Il test del DNA per valutare il metodo migliore per dimagrire è l’ultima trovata di un marketing aggressivo che impazza non solo sui giornali e sul web, ma purtroppo anche in molti studi di professionisti della Nutrizione.
La dieta nutrigenetica (dieta del DNA) è un settore dell’alimentazione che considera come le variazioni genetiche individuali influenzano la risposta del nostro corpo agli alimenti e ai nutrienti. Il DNA, o acido desossiribonucleico, è la molecola che contiene le istruzioni genetiche usate nello sviluppo e nel funzionamento di tutti gli organismi viventi e molti virus.
Si può dire che la dieta genetica è un’evoluzione leggermente più “scientifica” del principio (fallimentare) di dieta basata sul gruppo sanguigno, per cui vengono individuati profili genetici a cui vengono associati alimenti specifici per un dato genotipo.
Ogni genotipo ha una lista di alimenti che sarebbero consigliati e altri che non lo sarebbero. Ad esempio, si prescrivono ciliegie e fragole al gruppo caratteriale fruttariano, e nel contempo hamburger e bistecche al gruppo caratteriale carnofilo.
Quando nel lontano 1999 ho conseguito la Specializzazione in Genetica Applicata e Biologia Molecolare presso l’Università “La Sapienza” di Roma, già si parlava della potenzialità della Genetica anche in ambito nutrizionale.
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Vi confesso che all’epoca avevo molte speranze riguardo l’uso di test genetici che potessero un giorno aiutarmi a personalizzare nel modo migliore la dieta per ciascun paziente. Sarebbero stati il mio fiore all’occhiello, un vanto, un’opportunità da non farsi sfuggire.
Decisi che avrei utilizzato i test genetici, in qualità di Nutrizionista, solo qualora fossi stato certo della loro efficacia, della loro reale e concreta utilità. Quel momento lo sto ancora aspettando. Ahimè, non è ancora arrivato.
Scienze Omiche e il Futuro della Medicina Predittiva
Nel mondo della biologia molecolare e della medicina predittiva gli esperti del settore sanno che le scienze “omiche” sono il futuro. Genomica, Proteomica, Metabolomica, Nutrigenomica e Nutrigenetica sono tutte accomunate dal principio di esaminare (o tentare di esaminare) la complessità degli organismi viventi come un unicum.
L’intento ultimo è quello di poter identificare un giorno, profili caratteristici delle cosiddette patologie multifattoriali, e segnali (biomarker) in grado di predirle. Si tratta di patologie la cui causa è molto complessa e dipende da un insieme di geni e fattori ambientali, tra cui depressione, obesità, malattie neurodegenerative.
Il metabolismo è anch’esso una funzione biologica multifattoriale, perché coinvolge migliaia di geni e quindi migliaia di enzimi, ormoni, proteine e tanti altri metaboliti, ed è a sua volta grandemente influenzato da stili di vita, attività fisica, ritmi stagionali, composizione del proprio Microbiota, stati d’animo, ecc.
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L'Applicazione Pratica dei Test Genetici
Vediamo ora che applicazione pratica ha tutto ciò nell’attuale stato dell’arte. Mai come oggi i test genetici sono disponibili a prezzi relativamente accessibili (ripeto, relativamente accessibili), e questa opportunità è stata immediatamente commercializzata.
Personalmente, in questi anni, sono stato contattato da una miriade di Aziende (spesso serissime) che mi proponevano di vendere (alla fine di quello si tratta) i loro prodotti (i test genetici), garantendomi enormi profitti (ed era vero, il guadagno era assicurato).
In un Paese nel quale migliaia di persone compravano (e ancora lo fanno) bastoncini di legno da imbonitrici televisive con la promessa grazie ad essi di inimmaginabili benefici su salute/amore/sesso/finanza e quant’altro, figuriamoci se la Gente non fosse stata disponibile a comprare da un professionista serio, laureato, per di più specializzato in Genetica, che gli promette la dieta su misura!
Sono scelte. Io nei panni dell’imbonitore che vende fuffa alla gente non mi ci sono mai visto, mi vergognerei, anche se guadagnassi molto di più.
Utilità e Applicabilità dei Risultati
Il punto cruciale della questione è l’effettiva utilità e applicabilità dei risultati che si ottengono. Come può un test eseguito su pochissimi geni determinare il funzionamento specifico di un metabolismo individuale e consentire di stilare una dieta apposita che vi garantisca la forma fisica e la longevità?
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Non può, e nessuno ve lo promette in questi termini infatti. Si parla sempre e comunque di predisposizioni: ad esempio se avete un determinato polimorfismo di un certo gene (cioè una mutazione che rende il vostro gene un po’ diverso da quello di tutti gli altri) potreste sviluppare l’obesità (ma va?). E non possono dirvi nemmeno con che percentuale.
