Dieta Imperiale: Definizione e Significato Storico

Il termine "dieta" deriva dal basso latino dieta, a sua volta dal greco diaita, che significa "modo di vivere", e dal latino dies, "giorno". Questo termine ha assunto diversi significati nel corso della storia, spaziando dall'ambito medico a quello politico e religioso.

Dieta: Tra Medicina e Stile di Vita

Nell'antica medicina greca, la dieta era intesa come un insieme di regole che disciplinavano ogni aspetto della vita quotidiana, dall'alimentazione all'esercizio fisico, al riposo. Non si trattava di una terapia dimagrante straordinaria, ma di un ordine da osservare con diligenza per prendersi cura costante della propria vita. La concezione attuale, invece, è spesso quella di un rimedio temporaneo agli eccessi o di un regime imposto dai medici per specifiche patologie.

La vera essenza della dieta risiede nella correzione graduale delle abitudini, delle inclinazioni e dei gusti, portando a un modo di vivere sano e duraturo.

La Dieta come Assemblea Politica

Il termine "dieta" si riferisce anche a un'assemblea politica, un concilio o un parlamento che si teneva nel nord Europa in passato. Nelle diete si deliberava intorno ai più gravi interessi nazionali: la guerra e la pace, le leggi, le querele dei sudditi e, sino alla Bolla d'oro, le elezioni regie.

L'originaria partecipazione di tutti i liberi alle assemblee (diete) nazionali dei popoli germanici andò sempre più attenuandosi, sia per la troppa vastità degli stati, sia per il rallentarsi nella massa dell'interessamento alla cosa pubblica. Col dissolversi poi della società nel feudalismo, la composizione delle diete si restrinse ai grandi e piccoli feudatarî e all'alto clero.

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Alla primitiva consuetudine di convocare l'assemblea primaverile in marzo (Campi di marzo), fu in età carolingia sostituita presso i Franchi la convocazione in maggio (Campi di maggio). Questa assemblea primaverile aveva carattere eminentemente militare, partecipandovi, con i grandi ecclesiastici e laici, i liberi atti alle armi; mentre quella autunnale, costituita solo dai grandi, aveva carattere politico e giudiziario.

L'assemblea longobarda, da principio convocata irregolarmente per le questioni più gravi, da Liutprando in poi fu normalmente tenuta quasi ogni anno in primavera.

Il luogo delle diete variava, di volta in volta, a seconda della residenza del sovrano, delle direzioni delle guerre da intraprendersi, delle esigenze locali, o anche dalla maggiore o minore facilità di adunata e di vettovagliamento. Nel regno d'Italia il luogo preferito fu per lungo tempo Pavia, residenza del re, e qualche volta la corte regia di Olona, a poca distanza da Pavia.

Con l'inizio del sec. XIII le città lombarde mandarono loro rappresentanti, e le diete assunsero un carattere più propriamente nazionale.

Esempi Storici di Diete Importanti

Delle diete più antiche sono di notevole importanza quella di Aquisgrana (802), in cui Carlomagno definì quali fossero i doveri dell'imperatore, e quella di Ratisbona (805), nella quale Carlo divise l'impero fra i suoi tre figli. Ma le diete che hanno particolare rilievo sono quelle in cui si svolsero i dibattiti tra papato e impero, e tra impero e comuni, e, più tardi, le grandi imprese della Riforma.

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  • Dieta di Worms (1122): Conclusione del concordato nella prima lotta tra il papato e l'impero.
  • Dieta di Roncaglia (1158): Definizione dei diritti spettanti all'impero nei rapporti dei comuni e del papato.
  • Dieta di Norimberga (1356): Approvazione della Bolla d'oro, che stabiliva il numero degli elettori concorrenti alla nomina dell'imperatore.
  • Diete di Worms (1521), Norimberga (1523-24), Spira (1526-29), Augusta (1530 e 1548), Ratisbona (1541-46 e 1557): Tappe dell'espansione della Riforma.

Col 1663 la dieta diviene permanente in Ratisbona, mutando cosl il suo primitivo carattere; i principi dell'Impero non vi assistono più di persona, ma si fanno rappresentare da ambasciatori. Già dall'inizio del sec. XV le città partecipano alle diete per mezzo di loro rappresentanti.

La Dieta Imperiale di Augusta (1530)

La Dieta imperiale convocata dall’imperatore Carlo V ad Augusta nel 1530 aveva lo scopo di trovare una soluzione alle questioni religiose che si erano fatte pressanti; uno scisma nella Chiesa minacciava di diventare inevitabile. In altre diete imperiali degli anni precedenti, le posizioni erano già diventate chiare (ad esempio nella “Protesta di Speyr” del 1529).

