Le diete delle star anoressiche: rischi e pericoli

La ricerca della forma fisica perfetta, spesso influenzata da modelli irraggiungibili proposti dai social media e dalle celebrità, può portare a scelte alimentari pericolose e allo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare.

La K-Pop Diet: un esempio di regime restrittivo

La K-Pop diet è una tipologia di dieta seguita da molti cantanti di successo, che spesso sono veri e propri punti di riferimento per tantissimi ragazzi in tutto il mondo. Questa dieta prevede il consumo di circa 500-600 calorie al giorno, escludendo quasi del tutto le fonti di carboidrati come ad esempio riso, pane, biscotti. Sono invece ampiamente consumati i vegetali e gli alimenti proteici, il tutto suddiviso in due, massimo tre pasti al giorno di piccole dimensioni.

Dimagrire con la K-Pop Diet: un rischio per la salute

Il binomio chiave per il dimagrimento è la restrizione calorica, abbinata all’attività fisica. Seguendo questi principi, potremmo dedurre che la dieta coreana sia efficace per ottenere un calo ponderale. Il problema è che il dimagrimento ottenuto con questo regime alimentare non è fisiologico: assumere così poche calorie al giorno provoca una rapida discesa del peso, a discapito non solo della massa grassa, ma anche della massa muscolare, fattore che nel lungo periodo può portare a squilibri metabolici e alla malnutrizione.

Quando la massa muscolare viene persa, si riduce notevolmente il metabolismo: in futuro, sarà molto più complicato perdere peso, anche con altre diete. La scelta di seguire un regime alimentare come la K-Pop Diet nasce spesso dal confronto della propria fisicità con quella di queste star coreane, estremamente magre e longilinee. Questo confronto, nato dall’insoddisfazione per la propria forma corporea unito alla forte restrizione calorica, aumenta molto il rischio di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare, come ad esempio l’anoressia, la bulimia e il binge-eating disorder.

Il ruolo dei social media e degli influencer

Sui social la comunicazione molto diretta, coinvolgente, con il proprio follower è centrata sull’immagine dell’altro da prendere come modello. L’immagine corporea diventa un punto centrale nell’adolescente che è in una fase di trasformazione e con l’influencer si instaura una relazione virtuale di identificazione e imitazione.

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Molte delle foto pubblicate su Instagram sono modificate con Photoshop e raccontano uno stile di vita inverosimile, cadenzato da otto ore di attività fisica giornaliere senza superare le 500 calorie al giorno. Quello dell’influencer diventa dunque un modello irraggiungibile - se non al prezzo di configurarsi un disturbo alimentare. E l’adolescente da questo processo di identificazione ed emulazione non può che uscirne perdente.

Con i food influencer abbiamo un altro grande problema che tocca anche aspetti legali. La norma prevede che puoi dare consigli sulla alimentazione solo se sei formato e sei iscritto all’ordine dei nutrizionisti o dietisti ed eserciti la professione. Ma sui social si contano migliaia e migliaia di persone che danno consigli nutrizionali senza avere alcuna competenza; attraverso pagine molto accattivanti e grazie alla capacità di costruire relazioni sociali diventano dei punti di riferimento con il rischio però di dare consigli non sempre scientifici e potenzialmente pericolosi.

Il problema è la mancanza totale di controllo in particolare su Instagram, canale più seguito, e che ha gli algoritmi più sofisticati, attraverso i quali nel momento in cui si cerca la parola “dieta” o la parola “cibo”, immediatamente arrivano tutte proposte relative alla ricerca che hai fatto.

L'importanza dell'alfabetizzazione mediatica

L’alfabetizzazione mediatica è la competenza chiave per essere padroni del mezzo. Nelle scuole, così come si insegnano l’educazione tecnica e l’educazione civica, dovrebbe essere insegnata l’educazione digitale. Gli adolescenti di oggi, i cosiddetti “nativi digitali”, conoscono il mezzo e la tecnologia meglio della generazione precedente; non sono però padroni del mezzo, di come utilizzarlo e di come discernere i contenuti veri da quelli falsi. Né sanno proteggersi dall’impatto emotivo delle relazioni virtuali.

