Le diete di tipo vegetariano (plant-based) sono sempre più diffuse tra la popolazione occidentale, anche in età pediatrica. Nell'ambito di una dieta vegetariana, e particolarmente in caso di dieta vegana, il consumo di carboidrati e fibra alimentare è solitamente aumentato mentre il consumo dei grassi e delle proteine appare ridotto.
Qual è la differenza tra dieta vegetariana e vegana? Mentre i vegetariani nella propria alimentazione includono qualsiasi cibo eccetto che carni e frutti di mare (dieta latto-ovo-vegetariana) o escludono anche le uova (dieta latto-vegetariana) o viceversa il latte ma non le uova (dieta ovo-vegetariana), i vegani escludono anche gli alimenti che derivano indirettamente dagli animali, quali latte e latticini, uova e miele.
La dieta vegana prevede l’eliminazione completa di tutti i prodotti di origine animale (carne, pesce, uova, latte e derivati) consentendo esclusivamente l’assunzione di cereali integrali o semi-integrali, legumi, verdure, frutta, frutta secca e oli vegetali. I sostenitori della dieta vegana la ritengono una dieta salutare e maggiormente sostenibile dal punto di vista ambientale. Tuttavia, tale regime dietetico non è privo di pericoli.
Secondo un’indagine Eurispes del 2024, sono quasi 5 milioni gli italiani che scelgono diete prevalentemente o esclusivamente vegetali: i vegetariani rappresentano il 7,2% della popolazione (in crescita rispetto al 2021, in cui erano il 5,8%) e i vegani il 2,3%. A spingere verso l’alimentazione vegetale sono soprattutto la volontà di ridurre lo sfruttamento animale, il desiderio di minimizzare il proprio impatto ambientale e il proposito di stare in salute. Etiche, per il rispetto degli animali e/o del pianeta. A queste ragioni si aggiunge la curiosità o la voglia di sperimentare in cucina.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità conclude che “prove consistenti sostengono lo spostamento verso diete sane a base vegetale, che riducono o eliminano l'assunzione di prodotti animali e massimizzano la One Health”.
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Linee Guida e Raccomandazioni
Le diete LOV (con le sue varianti) e la dieta vegana in età pediatrica, stando allo stato attuale delle evidenze scientifiche, non mostrano vantaggi particolari relativamente alla prevenzione di malattie croniche non trasmissibili se confrontate con la Dieta Mediterranea (basata sul consumo prevalente di molti alimenti vegetali e sull'uso limitato di prodotti animali). Per questo motivo in una alimentazione vegetariana è fondamentale che, nell'arco del giorno, siano alternati alimenti vegetali di diversi gruppi (soprattutto cereali e legumi) in modo da compensare la carenza di un aminoacido in un alimento con la presenza dello stesso in un altro alimento.
E’ recentissima la notizia di un tribunale Australiano che ha condannato i genitori di una bambina per averle provocato una paralisi cerebrale infantile sottoponendola ad una dieta vegana.Appare quindi doveroso chiedersi se la dieta vegana, una scelta alimentare che si è esponenzialmente diffusa nel corso degli ultimi anni, sia adatta anche ai bambini o rappresenti un rischio in età pediatrica.
Le linee guida aggiornate dicono “sì” alle diete a base vegetale nell’infanzia. “A questo punto non ci sono più scuse - ha dichiarato ai nostri microfoni la dottoressa Silvia Goggi - perché queste linee guida dimostrano ufficialmente e inequivocabilmente (se ancora ce ne fosse bisogno!) come le diete a base vegetale siano adatte sin dall’infanzia. Insomma, si tratta di un traguardo importantissimo perché da oggi nessuno potrà più dire che nella dieta vegana non c’è ferro, non c’è calcio, non si sono proteine a sufficienza per un bambino in crescita.
Il Comitato Scientifico di SSVN, dopo aver preso in esame la letteratura scientifica a riguardo, ha stilato delle linee guida da seguire per pianificare una dieta vegana nelle donne in gravidanza, allattamento e nei bambini, che rappresentano un’indicazione complementare rispetto alle linee guida di PiattoVeg, pubblicate in precedenza.
