Linee Guida per la Dieta in Pazienti con Cardiopatia Ischemica

Come possiamo migliorare la dieta per aiutare la salute del nostro cuore? Spesso però, dicono gli esperti, il cuore che fa le bizze è anche responsabilità personale: l’ipertensione arteriosa e il diabete mellito trascurati, i trigliceridi alti, il rapporto fra colesterolo ‘cattivo’ (LDL) e colesterolo 'buono' (HDL), e il fumo - che sono i peggiori nemici del cuore - dipendono anche da uno stile di vita scorretto e sregolato.

Non è solo questione di predisposizione. Età, sesso maschile e familiarità sono solo una parte di fattori (quella non modificabile) che possono influenzare l’insorgenza delle malattie cardiovascolari, prime fra tutte l’infarto del miocardio, l’angina pectoris o l’ictus. Le malattie cardiovascolari sono patologie a carico del cuore e dei vasi sanguigni.

Le cardiomiopatie, patologie che colpiscono il muscolo del cuore, modificandone la struttura e quindi la conformazione cardiaca. Le malattie cerebrovacolari rappresentano una delle principali cause di morte nel nostro paese. Inoltre, sono malattie spesso invalidanti che comportano alcune modifiche della qualità di vita.

I vasi sanguigni e gli strati interni delle pareti delle arterie diventano pian piano più spessi e irregolari, si restringono a causa del deposito e della progressiva formazione della placca aterosclerotica, i cui componenti principali sono lipidi (grassi), cellule muscolari infiammatorie e lisce, ma può anche contenere tessuto connettivo e depositi di calcio. Di conseguenza, il sangue scorre con più difficoltà. Scorrendo lentamente, si può formare un trombo o un coagulo, che può provocare un improvviso arresto del flusso sanguigno.

Alcuni di questi fattori sono modificabili attraverso cambiamenti dello stile di vita (es. l’astensione al fumo, una buona alimentazione che controlli gli apporti di grassi, sale e zuccheri, la regolare attività fisica, ecc.) o mediante l’assunzione di farmaci (prescritti dal medico), mentre su altri purtroppo non si può intervenire (età, sesso maschile, storia familiare).

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Nella maggior parte dei casi (più del 90%), l’infarto miocardico rappresenta la manifestazione più grave della cardiopatia ischemica ed è causato dall’occlusione totale di un’arteria coronaria, con l’interruzione del flusso sanguigno e mancanza d’ossigeno alla cellula, con conseguente necrosi miocardica.

Il dolore può essere localizzato al centro del petto (dietro lo sterno) o essere più diffuso anteriormente su tutto il torace. Può inoltre irradiarsi alle spalle, tra le scapole e/o alle braccia (più spesso a sinistra), o al collo, alla mandibola, alla schiena, o all’epigastrio (la parte alta dell’addome).

Linee Guida Alimentari per la Protezione del Cuore

Non c’è una dieta ad hoc in caso di convalescenza da malattia cardiaca, ma esistono invece delle buone regole alimentari, da mettere in pratica con regolarità e costanza, che aiutano a proteggere o a controllare il rischio di malattia. Non esiste una dieta specifica per chi è reduce da un evento cardiaco come l’infarto miocardico o soffre o ha sofferto di angina pectoris. Tuttavia, è importante cercare di mangiare in modo equilibrato seguendo un regime alimentare che assicuri un corretto apporto di grassi, di proteine, di carboidrati e che preveda l’astensione dalle bevande alcoliche.

La dieta mediterranea, che privilegia il consumo di acidi grassi monoinsaturi (come quelli dell’olio di oliva) e omega 3 (come quelli del pesce o delle noci), è stata associata alla riduzione del rischio cardiovascolare. Cucinare senza grassi aggiunti. Sale. È buona regola ridurre quello aggiunto alle pietanze durante e dopo la loro cottura ed evitare il consumo di alimenti che naturalmente ne contengono elevate quantità.

Le fonti alimentari di sodio sono rappresentate non solo dal sale (cloruro di sodio) aggiunto nella cucina casalinga, nei consumi fuori casa (es. Pane e prodotti da forno quali cracker, grissini, cereali da prima colazione. Tra i prodotti trasformati, la principale fonte di sale nella nostra alimentazione abituale è rappresentata proprio dai derivati dei cereali.

