La dieta FODMAP è un particolare regime alimentare caratterizzato da un basso contenuto di alimenti fermentabili. La dieta FODMAP, o più correttamente Low-FODMAPs Diet, è un sistema nutrizionale che si basa sulla limitazione dei fattori dietetici maggiormente responsabili della sindrome dell’intestino irritabile.
Che cosa sono i FODMAP?
Si tratta di carboidrati a catena corta che vengono scarsamente assorbiti dall’intestino tenue. Da qui, passano quindi nell’intestino crasso, dove comincia il processo di fermentazione batterica. Inoltre, queste sostanze tendono a trattenere o richiamare acqua dalla mucosa intestinale. Dunque, di per sé, non sono alimenti dannosi.
In che cosa consiste la dieta FODMAP?
È importante sottolineare che questo tipo di regime nutrizionale è molto restrittivo e difficile da seguire. Inoltre, dal momento che vengono eliminati cibi dalle importanti proprietà nutrizionali, deve durare per brevi periodi, in modo che il microbiota intestinale non venga alterato, e non si riduca l’apporto di fibre e nutrienti.
La Dieta Low FODMAP e le MICI
La dieta low FODMAP (acronimo di Fermentable Oligosaccharides Disaccharides Monosaccharides and Polyols) è un regime alimentare che tende a ridurre la fermentazione intestinale, moderando o addirittura eliminando gli alimenti ad alta fermentazione. Questo stile alimentare è particolarmente indicato per coloro che soffrono di MICI poiché tendono a fastidiosi sintomi quali il gonfiore addominale, flatulenza, crampi. Infatti, anche in fase di remissione, quando l’infiammazione è tenuta sotto controllo dai farmaci, i pazienti affetti da una malattia infiammatoria cronica intestinale possono soffrire di spiacevoli sintomi che riducono benessere e qualità della vita.
Un aiuto a questi pazienti, secondo una ricerca del King’s College di Londra, può venire dal seguire una dieta povera di carboidrati fermentabili: una dieta “low FODMAP”. Dieta “low FODMAP” si traduce, letteralmente, in dieta “povera di oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili”. Questi sono zuccheri ad alto potere fermentativo come il fruttosio, il saccarosio, il sorbitolo, il manitano, i fruttani (che si trovano nell’aglio, nei porri, nei carciofi e nel grano) e i galatto-oligosaccaridi (in lenticchie, ceci e piselli). Un’alimentazione povera di questi zuccheri, spiegano i ricercatori, si era già dimostrata di aiuto contro la sindrome dell’intestino irritabile, ma è la prima volta che ne vengono dimostrati i benefici sui sintomi e nella qualità della vita di pazienti che convivono con una malattia infiammatoria cronica intestinale.
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Lo studio sulla dieta low FODMAP
Nel loro studio, gli scienziati londinesi hanno lavorato insieme a esperti gastroenterologi del Barts Health NHS Trust e del Guys and St Thomas' NHS Foundation Trust. Grazie a loro gli studiosi hanno coinvolto 52 pazienti affetti da una malattia infiammatoria cronica intestinale in remissione. Questi pazienti, nonostante la malattia fosse tenuta sotto controllo grazie a un trattamento farmacologico, continuavano a sperimentare fastidiosi e debilitanti sintomi intestinali.
I pazienti sono stati divisi in due gruppi: un gruppo ha seguito per quattro settimane una dieta “low FODMAP” priva anche di latticini, mentre l’altro gruppo ha seguito una dieta di controllo. Secondo i risultati, pubblicati sulla rivista Gastroenterology, il 52% dei pazienti appartenenti al primo gruppo ha riportato sollievo e minore severità dei sintomi intestinali e una maggiore qualità della vita generale.
Gli studiosi hanno anche esaminato alcuni campioni di sangue e feci dei partecipanti all’inizio e alla fine delle quattro settimane per analizzare la composizione della loro flora batterica intestinale. In questo modo hanno scoperto che una dieta “low FODMAP” contribuisce anche a ridurre la concentrazione di alcuni batteri intestinali, come i Bifidobacteria, che però sono utili a ridurre l’infiammazione. Questa diminuzione, tuttavia, non sembra aver comportato un peggioramento dell’infiammazione nei pazienti.
