Quando si affrontano condizioni come l'insufficienza renale e l'anemia, l'alimentazione gioca un ruolo cruciale nel gestire i sintomi e migliorare la qualità della vita. È fondamentale seguire una dieta specifica che tenga conto delle esigenze del corpo e delle limitazioni imposte dalle patologie.
Insufficienza Renale: Principi Fondamentali della Dieta
Innanzitutto, è opportuno precisare che, in caso di malfunzionamento dei reni, è fondamentale rivolgersi a uno specialista. Il nefrologo potrebbe invitare al consulto con un nutrizionista. No alle diete fai da te o quelle disponibili on line. Si tratta di una condizione medica che indica il malfunzionamento dei reni. La funzionalità ridotta comporta l’accumulo di scorie e sostanze nocive nel sangue, che non vengono filtrate in maniera corretta ed espulse attraverso l’urina.
Per chi non ha un funzionamento perfetto dei reni, la dieta è fondamentale. Una corretta alimentazione per questa patologia prevede un’assunzione limitata di proteine, sodio, potassio e fosforo. A stabilire la dieta deve essere sempre un nefrologo e un nutrizionista. In ognuno dei centri Nefrocenter sono presenti specialisti che possono indirizzare a mantenere comportamenti virtuosi.
Una malattia renale, secondo gli esperti, richiede una diagnosi precoce e un trattamento mirato per prevenire o ritardare sia una condizione di insufficienza renale acuta o cronica, sia la comparsa di complicanze cardiovascolari a cui spesso è associata. Un ruolo fondamentale, nell’alleviare il lavoro dei reni già compromessi, è svolto dalla dieta che è, dunque, la prima prevenzione. La corretta alimentazione ha appunto lo scopo di ridurre il carico di alcune sostanze che il rene non riesce a smaltire.
All’ultimo Corso nazionale dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica Giuseppe Quintaliani, nefrologo ed esperto nutrizionista, ha ricordato che il malato di insufficienza renale deve rispettare rigorosamente le quantità di cibo assegnate dal dietologo e dal dietista. Il problema principale riguarda proprio la diligenza nel rispettare le prescrizioni dietetiche. L’aiuto offerto dagli alimenti ipoproteici è fondamentale: incontrano bene i gusti e le abitudini alimentari italiane.
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Elementi da Limitare
- Proteine: I reni malfunzionanti non sono in grado di eliminare le scorie proteiche dal sangue.
- Potassio: I reni non riescono ad eliminare tutto il potassio in modo efficace.
- Fosforo: Può causare problemi ossei e di calcificazione dei tessuti molli.
- Sodio: Il sodio può essere causa di ritenzione idrica e portare a un aumento della pressione sanguigna. Si trova negli snack, nei cibi precotti, negli insaccati e negli alimenti in scatola.
Esistono anche elementi da eliminare. In questo caso quelli ricchi di sodio, il nemico numero uno dei reni.
Dieci Alimenti con Alto Contenuto di Sodio
Il sodio è presente in molti alimenti e in grandi quantità. Ecco alcuni esempi:
- Salsa di soia: (sodio: 5,72/100 grammi prodotto).
- Minestrone liofilizzato: (sodio: 5,6/100 grammi prodotto).
- Prosciutto crudo di Parma: (sodio: 2,57/100 grammi prodotto).
- Salame Brianza: (sodio: 1,8/100 grammi di prodotto).
- Caviale: (sodio: 2,2/100 grammi di prodotto).
- Salmone affumicato: (sodio: 1,88/100 grammi di prodotto).
- Pecorino: Formaggio prodotto con latte di pecora.
- Salame Felino: (sodio: 1,69/100 grammi di prodotto).
- Salame Napoli: (sodio: 1,69/100 grammi di prodotto).
- Prosciutto crudo disossato, privo di grasso visibile: (sodio: 2,4/100 grammi di prodotto).