Dobbiamo far capire loro come difendersi dai pericoli in questo mondo costantemente onlife. Oggi un dodicenne entra in rete e i genitori non possono sapere chi incontra, chi vede, quando torna, cosa fa. Questo significa che anche i genitori dovrebbero imparare a confrontarsi, non a proibire e basta; a discutere con i ragazzi di questi problemi esortandoli a condividere e a parlarne insieme. Ma è la scuola a dover fornire gli strumenti attraverso appunto un’educazione all’uso del digitale.

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Diete di eliminazione e disturbi gastrointestinali

Negli ultimi anni il trattamento dei disturbi dell’interazione intestino-cervello ha utilizzato spesso diete che prevedono l’eliminazione di specifici cibi partendo dall’osservazione che circa due terzi dei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile riportano che i loro sintomi sono collegati con l’assunzione di alcuni specifici. Le diete di eliminazione in alcune persone possano determinare deficit nutrizionali, preoccupazioni per l’alimentazione e scatenare o aggravare un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione.

La teoria cognitivo comportamentale sostiene che la restrizione alimentare, comportamento che caratterizza l’esordio della maggior parte dei disturbi dell’alimentazione, ha origine da due vie principali che possono operare contemporaneamente:

  • La prima si presenta nelle persone che hanno la necessità di controllare vari aspetti della loro vita (per es. lavoro, scuola, sport, altri interessi) quando in circostanze particolari iniziano a spostare i loro sforzi verso il controllo dell’alimentazione e sviluppano un’eccessiva valutazione del controllo dell’alimentazione.
  • La seconda si verifica nelle persone che hanno interiorizzato l’ideale di magrezza e sviluppano un’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo.

In entrambi i casi, il risultato è l’adozione di una restrizione dietetica estrema e rigida (dieta ferrea) che, a sua volta, rinforza la necessità di controllo dell’alimentazione, del peso e della forma del corpo.

Le diete di eliminazione possono aumentare il rischio di ARFID, un disturbo della nutrizione caratterizzato da una persistente incapacità di soddisfare adeguati bisogni nutrizionali e/o energetici che porta a conseguenze clinicamente significative (es. perdita di peso o incapacità di raggiungere l’aumento di peso atteso, deficit nutrizionale, dipendenza dall’alimentazione enterale o supplementi nutrizionali orali, interferenza con il funzionamento psicosociale).

Secondo la teoria cognitivo comportamentale le persone con un temperamento ansioso e un’aumentata sensibilità alle sensazioni fisiche, quando hanno dei sintomi gastrointestinali che associano all’assunzione di determinati alimenti, sviluppano delle predizioni negative che gestiscono con la l’evitamento/restrizione del cibo. Questo comportamento produce una compromissione dello stato nutrizionale e talora di basso peso che determinano lo sviluppo di alcuni sintomi che mantengono e accentuano l’evitamento/restrizione del cibo.

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La prevalenza di sintomi di ARFID nella popolazione adulta gastroenterologica è di circa il 20%, mentre in quella pediatrica varia tra l’1,5% e il 3,9%. La restrizione dietetica calorica e il basso peso determinano lo sviluppo di numerosi sintomi da malnutrizione per difetto, tra cui preoccupazioni per il cibo, sensazione di pienezza precoce da rallentato svuotamento gastrico, stipsi e ansia) che portano ad eliminare ulteriori alimenti e a restringere ancora di più l’alimentazione.

Circa il 30% delle persone con disturbi funzionali gastrointestinali valutate tramite un sondaggio online hanno soddisfatto i criteri diagnostici per un disturbo dell’alimentazione valutato con l’Eating Disorder Examination Questionnaire.

Tabella 1. Identificare le persone con disturbi gastrointestinali che sono a rischio di sviluppare un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione con l’adozione di una dieta di eliminazione non è facile.