Per quanto concerne i bambini più piccoli, che sono anche i più vulnerabili, le linee guida dell’ESPGHAN (Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica) sullo svezzamento raccomandando che le diete vegane siano utilizzate solo sotto stretta supervisione medica e nutrizionale, e dopo aver adeguatamente informato la famiglia delle gravi conseguenze correlate alla mancata osservanza dei consigli in merito ad una adeguata integrazione dietetica.
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E’ opportuno, quindi, che il medico suggerisca ai genitori che vogliono avviare il proprio lattante alla dieta vegana di posticipare questa scelta almeno all’età scolare.
Rischi e Carenze Nutrizionali
La mancata assunzione di proteine animali espone in primis alla carenza di vitamina B12, fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso centrale. Inoltre, sono state dimostrate carenze di numerosi micronutrienti, quali ferro, zinco, calcio e vitamina A. In aggiunta, l’eccessivo apporto di fibre alimentari secondario al massivo consumo di frutta e verdura può ridurre ulteriormente l’assorbimento di alcune vitamine e micronutrienti.
Nei bambini più piccoli (dai 6 mesi ai 2 anni), la dieta vegana è associata ad un alto il rischio di scarsa crescita staturo-ponderale, in considerazione del ridotto apporto calorico di frutta e verdura rispetto alle proteine di origine animale, di cui la dieta vegana è priva.
La dieta vegana prevede anche il frequente utilizzo di latti vegetali (es. latte di riso, avena, cocco, mandorla) in sostituzione del latte vaccino e dei suoi derivati. A tale proposito, ad Agosto 2020 il NASPGHAN (la Società Nord-Americana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica) ha pubblicato un Position Paper proprio sui “latti di origine vegetale”, nel quale si afferma che la maggior parte di queste bevande vegetali non presentano un adeguato equilibrio nutrizionale se comparati con il latte vaccino. Quest’ultimo, infatti, rappresenta una fonte di importanti nutrienti, quali proteine ad alto valore biologico e minerali importantissimi come il calcio, lo zinco, il selenio, la vitamina A e le vitamine del gruppo B, inclusa la B12. Gli effetti negativi di un uso improprio di alcune bevande vegetali sono ben documentati e includono: scarsa crescita stauro-ponderale, malnutrizione proteico-energetica, disturbi elettrolitici, calcoli renali, anemia da carenza di ferro, rachitismo e scorbuto.
Vitamina B12
La vitamina B12 è essenziale per la produzione di globuli rossi, per la rimozione di molecole potenzialmente dannose dal circolo, in particolare i residui di acido cianidrico, per il metabolismo dell'omocisteina e per la sintesi della guaina mielinica dei neuroni.
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Sembra che la carenza di vitamina B12, anche prima del concepimento, esponga le donne gravide ad un fattore di rischio indipendente di pre-eclampsia e aborto spontaneo.
Purtroppo il trattamento con vitamina B12 non sempre permette il totale recupero delle funzioni neurologiche poiché, a lungo termine, può manifestarsi un ritardo nello sviluppo cognitivo e del linguaggio, nonché un minore livello di intelligenza fluida, ridotta memoria a breve termine e ridotta vigilanza.
In questi casi è fondamentale dunque integrare la dieta della nutrice con alimenti addizionati (cereali e formule a base di soia) e/o eventualmente con supplementi farmacologici. Il modello vegano richiede sempre, ed ancor di più in condizioni cliniche caratterizzate da aumento del fabbisogno (ad es. L'età dello sviluppo puberale (dopo il primo anno di vita), è quella della maggior crescita corporea e si associa a importanti cambiamenti endocrino-metabolici.
I bambini dovrebbero iniziare l’integrazione di vitamina B12 all’inizio dell’alimentazione complementare, a circa 6 mesi di vita, dal momento che, con l’introduzione dei cibi solidi, le quantità di B12 fornite dal latte materno o formulato si riducono.
Infatti, fino all’86% dei bambini vegani mostra una carenza di vitamina B12, fondamentale per il metabolismo di molte sostanze. I bambini che assumono il latte di una madre vegana soffrono di forti carenze di vitamina B12, con rischio di danni al sistema nervoso centrale.
