L’Olanzapina è un farmaco antipsicotico spesso utilizzato nel trattamento di condizioni come la schizofrenia e il disturbo bipolare. Sebbene sia efficace nel gestire questi disturbi, uno degli effetti collaterali noti dell’Olanzapina è l’aumento di peso.
Perché Olanzapina Porta all'Aumento di Peso?
L’Olanzapina può influenzare il peso in diversi modi. Può aumentare l’appetito, portando a un consumo maggiore di cibo e quindi a un aumento di peso. Inoltre, può alterare il metabolismo del corpo, rendendo più difficile per il corpo bruciare calorie.
Strategie per Perdere Peso Dopo Olanzapina
Per perdere peso dopo l’uso dell’Olanzapina, è importante adottare un regime alimentare sano ed equilibrato. Questo dovrebbe includere una varietà di alimenti nutrienti, come frutta, verdura, cereali integrali e proteine magre.
L'Importanza dell'Attività Fisica
L’attività fisica è un elemento chiave nel processo di perdita di peso post-Olanzapina. L’esercizio fisico aiuta a bruciare calorie, migliora il metabolismo e contribuisce al benessere generale. Anche una breve camminata quotidiana può fare la differenza nel controllo del peso e migliorare il benessere generale.
Monitoraggio e Piccoli Cambiamenti
Per gestire l’aumento di peso con l’Olanzapina, è importante monitorare il proprio peso regolarmente e fare piccoli cambiamenti nel proprio stile di vita. Mantenere un peso salutare dopo l’uso di Olanzapina può essere una sfida, ma con le strategie giuste è possibile. È importante ricordare che la perdita di peso richiede tempo e pazienza, e che è importante concentrarsi sulla salute generale piuttosto che solo sul peso.
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Alternative Farmacologiche e Gestione del Peso
Ovviamente la più ovvia delle cose è sospenderlo ma, come si sa, i disagi psico-emotivi forti fanno tanto soffrire e qualora si trovi un equilibrio psicofarmacologico accettabile, è da valutare attentamente se togliere dalla squadra degli psicofarmaci un giocatore vincente.
Sostituzione con Altri Farmaci
Sostituirlo con un farmaco con caratteristiche simili ma che fa meno ingrassare come ad esempio Amisulpiride o Aripiprazolo, tenendo conto però che con questi due farmaci l’effetto sedativo è assai blando o nullo almeno a basso dosaggio.
Terapie Combinate
Tenerlo a basso dosaggio e affiancare Aripiprazolo oppure un antidepressivo noradrenergico puro come Reboxetina o Bupropione. Nei casi piu gravi, in cui l’effetto sedativo sia assolutamente fondamentale, si può correggere in parte l’eccessivo aumento di peso e le anomalie metaboliche aggiungendo alla terapia con Olanzapina la Metformina, un farmaco antidiabetico.
Ulteriori Strategie Farmacologiche
- Associare Amantadina che essendo un dopaminergico aiuta sicuramente a dimagrire e migliora anche lo stato depressivo senza tuttavia esacerbare la psicosi.
- Associare Famotidina (parente stretta della più nota Ranitidina, purtroppo ritirata dal commercio), ben nota come antiacido in grado di bloccare i recettori per l’istamina di tipo H2 dello stomaco.
- Aggiunta di Betaistina (Vertiserc), molecola nota per il trattamento delle vertigini su base vascolare, è un analogo dell’istamina in grado di attivare alcuni recettori cerebrali (H1) dell’istamina (il cui blocco da parte di Olanzapina è in gran parte responsabile dell’aumento di appetito). Agisce anche come antagonista nella stessa regione cerebrale dei recettori H3 dell’istamina, effetto questo che si va a sommare al precedente inibendo ulteriormente il desiderio di cibo.
Antipsicotici di Seconda Generazione e Aumento di Peso
Negli ultimi 20 anni il mondo degli antipsicotici è stato rivoluzionato dalla scoperta dei cosiddetti antipsicotici di seconda generazione (o ‘antipsicotici atipici’), che si sono imposti all’attenzione degli psichiatri, e quindi dei pazienti, per una serie di caratteristiche cliniche e meccanismi d’azione differenti da quelli di prima generazione, che li hanno fatto a lungo ritenere farmaci in grado di modificare sensibilmente in positivo la qualità della vita dei pazienti.
In realtà quella degli antipsicotici di seconda generazione è una classe di farmaci eterogenea, sia da un punto di vista clinico che di farmacodinamica, che condividono la caratteristica distintiva della mancanza (o comunque scarsa incidenza) di effetti collaterali di tipo extra-piramidale. Questi farmaci determinano sicuramente una minore incidenza di quella sintomatologia parkinsoniana che per anni ha rappresentato l’immagine stereotipata del paziente psichiatrico in trattamento: il corpo leggermente flesso in avanti con la testa reclinata sul collo, rigidità diffusa, andatura a piccoli passi, mani tremolanti.
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Gli antipsicotici di seconda generazione si sono dimostrati, chi più chi meno, in grado di evitare questi tipi di effetti collaterali, e in questo senso hanno consentito di portare avanti un trattamento farmacologico per le psicosi, senza determinare effetti invalidanti di tipo neurologico sulla qualità di vita dei pazienti. In realtà nel corso degli anni si è visto che le condizioni di questi trattamenti non erano così scevre da effetti collaterali, e in particolare l’attenzione della ricerca si è concentrata soprattutto sull’aumento ponderale e l’insorgenza di una sindrome dismetabolica, effetti che sembrano accadere con maggiore frequenza con gli antipsicotici di seconda generazione (almeno con alcuni di questi in particolare).