In sostanza, si forza l’applicazione clinica di risultati sperimentali: un conto è studiare un gene nella Ricerca Scientifica per capirne il ruolo nel metabolismo (magari in vitro), altro conto è voler estendere l’azione di quel singolo gene come strumento predittivo nella popolazione generale (follia pura).
L’AIRC, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, in linea con quanto stabilito dall’ASCO (il corrispettivo americano), suggerisce molta cautela nell’impiego dei test genetici per valutare la predisposizione al cancro.
E si sta parlando di cancro, non di metabolismo. Ad esempio, raccomanda che il test venga eseguito solo secondo prescrizione di un medico genetista, che sappia interpretare i risultati in base alla storia clinica e familiare del paziente.
Cosa Dice il CREA?
Vediamo cosa dice il CREA nel dettaglio: “Non c’è alcuna evidenza scientifica a sostegno dell’associazione tra i test genetici e le esigenze nutrizionali, e non ci sono dati concreti che supportino le diete genetiche.
La strada dei test genetici per una dietoterapia di precisione è promettente ma è ancora lunga. Che ogni singolo genotipo risponda in modo specifico alla restrizione alimentare sembra oramai accertato, ma questo non autorizza a pensare che, con le conoscenze e i mezzi di oggi si possa gestire l’informazione genetica, che è enorme e non ancora completamente definita.
Ma che cosa vuol dire? L’intolleranza al lattosio può manifestarsi in diversi gradi di severità, può apparire e scomparire in diverse fasi della vita e a seconda delle abitudini alimentari. Senza contare che per diagnosticare l’intolleranza basta il semplice Breath Test (clinicamente validato).
Insomma val la pena fare un test genetico sul LPH (spendendo una grossa cifra) per capire se al soggetto il latte fa male? Non parliamo poi della sindrome metabolica, dell’insulino resistenza e del diabete. I geni studiati sono moltissimi e tutti sembrano essere coinvolti.
Citiamone alcuni: il gene PCI (un inibitore della via insulinica), il gene PTP1B (un altro regolatore negativo del signaling insulinico), il gene PPAR-gamma (che codifica per una proteina coinvolta nello sviluppo del tessuto adiposo), i geni KCNJ11 e SURI (per il canale del potassio ATP-dipendente delle cellule beta pancreatiche), il gene MLXIPL (regolatore trascrizionale dei geni della lipogenesi).
E l’elenco non finisce qui. Siamo sicuri che i nutrizionisti (anche con Specializzazione in Genetica, come chi sta scrivendo) che prescrivono i test abbiano la competenza genetica di interpretare questa complessità, che non è pienamente compresa nemmeno da chi, in ambito di Ricerca Scientifica, la studia quotidianamente?
Assolutamente no! Nessuno Può vantare di avere competenza per ricavare da questi pochissimi dati un fantomatico loro ruolo nel metabolismo individuale per ricavarne la dieta perfettissima!
Solo fuffa (ho detto fuffa, non truffa!). Al momento seguire la dieta del DNA non apporta nessuna reale vantaggio, dimagriremo sempre in base al nostro deficit energetico (le tanto odiate calorie).
Potrebbe al massimo essere un aiuto psicologico, illusorio, di motivazione (mangio quello che mi dice il mio DNA), ma gli effetti finiscono qui. Il rischio è che si passi dall’oroscopo al “genoscopo”, pensando che i marcatori genetici possano dire tutto di noi.
Anche perché ciascuno di noi è il risultato dei geni, dell’ambiente e del caso: i geni da soli spiegano qualcosa, ma non tutto. Focalizzarsi solo sul genotipo e pensare di stabilire una dieta è riduttivo.
Sappiamo, ad esempio, che se in animali da esperimento con lo stesso identico genotipo modifichiamo il microbiota, ovvero l’insieme dei microrganismi della flora intestinale, alcuni diventano obesi e altri no: segno che guardando solo ai geni abbiamo una visione molto parziale di ciò che siamo e di come rispondiamo all’alimentazione, perché contano tanti altri fattori.
Inoltre, anche se sono stati individuati alcuni geni correlati all’obesità, sappiamo che questi “pesano” molto meno dell’ambiente e dello stile di vita nel provocare l’accumulo di chili.
Uno strumento banale come un diario alimentare svela spesso errori madornali nelle abitudini di chi è sovrappeso: al momento è più importante individuare questi errori e modificare la propria quotidianità, che tentare la dieta genetica, la cui efficacia non è dimostrata.
Magari in futuro avremo conoscenze più approfondite, ma oggi i test per la dieta genetica sono una fuga in avanti che non serve a molto.
Forse, come adesso misuriamo colesterolo, trigliceridi e simili per avere indicazioni sul rischio cardiovascolare, un giorno (magari tra 50 anni) potremo valutare i geni e consigliare interventi mirati sull’alimentazione.
Ma per ora è molto prematuro: oggi possiamo mappare il genoma, ma dopo averlo fatto ne sappiamo quanto prima. Insomma, la dieta genetica potrebbe avere un senso scientifico, ma è ancora presto per contarci troppo.