Alimenti Benefici per i Reni
- Frutta e verdura: Le verdure verdi a foglia apportano benefici. Tra queste troviamo gli spinaci, le bietole e i cavoli.
- Pesce azzurro: Tra cui il salmone, il tonno e la sardina, è ricco di acidi grassi omega-3.
- Cereali integrali
- Uova: Ricche di proteine di alta qualità, rappresentano la scelta migliore quando bisogna confrontarle con altri cibi che contengono proteine.
- Olio d’oliva
Anemia: Cosa Mangiare per Aumentare il Ferro
Il termine anemia indica una condizione in cui il numero di globuli rossi o il contenuto di emoglobina diminuiscono a causa di perdite di sangue, di scarsa produzione di globuli rossi, di emolisi (rottura dei globuli rossi) o una combinazione di queste patologie. Esistono differenti forme di anemia, non tutte però sono responsive al trattamento nutrizionale. Tra quelle che lo sono, la più comune è l’anemia SIDEROPENICA (anemia cronica, caratterizzata da globuli rossi piccoli e pallidi e da riduzione di ferro).
Nell’adulto, l’emorragia del tratto gastro-intestinale è considerata una delle cause primarie e più comune di carenza di ferro. Nelle donne in età fertile, le mestruazioni possono rappresentare una causa importante per la carenza di ferro; in particolare nelle ragazze adolescenti è molto frequente non solo l’anemia sideropenica, ma anche sintomi da carenza di ferro (stanchezza, difficoltà di concentrazione ecc.) prima ancora dello sviluppo di anemia. Anche durante la gravidanza, pur in assenza di mestruazioni, è indispensabile una supplementazione di ferro a protezione della madre e a favore del feto in accrescimento.
Altra forma di anemia è quella che si manifesta in conseguenza alla diminuzione dell’assorbimento della VITAMINA B12. Anche la carenza di acido folico può determinare anemia.
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Assunzioni Raccomandate
- Ferro: negli adulti maschi e nelle donne in menopausa 10 mg al giorno; nelle donne in età fertile 18 mg al giorno.
- Vitamina B12: negli adulti 2.4 mcg al giorno (2.6 mcg nelle gravide e 2.8 mcg in corso di allattamento).
- Acido folico: negli adulti 400 mcg (che salgono a 600 mcg nelle donne gravide e 500 mcg nelle donne che allattano).
Il ferro che si trova negli alimenti di origine animale è il ferro eme, che viene assorbito più facilmente dal nostro intestino. Negli alimenti di origine vegetale troviamo il ferro non eme. L’assorbimento di quest’ultimo è favorito dall’assunzione di vitamina C all’interno dello stesso pasto. Se il ferro viene combinato con la vitamina C o il rame, viene assorbito con maggiore facilità.
Alimenti Consigliati e Consentiti
- Carne: Di tutti i tipi, sia rossa che bianca, proveniente da tagli magri e privata del grasso visibile.
- Affettati: In particolare, la bresaola raggiunge quantitativi >8 mg/100 grammi di alimento e gli insaccati tra 5 e 8 mg/100 grammi di alimento.
- Pesci: Come tonno, merluzzo e salmone ricchi di ferro nella forma facilmente assorbibile.
- Molluschi: Importante fonte di vitamina B12 e ricchi in rame.
- Uova: In particolare, il tuorlo contiene ferro tra 5 e 8 mg /100 grammi di alimento crudo già pronto per il consumo.
- Legumi: Ricchi di ferro, seppur in forma meno assorbibile e ricchi di acido folico. Tra i più ricchi di ferro troviamo ceci, fagioli secchi, lenticchie (>8 mg/100 grammi di alimento crudo già pronto per il consumo).
- Cereali e derivati: Discreto contenuto di ferro in forma meno assorbibile, ma ottima fonte di rame.
- Verdure: Seppur contenenti ferro in forma meno assorbibile. Quelli con maggior quantitativo sono: fiori di zucca, peperoni, spinaci (contenuto di ferro tra 2 e 5 mg/100 grammi di alimento crudo già pronto per il consumo).