Caratteristiche di rischio ARFID
Genere femminile, adolescenza, eccesso di peso o al contrario di basso peso nell’infanzia e nella prima adolescenza, l’aver subito prese in giro per il peso e la forma del corpo, alcuni tratti di personalità (es. perfezionismo, bassa autostima) e la presenza di disturbi dell’alimentazione in famiglia Donne normopeso quando perdono più di 5 kg di peso, quelli che riportano sintomi allo stomaco o al tratto gastrointestinale inferiore e quando i cibi evitati e ristretti non sono solo associati ai sintomi gastrointestinali

La presenza di fattori di rischio potenziali per lo sviluppo di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione è una controindicazione alla prescrizione di una dieta di eliminazione per la gestione dei sintomi gastrointestinali. In questi casi il paziente va inviato ad un centro specializzato per il trattamento dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

Anche quando si è esclusa la presenza di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione o di fattori di rischio potenziali per il suo sviluppo, prima di prescrivere una dieta di eliminazione vanno sempre discussi i pro e i contro con il paziente. Se si decide che l’adozione di questa dieta potrebbe potenzialmente aiutare a migliorare i sintomi gastrointestinali, è raccomandabile che il paziente sia seguito da un dietista/nutrizionista esperto nella gestione delle malattie gastrointestinali e che sappia identificare i segnali precoci di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione.

L'Esperimento del Minnesota: gli effetti della restrizione alimentare

Fra il 1944 e il 1945, un gruppo di cinque ricercatori dell’Università del Minnesota condusse un esperimento con l’obiettivo di definire quale fosse il modo migliore per rialimentare le popolazioni del vecchio continente sopravvissute alla Seconda Guerra Mondiale. L'esperimento si protrasse per poco meno di un anno ed era diviso in tre parti.

Nella seconda fase, per 24 settimane il gruppo fu sottoposto a una dieta restrittiva regolata dai ricercatori e mai superiore alle 1600 calorie quotidiane. In media, del 25%. Ciò significa che un soggetto con un peso iniziale di 70 chili, al termine delle 24 settimane giungeva a pesarne circa 52.

Sui restanti 32 gli studiosi notarono qualcosa d’imprevisto. Il lungo periodo di dieta insufficiente aveva prodotto marcate modificazioni del comportamento, dell’affettività e del modo di intrattenere i rapporti sociali. In seguito, studiosi occupati nella cura dei disturbi alimentari si resero conto che le manifestazioni cliniche dei partecipanti allo studio del Minnesota erano simili a quelle osservabili nelle pazienti anoressiche, una constatazione che modificò il modo di concepire l’Anoressia Nervosa.

Senza volerlo, infatti, Keys e collaboratori avevano dimostrato che molti sintomi del disturbo non sono altro che la conseguenza della rigida restrizione alimentare a cui le pazienti che ne soffrono decidono di sottoporsi.

Effetti psicologici della restrizione alimentare

Con il trascorrere delle settimane di dieta forzata, in modo sempre più evidente, Keys e collaboratori notarono le seguenti modificazioni sull’affettività e sulle cognizioni di tutti i partecipanti:

  • Alterazioni nella concentrazione e nella vigilanza.
  • Un aumento delle preoccupazioni legate al cibo e all'alimentazione.
  • Sbalzi d’umore, disforia seguita da momenti di euforia.
  • Accresciuta irritabilità, momenti d’ansia e di tensione.
  • Cambiamenti transitori di alcuni tratti di personalità.
  • Diminuzione dell'interesse sessuale e delle fantasie erotiche.

Alterazioni del comportamento

Oltre agli effetti psicologici, Keys e collaboratori osservarono le seguenti alterazioni del comportamento, alcune delle quali perdurarono ben oltre il periodo di restrizione alimentare:

  • Molti dei partecipanti avevano sviluppato veri e propri rituali.
  • Il consumo di bevande calde, soprattutto tè e caffè, era aumentato in modo considerevole.
  • Allo stesso modo era salito il consumo di tabacco.
  • In molti era nato un particolare interesse per i libri di cucina e per le ricette e alcuni avevano preso l’abitudine di collezionarle in modo compulsivo.
  • La frequenza di episodi di alimentazione incontrollata, o bulimici, era aumentata.

Conseguenze somatiche

Il periodo di restrizione alimentare, oltre a produrre alterazioni sulla psiche e sul comportamento dei partecipanti, ebbe conseguenze somatiche di rilievo:

  • Disturbi del sonno.
  • Disturbi gastrointestinali.
  • Cefalee.
  • Ipotermia e diminuita tolleranza al freddo.
  • Bradicardia.
  • Calo della frequenza respiratoria.
  • Precoce senso di sazietà durante i pasti, stomaco “chiuso”, inappetenza.
  • Ipersensibilità agli stimoli sensoriali, fra cui i rumori e la luce.
  • Vertigini, capogiri, sensazioni di sbandamento, derealizzazione.
  • Senso diffuso di debolezza e mancanza di energie.

