Valter Longo, ricercatore italiano presso l'University of Southern California a Los Angeles (USA), è noto per aver proposto una dieta periodica che mima il digiuno. Questa dieta promette di aumentare la durata della vita umana, rallentare l'invecchiamento, rigenerare le cellule e favorire la perdita di peso [1].
Origini e Principi della Dieta Mima Digiuno
La dieta mima digiuno trae origine da numerosi studi decennali sull'effetto del digiuno o della restrizione calorica sulla sopravvivenza. Questi studi hanno coinvolto organismi unicellulari come lieviti e muffe, nonché organismi pluricellulari, dai modelli murini (topi) fino alle scimmie.
L'autore ha sviluppato questo regime basandosi su studi che mostrano come la restrizione dietetica promuova cambiamenti metabolici e cellulari che influenzano il danno ossidativo, l'infiammazione, ottimizzano il metabolismo energetico e incrementano la protezione cellulare.
Chetogenesi e Digiuno
Il digiuno induce la chetogenesi. La mancanza di glucosio come fonte energetica porta l'organismo a mobilitare le riserve di grasso del tessuto adiposo. I trigliceridi vengono scissi in acidi grassi e glicerolo, e il fegato converte gli acidi grassi in corpi chetonici, che diventano la principale fonte energetica per molti tessuti, incluso il cervello. Questi corpi chetonici sono potenti mediatori chimici con effetti significativi sul funzionamento delle cellule e degli organi.
Meccanismi Biologici Attivati dal Digiuno
Durante i periodi di digiuno o di forte restrizione calorica, si instaurano meccanismi di blocco dell'obsolescenza programmata, riducendo i fenomeni di apoptosi. Inoltre, il digiuno sembra agire come "spazzino" contro i radicali liberi dell'ossigeno. La classe di molecole delle sirtuine è coinvolta in diverse vie metaboliche che inducono l'autofagia, la risposta allo stress e vari parametri metabolici legati all'invecchiamento e allo sviluppo di malattie (es. insulina, fattore di crescita dell'insulina IGF-1 e glucosio).
Leggi anche: Dieta contro la carenza di ferritina
Studi Scientifici e Risultati
Uno studio del 2015 ha osservato che nei lieviti, l'alternanza di digiuno periodico e un medium ricco di nutrienti prolungava la durata di vita indipendentemente dai geni pro-longevità. Nei topi, la dieta mima digiuno ha aumentato l'aspettativa di vita media dell'11%, del 18% al 75% del punto di sopravvivenza e solo del 7,6% al 25% del punto di sopravvivenza, senza effetti sulla massima durata di vita [2].
In uno studio pilota su 19 partecipanti, tre cicli di 5 giorni della dieta mima digiuno alternati a 25 giorni di alimentazione normale hanno portato a una diminuzione significativa della glicemia a digiuno, dell'IGF-1, della proteina C (solo nei partecipanti con livelli elevati) e del 3% circa del peso, con un lieve aumento della percentuale di massa magra.
Uno studio del 2017 ha randomizzato 100 partecipanti sani a tre cicli di 5 giorni della dieta mima digiuno alternati a 25 giorni di alimentazione normale e a tre mesi di dieta non ristretta [3]. Dopo 3 mesi, i controlli sono stati allocati alla dieta mima digiuno e alla conclusione dello studio 71 partecipanti hanno completato tre cicli di questo regime dietetico.
I risultati indicano che nei topi questo tipo di regime dietetico produce un lieve incremento della durata media della vita, mentre negli esseri umani determina un miglioramento a breve termine di alcuni fattori di rischio di malattie non trasmissibili.
Inoltre, uno studio recente ha confrontato 4 mesi di dieta mediterranea vs 4 cicli di dieta mima-digiuno in pazienti ipertesi e con BMI elevato, mostrando l'efficacia di entrambi i regimi dietetici, ma con una perdita muscolare nella dieta mediterranea fino a 2,5 kg a un follow up a 3 mesi. Un altro studio su pazienti diabetici ha confrontato 6 cicli di mima-digiuno con 6 cicli di dieta mediterranea, non registrando alcun impatto della dieta mediterranea su emoglobina glicata o insulino-resistenza, ma con un aumento del consumo di farmaci antidiabetici e antipertensivi nel 20% dei pazienti, rispetto a una riduzione farmacologica del 79% nel regime mima-digiuno.