Attraverso gli articoli chiarificatori della Confessione di Augusta, i riformatori cercarono inizialmente di recuperare un terreno comune con la Chiesa cattolica. Si tratta quindi di una confessione ecumenica nel suo scopo. Redatta da Filippo Melantone, il quale ha utilizzato anche materiale precedente, fra cui i 19 articoli di Schwabach, dell’ottobre del 1529 probabilmente a cura dello stesso Melantone su consiglio di Lutero; i 15 articoli di Marburgo del 1529 e gli articoli di Torgau, approvati dai teologi convocati dall’elettore Giovanni di Sassonia nel marzo 1530 per rispondere alla richiesta dell’imperatore di rendere ragione di come la fede cristiana era vissuta nei suoi territori.

Il testo venne approvato da Lutero e sottoscritto da diversi principi tedeschi. La Confessione di Augusta è, senza dubbio, la confessione di fede nella quale si riconoscono la maggior parte delle Chiese della Riforma.

Consta di 28 articoli, suddivisi in due parti. La prima (artt. I-XXI) contiene i ‘principaIi articoli della fede’ la seconda (artt. XXII-XXVIII) tratta degli “abusi che sono stati corretti”.

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Articoli Chiave della Confessione di Augusta

La Confessione di Augusta rappresenta un documento fondamentale nella storia della Riforma protestante. Ecco alcuni dei suoi articoli principali:

  1. Le chiese insegnano che il decreto del concilio di Nicea sull’unità dell’essenza divina e sulle tre persone è vero e deve essere creduto senza alcuna esitazione.
  2. Insegnano che il Verbo, cioè il Figlio di Dio, ha assunto la natura umana nel ventre della beata vergine Maria, cosicché vi sono due nature, la divina e l’umana, inseparabilmente congiunte nell’unità della persona.
  3. Insegnano che gli uomini non possono essere giustificati al cospetto di Dio in virtù delle proprie forze, dei propri meriti, delle proprie opere, ma sono giustificati gratuitamente, per opera di Cristo, mediante la fede.
  4. Perché si possa ottenere questa fede è stato istituito il ministero di insegnamento del Vangelo e di amministrazione dei sacramenti.
  5. Insegnano che una fede di quel genere deve produrre buoni frutti e che bisogna compiere le buone opere comandate da Dio perché così egli vuole, e non già perché noi confidiamo in esse alfine di meritare la giustificazione al cospetto di Dio.
  6. Insegnano che la chiesa una e santa sussisterà in perpetuo. Invero la chiesa è l’assemblea dei santi nella quale si insegna l’Evangelo nella sua purezza e si amministrano correttamente i sacramenti.
  7. Quanto al battesimo, insegnano che è necessario alla salvezza e che, mediante il battesimo, viene offerta la grazia di Dio, e che i fanciulli devono essere battezzati perché, offerti a Dio con il battesimo, essi sono accolti nella grazia di Dio.
  8. Quanto alla confessione, insegnano che l’assoluzione privata deve essere mantenuta nelle chiese, sebbene nella confessione non sia necessaria l’enumerazione di tutte le colpe (delicta).
  9. Quanto alla penitenza, insegnano che a chi cade in peccato (lapsis) dopo il battesimo può essere accordata la remissione dei peccati, in qualsiasi circostanza, purché si converta, e che la chiesa deve impartire l’assoluzione a coloro che tornano a pentirsi.
  10. Sulla funzione dei sacramenti insegnano che i sacramenti sono stati istituiti, non tanto perché siano un contrassegno distintivo della nostra professione [fede] tra gli uomini, ma piuttosto perché siano segni e testimonianze della volontà di Dio nei nostri confronti, proposti a noi per suscitare e rafforzare la fede in coloro che se ne avvalgono.

Le Diete Austriache

Portavano il nome di dieta (ted. Landtag) le assemblee provinciali (Stände) dei paesi della corona austriaca. Le basi giuridiche delle diete erano le 15 ordinanze provinciali e le ordinanze per le elezioni dietali, che furono pubblicate come allegati alla patente di febbraio del 1861; in numero di 15, sebbene fossero 16 le provincie più la città immediata dell'Impero, Trieste, perché tanto per Trieste quanto per Gorizia, Gradisca e l'Istria valevano un'unica ordinanza provinciale e un'unica ordinanza per le elezioni dietali.