- Frutta: La frutta secca, farinosa e oleosa e la frutta conservata sono fonte di ferro con un contenuto tra 2 e 5 mg/100 grammi di alimento.
- Latte e derivati: Preferire il grana padano, meno grasso del latte intero, in quanto parzialmente scremato durante la lavorazione, che in 25 grammi apporta circa il 30% del fabbisogno giornaliero di B12 degli adulti, totalmente assorbibile se mangiato crudo, come grattugiato o a scaglie.
Raccomandazioni Dietetiche Generali
- Raggiungere i fabbisogni di ferro raccomandati. La carne rossa è ricca di ferro eme
- Raggiungere i fabbisogni di acido folico e vitamina B12 raccomandati.
- Abbinare agli alimenti ricchi di ferro alimenti contenenti vitamina C, vitamina A, vitamine del complesso B, cisteina e rame per migliorarne l’assorbimento.
- Non consumare in concomitanza di alimenti ricchi di ferro alimenti contenenti elevate quantità di tannini (sostanze ampiamente diffuse nel regno vegetale), fibre, calcio e fosforo poiché riducono il suo assorbimento.
- Idratarsi a sufficienza.
- Seguire le raccomandazioni per una corretta alimentazione nella popolazione generale in merito alla riduzione di grassi soprattutto di origine animale, di bevande ed alimenti ricchi di zuccheri e all’assunzione di adeguate porzioni di frutta e verdura.
- Valutare la necessità di un’integrazione di ferro o vitaminici con prodotti presenti in commercio.
Regole Comportamentali
- Gli integratori a base di ferro dovrebbero essere presi da soli o associati alla vitamina C e per un migliore assorbimento andrebbero assunti lontano dai pasti principali.
- Non fumare.
Tipi di Dieta per Insufficienza Renale
I disturbi dei reni sono diversi e necessitano trattamenti particolari; in seguito alla diagnosi medica nefrologica, il professionista dell'alimentazione interviene sul regime nutrizionale del soggetto in base alle esigenze metaboliche che il disturbo specifico impone.
Sindrome Nefritica
La dieta per l'insufficienza renale di tipo nefritico deve assolutamente conferire un apporto MINIMO ed indispensabile di proteine; il catabolismo degli amminoacidi (soprattutto aromatici) peggiora il bilancio azotato alterando significativamente la composizione del sangue. Inoltre, vista e considerata la ridotta capacità di filtrazione, è opportuno ridurre anche il contenuto dietetico di elettroliti ed acqua. Parallelamente, è necessario garantire il giusto apporto energetico e monitorare costantemente i parametri ematici; in caso di insufficienza renale acuta è indispensabile l'emodialisi, una terapia che sostituisce la funzionalità renale.
Sindrome Nefrosica
La sindrome nefrosica può esprimere sia una patologia glomerulare primaria che altri disordini sistemici; si caratterizza per l'escrezione proteica urinaria che, nel lungo termine, provoca ipoproteidemia (ridotta presenza di proteine nel sangue) e riduzione del quantitativo proteico tissutale.
E' necessario eliminare totalmente il sale aggiunto e tutti gli alimenti contenenti sodio; citandone alcuni: conservati sotto sale, in salamoia, formaggi stagionati, insaccati, salati, molluschi bivalvi, pane comune, alcuni prodotti da forno come crackers e grissini, dado da brodo con glutammato ecc.
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Insufficienza Renale Cronica (IRC)
La dieta per l'insufficienza renale cronica è IPOPROTEICA e se instaurata precocemente consente una riduzione del progresso patologico, nonché un aumento significativo dell'aspettativa di vita.
