Dieta Vegetariana e Morbo di Crohn: Benefici e Rischi

Il morbo di Crohn (MC) è una malattia infiammatoria intestinale (IBD) che può colpire ogni segmento del tratto gastrointestinale e causare lesioni e fistole.

La malattia di Crohn è una patologia autoimmune in cui è lo stesso sistema immunitario ad attaccare l’intestino.

Non esiste una cura medica o terapia chirurgica risolutiva.

L’unica cosa che si può fare è cercare di far durare il periodo di remissione tra un attacco e l’altro il più a lungo possibile.

I sintomi più comuni della MC sono dolore addominale, diarrea, sanguinamento rettale, perdita di peso involontaria, febbre e stanchezza cronica.

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L’eziopatogenesi della MC è multifattoriale e comprende il background genetico, i fattori ambientali e appunto lo squilibrio del microbiota intestinale (meglio noto come disbiosi).

Il Ruolo del Microbiota Intestinale

Quando parliamo di microbioma ci riferiamo all’insieme di specifici microrganismi che popolano un distretto corporeo, quali batteri, archaea, funghi, protozoi e virus, che vivono sia nel nostro intestino che in altri siti del nostro corpo.

Negli ultimi anni è stata riconosciuta l’associazione tra la disbiosi intestinale e lo sviluppo della MC; nei i pazienti con morbo di Crohn si osservano spesso disbiosi e aumento della permeabilità intestinale.

Sappiamo che il microbiota intestinale nel morbo di Crohn è caratterizzato da una diminuzione della diversità e del numero totale di microrganismi fino al 50% rispetto agli individui sani.

Tale osservazione ci suggerisce una forte associazione tra lo sviluppo della malattia e la composizione qualitativa e quantitativa del microbioma intestinale.

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Nel nostro tratto gastrointestinale dominano alcune principali phyla batteriche e alcuni generi: i Bacteroidetes per il 9-42%, i Firmicutes per il 30-52%, gli Acinobacteria per il 1-13% e Lactobacilli, Streptococchi ed Escherichia coli.

Nei pazienti con morbo di Crohn è stata osservata una significativa diminuzione relativa al phyla dei Firmicutes e dei Bifidobatteri della famiglia delle Bifidobacteriaceae e della famiglia delle Lachnospiraceae, rispetto ai soggetti sani.

Nel dettaglio è stato dimostrato che un’elevata abbondanza del ceppo specifico di Escherichia coli (AIEC) LF82 si associa a morbo di Crohn ileale.

La colonizzazione da parte di questo batterio ha causato infiammazione intestinale, ha aumentato l’espressione di citochine proinfiammatorie e ha stimolato la funzione delle cellule dei linfociti T-helper 17 (Th17) in vivo.

La prevalenza di questo ceppo invasivo si è mostrato associato all’infiammazione dell’ileo ma non del colon.

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Le cellule Th17 producono la citochina proinfiammatoria interleuchina-23 (IL-23), la cui maggiore produzione è correlata con l’insorgenza e lo sviluppo di IBD.

Infine nei pazienti con morbo di Crohn è stato trovato un aumento della concentrazione dei Bacteroides B. fragilis e B.

Influenza della Dieta sul Microbioma Intestinale

Il microbioma intestinale subisce le influenze di ciò che mangiamo ed è modulabile a seconda del nostro stile di vita alimentare, o dieta.

Ad esempio sappiamo che una dieta occidentale con elevate quantità di acidi grassi saturi (SFA) contribuisce allo sviluppo delle IBD; in alcuni modelli animali si è dimostrato che il consumo di grassi saturi del latte modifica la composizione degli acidi biliari, pertanto ciò consente la crescita dei batteri che riducono i solfati, che a loro volta possono produrre grandi quantità di idrogeno solforato, potenzialmente tossico per la mucosa intestinale e indurre le cellule T helper (Th1).

Gli acidi grassi a catena corta (SCFA) sono la principale fonte di energia per i colonociti, mantengono sana la mucosa intestinale e hanno un potenziale terapeutico per le IBD; la riduzione degli SCFA nell’intestino può portare allo sviluppo di infiammazione e aumentare la permeabilità intestinale.

Gli antibiotici utilizzati nelle IBD possono anche aumentare la disbiosi intestinale, riducendo la produzione di SCFA, incluso il butirrato, che può ulteriormente aumentare i disturbi dell’integrità della barriera intestinale.

È stato dimostrato che la composizione del microbioma può cambiare anche entro 24 h dall’introduzione di un intervento nutrizionale mirato o da un cambiamento nella dieta stessa.

Diete Restrittive e Morbo di Crohn

Le persone affette da patologie infiammatorie intestinali, tra cui il morbo di Crohn, seguono spesso delle diete restrittive prive di alcune categorie di cibi, con l’obiettivo di gestire i sintomi acuti ed invalidanti della patologia.

Una delle diete di eliminazione più utilizzate nei pazienti con morbo di Crohn è la dieta a basso contenuto di FODMAP (Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides, and Polyols), con eliminazione di cibi contenenti sostanze quali monosaccaridi, disaccaridi oligosaccaridi e polioli a fermentazione intestinale come fruttosio, lattosio o xilitolo.