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Alimenti Consigliati e da Evitare

  • Verdure: Verdure di stagione, crude e cotte, da assumere in porzioni abbondanti. Possono essere lessate, cotte al vapore o al forno.
  • Frutta: Frutta, circa due-tre frutti di medie dimensioni al giorno per il loro contenuto di sali minerali, vitamine ed antiossidanti. La frutta andrebbe consumata con la buccia (se commestibile e ben lavata).
  • Pesce: Pesce (fresco o surgelato), privilegiare il pesce azzurro (es.
  • Legumi: Legumi (ceci, fagioli, piselli, fave, ecc.), in quanto sono un’importante fonte di proteine vegetali e possono pertanto essere considerati dei veri e propri secondi piatti. Si consiglia di consumarli in associazione ai cereali componendo così dei piatti unici (es.
  • Carne: Carne, preferendo quella bianca (pollo, tacchino, coniglio) proveniente da tagli magri e che sia privata del grasso visibile.
  • Formaggi: Formaggi freschi come ricotta, stracchino, mozzarella, crescenza, ecc., consumandoli in alternativa al secondo piatto.

È possibile consumare giornalmente Grana Padano DOP grattugiato per insaporire pasta, riso e vellutate di verdure al posto del sale. Questo formaggio è un concentrato di latte, ma meno grasso del latte intero con cui è fatto, perché parzialmente decremato durante la lavorazione.

È importante cercare di mangiare con moderazione rispettando i cinque pasti giornalieri: colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena. Ridurre il consumo di sale. Preferire cotture al vapore, ai ferri, alla griglia e al cartoccio per carni e pesci; a lesso, al vapore o al forno per le verdure.

Sale. I livelli di assunzione non dovrebbero superare i 5 g al giorno (un cucchiaino). Ridurre quello aggiunto alle pietanze durante e dopo la loro cottura ed evitare il consumo di alimenti che naturalmente ne contengono elevate quantità (es. acciughe sott’olio, olive in scatola, capperi sotto sale, etc.). Bisogna ricordare che il sale è presente anche nei prodotti industriali ed artigianali, poiché viene utilizzato per la preparazione e conservazione dei cibi.

Al posto del sale si possono usare liberamente spezie ed erbe aromatiche, oppure un cucchiaio (10 g) di Grana Padano DOP grattugiato. Questo formaggio è un concentrato di latte, ma meno grasso di quello intero con cui è prodotto inizialmente, perché viene parzialmente decremato durante la lavorazione.

Formaggi ad alto contenuto in grassi e sale, come pecorino, feta e formaggi fusi. Carne, sia rossa che bianca (bovina, ovina e suina). Il pollame è da consumare senza pelle, in quanto è la parte più ricca di colesterolo.

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Cibi tipici da fast food o junk food (es: bacon e patatine fritte, crocchette di pollo fritte, crocchette di formaggio fuso fritte, etc.) poiché in questi alimenti vi possono essere elevate concentrazioni di grassi trans formatisi durante la cottura (croccante o frittura con superamento del punto di fumo, irrancidimento, etc.) che, se assunti in eccesso, aumentano il rischio di sviluppare infarti e altre malattie cardiovascolari.

Consigli Aggiuntivi

In caso di sovrappeso o obesità, si raccomanda la riduzione del peso e del “girovita”, ossia la circonferenza addominale, indicatrice della quantità di grasso depositata a livello viscerale. Valori di circonferenza vita superiori a 94 cm nell'uomo e ad 80 cm nella donna si associano ad un rischio cardiovascolare “moderato"; valori superiori a 102 cm nell'uomo e ad 88 cm nella donna sono associati ad un "rischio elevato".

Evitare le diete “fai da te”. Rendere lo stile di vita più attivo (abbandona la sedentarietà! Non fumare: il fumo aumenta il rischio di ipertensione arteriosa e anche il rischio di infarto cardiaco, ictus cerebrale e altre malattie delle arterie.

Se si è in terapia con anticoagulanti potrebbe esservi consigliato di prestare attenzione agli alimenti ricchi di vitamina K (broccolo, cavolo, verza, crauti, cavolfiore, lattuga, insalate, cavolini di Bruxelles, soia, maionese, fegato bovino, tè verde, lenticchie, spinaci, prezzemolo). Questo perché la vitamina K svolge una blanda azione coagulante che potrebbe contrastare l’azione dei farmaci. Durante la terapia anticoagulante (farmaci Coumadin o Sintrom) è importante non eccedere con l’apporto della vitamina K, la quale contrasta l’efficacia di questi medicinali.