La dieta per l'insufficienza renale cronica deve promuovere il calo ponderale solo in fase precoce, poiché tardivamente potrebbe incidere sul ph del sangue favorendo l'acidosi metabolica. L'apporto lipidico dev'essere moderato ed in prevalenza costituito da acidi grassi polinsaturi; in merito alle proteine, meglio garantirne un apporto moderato e di buon valore biologico, e solo in caso di perdite proteiche urinarie raggiungere 1,4g/kg di peso corporeo.
E' opportuno limitare significativamente l'introito di alcuni oligoelementi quali sodio, potassio e fosforo, e parallelamente supplementare il regime dietetico con calcio, ferro, acido folico e piridossina mediante l'utilizzo di integratori alimentari. Ricordiamo infine che la dieta per l'insufficienza renale è strettamente legata alla condizione specifica e al livello di insufficienza; pertanto, visto e considerato che i fabbisogni del malato vengono costantemente modificati dal progresso patologico, anche il regime alimentare somministrato dovrà essere modificato di conseguenza.
Ciò nonostante, il sale da cucina DEVE essere totalmente eliminato a prescindere dalla gravità dell'insufficienza e con esso tutti gli alimenti che lo contengono. Al contrario, l'apporto proteico deve essere valutato esclusivamente in base alle perdite urinarie delle proteine plasmatiche. Infatti, per quanto i prodotti catabolici degli amminoacidi possano danneggiare un sistema già compromesso, la carenza proteica significativa inciderebbe maggiormente (ed in maniera decisiva) sullo stato di salute del malato con la manifestazione di: edemi, anemia, ipoalbuminemia, carenza tissutale ecc.
Potrebbe essere necessario fare uso di alimenti farmaceutici ipoproteici (per limitare il peggioramento del bilancio azotato) e valutare l'integrazione con modeste quantità di amminoacidi essenziali. E' altresì opportuno limitare drasticamente (ed in alcuni casi abolire) l'utilizzo di alimenti contenenti elevate quantità di potassio (legumi, funghi, frutta secca, banane, succhi di frutta conservati) e di fosforo (latte, formaggi, insaccati, carni e pesci conservati).
Questo genere di alimentazione è da considerarsi una vera e propria terapia di nutrizione clinica, pertanto, le grammature DEVONO essere rispettate con estrema precisione anche nel lungo termine, al fine di limitare gli eccessi e garantire un apporto energetico sufficiente al miglior mantenimento dello stato di salute.
Una dieta corretta può fare la differenza? E in che modo? Le malattie croniche renali sono patologie che, nella loro evoluzione progressiva, portano alla condizione irreversibile di insufficienza renale, cioè all’incapacità delle reni di svolgere la funzione di ‘filtro’, depurando l’organismo dalle scorie e dai sali minerali in eccesso.
Nelle condizioni più serie, il cattivo funzionamento delle reni rende necessario un trattamento sostitutivo, rappresentato dalla dialisi o dal trapianto di organo. Sono infatti l’ipertensione e il diabete, non adeguatamente controllati dalla terapia farmacologica, l’ipertrofia prostatica, i calcoli renali o i tumori voluminosi a favorirne l’insorgenza in quanto riducono il normale deflusso di urina, aumentano la pressione all'interno dei reni e ne limitano la funzionalità.
O ancora il danno renale può essere determinato da processi infiammatori (pielonefriti, glomerulonefriti) o dalla formazione di cisti all'interno dei reni (malattia renale policistica) o dall’utilizzo cronico di alcuni farmaci, da alcool e droghe consumate in eccesso.
La dieta che garantisce un buon funzionamento renale deve essere normocalorica e correttamente ripartita (vedi LARN - Livelli di Assunzione Raccomandata dei Nutrienti per la popolazione italiana). L’apporto calorico deve essere di circa 35 Kcal per kg (riferito al peso ideale della persona) al giorno in caso di età inferiore ai 60 anni e di 30 Kcal con età uguale o superiore a 60 anni. I valori di questa sostanza dovrebbero mantenersi entro 8-10 mg/Kg peso corporeo.