L’iperproliferazione batterica intestinale, o più comunemente SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth in inglese), è definita come una crescita eccessiva dei batteri nell’intestino tenue. Di norma la maggior parte dei batteri si trova nell’intestino crasso. Tuttavia, a causa di certe condizioni o malattie, può accadere che i batteri del colon proliferino più in alto nel sistema digerente, fino all’intestino tenue.
Ne conseguono diversi sintomi digestivi: diarrea, gonfiore, gas intestinali, dolori addominali, nausea, dispepsia, stitichezza e anche affaticamento. Questi sintomi non specifici complicano la diagnosi di SIBO, tanto più che sono molto simili ai sintomi di altre malattie o sindromi gastrointestinali, come l’IBS (Sindrome dell’Intestino Irritabile).
È bene specificare che questa alterazione non risulta semplice da diagnosticare e solitamente si chiarisce la sua presenza dopo aver escluso varie problematiche caratterizzate da sintomi simili. Nella maggior parte dei pazienti la SIBO è dovuta alla crescita eccessiva non di un solo tipo di batterio, bensì dei vari tipi di batteri che dovrebbero normalmente essere nel colon.
Il Ruolo dell'Alimentazione nella SIBO
I batteri fanno naturalmente parte della flora intestinale e si nutrono principalmente di carboidrati: una dieta che comprenda un notevole ammontare di questo tipo di alimenti li nutre in abbondanza consentendogli di crescere e proliferare nell’intestino. I cibi che ingeriamo hanno il potere di nutrire alcuni batteri intestinali anziché altri e la dieta è quindi uno strumento fondamentale e imprescindibile.
Il problema alla base della SIBO è la fermentazione, pertanto zuccheri e carboidrati dovrebbero rimanere sotto i 40 g al giorno. Tra gli zuccheri da evitare vi sono tutti i dolcificanti (mannitolo, sorbitolo, lattulosio, sucralosio, fruttosio…) e ovviamente tutti i cibi con zuccheri della frutta aggiunti. Meglio scegliere il glucosio e il miele.
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Tra i carboidrati concessi vi sono anche le patate e il riso bianco, perché poveri di fibre e perciò poco fermentabili; l’alto indice glicemico tuttavia ne limita il consumo a una mezza porzione per pasto (massimo). Vanno eliminate anche molte verdure troppo fibrose e i legumi (fagioli, piselli, ceci, lenticchie, soia), questi ultimi difficili da digerire ed eccessivamente ricchi di fitati. Le verdure concesse devono essere preferibilmente cotte (al vapore) e consumate in piccoli quantitativi per pasto.
È concessa la frutta fresca (da evitare quella secca) e con minore contenuto di fruttosio. All’inizio si consiglia di consumarla una sola volta al giorno. Vanno assolutamente evitati tutti i latticini, per il loro contenuto di lattosio. È possibile consumare Parmigiano reggiano stagionato almeno 30 mesi in quanto privo sia di lattosio sia di caseine.
Non si deve assumere nessuna bevanda gassata e zuccherata. Sono ammessi al massimo 2 caffè al giorno, bevuti senza zucchero. È fondamentale inoltre bere ogni giorno almeno 2 litri di acqua naturale (o con aggiunta di limone). Si consiglia di limitare i pasti a 3 al giorno per favorire la pulizia dell’intestino.
Dieta Low-FODMAP e SIBO
Nei soggetti particolarmente sensibili risulta efficace per la riduzione dei sintomi una dieta povera di FODMAP, ovvero un protocollo alimentare povero di oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili. Se si riduce l’introito di polisaccaridi, oligosaccaridi e disaccaridi si ha un miglioramento veloce dei sintomi.
I FODMAPs (Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides, and Polyols) sono un gruppo di carboidrati a catena corta che vengono poco assorbiti nel tratto intestinale. A causa della loro scarsa digestione, questi composti raggiungono il colon in grandi quantità, dove vengono fermentati dai batteri presenti, producendo gas e acqua. I FODMAPs esercitano un forte effetto osmotico, richiamando acqua nell’intestino. Questo aumento di liquidi può provocare diarrea in soggetti sensibili. Inoltre, i FODMAPs vengono fermentati dai batteri presenti nell’intestino, producendo gas come idrogeno, anidride carbonica e metano, che contribuiscono ai sintomi di gonfiore e flatulenza.
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Una gestione efficace della dieta low-FODMAP prevede la riduzione degli alimenti ricchi di FODMAPs durante la fase di eliminazione e la loro successiva reintroduzione graduale. Latte di mucca, capra, pecora, yogurt, gelati, formaggi freschi (es. Questa classificazione aiuta a guidare i pazienti nell’eliminazione temporanea degli alimenti che scatenano i sintomi. La dieta low-FODMAP non deve essere seguita a lungo termine, poiché potrebbe ridurre l’apporto di nutrienti importanti e danneggiare la diversità del microbiota intestinale.
Fasi della dieta Low-FODMAP:
- Fase di eliminazione: Si eliminano tutti gli alimenti ad alto contenuto di FODMAPs per un periodo di 4-6 settimane.
- Fase di reintroduzione: Gli alimenti contenenti FODMAPs vengono reintrodotti gradualmente, uno alla volta, per monitorare la tolleranza individuale.
La dieta Low-FODMAP non deve essere considerata una dieta di esclusione permanente, ma di sostituzione degli alimenti ricchi di FODMAPs con alternative a basso contenuto. Seguire la dieta senza supervisione può portare a squilibri nutrizionali, come una riduzione dei carboidrati e delle fibre e un aumento dei grassi.