Teniamo presente che la sindrome metabolica conferisce un aumento del rischio di mortalità cardiovascolare da 3 a 6 volte (De Hert M., Correl CU et al, 2011), e che i pazienti con malattie mentali severe (SMI, severe mental illness) hanno dei tassi di mortalità fino a 3 volte superiori a quelli della popolazione generale, e delle aspettative di vita media ridotte dai 15 ai 30 anni (Lancet, 2009).
Interventi Terapeutici con Metformina e Topiramato
Qui di seguito sono riportati una serie di riferimenti bibliografici sulla possibilità di trattare farmacologicamente l’aumento ponderale e la sindrome metabolica in pazienti in trattamento con antipsicotici. Gli interventi terapeutici sui quali c’è più letteratura sono sicuramente quelli con metformina e topiramato, in add-on alla terapia neurolettica.
In particolare in un lavoro del 2010 si evidenzia come 100mg/die di topiramato aggiunti alla terapia con olanzapina determinano, dopo 3 mesi di trattamento, una riduzione di peso corporeo e dei valori di glicemia, trigliceridi, colesterolo e pressione arteriosa, rispetto ad un gruppo di pazienti in trattamento con sola olanzapina.
Interessante anche un lavoro uscito nel giugno 2014 sul Journal of Psichiatry Research che mostra dei buoni risultati sulla prevenzione dell’aumento ponderale, in pazienti in trattamento con olanzapina, grazie all’aggiunta di 3mg/die di melatonina.
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Tabella: Effetti di Topiramato e Melatonina sull'Aumento di Peso Indotto da Olanzapina
| Farmaco Aggiuntivo | Dosaggio | Effetti Osservati |
|---|---|---|
| Topiramato | 100mg/die | Riduzione del peso corporeo, glicemia, trigliceridi, colesterolo e pressione arteriosa |
| Melatonina | 3mg/die | Minore aumento ponderale, minore aumento del giro vita e della concentrazione di trigliceridi, riduzione dei punteggi della PANSS |
Altri Studi e Considerazioni
L’aumento di peso dovuto all’assunzione di antipsicotici di seconda generazione costituisce un fattore di preoccupazione legato sia al rischio metabolico a lungo termine che agli effetti cardiovascolari indotti. Questi effetti includono obesità, iperglicemia e insulino-resistenza e possono contribuire a causare diabete e malattie cardiovascolari.
Anche se altri agenti farmacologici possono risultare utili per prevenire e curare l’aumento di peso indotto da antipsicotici, la metformina e il topiramato sono stati quelli più ampiamente studiati in questo contesto. La metformina agisce perifericamente nel favorire la perdita di peso, mentre il topiramato agisce centralmente.
Un significativo aumento ponderale è abbastanza comune nei pazienti in trattamento con olanzapina. La zonisamide è un farmaco antiepilettico associato con riduzione del peso corporeo. In questo studio si esamina l’efficacia della zonisamide nel prevenire aumento ponderale in 42 pazienti che iniziavano un trattamento con olanzapina per un disturbo bipolare o schizofrenia.
In media e a seconda del dosaggio e delle caratteristiche individuali o di stile di vita, Olanzapina provoca un aumento rapido del peso nei primi mesi di trattamento, aumento che poi decresce e dopo circa 6 mesi si attesta a 10 kg l’anno circa.
Strategie Nutrizionali e Stile di Vita
Strategie nutrizionali per migliorare lo stile di vita percorrendo il doppio binario dell’attività fisica e della corretta alimentazione. Un’alimentazione ricca o sbilanciata nei confronti dei carboidrati complessi non permetterà di migliorare la resistenza insulinica; allo stesso modo un eccesso di alimenti pro-infiammatori peggiorerà l’infiammo sistemico proprio del soggetto in sovrappeso segnato dalla “fastidiosa pancetta”.
Quando si comincia una terapia antipsicotica non si può prescindere dal controllo del peso, anche perché un aumento incontrollato del peso comporta un aumento del rischio metabolico. La terapia farmacologica deve essere integrata con un miglioramento delle abitudini di vita e con un’attenzione particolare per la dieta.
I pazienti devono essere consigliati circa l’importanza di una vita sana che preveda un’alimentazione bilanciata nel contenuto di carboidrati, grassi e proteine oltre che indirizzati verso una vita attiva. In questo senso oltre all’opportunità di praticare uno sport con regolarità, dovrebbero essere invogliati a salire le scale, ad andare al lavoro a piedi o in bici, a prendersi cura di un cane in modo da portarlo fuori per i suoi bisogni.
Il rischio di aumento di peso è diverso a seconda del farmaco. Ad esempio, gli antipsicotici di seconda generazione, quelli associati a un maggiore rischio di aumento di peso includono olanzapina, clozapina e quetiapina. Sebbene l’aumento di peso possa essere influenzato da molti fattori, compresi la predisposizione genetica, lo stile di vita, la dieta e l'attività fisica, antipsicotici come quelli sopra nominati possono rendere particolarmente difficile, se non impossibile, evitare l'accumulo di chili.
In questi casi, è indispensabile valutare bene il rapporto tra rischi e benefici. Molte volte (nel caso di clozapina sono la maggior parte dei casi) i vantaggi dei farmaci (controllo di sintomi psicotici che non rispondono ad altre sostanze, diminuzione del rischio di suicidio, etc) sono superiori rispetto ai seppur gravi danni dell’aumento di peso. In alcune situazioni, tuttavia, è possibile pensare a un cambio di terapia, passando a un farmaco che abbia un rischio metabolico più basso.
L'ingrassamento associato all’assunzione di psicofarmaci è un problema comune che può influenzare la salute fisica e mentale dei pazienti. È dunque importante riconoscere e dare adeguata considerazione a questo effetto collaterale, adottando misure preventive e di gestione per mantenersi in forma.
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