La Dieta Mediterranea: Un Modello Alimentare Salutare Supportato da PubMed

La Dieta Mediterranea è considerata uno dei modelli alimentari più salutari, con effetti benefici dovuti all’azione sinergica dei nutrienti.

Caratteristiche Principali della Dieta Mediterranea

Il modello dietetico mediterraneo è caratterizzato dal consumo di:

  • Cereali, preferibilmente integrali
  • Legumi
  • Noci
  • Frutta e verdura
  • Carne bianca e pesce azzurro

L’olio extravergine di oliva è la fonte prevalente di grassi insaturi. Inoltre, la Dieta Mediterranea prevede il consumo di prodotti locali e della tradizione, con il rispetto della stagionalità e della biodiversità del cibo.

Benefici per la Salute

Gli alimenti della tradizione mediterranea sono considerati cibi “funzionali” con effetti positivi sulla salute e lo stato di benessere. Frutta, verdura e noci sono la fonte principale di fibre e fitochimici quali flavonoidi, fitosteroli, vitamine, terpeni, fenoli che danno protezione contro processi di tipo ossidativo favorenti la produzione di radicali liberi, dannosi per il nostro DNA. L’acido oleico contenuto nell’olio di oliva e i fitosteroli hanno un’attività antinfiammatoria, oltre che di diminuzione del colesterolo.

Inoltre, l’olio di oliva ha elevati livelli di acidi grassi monoinsaturi con effetto protettivo a livello cardiovascolare. I grani integrali tipici della cultura mediterranea sono alimenti a basso indice glicemico e sono associati a basso rischio di sviluppare diabete soprattutto di tipo due, patologie coronariche e cancro.

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Impatto sul Microbiota Intestinale

Il microbiota è ormai noto a livello scientifico essere definito un “superorganismo”: è il risultato di una eredità genetica e una complessità microbica. Quando l’omeostasi del microbiota è perturbata si instaura uno stato di disbiosi. Negli ultimi anni è venuto alla luce il concetto che una alterazione della flora intestinale rappresenta il preludio per diverse patologie quali steatosi epatica, sindrome metabolica, malattie infiammatorie intestinali. In particolar modo le abitudine alimentari possono incidere sulla varietà del microbiota intestinale e i componenti dietetici possono influenzare sia la popolazione microbica che la loro attività metabolica, già dai primi giorni di vita.

Studi Scientifici e Conferme

La salute del cuore e metabolica inizia anche a tavola: nuove conferme dallo studio ATTICA, in scena al congresso ESC 2024. Le malattie cardiovascolari pesano su tutto l’ecosistema sanitario. Sul versante nutrizione, nuovi dati su dieta mediterranea e rischio CV vengono dal congresso ESC 2024, conclusosi di recente a Londra.

In particolare, la sessione dedicata a questi temi si è incentrata sui dati dello studio ATTICA, che ha seguito per vent’anni circa 2.000 persone, inizialmente sane, valutando l’impatto del grado di aderenza a una dieta Mediterranean-type (MTD) sull’incidenza di malattie cardiovascolari. Il risultato, aggiustato per i fattori socio-economici, clinici e stile di vita, mostra come le persone più aderenti alla MTD abbiano beneficiato nel tempo di una riduzione del rischio CV pari al 68% rispetto alle persone che non seguivano per nulla la dieta mediterranea.

Oltre a questa conferma, Evangelia Damigou, ricercatrice dell’Harokopio University di Atene, ha rilasciato nuovi dati sempre ricavati dallo studio ATTICA, a relativi al ruolo degli alimenti ultraprocessati (UPF) sulla multimorbidità cardiometabolica. Si evidenzia un’associazione dose-risposta tra il consumo di UPF e l’aumento delle malattie cardiometaboliche. Più nello specifico il più basso apporto di UPF (11,8 porzioni in media alla settimana) si associa dopo 20 anni di follow-up a una multimorbilità pari al 9,5% contro il 14,7% rilevato nei partecipanti che facevano il maggior consumo di UPF (44,7 porzioni in media alla settimana).

Durante i lavori congressuali, infine, si è portata l’attenzione su uno studio uzbeko che ha evidenziato l’efficacia di una dieta a basso indice glicemico (IG) nel ridurre il rischio CV e migliorare gli outcomes dei pazienti affetti da malattia coronarica (CAD). L’indagine che ha coinvolto 156 pazienti CAD, con un’età media di 62 anni, ha dimostrato un significativo miglioramento dei biomarkers CV (colesterolo LDL, trigliceridemia e markers infiammatori) nel gruppo che si è sottoposto a una dieta a basso IG rispetto ai controlli.

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Tabella Riassuntiva degli Studi

Studio Obiettivo Risultati Principali
ATTICA Valutare l'impatto della dieta Mediterranean-type (MTD) sull'incidenza di malattie cardiovascolari. Riduzione del rischio CV del 68% nei soggetti aderenti alla MTD.
ATTICA (analisi UPF) Valutare il ruolo degli alimenti ultraprocessati (UPF) sulla multimorbidità cardiometabolica. Associazione dose-risposta tra consumo di UPF e aumento delle malattie cardiometaboliche.
Studio Uzbeko Valutare l'efficacia di una dieta a basso indice glicemico (IG) nel ridurre il rischio CV. Miglioramento dei biomarkers CV (colesterolo LDL, trigliceridemia e markers infiammatori) con dieta a basso IG.
Moli-sani Valutare l'effetto della dieta mediterranea (MD) sulla mortalità negli anziani. Aderenza alla MD associata a una riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause.

Dieta Mediterranea e Longevità

Aderire ai principi della Dieta Mediterranea fa bene a tutte le età. I risultati si basano sui dati dello studio italiano di popolazione Moli-sani relativi a un campione di 5.200 soggetti oltre i 65 anni. Sia l’analisi dei dati del solo Moli-sani e sia la metanalisi dei risultati di tutti e sette gli studi confermano l’effetto protettivo associato all’adesione alla dieta mediterranea nei confronti del rischio di mortalità per tutte le cause.

I ricercatori sottolineano però che questi risultati, in futuro, potrebbero cambiare. Infatti, la popolazione attuale adulta, ma non ancora anziana, ha abitudini alimentari molto diverse e spesso lontane dalle indicazioni del modello mediterraneo, che viene invece ancora seguito da chi ha oggi più di 65 anni.

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