Leggi anche: Alimentazione e Disbiosi: Guida Completa
Sono ormai numerosi gli studi che attribuiscono un possibile ruolo al digiuno periodico nel migliorare lo stato di salute dell’organismo, attivando diffusi fenomeni di rigenerazione e rinnovamento cellulare.
Alcuni ricercatori californiani hanno esplorato, in volontari sani, gli effetti di tre cicli di una dieta mima-digiuno, ciascuno della durata di 5 giorni, alternati a 25 giorni di alimentazione normale, su parametri biologici di varia natura. I risultati dello studio hanno mostrato in particolare una riduzione significativa della resistenza all’insulina, dei marker del prediabete, e del grasso epatico; si è inoltre osservato un aumento del rapporto tra linfociti e granulociti, che si considera indicativo di un ringiovanimento del sistema immunitario.
Tabella Comparativa degli Effetti della Dieta Mima Digiuno
| Effetto | Risultati negli Studi |
|---|---|
| Durata della vita (topi) | Aumento medio dell'11-18% |
| Glicemia a digiuno (umani) | Diminuzione significativa |
| IGF-1 (umani) | Diminuzione significativa |
| Peso corporeo (umani) | Riduzione del 3% circa |
| Massa magra (umani) | Lieve aumento |
| Resistenza all'insulina (umani) | Riduzione significativa |
| Età biologica (umani) | Riduzione stimata di 2.5 anni |
Critiche e Considerazioni
Non c'è ancora uno studio scientifico che renda il dato clinicamente rilevante nella nostra specie. La cassa di risonanza mediatica ha amplificato una deriva di natura commerciale di alcune diete, compromettendo la natura scientifica del lavoro svolto finora, anticipando conclusioni che non è ancora possibile trarre.
Gli studi finora sono stati svolti con protocolli molto diversi, con regimi di restrizione calorica non ben definiti o che non tenevano conto delle necessità energetiche variabili da persona a persona. Questo rischia di indurre comportamenti di compensazione scorretti nei giorni "normali".
Rischi e Effetti Indesiderati
Il digiuno o la forte restrizione calorica possono indurre affaticamento, debolezza, cefalea, disturbi della memoria, dolori muscolari, crampi addominali e nausea. Il rischio a lungo termine è quello di andare incontro involontariamente a malnutrizione, in particolare a insufficienza di macro- e micronutrienti.
Leggi anche: Benefici di una dieta sana
L'adozione di diete fortemente ipocaloriche incrementa la preoccupazione per il cibo e il rischio di sviluppare episodi di alimentazione in eccesso e di abbuffata [4-7], favorisce l'aumento di peso a lungo termine negli individui normopeso [8] e in quelli predisposti è un fattore di rischio per lo sviluppo dei disturbi dell'alimentazione di gravità clinica [9-11]. Inoltre, la riduzione dell'assunzione proteica nelle persone sopra i 65 anni di età potrebbe accentuare il processo di sarcopenia e le sue conseguenze negative [12].
Alternative e Approcci Simili
Le diete tradizionali si basano su una restrizione calorica moderata, mirate alla perdita di peso senza intaccare le abitudini alimentari. Invece, i regimi di digiuno si dividono in due filoni: il digiuno intermittente (alternanza di giorni di digiuno completo con giorni di dieta libera) e la crono-nutrizione (limitazione del periodo di assunzione del cibo nell'arco della giornata).
Probabilmente in futuro si arriverà a capire se per l’organismo è più salutare limitare l’assunzione calorica a un arco ristretto di ore della giornata o se è più conveniente fare periodicamente un giorno intero di digiuno. I nostri ritmi di vita e l’abbondanza di cibo ci portano adesso a introdurre cibo anche nell’arco di 14-16 ore. Ridurre progressivamente questo intervallo a 12 e poi a 8 ore, tenendo conto anche del cronotipo della persona, potrebbe portare di per sé anche a una restrizione calorica, ma soprattutto potrebbe rivelarsi utile per le esigenze dell’organismo in chiave di salute e longevità. L’intervallo di ore di digiuno, pur rimanendo uguale, può essere tarato in modo diverso a seconda dei ritmi circadiani di ognuno.
Conclusioni
Appare prematuro raccomandare l'uso di questo regime alimentare per aumentare la durata di vita. È fondamentale essere seguiti da uno specialista esperto, considerando il rischio di malnutrizione e le possibili alterazioni dello stato nutrizionale, soprattutto nei pazienti oncologici.