Le diete consistevano di un certo numero di membri eletti e di membri di diritto. I primi erano eletti da tre classi di votanti:1. dai grandi proprietarî fondiarî o dai maggiori censiti per la Dalmazia, dove il grande possesso non esisteva; 2. dalle città, mercati, camere d'industria e di commercio; 3. dai comuni rurali. Erano membri di diritto i principi-vescovi, i vescovi e i rettori delle università.

La Croazia-Slavonia, la quale col compromesso austro-ungarico del 1867 era entrata con l'Ungheria in un rapporto di unione reale ineguale, aveva la sua dieta basata sull'ordinanza dietale del 1870, modificata in parte nel 1881 e 1883. Contava 90 deputati eletti e un certo numero di membri di diritto, prelati e magnati maggiorenni.

Le diete delle varie provincie non avevano alcun contatto fra di loro; dipendeva ciascuna direttamente dal governo centrale. Alle diete spettava di esaminare e decidere su tutte le questioni legislative non espressamente riservate al parlamento di Vienna e a quello di Budapest.

La Dieta Ecclesiastica

Il nome di Kirchentag, oltre che ad altre riunioni di ecclesiastici, spetta per eccellenza alla Dieta ecclesiastica evangelica tedesca che si riunì per la prima volta a Wittenberg nel 1848. A questa prima seguirono sino al 1872 altre sedici riunioni in diverse città della Germania.

Lotte per le Investiture

Investitura significa "mettere in possesso di una dignità". La parola, che significa genericamente immissione in una carica o in un possesso, fu termine specifico del diritto feudale, che indicò la messa in possesso del vassallo in un feudo e più precisamente la cerimonia simbolica in cui si esprimeva l'atto giuridico.

Poiché, come vedremo, feudatari furono spesso nominati anche gli ecclesiastici (in particolare vescovi e abati), grazie alla concessione di territori e di uffici da parte dei sovrani, Investitura si chiamò l'immissione nel possesso feudale di questi ecclesiastici da parte del feudatario. A questo spostamento di significato corrispose una trasformazione nel sistema di nomina dei dignitari ecclesiastici.

Già nell'Impero carolingio, ma più ancora nelle monarchie tedesca e francese, l'alto clero entrò in pieno nella gerarchia feudale e venne a costituire parte integrante e capitale dell'organizzazione politica. In particolare i re e imperatori della Casa di Sassonia (936-1024) si distinsero per le ampie concessioni di possessi e di uffici fatte ai vescovi, trasformati da essi in funzionari principali dello Stato.

Il Conflitto tra Papato e Impero

Contemporaneamente a queste concessioni i sovrani tenevano ad assicurarsi il controllo della scelta di coloro che ne godevano. Successe così che vescovi e abati vennero nominati di fatto, o anche formalmente, dal sovrano, e ricevettero da lui la conferma della loro nomina, gli prestarono il giuramento di fedeltà e l'omaggio feudale. L'immissione nella carica e nei possessi avveniva mediante la consegna del pastorale, a cui nell'XI secolo si aggiunse l'anello.

Le investiture dei dignitari ecclesiastici rispondevano a criteri temporali piuttosto che religiosi. Ne derivarono abusi e corruzioni, legate in particolare alla simonìa, vale a dire la concessione di cariche ecclesiastiche da parte del re o di altri signori dietro compensi pecuniari. In altre parole, per dirla con termini più correnti, i vescovi compravano le cariche politiche corrompendo i funzionari Imperiali.

La profonda corruzione del clero, soprattutto al di fuori dei confini della Germania, ove al contrario la Chiesa Imperiale vegliava maggiormente sulla moralità dei vescovi insigniti dell'Investitura, produsse anche "inconvenienti morali" come il matrimonio e il concubinato del clero, vietato dalle disposizioni canoniche vigenti in Occidente da molti secoli.

La Riforma Cluniacense

Nel X secolo le parrocchie si estesero anche alle campagne. I possessi monastici attirarono in massa gli uomini, che lì trovarono lavoro e la possibilità di unire le proprie forze fisiche con quelle spirituali delle comunità religiose. Anzi, l'ideale religioso dell'epoca si sposò alla perfezione con la comunità monastica, la rinuncia alla grama vita del mondo per salvare l'anima, l'umiltà e la castità.