“Abbiamo realizzato quest’indagine per stabilire se questi sintomi intestinali comuni tra i pazienti affetti da una malattia infiammatoria cronica intestinale in remissione possano essere gestiti grazie a una dieta ‘low FODMAP’. Sicuramente questo tipo di alimentazione può rappresentare un’opzione sicura e costo-efficace”, ha dichiarato il professor Kevin Whelan del King's College di Londra, coautore dello studio.
A questo punto l’obiettivo dei ricercatori è capire quali possano essere gli effetti di una simile alimentazione sul lungo periodo e soprattutto cosa comporta la progressiva reintroduzione di questo tipo di zuccheri nella dieta.
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Efficacia della Dieta FODMAP e Ormone GLP-1
Efficace contro la sindrome dell’intestino irritabile (IBS), la dieta FODMAP assunta per un periodo di 12 settimane sembrerebbe in grado di aumentare i livelli dell’ormone intestinale GLP-1 implicato nell’insorgenza della sindrome dell’intestino irritabile (IBS), e di alleviare la sintomatologia tipica: dolore, gonfiore e diarrea. È quanto emerge da un recente studio su Frontiers in Nutrition che ha provato anche a spiegare i meccanismi che legano il cambiamento ormonale dello stato ormonale al sollievo dai sintomi.
Una dieta a basso contenuto di oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili, che caratterizzano la dieta FODMAP è stata utilizzata da ricercatori norvegesi, dell’Ospedale Universitario di Haukeland, da modello per studiare gli eventuali effetti sulla sindrome dell’intestino irritabile (IBS), condizione gastrointestinale multifattoriale largamente diffusa che riduce significativamente la qualità della vita complessiva, cui vengono riconosciuti quattro forme e sintomi predominanti: IBS con diarrea, IBS con stipsi, IBS mista e IBS non specificata. In ciascuna sindrome l’ormone intestinale peptide glucagone-simile 1 (GLP-1) è potenzialmente associato alla fisiopatologia della condizione stessa. Tale ormone viene secreto dall’intestino in risposta all’assunzione di cibo, stimolando il rilascio di insulina da parte del pancreas e la riduzione dei i livelli di glucosio nel sangue. GLP-1 contribuisce, inoltre, a ridurre l’appetito, rallentare lo svuotamento gastrico e indurre la perdita di peso.
Recenti studi evidenzierebbero che l’assunzione di carboidrati fermentabili, inclusi oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli, peggiora l’IBS, pertanto la FODMAP potrebbe rappresentare un regime dietetico ottimale.
Ha incluso 30 pazienti adulti con diarrea da moderata a grave o sindrome dell’intestino irritabile di tipo misto, che sono stati alimentati con una dieta FODMAP per 12 settimane, sotto la supervisione di un dietista qualificato, con follow-up mensili al fine di valutarne la conformità e la sicurezza, quindi l’impatto sui livelli circolanti di GLP-1 in pazienti con sindrome dell’intestino irritabile, specificatamente associata a diarrea e mista. Tutti i partecipanti sono stati valutati per gravità dei sintomi dell’IBS, livelli circolanti di GLP-1, assunzione totale di FODMAP e peso corporeo prima e dopo l’intervento dietetico.
Lo studio a braccio singolo, pre-post-intervento, senza gruppo di controllo per il confronto, sembra dimostrare una riduzione significativa nei livelli circolanti di GLP-1, con un modesto aumento da circa 3,3 pM a 3,6 pM), una importante riduzione del peso corporeo e un sensibile miglioramento dell’IBS, quindi dei sintomi gastrointestinali, specificatamente una riduzione di dolore, gonfiore e diarrea, a fronte invece di poche evidenze per variazioni su stitichezza e sazietà o di correlazione tra le cambiamenti dei livelli di GLP-1, variazioni del peso corporeo, della sindrome dell’intestino irritabile o dei sintomi gastrointestinali. Al pari, non si sarebbero osservate specifiche associazioni tra le variazioni dei livelli circolanti di GLP-1 e le variazioni della gravità dei sintomi dell’IBS, evidenziando la necessità di identificare i meccanismi sottostanti che determinano tali variazioni.
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Le variazioni osservate nei livelli di GLP-1 potrebbero essere spiegate da meccanismi chemiosensoriali nelle cellule enteroendocrine coinvolte nelle variazioni dei livelli ormonali intestinali mediate dall’assunzione di cibo. Una dieta a basso contenuto di FODMAP potrebbe, quindi, alterare l’esposizione delle cellule enteroendocrine ai metaboliti microbici intestinali, portando a una produzione anomala di GLP-1: capire i meccanismi dell’associazione tra GLP-1 FODMAP potrebbe avere importanti implicazioni terapeutiche.