Relazioni interpersonali

Il peggioramento delle relazioni interpersonali, forse anche dovuto all’aumentata irritabilità e alla rabbia, due conseguenze dell’alterazione del tono dell’umore, descritta in precedenza. Il peggioramento del senso d’inadeguatezza, che contribuiva all’aumentata propensione all’isolamento manifestata, reciprocamente, dai soggetti.

Comunque, nella fase “ricostituente” dell’esperimento del Minnesota alcuni sintomi erano presto scomparsi. Altri, come il senso di stanchezza, impiegarono alcune settimane. Altri ancora, al contrario, si manifestarono per oltre 3 mesi e si rivelarono i più complicati da trattare. Fra questi citiamo l’aumentata frequenza di pensieri ossessivi sul cibo.

Le diete bizzarre delle star

Per le celebrities, essere sempre in forma è in un certo senso parte del loro lavoro. Che abbiano delle esigenze fisiche, come ad esempio cantare e ballare sui numerosi palchi di una tournée internazionale, o che lo facciano per stare bene con se stesse sotto ai riflettori, le star sono le prime a sperimentare nuovi trend in fatto di dieta.

C'è chi sceglie un regime alimentare bilanciato, e c'è chi invece improvvisa diete drastiche nel tentativo di perdere molti chili in poco tempo. Alcune di queste diete bizzarre sono trapelate o sono state rivelate proprio dalle star in persona, sorprendendoci per le loro ristrettezze caloriche.

Ecco alcuni esempi:

  • Adele: In una recente intervista a British Vogue però Adele ha rivelato di non aver mai seguito la dieta Sirt, anzi di non aver mai seguito nessuna dieta. Come ha fatto Adele a dimagrire allora? Facendo sport: “Non si trattava di perdere peso, volevo diventare forte”, e seguendo un regime alimentare vario, sano e controllato.
  • Victoria Beckham: David Beckham ha raccontato durante un podcast che la sua signora mangia lo stesso pasto ogni giorno da ben 25 anni. La dieta di Victoria Beckham è a base di pesce alla griglia e verdure al vapore, senza olio o burro, e una fetta di pane integrale con un pizzico di sale.
  • Beyoncé: La cantante ha deciso di condividere con il pubblico di Oprah nel 2006 che, per mettersi in forma per il suo ruolo in Dreamgirls, scelse la Master Cleanse, una dieta drastica a base di un solo tipo di liquido. Per 10 giorni Beyoncé ha assunto solo dei beveroni a base di acqua, succo di limone, sciroppo d'acero e pepe di Cayenne.
  • Madonna: La dieta macrobiotica di Madonna è a base di soia, cibi fermentati, carboidrati integrali e vegetali marini, mentre esclude la farina bianca, la carne, le uova e i latticini.
  • Katy Perry: Katy Perry ha seguito una dieta a base di funghi nel 2013, la M-Plan. Secondo questo regime alimentare bizzarro bisogna sostituire un pasto al giorno con soli funghi, di qualsiasi varietà.
  • Christina Aguilera: Xtina dichiarò di seguire una dieta tratta dal libro 7-Day Colour Diet di Jessica Weisel Courtney e Mindy Weisel, che prevede l'assunzione di cibi in base al loro colore, variando tonalità ogni giorno.

SOS dimagrimento: come ottenerlo in maniera salutare

Per ottenere un dimagrimento fisiologico, non è necessario ricorrere a diete molto restrittive come questa. Una buona dieta dimagrante innanzitutto deve essere cucita ad hoc, in base alle sue abitudini alimentari, allo stile di vita e ai fabbisogni di nutrienti, che possono essere molto diversi da una persona all’altra. Per questo motivo, seguire schemi alimentari trovati su internet è un’abitudine che va fortemente scoraggiata.

Seguire diete restrittive per brevi periodi favorisce il famoso “effetto yo-yo” sul peso, oltre a compromettere il metabolismo. Per questo motivo, la scelta vincente è sempre quella di affidarsi ad un esperto della nutrizione competente, in modo da elaborare insieme la strategia migliore e più sana per raggiungere il proprio peso forma in maniera fisiologica.

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