Ferro
Anche quando l'assunzione totale di ferro non è risultata diverso tra vegetariani e onnivori, gli studi hanno registrato valori più bassi di emoglobina, o di ferritina, o una riduzione del volume corpuscolare medio dei globuli rossi (tipica della carenza di ferro) fra i vegetariani.
Le diete vegane presentano un contenuto di ferro più elevato rispetto a quelle latto-ovo-vegetariane e onnivore; il ferro contenuto nei cibi vegetali, tuttavia, si trova in forma non-eme, con una maggiore variabilità di assorbimento rispetto al ferro eme contenuto nella carne, nel pesce e nei loro derivati. Per contro, solo l’assorbimento del ferro non-eme è sottoposto alla regolazione omeostatica, che può proteggere l’organismo di coloro che si nutrono di cibi vegetali dall’accumulo di ferro.
L’assorbimento del ferro non-eme può comunque essere influenzato attraverso alcuni fattori dietetici e pratiche culinarie. La vitamina C e altri acidi organici (es. frutta, poche gocce di limone) possono aumentare l’assorbimento del ferro non-eme.
Calcio
Per soddisfare il giusto fabbisogno di calcio (secondo la FAO/WHO: 300 mg/die nei primi 6 mesi di vita, 400 mg/die tra 7 e 12 mesi di vita, 500 mg/die tra 1 e 3 anni, 600 mg/die tra 4 e 6 anni, 700 mg/die tra 7 e 9 anni e 1.300 mg/die tra 10 e 18 anni), i soggetti vegani devono pertanto ricorrere ad una specifica supplementazione ed eventualmente adottare alcuni accorgimenti.
Le fonti vegetali che contengono calcio (come le verdure a foglia verde, le mandorle e i fagioli) spesso presentano anche ossalati, sostanze che riducono la possibilità dell’organismo di assorbire il calcio. Si può sopperire con alimenti arricchiti (bevande e yogurt vegetali, meglio se a base di soia), legumi, semi di sesamo e frutta secca.
Vitamina D
Nessun regime alimentare garantisce un adeguato apporto di vitamina D. La vitamina D è presente in particolare nel pesce, tuorlo d'uovo e nei latticini. Gli adolescenti vegani possono essere carenti, soprattutto se poco esposti al sole o di pelle scura.
È stato osservato un'assunzione di vitamina D e di calcio due volte più basso nei vegetariani rispetto al gruppo di controllo, e la concentrazione ematica di 25 OH vitamina D era due volte inferiore nei vegetariani. Anche la osteocalcina (marker di deposizione ossea) presenta una significativa carenza nei vegetariani.
La maggior parte dei polivitaminici prescritti alle donne in gravidanza contengono quantità di vitamina D insufficienti a prevenire la carenza nel neonato.
Altri Nutrienti
I bambini a dieta vegana sono a rischio maggiore di carenza iodica perché il contenuto di iodio nella frutta e nella verdura dipende dalla quantità del minerale nel terreno, nei fertilizzanti e nei prodotti utilizzati per l'agricoltura per cui devono assumerlo con integratori.
I bambini che seguono una dieta vegana sono considerati a potenziale rischio carenziale di zinco e devono essere controllati. Durante la gravidanza e l’allattamento occorrerebbe consumare nell’arco della giornata una varietà di cibi vegetali ricchi di zinco, affiancati a fonti di vitamina C o altri acidi organici (es. frutta, poche gocce di limone), e congiuntamente all’adozione delle pratiche di preparazione degli alimenti che riducono il contenuto di fitati dei cibi. Da 6 a 12 mesi il latte materno o di formula rappresentano buone fonti di zinco.
Le diete vegetariane non presentano un adeguato apporto di omega 3 ossia di acido alfa-linolenico (ALA), ma soprattutto dei suoi derivati acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA). I vegetariani dovrebbero pertanto assumere regolarmente buone fonti di ALA (es. Invece l'assunzione di ALA (omega 3) da 0 a 2 anni dovrebbe essere inferiore al 3%. I semi di lino macinati e il loro olio, i semi di chia macinati, e le noci, sono tutte buone fonti vegetali di omega-3. Le richieste di DHA sono più elevate nel corso dell’infanzia e della prima età pediatrica, quando il DHA partecipa allo sviluppo della retina e del sistema nervoso.