Fu così che attorno al 950 si venne formando in Francia, particolarmente in seno a certe congregazioni monastiche della Lorena, un movimento per la riforma ecclesiastica locale, che in seguito prese il nome di riforma di Cluny. Questo movimento rivolse una particolare attenzione agli abusi introdottisi nelle nomine delle cariche vescovili. L'estirpazione della simonìa divenne uno dei postulati capitali del movimento.

Più in generale questo mirò a ripristinare le norme del diritto canonico e l'indipendenza del clero rispetto al potere temporale.

Il Sacro Romano Impero e le Lotte per le Investiture

Più o meno tutti gli storici concordano nel ritenere che il germe delle lotte per le Investiture fosse già insito nella struttura che Carlo Magno aveva dato nel IX secolo al neonato Sacro Romano Impero. Per dirla in maniera semplice, già solo la presenza del termine Sacro nella denominazione dell'entità statale alludeva ad una compenetrazione tra potere politico e religioso che inevitabilmente portò ad una commistione di interessi (e successivamente di conflitti) allorquando il sistema amministrativo divenne corrotto - quando sostanzialmente venne a mancare una figura che potesse costituire una guida forte, capace di coagulare tutte le spinte centrifughe di potere.

Il primo di questi re di Germania e nuovo Imperatore, Ottone I, risollevando nel 962 le sorti dell'Impero ormai decaduto, volle far rivivere lo spirito e la tradizione della dinastìa carolingia. Ma rispetto all'esperienza carolingia, l'Impero ottoniano non riuscì nemmeno a conservare quella sana comunione di intenti che aveva caratterizzato la collaborazione tra potere temporale dello Stato e potere spirituale della Chiesa all'epoca del primo Sacro Romano Impero.

La Chiesa e l'Impero sotto gli Ottoni

Sotto i nuovi Imperatori il papa divenne spesso una creatura senza influenza e senza prestigio quando la caratura dei pontefici non fu in grado di tener testa agli affronti Imperiali; nel caso di papi dalla grande personalità la Chiesa si pose al contrario in aperto conflitto con il potere statale. La crisi in realtà attanagliava entrambi i centri di potere.

Ma la Chiesa, attanagliata dalla crisi del papato, pur essendo inevitabilmente legata alla commistione dei poteri, trovò una speranza di rinascita nei movimenti monastici, avulsi per definizione dalla realtà corrotta della politica, riuscendo, per così dire, a risorgere dalla "base". In realtà anche il potere temporale dell'Impero aveva una sua "base" solida e meno permeata dalla corruzione: questa base era la Germania.

Là l'Imperatore era riconosciuto e generalmente accettato da tutti i prìncipi, che partecipavano attivamente alla sua elezione. La Chiesa, insieme ai vescovi, che ne decidevano le sorti e le linee guida, era sempre compartecipe delle decisioni importanti e quindi i due poteri poterono collaborare fattivamente anche sotto gli Ottoni e gli Hohenstaufen.

La Questione Italiana e la Nascita dei Comuni

Ma i problemi sorsero in seguito ai possedimenti di Italia e, successivamente, di Borgogna, laddove cioè i feudatari non erano resi compartecipi né delle elezioni degli Imperatori, né delle decisioni che andavano a pesare sul loro destino. Eppure, a ben vedere, non si poteva certo dire che gli Imperatori si occupassero esclusivamente degli interessi tedeschi, anzi, fu esattamente il contrario.

L'Impero, infatti, per quanto appartenesse al re di Germania, non privilegiò affatto quel paese. Per quanto fosse mutato nel passaggio dalla dinastìa carolingia all'avvento dei duchi di Sassonia, la sua stessa costituzione universale e transnazionale gli impedì sempre di diventare un trasferimento di poteri tedeschi sul resto del territorio.

La Debolezza Costitutiva dell'Impero

Avendo come prototipo esemplare l'antico Impero Romano, infatti, il dominio del Sacro Romano Impero tese per esigenza costitutiva ad essere denazionalizzato. Ci fu al contrario una compenetrazione profonda tra coloro che si sentirono "investiti" della missione riunificatrice imperiale, anche e soprattutto ispirata dalla fede religiosa e il fatto che la missione stessa era destinata inevitabilmente a lasciar perdere gli interessi locali, proprio perché occorreva soddisfare esigenze specifiche territoriali molto forti al di fuori del territorio tedesco.

In questa dicotomìa si inserirono gli interessi papali che compresero di sfruttare a proprio vantaggio la debolezza costitutiva dell'Impero, cioè il fatto stesso che esso si appoggiasse alla Chiesa (e per essere ancora più precisi, sui feudi episcopali) per costruire l'unità nella diversità.

