La colite microscopica è una malattia infiammatoria cronica intestinale che si manifesta con episodi di diarrea acquosa e dolore alla pancia. Insieme alla colite collagenosa, la colite linfocitica è un tipo di colite microscopica. I soggetti maggiormente colpiti sono gli over 65 e le donne in menopausa. La colite linfocitica provoca gonfiore dei tessuti dando origine a dolori crampiformi all’addome.
Per chi soffre di colite, l'alimentazione gioca un ruolo cruciale nella gestione dei sintomi. Non esiste una dieta universale, poiché la risposta agli alimenti varia da persona a persona. Tuttavia, ci sono linee guida generali e alimenti specifici che possono aiutare ad alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita.
Sintomi della Colite
I sintomi della colite sono molti e variano tra le diverse forme patologiche. Alcuni dei sintomi più comuni includono:
- Sintomi intestinali: dolore, fastidio, borborigmi, distensione addominale, dolore all'ano ed al perineo legati ad alterazione dell'alvo (frequenza di evacuazione) e modificazioni della consistenza fecale con presenza di muco.
- Altri sintomi del tubo digerente: alitosi, pirosi (bruciore in gola) e sapore sgradevole di amaro legati alla pressione dell'intestino contro lo stomaco, con conseguente reflusso gastro-esofageo, nausea, vomito, sazietà precoce e mal di stomaco.
- Sintomi uro-genitali: urgenza di urinare, nicturia (urgenza di urinare durante la notte), o senso di incompleto e/o difficoltoso svuotamento della vescica.
- Sintomi generali: cefalea, dolori muscolari e tendinei, stanchezza cronica e sonnolenza, vertigini, neuro-dermatite, ansia, depressione ed ipocondria legata ai disturbi generali.
- Perdita di appetito e calo ponderale associato.
Linee Guida Generali per la Dieta nella Colite
La dieta per la colite DEVE garantire un apporto di fibra alimentare di circa 30g al giorno, tuttavia, sarebbe anche opportuno stilare una terapia alimentare personalizzata, tenendo in considerazione la suscettibilità del malato affetto da colite.
Prediligere preparazioni semplici e cucinare senza aggiungere grassi. Evitare un’alimentazione sbilanciata, con un consumo eccessivo di grassi, proteine e povera o priva di carboidrati. In generale vanno preferiti i metodi di cottura al vapore, la pentola a pressione, il cotto al vapore ed i bolliti. La preferenza va poi a piatti semplici e non elaborati; da evitare grassi in eccesso e fritture.
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Può essere utile bere un po’ più del normale, per compensare episodi diarroici. I liquidi introdotti non devono essere né troppo caldi né troppo freddi. Si ricorda inoltre di evitare eccessi alimentari e si consiglia di consumare piccoli pasti, ripartendoli nel corso della giornata. È importante masticare i cibi lentamente e accuratamente, perché ciò favorisce il processo digestivo.
Rendere lo stile di vita più attivo (abbandona la sedentarietà! Praticare attività fisica almeno tre volte alla settimana (minimo 150 minuti, ottimali 300).
Alimenti Consigliati
Tra gli alimenti consigliati ricordiamo:
- Avena, orzo (con moderazione nel morbo di Crohn, ma vietati in quello di tipo stenosante).
- Carni bianche o rosse magre, preferibilmente cucinate tramite cottura ai ferri o cottura al vapore.
- Formaggi a pasta cotta, cioè quelli in cui la temperatura di cottura è superiore a quella di formazione della cagliata, mentre quelli a pasta cruda non subiscono nessun trattamento termico.
- Pane tostato, cracker, fette biscottate, grissini.
- Pesci magri lessi.
- Prosciutto sgrassato (sia crudo che cotto).
- Verdure a foglia morbida nelle fasi quiescenti di malattia: carote, insalata (lattuga morbida, gallinella), zucchine lesse (con moderazione nel Crohn).
- Yogurt magro e alimenti probiotici in genere (quando non vi sia intolleranza al lattosio).
Inoltre:
- Pesce (fresco o surgelato).
- Carne (scegliere tagli magli e senza grasso visibile): manzo, vitello, vitellone, pollo, coniglio, tacchino, lonza di maiale e cavallo.
- Formaggi stagionati come il Grana Padano DOP, che non contiene lattosio e può essere un ottimo sostituto di un secondo piatto a base di carne o uova. Questo formaggio può anche essere consumato giornalmente grattugiato (un cucchiaio, 10 grammi) per insaporire i primi piatti, minestre o i passati di verdura.
- Frutta. Consumare circa 2-3 frutti di medie dimensioni al giorno, a seconda della tollerabilità, preferibilmente con la buccia (se commestibile e ben lavata).
- Verdure. Le fibre permettono una buona contrazione dell’intestino (peristalsi), favorendo quindi il transito intestinale.
Alimenti da Evitare o Limitare
Tra gli alimenti da limitare o evitare, in quanto, di solito, peggiorano i sintomi della malattia infiammatoria cronica intestinale, abbiamo:
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- Alcolici e superalcolici e bibite gassate.
- Cacao e cioccolato.
- Caffè, tè, Coca Cola e bevande contenenti caffeina (si può invece consumare il caffè decaffeinato e il tè deteinato).
- Carni grasse.
- Curry, noce moscata, pepe, peperoncino.
- Formaggi fermentati e grassi.
- Fritture.
- Insaccati.
- Lardo, strutto.
- Pasticceria elaborata.
- Spezie.