Gli alimenti ricchi in vitamina K sono broccoli, cavolo, verza, crauti, cavolfiore, lattuga, insalate, cavolini di Bruxelles, soia, maionese, fegato bovino, tè verde, lenticchie, spinaci e prezzemolo: limitare il consumo di questi alimenti.

Dopo un infarto, la terapia farmacologica può ridurre fino al 20% circa le recidive, ma le modificazioni dello stile di vita e idonee abitudini alimentari rappresentano uno dei capisaldi per la prevenzione secondaria dell’infarto del miocardio, ossia la riduzione del rischio di complicanze dopo l’infarto, ma anche del rischio di un secondo infarto. È perciò importantissimo che i pazienti si attengano alla terapia farmacologica prescritta dal medico curante per controllare i fattori di rischio quali colesterolo, pressione arteriosa, frequenza cardiaca, compenso glicometabolico.

Spesso i valori ottimali in questi pazienti sono più bassi rispetto a quelli definiti per la popolazione generale, in particolare il colesterolo LDL. Infatti, la ESC (Società Europea di Cardiologia) nel 2019 ha rivisto le linee guida per il post evento, consigliando di portare i livelli di colesterolo LDL sotto la soglia di 55 mg/dl.

Attività Fisica e Benessere Psicologico

Attività fisica, da definire con il medico curate e/o lo specialista, facendo particolare attenzione a un programma graduale nelle 3-6 settimane successive alla dimissione dopo un episodio cardiaco, e alla presenza di concomitanti patologie. Durante il periodo riabilitativo si deve insegnare al paziente una modificazione dello stile di vita oltre all’ottimizzazione della terapia farmacologica.

I pazienti che fanno attività fisica - ovviamente osservando le opportune e personalizzate indicazioni mediche in merito - beneficiano di un follow-up migliore; se la patologia è stabilizzata, inoltre, si riducono i rischi di instabilità e si salvaguardano i risultati ottenuti, prevenendo eventuali eventi avversi futuri.

La stratificazione del rischio si basa su dati clinici. Un test da sforzo e un ecocardiogramma sono raccomandati per un programma di esercizio fisico, per documentare l’eventuale ischemia residua ed essere a conoscenza della funzione ventricolare. La capacità funzionale dovrebbe essere valutata prima e dopo il completamento del programma di esercizio fisico utilizzando metodiche valide e affidabili.

Per la maggior parte dei pazienti è raccomandato l’esercizio fisico di tipo aerobico, di intensità bassa o moderata, adattato al diverso livello di capacità fisica di ciascuno come la camminata, il nuoto, il giardinaggio. L’intensità dell’esercizio fisico dovrebbe essere monitorata e regolata dalla percezione dello sforzo del paziente cardiopatico usando la scala di Borg o attraverso il monitoraggio della frequenza cardiaca (i pazienti possono effettuare anche un’autoregolazione dell’intensità dello sforzo).

I pazienti cardiopatici a rischio basso o moderato possono intraprendere anche un allenamento di resistenza che può precedere quello di tipo aerobico. Lo screening per l’ansia e la depressione dovrebbe avvenire all’ inizio della riabilitazione e a 6-12 mesi dall’evento acuto. Lo stress ha un forte impatto sulla nostra salute fisica e mentale, soprattutto se cronico. Rivolgersi a uno specialista (un neurologo o uno psicologo, ad esempio), può aiutare a valutare il proprio livello di stress. Cercare di eliminare le fonti di stress è certamente il primo passo.

Grassi Saturi e Cardiopatia Ischemica

Fin dagli anni ’60 le linee guida per la prevenzione della cardiopatia ischemica hanno sottolineato l’importanza di ridurre nella dieta il consumo di acidi grassi saturi. I grassi saturi infatti aumentano i livelli di colesterolo LDL nel sangue e quindi il rischio di aterosclerosi delle arterie coronarie. In verità vi sono sì studi che evidenziano tale associazione, ma ve ne sono altri, incluse alcune meta analisi, che non confermano tale legame.

Non vi è una risposta semplice per una questione così complessa. Non si possono liquidare i grassi saturi come buoni o cattivi. Non possiedono doppi legami nella catena di atomi di carbonio e sono in prevalenza di origine animale. In realtà hanno un’attività biologica complicata. Se è vero che aumentano i livelli di colesterolo LDL, essi modificano anche le dimensioni delle particelle, agiscono su colesterolo HDL e trigliceridi.