Il Marketing e la Vulnerabilità Emotiva
Come accade per gli integratori dimagranti, la pubblicità di questi kit, spesso all’interno di studi professionali, punta su un aspetto di grande vulnerabilità, poiché l’obesità è una condizione clinica che presenta una notevole rilevanza sociale e disagio personale, accompagnata molto spesso ad uno stato psicologicamente vulnerabile e una maggior inclinazione alla risoluzione rapida e magica.
Spesso la comunicazione promozionale di questi kit (ripeto, anche dentro gli studi professionali) induce la convinzione che una dieta costruita su misura del DNA possa con estrema facilità sollevare dal disagio di sacrifici e impegno.
In un mondo sempre più attento alla personalizzazione, la nutrizione non fa eccezione. La dieta nutrigenetica, che combina la scienza della genetica con la nutrizione, promette di portare la personalizzazione a un livello superiore, offrendo piani alimentari adattati al nostro unico profilo genetico.
La Nutrigenetica: Cosa è?
La dieta nutrigenetica sta rivoluzionando il campo della nutrizione e del benessere. Questo approccio scientifico, che utilizza la genetica per personalizzare la dieta, ha come obiettivo il massimo benessere individuale. Ma cosa si intende esattamente per dieta nutrigenetica? E come può aiutarti?
Prima di entrare nel dettaglio, però, è bene sapere che non si tratta di un metodo rapido per dimagrire. L’obiettivo principale è migliorare la salute generale e prevenire le malattie. È anche importante ricordare che la genetica è solo una parte dell’equazione quando si tratta di salute e peso.
Ogni individuo ha un profilo genetico unico, che non solo determina aspetti come il colore degli occhi o dei capelli, ma anche come il nostro corpo reagisce a diversi tipi di alimenti. Queste differenze genetiche possono influenzare come metabolizziamo i nutrienti, come rispondiamo all’esercizio fisico e come reagiamo a specifici alimenti.
Il principale beneficio della dieta nutrigenetica è l’approccio personalizzato all’alimentazione. Un piano alimentare basato sulla genetica può essere progettato per aiutare a gestire e prevenire specifiche condizioni di salute.
La nutrigenetica studia come le variazioni genetiche uniche di una persona influenzano la risposta del suo corpo ai nutrienti. In altre parole, la nutrigenetica si concentra su come il tuo DNA può influenzare il tuo rapporto con il cibo e la nutrizione.
D’altra parte, la nutrigenomica si occupa di come i nutrienti e gli altri composti bioattivi che consumiamo influenzano l’espressione dei nostri geni. In pratica, la nutrigenetica e la nutrigenomica si completano a vicenda per fornire un quadro completo di come la genetica e la nutrizione interagiscono.
Come Funziona un Test del DNA?
Un test del DNA può essere acquistato online attraverso e-commerce specializzati in test genetici, come SaluteOvunque.com. Questi test richiedono generalmente un campione di saliva, raccolto con un semplice tampone buccale, che viene poi inviato al laboratorio per l’analisi.
Una volta completato, i risultati possono essere visualizzati online e utilizzati per creare un piano di dieta personalizzato. Nel seguito andiamo a descrivere alcuni dei test presenti nelle diverse linee di Nutrinext. È possibile acquistare anche un test completo, Nutrinext Total, che permette di valutare tutte le predisposizioni genetiche alle condizioni più comuni.
Test del DNA e Metabolismo
Il nostro metabolismo è il processo attraverso il quale il nostro corpo converte il cibo e le bevande che consumiamo in energia. Un test del DNA del metabolismo può fornire informazioni dettagliate su come il tuo corpo gestisce questo processo.
Per esempio, alcune persone potrebbero avere una versione di un gene che le rende più efficienti nel metabolizzare i grassi, il che potrebbe avere un impatto sul peso corporeo e sulla salute generale. Un test genetico del metabolismo può aiutare a identificare queste differenze individuali, offrendo intuizioni personalizzate su come ottimizzare la dieta per la salute e il benessere.
Test del DNA e Intolleranze Alimentari
Le intolleranze alimentari sono una risposta fisica indesiderata a un alimento o a un componente alimentare, spesso legata alla digestione. I test del DNA per intolleranze alimentari si basano sul principio che le variazioni genetiche possono influenzare come il nostro corpo reagisce a specifici alimenti.
Questi test genetici possono fornire informazioni su una vasta gamma di potenziali intolleranze alimentari. Oltre al lattosio, possono includere alimenti come il glutine, certi tipi di frutta e verdura, vari tipi di carne, e addirittura alcuni additivi alimentari.
Una volta ottenuti i risultati del test, è possibile avere una consulenza con uno specialista per discutere i risultati ottenuti. Il referto è, dunque, uno strumento prezioso per il tuo nutrizionista che, dati alla mano, potrà progettare una dieta nutrigenetica personalizzata per le tue esigenze.