Le attuali evidenze sembrano suggerire che gli analoghi del GLP-1 aiutino a ridurre il dolore e a controllare la motilità intestinale nei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile, mentre la FODMAP impatterebbe sulla motilità intestinale e sull’ipersensibilità viscerale, aspetti essenziali dell’asse cervello-intestino nell’IBS.
Restano ancora molte le criticità o gli aspetti da chiarire di questa relazione, pertanto, sarà necessario ampliare lo studio, includendo soggetti sani, per valutare una eventuale diversità dei livelli circolanti di GLP-1 tra pazienti con IBS, nei vari sottogruppi, e controlli sani favorendo così la migliore conoscenza fisiopatologica alla base di questa condizione. Inoltre sarà importante valutare in studi futuri l’impatto di altri interventi dietetici sugli ormoni enteroendocrini.
Khan U, Brønstad I, Hillestad EMR et al. Increase in circulating GLP-1 following low FODMAP diet in irritable bowel syndrome patients. Frontiers in Nutrition, 2025., Vol. 12:.
La Dieta FODMAP nello Sport
In molti sport di endurance - corsa, ciclismo, trail running e triathlon - sono frequenti problemi gastrointestinali che possono danneggiare in misura rilevante la prestazione dell'atleta. Un interessante studio valuta gli effetti di una dieta FODMAP nel ridurre o nell'eliminare questi fastidi in un gruppo di podisti dilettanti.
Quando la Dieta FODMAP non Funziona
La dieta FODMAP è molto utile nel controllo dei sintomi della Sindrome del Colon Irritabile. In un ristretto numero di casi potrebbe tuttavia non dare i risultati sperati: quando la dieta fodmap non funziona è bene valutare con attenzione tutta una serie di parametri, per individuare con precisione i fattori che creano problemi.
Importanza della Fase di Reintroduzione
La dieta FODMAP è utilizzata per ridurre i sintomi legati alla sindrome del colon irritabile. Si tratta di una dieta molto efficace ma, poiché comporta l'eliminazione di alcuni alimenti per 2-6 settimane, potrebbe determinare alterazioni nel microbiota intestinale e causare un ridotto apporto di fibre e nutrienti. La fase di reintroduzione è quindi cruciale per permettere un'alimentazione bilanciata mantenendo i vantaggi dati dalla dieta.
Come Seguire Correttamente la Dieta FODMAP
La dieta FODMAP è un protocollo proposto per controllare e ridurre i sintomi della Sindrome del Colon Irritabile: gonfiore, gas, dolori ed irregolarità del transito intestinale. Si tratta di una dieta di eliminazione che deve essere seguita dalla progressiva reintroduzione dei cibi eliminati, fase importantissima perché permette di capire quali, tra i vari alimenti testati, possono dare i maggiori fastidi.
Alimenti da Preferire e da Evitare
I Fodmap sono degli zuccheri a catena corta, e si dividono in cinque gruppi: fruttosio, lattosio, polioli, fruttani e galattani. Si trovano in tantissimi alimenti che consumiamo regolarmente, come il frumento, il grano, i latticini, la frutta e diversi vegetali.
I cibi che hanno il contenuto di Fodmap più basso sono soprattutto la frutta e la verdura, e per questo sono gli alimenti da preferire. Nella frutta, gli alimenti più indicati per una dieta senza Fodmap sono tutti gli agrumi, i mirtilli, le banane e il melone; tra le verdure si possono scegliere carote, patate, zucchine, melanzane, peperoni.
Consigli Pratici per la Dieta FODMAP
Chi ha necessità di una dieta a basso contenuto di Fodmap e ha già escluso insieme ad uno specialista patologie più importanti, deve seguire questo regime alimentare per un paio di mesi. Di solito i benefici si sentono già dopo la prima settimana, e in seguito si può pian piano reintrodurre tutti gli alimenti a più alto contenuto di Fodmap.
Il 'trucco' è reintegrare un particolare cibo alla volta, che contenga solo uno dei cinque zuccheri a catena corta, e aspettare 4-5 giorni prima di introdurre un nuovo alimento. In questo modo, dopo 4 settimane si sono già reintegrati tutti i gruppi di zuccheri e si può capire se ce n'è uno, in particolare, che scatena i disturbi.
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