Probiotici e SIBO
Il concetto di utilizzare i probiotici per trattare una condizione caratterizzata da un eccesso di batteri può sembrare controintuitivo. Un piccolo studio pubblicato di recente ha esaminato l'uso in aperto di uno specifico cocktail probiotico su soggetti con Ibs, con o senza Sibo. Una recente metanalisi ha esaminato gli studi esistenti fino a maggio 2016: chi faceva uso di probiotici ha mostrato un tasso di risoluzione della Sibo significativamente più alto rispetto ai non trattati. Inoltre, la concentrazione di idrogeno è stata significativamente ridotta tra i consumatori di probiotici.
Sebbene i probiotici abbiano prodotto una marcata diminuzione dei punteggi del dolore addominale, non hanno avuto impatto sulla frequenza di defecazione. I probiotici possono contribuire a ripristinare l’equilibrio del microbiota intestinale, riducendo i sintomi legati alla disbiosi e migliorando la funzionalità intestinale.
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Assumere integratori probiotici e mangiare cibi probiotici è sicuramente fondamentale. Uno studio pilota svolto dai ricercatori presso il Center for Medical Education and Clinical Research a Buenos Aires ha scoperto che i probiotici hanno un tasso di efficacia superiore a quello degli antibiotici. In questo studio, Lactobacillus casei, Lactobacillus plantarum, Streptococcus faecalis e ceppi selezionati di Bifidobacterium sono stati somministrati per cinque giorni alla metà del gruppo di studio, mentre l’altra metà del gruppo di studio ha ricevuto antibiotici per cinque giorni.
Altre Considerazioni Terapeutiche
Nel primo studio formale che esamina l'efficacia degli agenti erboristici in soggetti con Sibo confermata, per un periodo di 4 settimane, 67 pazienti hanno ricevuto rifaximina e 37 varie combinazioni (per un totale di 27 erbe) note per avere proprietà antibatteriche e/o antimicotiche. Al follow-up, il 46% dei pazienti nel gruppo terapia a base di erbe ha avuto un test del respiro al lattulosio negativo, rispetto al 34% dei pazienti nel gruppo rifaximina.
Anche l'olio di menta piperita, già utilizzato con successo in pazienti con Ibs, è stato valutato: nella dose di 0,2 ml tre volte al giorno ha ridotto drasticamente i sintomi gastrointestinali e l'idrogeno espirato in un paziente con Sibo.
Un secondo aspetto della terapia prevede ovviamente il trattamento della causa sottostante e la patogenesi della proliferazione batterica ricorrente. Poiché l'acidità gastrica è un deterrente critico per la Sibo, è essenziale il ripristino del pH normale dello stomaco nei pazienti con ipocloridria o acloridria. Ciò può includere l'uso di betaina cloridrato durante i pasti o l'interruzione dei farmaci antiacidi.
Cosa non Mangiare con la SIBO
Il problema alla base della sovracrescita batterica dell’intestino è la fermentazione e quindi la dieta non può basarsi su zuccheri e carboidrati. Al contrario sono indicati: radicchio rosso, indivia, carote, zucchine, ravanelli, cetrioli, finocchio, zucca, asparagi, funghi.
Esempio di Alimenti Fermentati Utili
Prima dell’avvento del frigo si utilizzava la fermentazione degli alimenti come metodo di conservazione di cibi come verdura, frutta, latticini, carne e pesce. Questo processo per via dei probiotici rende i cibi più digeribili, aumenta la loro capacità antiossidante e il contenuto di vitamine. Le verdure fermentate più famose sono i crauti dal cavolo cappuccio, ma possono essere fermentati tantissimi tipi di verdure come ad esempio la carota, la cipolla, i peperoni, il sedano, il cavolo rosso, la barbabietola e i cetrioli.
Anche il pane, i formaggi, la birra, il vino, il sidro e l’aceto possono essere fermentati dall’azione di batteri, lieviti o funghi filamentosi. L’influenza orientale ha portato anche il miso, il kimchi (metà verdure quali cavoli, ravanelli, cetrioli e cipollotti e metà spezie quali zenzero, peperoncino, aglio) e lo umeboshi.
Tabella Riepilogativa Alimenti Consigliati e da Evitare nella Dieta per SIBO
| Categoria | Alimenti Consigliati | Alimenti da Evitare |
|---|---|---|
| Carboidrati | Patate (con moderazione), riso bianco (con moderazione), glucosio, miele | Zuccheri raffinati, dolcificanti (mannitolo, sorbitolo, lattulosio, sucralosio, fruttosio), cibi con zuccheri della frutta aggiunti |
| Verdure | Verdure cotte al vapore (piccole quantità), radicchio rosso, indivia, carote, zucchine, ravanelli, cetrioli, finocchio, zucca, asparagi, funghi | Verdure troppo fibrose, legumi (fagioli, piselli, ceci, lenticchie, soia) |
| Frutta | Frutta fresca (con minore contenuto di fruttosio, consumare con moderazione) | Frutta secca |
| Latticini | Parmigiano Reggiano stagionato almeno 30 mesi | Tutti i latticini (latte, yogurt, formaggi freschi) |
| Bevande | Acqua naturale (almeno 2 litri al giorno), caffè (massimo 2 al giorno senza zucchero) | Bevande gassate e zuccherate |
È bene seguire una dieta personalizzata per almeno due settimane. Gradualmente poi si andranno a inserire un alimento escluso per volta, continuando ad evitare e moderare il consumo di cereali, legumi, zuccheri, latticini, cibi raffinati e prodotti industriali.
La gestione dell’IBS e della SIBO richiede anche un monitoraggio costante e un supporto nutrizionale a lungo termine. Le condizioni intestinali croniche possono variare nel tempo, e i pazienti potrebbero sperimentare ricadute o fasi acute dei sintomi.