’uccisione di un solo animale sarà considerato un grave delitto,” è stata la fiamma accesa per numerose teorie che vedono in Leonardo il primo vegetariano della storia in Italia. Nella storia e nella cultura, l’adesione di personaggi illustri a particolari abitudini di vita ha sempre suscitato interesse e ammirazione.
Tra gli esempi più significativi, spicca la figura di Leonardo da Vinci, genio rinascimentale dalle molteplici sfaccettature, la cui presunta adesione al vegetarianismo rappresenta un argomento di intensi dibattiti e speculazioni, e suscita un interesse particolare nel comprendere le abitudini alimentari di una figura così influente nella cultura occidentale.
Il suo ruolo come maestro di feste e banchetti a Firenze, Milano e Parigi lo portò a studiare le materie prime, a inventare macchine per la lavorazione degli alimenti e a riflettere sulle caratteristiche dei territori di produzione. Tuttavia, la domanda cruciale rimane: era davvero vegetariano?
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Il Codice Atlantico e le Abitudini Alimentari
“II latte fìa tolto ai piccoli figlioli delle bestie che fanno il cacio”…”O quanti fìen quegli ai quali sarà proibito il nascere! Queste brevi dichiarazioni tratte dal Codice Atlantico scritto dallo stesso Leonardo, avvalorano in alcuni la convinzione che fosse vegetariano, benché le sue metafore non risparmino anche i frutti della terra.
Sempre nel Codice Atlantico, tra appunti e disegni di anatomia, geometria e meccanica, compaiono disegni e progetti di Leonardo su attrezzi per agevolare il lavoro ai cuochi: come un macinapepe, un affetta-uova a vento, un girarrosto meccanico e un cavatappi.
Dagli scritti del Codice Atlanticosi deduce infine che Leonardo conosceva bene erbe e spezie quali lo zafferano e la curcuma, e tra le sue ricette compaiono i gamberi rossi con burrata, albicocche e menta, il risotto (una vera novità a quei tempi) con lattuga e crudo di pesce, e ancora il petto di piccione con le more.
Per finire, a Leonardo si attribuisce anche l’invenzione di una bevanda, l’ ”acquarosa”, a base di acqua di rose, zucchero, limone ed alcool.
Dubbi e Contestazioni sul Vegetarianismo
D’altra parte, altri storici, evidenziando il contesto storico e culturale dell’epoca, in cui il consumo di carne era diffuso e considerato una fonte importante di nutrimento e status sociale, sollevano dubbi su questa interpretazione, suggerendo che potrebbe essere eccessivamente semplificata e che Leonardo potrebbe in realtà non essere stato rigidamente vegetariano, e che potrebbe aver cucinato e consumato piatti a base di carne durante la sua vita.
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Sebbene Leonardo da Vinci possa essere considerato un pioniere nel contesto italiano per la sua presunta adesione al vegetarianismo, è importante riconoscere che il concetto stesso di astenersi dal consumo di carne non è una novità del Rinascimento, ma ha radici antiche che risalgono anche all’antica Roma, con figure come Seneca che hanno abbracciato il vegetarianismo per motivazioni etiche e morali.
Il Rapporto tra Leonardo e il Cibo
Non solo artista, ingegnere e inventore: Leonardo da Vinci "fu anche cuoco, maestro di cerimonie e gourmet. In ogni luogo in cui visse creò degli orti ricchi di piante aromatiche, a Milano svolse un'attività documentata di cerimoniere, si rifiutava di mangiare animali uccisi, seguiva una sorta di dieta vegetariana, ed è appurato che abbia inventato un risotto giallo", forse antesignano di quello alla milanese.
Era attento alla pulizia, gli interessava la gastronomia, ideò un girrarosto e passò un anno a decidere cosa mettere sul tavolo dell'Ultima cena, con grande irritazione dei suoi committenti".
Nel testo, che cita documenti, disegni, quadri e testimonianze dell'epoca, sono raccolte delle possibili ricette 'made in Leonardo', ma anche piatti detestati dall'artista. "Era alto 1,94 m e da giovane era un po' sovrappeso, tanto che ai tempi in cui era a bottega dal Verrocchio, e veniva preso un po' in giro, si mise a dieta. Non solo: in un testo, guardando una candela, abbozza il concetto di caloria parlando di energia che brucia", continua l'autore.