Sebbene molti documenti mostrino che tale modello dietetico può ridurre il dolore addominale, la diarrea o il gonfiore, d’altro lato riduce anche l’assunzione di sostanze prebiotiche, che possono influenzare negativamente la composizione del microbiota intestinale, diminuendo l’abbondanza di specie Bifidobacterium e Faecalibacterium prausnitzii e riducendo la produzione di acidi grassi a corta catena (SCFA), essendone il substrato principale.

Una dieta a basso contenuto di FODMAP ha un effetto significativo sulla composizione microbica intestinale: il numero totale di microrganismi può diminuire fino a sei volte dopo un intervento di 4 settimane.

Anche altre diete di eliminazione utilizzate dai pazienti con IBD, come le diete prive di glutine e lattosio, alterano la diversità microbica.

Dieta Priva di Glutine

Una dieta priva di glutine è l’unica gestione dietetica appropriata della celiachia.

La prevalenza degli anticorpi della malattia celiaca o degli anticorpi anti-transglutaminasi tissutale, tipici di questa malattia, è più elevata tra le persone con IBD diagnosticata rispetto alle persone sane.

Questi pazienti hanno anche maggiori probabilità di sviluppare una sensibilità al glutine non celiaca, che causa sintomi gastrointestinali, come dolore addominale e diarrea dopo l’ingestione di alimenti contenenti questa proteina.

Di conseguenza, una dieta priva di glutine è una delle diete di eliminazione più comunemente considerate tra i pazienti con MC.

Nonostante alcuni benefici come la riduzione dei sintomi gastrointestinali, una dieta priva di glutine ha un impatto sulla composizione del microbiota intestinale simile alla dieta a basso contenuto di FODMAP.

Una dieta priva di glutine provoca una diminuzione dell’abbondanza di microrganismi Bifidobacterium (si riferisce principalmente alle specie Bifidobacterium longum), ma anche a Lactobacillus.

Aumenta invece il numero di Enterobacteriaceae ed Escherichia coli.

È stato osservato che anche un’introduzione a breve termine di una dieta priva di glutine può influenzare negativamente la diversità del microbiota, riducendo, tra gli altri meccanismi, la sintesi del butirrato.

Questo composto è la principale fonte di energia per il microbiota e ne consente la crescita.

Intolleranza al Lattosio e Dieta

L’incidenza dell’intolleranza al lattosio non è maggiore nelle malattie infiammatorie intestinali rispetto alla popolazione generale; tuttavia, può essere osservata più spesso in presenza di malattia di Crohn in acuto.

Gli individui che soffrono di disturbi gastrointestinali dopo l’ingestione di lattosio spesso escludono i latticini dalla loro dieta senza tentare di introdurre prodotti lattiero-caseari senza lattosio.

Sono stati studiati i benefici sulla salute in seguito all’assunzione di latte fermentato (o kefir), come la prevenzione delle infezioni gastrointestinali, la riduzione dei livelli sierici di colesterolo e l’attività antimutagenica.

Per questo si raccomanda il consumo di prodotti fermentati sia per soggetti intolleranti al lattosio che per pazienti affetti da aterosclerosi.

Il lattosio ha un effetto prebiotico, poiché induce la crescita e lo sviluppo del microbiota e ne promuove la diversità, aumenta l’abbondanza di specie probiotiche Lactobacillus e Bifidobacterium e di Firmicutes.

Inoltre, il consumo di latticini può ridurre il rischio di IBD.

Agli individui con diagnosticata intolleranza al lattosio, si consiglia di non eliminare tutti i latticini ma di scegliere prodotti senza lattosio.

Nutrizione Enterale Esclusiva (EEN) e CDED

La nutrizione enterale esclusiva (EEN) è stata descritta come un metodo efficiente per indurre la remissione nei bambini malati di MC rispetto alla terapia steroidea.

La CDED (dieta ad esclusione della malattia di Crohn) è una combinazione di nutrizione enterale e dieta restrittiva di cibi integrali.

La nutrizione orale si basa sull’eliminazione di tutte le sostanze che potrebbero essere allergeniche o aumentare i disturbi gastrointestinali, come il lattosio.

Per questo motivo la dieta è povera di grassi e proteine animali e, allo stesso tempo, ricca di carboidrati composti e fibre alimentari.

Non include nel breve periodo glutine, latticini e alcuni additivi alimentari come emulsionanti, maltodestrine, carragenina e solfiti.

Nel secondo periodo è consentita una porzione fissa di pane integrale, così come piccole quantità di noci, frutta, legumi e verdure, tranne che per i pazienti con stenosi che continuano la restrizione quantitativa di frutta e verdura su base individuale.

Nei pazienti affetti da morbo di Crohn si osserva spesso una disbiosi intestinale, con bassa diversità microbica

Diversi sono i modelli dietetici che vengono applicati per gestire i sintomi, spesso modelli restrittivi in grado di alterare la composizione e l’attività del microbioma intestinale: la dieta a basso contenuto di FODMAP può ridurre la diversità del microbioma intestinale, già impoverito dalla stessa presenza di MC.

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