Consigli Pratici
Alcune Società Scientifiche a questo proposito consigliano ai soggetti che seguono diete vegetariane l'adozione di alcune strategie per aumentare la biodisponibilità di questi micronutrienti quali la lievitazione acida del pane e la germinazione, la macinazione e l'ammollo dei cereali e dei legumi (ognuna di queste azioni riduce il contenuto e gli effetti dell'acido fitico, grazie anche all'attivazione di fitasi endogene).
Nelle diete vegetariane occorre verificare che l'apporto di lipidi sia adeguato alle necessità nutrizionali delle varie età. L'assunzione di lipidi deve essere pari al 40% (dell'energia totale) nei lattanti di 6-12 mesi, al 35-40% nei bambini di 1-3 anni e al 20-35% dopo i 4 anni. Nessuna restrizione dell'apporto lipidico totale giornaliero deve essere imposta nei primi due anni vita sia perché non ha valore preventivo per le età successive sia perché questa età ha particolari necessità metaboliche.
Gli adolescenti vegetariani, indipendentemente dal tipo di regime seguito, andrebbero attentamente controllati gli apporti di ferro, iodio, vitamina D e B12.
Una dieta a base vegetale può far bene alla salute per la presenza di un buon apporto di fibra, Sali minerali, vitamine idrosolubili e cereali integrali ma bisogna comunque porre attenzione al consumo di alimenti eccessivamente trasformati, nel variare il più possibile le scelte alimentari quotidiane.
In generale, è importante assumere una varietà di alimenti e seguire le necessità individuali per un corretto apporto di nutrienti.
In allattamento, sono raccomandati l’integrazione di vitamina D e il monitoraggio dei livelli di B12 della madre e i livelli di acido metilmalonico nel bambino.
La dieta vegana in gravidanza e allattamento richiede il consulto di un medico esperto (dietologo).
Nel caso in cui l’allattamento del bambino non sia al seno, si consiglia di preferire formule a base di soia con aggiunta di metionina, perché hanno una composizione e una qualità più simili a quelle del latte materno.
Ricordati che una dieta equilibrata include una buona fonte di proteine, carboidrati complessi e grassi sani a ogni pasto. Uno smoothie proteico può costituire una ricca colazione o spuntino.
Passare a una dieta vegetariana o vegana può essere un’esperienza positiva per il proprio benessere e quello dell’ambiente, ma può non essere semplice. Familiarizza con le proteine vegetali, provando piatti nuovi come polpette di lenticchie, “burger” di fagioli, pasta di piselli, hummus, falafel, edamame, tofu, tempeh, seitan. Sperimenta sostituti vegetariani e vegani dei latticini: al posto del latte e dei formaggi, prova alternative vegetali come bevande di soia, mandorle, avena, o formaggi vegetali a base di anacardi o mandorle.
Tabella dei Nutrienti Essenziali e Fonti Vegetali
| Nutriente | Fonti Vegetali | Note |
|---|---|---|
| Vitamina B12 | Alimenti fortificati (cereali, bevande vegetali), integratori | Integrazione necessaria |
| Ferro | Legumi, verdure a foglia verde, frutta secca, cereali integrali | Abbinare a vitamina C per migliorare l'assorbimento |
| Calcio | Verdure a foglia verde, tofu, bevande vegetali fortificate, mandorle | Considerare alimenti fortificati per raggiungere il fabbisogno |
| Vitamina D | Alimenti fortificati, esposizione solare, integratori | Integrazione spesso necessaria, soprattutto in inverno |
| Omega-3 (ALA) | Semi di lino, semi di chia, noci, olio di colza | Considerare la conversione in EPA e DHA |
| Iodio | Sale iodato, alghe | Moderare l'uso del sale |
| Zinco | Legumi, cereali integrali, noci, semi | Consumare con frutta o verdura per migliorare l'assorbimento |