Linee Guida per la Dieta nella Sensibilità Chimica Multipla (MCS)

La sensibilità chimica multipla (MCS) è una sindrome immuno-tossica infiammatoria scatenata da un’esposizione agli agenti chimici.

È classificata come malattia rara anche se non è riconosciuta dal sistema sanitario nazionale italiano (mentre lo è a livello mondiale, essendo stata inclusa nella classificazione internazionale delle malattie dell’Organizzazione mondiale della sanità).

La patologia è poco conosciuta anche dai medici stessi, che talvolta la confondono con le allergie. I sintomi infatti appaiono e scompaiono con l’allontanamento dalla causa scatenante, ma le sue dinamiche e il suo decorso sono completamente diversi.

Sintomi e Manifestazioni della MCS

Si tratta di una sindrome multisistemica di intolleranza ambientale totale alle sostanze chimiche, che può colpire vari apparati e organi del corpo umano, con diverse conseguenze:

  • Mal di testa
  • Sintomi simili all’influenza
  • Asma o altri problemi di respirazione
  • Aumento della sensibilità agli odori
  • Esaurimento cronico

Cause e Diagnosi della Sensibilità Chimica Multipla

Le sostanze che scatenano la sensibilità chimica multipla sono molte e comuni. La Mcs è dovuta a un’alterazione genetica che ha precise conseguenze metaboliche: alcuni enzimi incaricati di metabolizzare le sostanze tossiche subiscono delle mutazioni che non permettono di svolgere adeguatamente il loro compito.

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Un primo campanello d’allarme è dato dal fatto che si ha una sintomatologia tipica delle allergie, ma si è negativi a tutti i test allergologici. Inoltre a differenza delle allergie basta l’odore della sostanza tossica per far comparire i sintomi.

La diagnosi di sensibilità chimica multipla è applicata a persone che presentano sintomi allergici non altrimenti spiegabili.

I pazienti cui è stata diagnosticata una sensibilità chimica multipla soffrono di disturbi veramente variabili e non necessariamente specifici.

Associati alla sensibilità chimica multipla si osservano in modo non regolare: difficoltà respiratorie, dolori toracici, asma, dermatiti da contatto, orticaria, emicrania, campi emozionali perturbati, nausea, indigestione, bruciore di stomaco, vomito, diarrea, dolore ai muscoli, dolore alle articolazioni, astenia e vertigini.

Tali sintomi pongono la sindrome da sensibilità chimica multipla in una relazione con la fibromialgia e con la sindrome da fatica cronica.

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Un’ipotesi da verificare porrebbe tutte e tre le patologie indicate in relazione ad un’unica situazione patologica del paziente che si esprime nel singolo caso con prevalenze sintomatologiche soggettive.

Anche riguardo all’eziologia della sensibilità chimica multipla è acceso un dibattito nel quale sono discusse cause. Sono considerati possbili cause per la sensibilità chimica multipla: pregresse infezioni virali, esposizione ambientale a tossici, alimentazione addizionata da chimica, esagerata assunzione di farmaci e stress.

Trattamento e Gestione della MCS

La sensibilità chimica multipla è una sindrome progressiva ma non irreversibile. Tuttavia non esiste ancora una cura che faccia regredire la malattia, se non evitando la tossicità ambientale.

Una volta scoperte, con test genetici ed epigenetici, quali siano le sostanze scatenanti è possibile trovare una terapia personalizzata anche con l’uso di principi attivi, di solito vitaminici, che servono ad ottimizzare le performance degli enzimi che metabolizzano le sostanze tossiche a cui si è sensibili.

La medicina convenzionale si avvale nel trattamento della sensibilità chimica multipla di farmaci sintomatici.

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I protocolli di trattamento farmacologico sono però oggetto di controversie ancora maggiori di quelle inerenti alla patologia. Trattare la sensibilità chimica multipla con farmaci chimici appare infatti a dir poco incoerente. Non di meno alcuni medici prescrivono i farmaci antidepressivi.

Il Ruolo della Dieta

Per molti disturbi connessi alla sensibilità chimica multipla, si può ricorrere al trattamento con dieta proprio per alleviare un disagio senza ricorrere alla somministrazione di farmaci.

Premessa per l’inserimento dei pazienti con sensibilità chimica multipla in protocolli di dieta è ovviamente la capacità di eseguire le sequenze nutrizionali elaborate per il singolo caso. Certamente mangiare con attenzione favorisce il decorso di ogni patologia. Nella sensibilità chimica multipla però alcuni parametri misurati dal metodo possiedono una relazione significativa con la patologia.

La perdita di massa muscolare e l’equilibrio acido-base possono infatti contribuire all’insorgenza della sensibilità chimica multipla.

La sensibilità chimica multipla può essere contenuta con una dieta commisurata alla circadianità del cortisoloe ricca di cibo a PRAL negativo.