La Dieta di Leonardo: Consigli e Principi
Questa “unica” poesia scritta da Leonardo in endecasillabi è stata scoperta sul Codice Atlantico, in un museo di Roma, come nota databile fra il 1515 e il 1516, a margine di un suo disegno. Passata probabilmente inosservata tra le migliaia di scritti, a chiusura della nota la chiama “dieta” ben sapendo che questa parola in greco significa “stile di vita”.
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La consigliava ai suoi contemporanei del Rinascimento senza riduzioni di calorie, principi vegetariani o altro, ma proponendo un modo di alimentarsi, di comportarsi e di agire, ancora valido oggi dopo cinquecento anni!.
Ecco la poesia completa:
Se voi star sano, osserva questa norma:
non mangiar sanza voglia e cena leve,
mastica bene e quel che in te riceve
sia ben cotto e di semplice forma.
Chi medicina piglia, mal s’informa.
Guarti dall’ira e fuggi l’aria grieve;
su diritto sta, quando da mensa leve;
di mezzogiorno fa che tu non dorma.
El vin sia temperato, poco e spesso,
non for di pasto né a stommaco voto.
Non aspettar né indugiar il cesso.
Se fai esercizio, sia di picciol moto.
Col ventre resuppino e col capo depresso
non star, e sta coperto ben di notte.
El capo ti posa e tien la mente lieta.
Fuggi lussuria e attienti alla dieta.
Anno 1515-1516 - Codice Atlantico f. 213 verso Commento contenuto nello schizzo della Villa Belvedere per Papa Innocenzo VIII°. Milano.
Un probabile suggerimento a non mangiar fuori pasto e a limitarsi nella cena (sano e condivisibile). Vuoi forse beccarti un infarto arrabbiandoti, o intossicarti, magari fumando o frequentando ambienti insalubri? Sottoscrivo. Anche se avesse solamente voluto metterci in guardia dal tenersi lontani da situazioni litigiose. Non fare il posapiano o addirittura il fannullone. Datti da fare nella vita! Come non essere d’accordo.
Delicato invito a non stancarsi troppo ed a vivere lietamente. Qualcuno, oggi, non sarà d’accordo su questo tasto, ma vivaddio è un suggerimento a moderarsi.
Marsilio Ficino e il Biancomangiare
Prima di chiudere, una curiosità riferibile ancora al periodo rinascimentale relativa all’espressione coniata da Marsilio Ficino nel 1489 conosciuta come Biancomangiare, modernamente traducibile nel mangiare in bianco che sicuramente ciascuno di noi l’avrà ascoltata e “mal digerita” da parte del proprio medico, decine e decine di volte!
Marsilio Ficino, filosofo e alchimista diede una precisa definizione del Biancomangiare, quando nel 1489 dedicò a Lorenzo de Medici un trattato nel quale descriveva i quattro umori presenti nel corpo umano (acqua, aria, fuoco e bile nera) specificando come dal loro giusto equilibrio, secondo un’antica credenza, dipendesse un buon stato di salute.
Per cercare di sanare gli effetti della “bile nera” prodotta in eccesso da coloro che erano dediti al lavoro intellettuale, con scarsa attività fisica, effetti che causavano disturbi e patologie, si rendevano necessari rimedi per disintossicarsi, applicando salassi, utilizzando purganti e trattamenti “depurativi” oltre, chiaramente, dedicandosi ad una alimentazione adatta, appunto, come il Biancomangiare.
In questa dieta erano vietati tutti gli alimenti di colore scuro, secco, duro o bruciato mentre andavano privilegiati salutari sostanze di colore chiaro e morbido con Marsilio Ficino che prediligeva cibi lattiginosi, il cervello e il midollo di animali giovani, fino al latte di mandorla e al marzapane e il vino bianco leggero.
Mangiare in bianco significa seguire una dieta leggera, che elimini tutti i cibi che digeriamo con più fatica basandosi essenzialmente su pochi e semplici ingredienti come riso, patate, carne bianca, pesce, pasta, tutti rigorosamente senza i condimenti. E, come nel passato, l’unica cosa importante, il colore!.