È opportuno limitare inoltre il consumo di verdure e alimenti ricchi di fibre, soprattutto nella malattia di Crohn:
- Asparagi, barbabietola, cavolfiore, cavolo, cipolla, fagioli, pomodori, porro, rabarbaro, spinaci.
- Frutta (se ne deve fare un uso moderato, preferendo gli agrumi e le banane; ci si ricordi poi che la frutta deve essere sbucciata; unica eccezione è l’ananas, preferibilmente assunto come succo: la bromelina in esso contenuto ha effetto anti-infiammatorio).
- Latte e latticini (eliminarli o moderarne drasticamente il consumo).
- Pane fresco integrale.
- Pesci grassi, crostacei e molluschi e uova.
Limitare il consumo di fibre, poiché frutta, verdure e alimenti integrali possono peggiorare l’infiammazione e, nel Crohn, soprattutto se del tipo stenosante, rischiare sub-occlusioni.
Dieta a Basso Contenuto di FODMAP
Per chi soffre di IBS può essere davvero difficile decidere cosa mangiare. Solitamente le persone con il tempo imparano a capire cosa provoca loro i sintomi e cosa è innocuo, ma molto dipende anche da se la persona sta vivendo la fase acuta della malattia o quella di remissione. Nel primo caso, anche alimenti che solitamente non danno fastidio provocheranno i sintomi.
Tendenzialmente a chi soffre di IBS si tende a consigliare un regime alimentare “LOW FODMAPs”, ovvero a basso contenuto di Oligo e Monosaccaridi Fermentabili e Polioli, sostanze presenti negli alimenti che vengono facilmente fermentate dal nostro microbiota, producendo, tra le altre cose, gas. La dieta a basso contenuto di FODMAP (oligosaccaridi fermentabili, disaccaridi, monosaccaridi e polioli) limita i carboidrati alimentari a catena corta, scarsamente assorbiti nell’intestino tenue e fermentati nel grande intestino.
Solitamente a dare particolari problemi sono i legumi, la verdura e la frutta. Questi alimenti, infatti, contengono fibra che nell’intestino viene fermentata. Questo vuol dire che chi soffre di Sindrome dell’Intestino Irritabile non può mangiare legumi, frutta e verdura? No, bastano alcune accortezze:preferire i legumi decorticati, ovvero provi di buccia, perché è lì che si trova la fibra insolubile;preferire i tipi di frutta e verdura più tollerati.
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La tolleranza agli alimenti, soprattutto di fronte a questo tipo di problematiche, è molto soggettiva: ciascuno risponde diversamente, non c’è una regola fissa per tutti. Solitamente tuttavia, i tipi di frutta e verdura più facilmente tollerati sono: zucchine, valeriana, fagiolini, cetrioli, arancia, mandarino, kiwi, uva. La frutta in particolare può essere un problema per il suo contenuto di fruttosio, così come il miele.
Probiotici e Prebiotici
Inoltre, studi recenti hanno dimostrato i benefici nell’uso di probiotici e prebiotici in persone affette da Sindrome dell’intestino irritabile. I probiotici sono microrganismi viventi (Lattobacilli e Bifidobatteri) che possono portare ad una riduzione della produzione di gas e quindi ad un miglioramento dei sintomi gastrointestinali (es: dolore addominale).
I prebiotici e simbiotici (prebiotico+probiotico) sono invece utili sia nella prevenzione (favoriscono la salute dell’intestino), che nel trattamento della malattia: un’assunzione costante aiuta a ritrovare la regolarità e l'equilibrio della flora intestinale. La loro dose giornaliera però deve essere valutata correttamente perché una quantità eccessiva potrebbe provocare l'insorgenza o l'aggravarsi della sintomatologia.
Tipi di Colite
Esistono diversi tipi di colite, classificati per causa:
- Colite pseudo-membranosa: simile alla colite ischemica; si osservano membrane e lesioni apicali fibro-purulente
- Colite amebica: amebe presenti nelle feci; ulcere focali simili alla colite ulcerosa
- Proctite gonococcica: batteri patogeni "cocchi" o "gram positivi"; dolore e granulosità rettale con produzione di pus.
- Colite infettiva: Virus, batteri e parassiti possono causare colite infettiva.
- Colite ulcerosa: provoca infiammazione cronica e ulcere nel rivestimento più interno del colon e del retto.
- Colite allergica: più comune nei bambini rispetto agli adulti e può essere temporanea.
- Colite eosinofila: simile alla colite allergica. Quando si verifica in un bambino, di solito si risolve nella prima infanzia.
- Colite microscopica: può essere vista solo attraverso un microscopio.
La colite linfocitica e la celiachia condividono molte manifestazioni cliniche. Per alleviare la sintomatologia, soprattutto in caso di comparsa di fenomeni diarroici, è consigliato ricorrere a cure naturali specifiche per la colite.
Trattamento con Acidi Grassi a Catena Corta (AGCC)
In base ad alcuni studi sperimentali effettuati nel ratto, un buon trattamento contro la rettocolite ulcerosa è rappresentato dalla somministrazione rettale di acidi grassi a catena corta (AGCC), in particolare di acido butirrico. Pare che questo genere di terapia migliori l'infiammazione e promuova la ricostruzione della mucosa gastrica mediante lo stimolo della transglutaminasi (enzima) che reagisce assemblando più collagene e fibronectina quali componenti della matrice cellulare (D'Argenio, 1994-1996); il trattamento con butirrato si è rivelato efficace anche nella prevenzione della complicanza più spiacevole della rettocolite ulcerosa, ovvero il tumore del colon (D'Argenio e Mazzacca, 1999).
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