L’attivazione persistente dell’asse HPA, la perdita di massa muscolare, la presenza di tossine intrappolate nel tessuto connettivo e l’acidificazione metabolica sono alla base dell’insorgenza dei MUS ovvero Medically Unexplained Symptoms, tra quali rientra sia l’esagerata reazione fisica e emotiva verso “insulti” ambientali.

La modulazione del ritmo del cortisolo endogeno e dei feed back connessi all’insulina è ottenuta tramite una sequenza nutrizionale elaborata strumentalmente, migliora concause possibili sensibilità chimica multipla.

Secondo la dieta la corretta circadianità nell’introduzione di pasti composti, attua una regolazione complessa sull’asse HPA. Questa favorevole regolazione induce un’attenuazione nella perdita di massa muscolare e un miglioramento delle risposte neurovegetative connesse.

La dieta coerente con il trattamento non è applicata solo al fine di ottimizzare il peso forma, ma sopratutto per contenere la risposta infiammatoria e la acidificazione associata a molte patologie. Si tratta di una metodica complessa che considera la scelta del cibo e dello stile di vita parte integrante di una terapia.

Una dieta coerente con il trattamento si associa efficacemente a terapia farmacologica consentendo di ridurne il dosaggio, motivo evidente per il quale è spesso banalizzata e trascurata nelle prescrizioni.

Il trattamento tramite dieta è integrativo e non sostitutivo di altri strumenti di terapia.

Alimenti a Basso Contenuto Proteico (SLPF)

Alcune condizioni, come la malattia delle urine a sciroppo d'acero (MSUD) o la fenilchetonuria (PKU), richiedono un apporto molto basso di proteine naturali con l'aggiunta di integratori di amminoacidi privi di quelli coinvolti nella deficienza.

In altre condizioni (come gli UCD), viene prescritta una dieta a basso contenuto proteico senza necessariamente aggiungere miscele speciali di amminoacidi; l'entità della restrizione proteica dipende dalla gravità della condizione, che può variare da asintomatica a pericolosa per la vita.

Alcuni studi nei pazienti adulti con PKU hanno suggerito un potenziale rischio cardiovascolare a causa di bassi livelli di colesterolo HDL, alti livelli di omocisteina e marcatori aumentati di infiammazione e stress ossidativo.

Pertanto, - sostengono i ricercatori - oltre all'effetto anabolico degli SLPF e al loro ruolo nel controllo metabolico, devono essere considerati anche altri aspetti della nutrizione.

Gli SLPF offrono la massima varietà possibile e aiutano a replicare una certa normalità in un’alimentazione restrittiva a vita, migliorando l'aderenza alla dieta.

Gli alimenti a basso contenuto proteico sono utilizzati in una varietà di altre condizioni patologiche (ad esempio, insufficienza renale cronica, malattia di Parkinson), ma nelle malattie metaboliche ereditarie il loro uso è previsto per tutta la vita.

Gli SLPF rientrano nella categoria dei "Cibi per Scopi Medici Speciali" (AFMS), che raccoglie alimenti espressamente sviluppati per la gestione dietetica dei pazienti, utilizzati sotto supervisione medica.

Gli SLPF sono regolati dal Regolamento UE del Parlamento Europeo n. 609/2013, integrato dal Regolamento Delegato della Commissione UE 2016/128.

In Italia, devono conformarsi alle linee guida del Ministero della Salute sugli AMFS (l'ultima revisione è stata a settembre 2023).

Secondo queste linee guida, gli SLPF possono essere definiti come sostituti di alimenti di base, come pane, pasta e prodotti da forno, con un residuo proteico non superiore all'1% o sostituti di bevande ricche di proteine, come il latte, con un residuo proteico non superiore allo 0,5%.

Il Ministero della Salute ha sviluppato un registro nazionale degli AMFS, istituito dall'Art. 7 del Decreto Ministeriale dell'8 giugno 2001, come modificato dal Decreto Ministeriale del 17 maggio 2016.

Ciò che è emerso è che gli SLPF forniscono una parte importante del fabbisogno energetico nella dieta dei pazienti con ereditarietà malattie metaboliche. Pertanto, il miglioramento della qualità dell’intera dieta è necessariamente legato alle loro caratteristiche.

Inoltre, le linee guida emanate dalle istituzioni dovrebbero contenere indicazioni più precise sulla tipologia degli ingredienti utilizzati, limiti massimi di alcuni nutrienti (come zuccheri semplici e grassi saturi) e limitazioni di ingredienti che possono avere implicazioni negative sulla salute, contribuendo allo sviluppo di complicanze cardiovascolari.

In questo modo si potrebbe proporre a questi pazienti la migliore qualità alimentare possibile, senza attenzione solo ai compensi metabolici ma anche a caratteristiche dietetiche che contribuiscono a favorire il mantenimento della buona salute in età adulta, come limitare l’apporto di grassi saturi e zuccheri semplici, non eccedere nell’apporto energetico e fornire un adeguato apporto di fibre di buona qualità nutrizionale.

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