Leonardo e l'Agricoltura
Secondo il dott. Alessandro Vezzosi, direttore del Museo ideale di Leonardo da Vinci, “la gastronomia è stata una disciplina che ha appassionato Leonardo, che è nato del resto in un borgo di antica tradizione rurale al centro della Toscana rinascimentale da una famiglia che era anche proprietaria di poderi che producevano grano, olio e vino“.
È certo che Leonardo possedesse una vigna. 16 pertiche (poco più di un ettaro) nel centro di Milano coltivate a Malvasia di Candia. Gliela donò Ludovico il Moro come parziale compenso per la produzione del celebre Cenacolo.
Invenzioni Culinari e Tecnologiche
Leonardo applicò la sua inventiva tecnologica anche alla cucina, progettando e migliorando metodi per l’affumicatura della carne e i famosi girarrosti. Questi ultimi sono fra le intuizioni più affascinanti del maestro che inventò vari tipi di girarrosti.
In uno dei disegni del Codice Atlantico il calore sprigionato dalla fiamma fa ruotare lo spiedo sfruttando, con un’apposita elica. Con tale sistema al crescere della fiamma cresce anche la velocità a cui gira la carne diminuendo le probabilità che questa si bruci. In un altro progetto invece inserisce nel girarrosto un meccanismo a orologeria attivato da una molla, una sorta timer d’epoca.
Le Ricette di Leonardo
Passando all’alimentazione, l’interesse di Leonardo è dimostrato dalla sua stima verso Bartolomeo Sacchi, detto Platina, autore del trattato quattrocentesco De honesta voluptate e valetudine, citato più volte nei suoi scritti.
Un’altra ricetta lasciataci da Leonardo, questa volta da assumere per il proprio piacere, è l’Acquarosa: estratto di rosa, zucchero, limone e poco alcool da lasciar macerare e poi filtrare attraverso una tela bianca e da servire fresca. Leonardo la definisce bevanda dei Turchi per l’estate.
La prova è in una frase scritta dall’India nel 1515 da Andrea Corsali, amico e conterraneo di Leonardo, non sappiamo perché da vinci abbia seguito una dieta vegetariana a Giuliano de’ Medici, committente della Gioconda: “Alcuni gentili chiamati Guzzarati non si cibano di cosa alcuna che tenga sangue, né fra essi loro consentono che si noccia ad alcuna cosa animata, come il nostro Leonardo da Vinci”.
Non sappiamo con certezza per quanto il maestro abbia seguito questa dieta e quali siano stati i motivi che lo abbiano spinto a sceglierla. Leonardo amava, studiava ed era senza dubbio affascinato dalla natura ma è probabile che non si tratti di una questione etica. Per i suoi studi anatomici infatti praticò anche la vivisezione.
Vasari era un testimone molto informato, che aveva notizie di Leonardo direttamente dai famigliari del pittore, suoi vicini di casa.
Leonardo annotava tutto: appunti di anatomia, osservazioni sui fiumi, studi di botanica. E anche pensieri sull’uomo e sugli animali. In alcuni passaggi, mostra una chiara compassione verso gli esseri viventi: “La vita è fatta dalla morte degli altri”. In un altro momento, osservando una scena di macellazione, si lascia sfuggire un commento toccante, paragonando la morte degli animali a quella di bambini strappati alle madri.
Va però ricordato che Leonardo fu anche “supervisore” di banchetti. Alla corte degli Sforza, mise a punto ingegnose macchine da cucina e si occupò dell’apparato scenico delle cene di rappresentanza. In alcuni casi, disegnò perfino spiedi girevoli e girarrosti automatici.
Siamo certi moderatamente che Leonardo da Vinci fosse vegetariano, grazie a una lettera dell’epoca.
Ecco quanto scrisse il 1 gennaio 1516:”Fra Goa e Rasigut over Carmania, vi è una terra detta Cambaia, dove l’Indo fiume entra nel mare. E’ abitata da Gentili detti Guzzarati, grandi mercatanti. Vestono parte di loro all’apostolica e parte all’uso di Turchia. Non si cibano di cosa alcuna che tenga sangue; nè fra essi loro consentono che si noccia ad alcuna cosa animata, come il nostro Leonardo Da Vinci . Vivono di risi, latte, e altri cibi inanimati”.