Allo stesso tempo perfino in Germania, dove la figura dell'Imperatore era ancora guida incontestata, l'evoluzione della società feudale ed il possesso fondiario da parte dei prìncipi laici favorì una spinta rivolta ad ottenere una maggiore indipendenza delle istituzioni periferiche, rispetto a quelle centrali. Finché non si giunse ad un formale riconoscimento del principio dell'ereditarietà feudale da parte di Corrado II.

I Feudi Episcopali e la Crescita dei Principati Laici

Fu così che da una parte l'amministrazione Imperiale cominciò a privilegiare i feudi episcopali dei vescovi che, non avendo eredi, consentivano alla loro morte il ritorno dei feudi all'Imperatore, che li riassegnava ad altri vescovi. Per contro i prìncipi laici fecero pressioni per smembrare l'Impero in principati autonomi, un processo che in Germania ebbe dei risvolti non dissimili alla nascita dei liberi Comuni in Italia.

L'unico appoggio sul quale l'Impero poteva contare furono i vescovi, nuovi e unici alleati in questo disgregamento senza antidoti. Si comprende che la cosa poté star bene al papa finché non si crearono motivi di frizione sulle investiture stesse. Il conflitto rimase a lungo latente.

La Lotta alla Simonia e il Diritto di Investitura

È facile vedere come la lotta alla simonìa si trasformò col tempo in una lotta contro il potere Imperiale, che traeva beneficio dalla subordinazione a sé stesso delle cariche dispensate agli ecclesiastici. Ma alcuni sovrani, come Enrico II ed Enrico III esercitarono largamente il diritto d'Investitura, ma al tempo stesso combatterono la simonìa, propugnando essi stessi (prima ancora che il papa) la riforma della Chiesa.

Anzi, fu proprio Enrico III che, allo scopo di contrastare la corruzione dilagante nell'amministrazione Imperiale periferica, volle sobbarcarsi espressamente il diritto di designazione dei Papi romani, ormai considerati essi stessi alla stregua di vescovi di provincia.

Enrico III e la Depposizione dei Tre Papi

Né le cause di questo approccio alla "questione papale" era del tutto sbagliato: a Roma infatti c'erano tre papi che si contendevano il soglio di Pietro a colpi di corruzione, mentre in Francia si era ormai dato inizio alla riforma cluniacense, sostenuta essa stessa dall'Imperatore. Lo scopo era infatti, da parte Imperiale, quello di tornare alla purezza e all'ardore del sentimento religioso, assicurando la dominazione spirituale con animo più fervente e una disciplina più rigida, che l'Imperatore non poteva non auspicare.

Enrico III volle così rendere per sempre impossibile lo scandalo dei tre papi che si vendevano la tiara, troncando gli intrighi incessanti che impedivano al papato di rispondere alla sua missione. Nel sinodo di Sutri del 1046, e con la sostanziale approvazione dei riformatori cluniacensi, Enrico III discese in Italia a deporre i tre papi che si contendevano il trono papale ed elesse il vescovo di Bamberga Suidger, che divenne papa con il nome di Clemente II.

Il Papato Tedesco e la Riforma della Chiesa

Purtroppo un anno dopo questi morì e gli altri papi che gli succedettero furono come lui tedeschi, sudditi dell'Impero e imposti ai romani per volontà del sovrano (Damasco II, Leone IX e Vittore II, negli anni dal 1048 al 1057). Furono dei papi eccellenti, cluniacensi convinti che portarono avanti le riforme provenienti dalla base monastico-religiosa. E infatti sotto i papi scelti da Enrico III la corrente riformistica divenne predominante in Curia romana.

Ma restava irrisolto un problema centrale: per favorevoli che fossero i risultati, l'intervento diretto dell'Imperatore nell'elezione papale non era forse un'ingerenza diretta nel campo del diritto canonico e, per parlare francamente, un atto di simonìa? E non stiamo forse parlando proprio dell'Imperatore, che per primo aveva combattuto la simonìa come fonte di corruzione?

In sintesi, la Dieta Imperiale rappresenta un'istituzione complessa e multiforme, che ha attraversato diverse fasi storiche e ha assunto significati diversi a seconda del contesto. Dalle assemblee politiche del Sacro Romano Impero alle diete ecclesiastiche e alle lotte per le investiture, questo termine evoca un passato ricco di eventi e trasformazioni che hanno plasmato la storia europea.

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