Hanno due o più doppi legami e sono classificati come omega-6 o omega-3 in relazione alla posizione del primo doppio legame. Ne fanno parte gli omega-6 di origine vegetale (ad es. La domanda non è peregrina poiché vi sono sempre maggiori evidenze che i grassi saturi presenti nei derivati del latte non aumentano il rischio cardiovascolare e anzi possono addirittura promuovere un profilo metabolico più favorevole.

Sono questi i risultati del MESA study condotto su più di 5000 adulti seguiti per 10 anni nelle loro abitudini alimentari. Un introito elevato di acidi grassi saturi presenti nella carne è risultato associato ad un incremento del rischio cardiovascolare mentre al contrario questa associazione non è stata documentata per i grassi presenti nei prodotti caseari.

La riduzione dell’introito di grassi con la dieta implica la sostituzione con altri macronutrienti. Nella storia dei trial di intervento condotti con modificazione della dieta vi sono numerosi fallimenti. Dall’analisi di trials controllati è stimato che per ogni 1% di energia proveniente da acidi grassi saturi sostituita da 1% di energia proveniente da carboidrati, grassi monoinsaturi o polinsaturi i livelli di colesterolo LDL sono progressivamente scesi di 1.2, 1.3 e 1.8 mg/dL rispettivamente.

Presi questi dati complessivamente il decano della Friedman School of Nutrition Science and Policy di Boston, Dr Mozaffarian dice che “..i grassi polinsaturi hanno un effetto benefico, i monoinsaturi hanno un effetto favorevole sul profilo lipidico ma non è chiaro se si traduca in una riduzione della cardiopatia ischemica.

Risulta importante, quindi, seguire scrupolosamente quanto prescritto dal medico in termini di scelta degli alimenti e loro preparazione. L'utilizzo di sale iposodico ha un significato nutrizionale solo nel caso in cui venga utilizzato nell'identica quantità (o inferiore) del sale tradizionale. Abbiamo già visto che la dieta iposodica nel post infarto assume un ruolo preventivo-curativo nei confronti della ritenzione idrosalina e dell'ipertensione arteriosa.

D'altro canto, la sensibilità al sodio e la conseguente predisposizione all'ipertensione arteriosa è soggettiva. Esistono infatti delle forme di ipertensione, dette sodio-sensibili, nelle quali l'esubero di questo minerale è fortemente nocivo, e delle altre che subiscono meno negativamente tale effetto. Qualora si dimostri eccessivamente sgradevole, potrebbe essere consigliato accontentarsi di una diminuzione parziale del sodio complessivo, privilegiando invece l'aspetto dimagrante della terapia.

Grassi “cattivi”: particolare attenzione dovrebbe essere posta nel limitare l'apporto di colesterolo e acidi grassi saturi, idrogenati e in conformazione trans. I grassi saturi si trovano in elevate quantità nei lipidi solidi a temperatura ambiente, come quelli della carne (tagli grassi come il lardo e la pancetta), del burro, dei formaggi grassi e di certi oli tropicali (palma, palmisto ecc). Il colesterolo è presente soltanto negli alimenti di origine animale, come i suddetti, il tuorlo d'uovo, le frattaglie, i crostacei e certi molluschi.

Grassi “buoni”: in almeno tre occasioni settimanali è importante sostituire la carne con i legumi e con il pesce. Quest'ultimo - specialmente quello azzurro del mediterraneo, il merluzzo e il salmone - è ricco dei famosi acidi grassi omega tre, che hanno un effetto protettivo sulle malattie cardiovascolari. Altri acidi grassi essenziali omega 3 e alcuni omega 6 (anch'essi, nelle giuste quantità, benefici per le patologie metaboliche) abbondano in certi semi oleosi e oli che se ne ricavano (olio di kiwi, di noce, di canapa, di lino ecc).

Da non sottovalutare l'importanza delle lecitine (contenute principalmente nei legumi e nel tuorlo d'uovo - che tuttavia è anche ricco di colesterolo), utili per diminuire i valori di colesterolo ematico. Il magnesio è meno abbondante nella dieta e le fonti nutrizionali più rilevanti sono i cereali integrali e le leguminose (III e IV gruppo fondamentale degli alimenti); questo minerale non manca poi nella frutta, nella verdura e nei semi oleosi.

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