Dimagrire Dopo un Lutto: Consigli e Strategie

Il lutto è senza dubbio un evento traumatico che può alterare il nostro modo di vedere le cose. Quando si perde una persona cara, le reazioni sono diverse per ognuno di noi, così come lo sono le fasi di elaborazione del lutto. Anche le modalità di adattamento dipendono da fattori specifici.

Nell’ultimo anno, anche a causa della pandemia, i media hanno cominciato a parlare più apertamente della perdita di persone care e della gestione del lutto da parte dei familiari e degli amici di chi ci ha lasciato. Una sorta di tabù è stato infranto a causa di circostanze eccezionali.

“Esiste, in ogni cultura, una gerarchia della gravità dei lutti, stabilita in funzione dell’importanza attribuita a ogni relazione. Siamo, naturalmente, nell’ambito delle norme non scritte, e anche non dette, che tuttavia condizionano gli individui” scrive la filosofa e tanatologa (esperta di temi legati al lutto e alla morte) Marina Sozzi. E nella gerarchia dei lutti “legittimi” ci sono innanzitutto quelli per le morti di figli, genitori e familiari stretti, mentre si riconosce meno il diritto alla sofferenza legata alla perdita di una persona cara con la quale non ci sono relazioni familiari, come gli amici.

“Come società scientifica internazionale che si occupa di psiconcologia e che guida gli operatori del settore, raccomandiamo di offrire assistenza a tutti coloro che hanno voluto bene a chi ha perso la battaglia contro la malattia, senza badare ai legami formali” spiega Jane Turner, Università del Queensland, in Australia, presidente della International Psycho Oncology Society. “Spesso gli amici e i colleghi riescono, per primi, a reagire in modo costruttivo alla perdita, dedicando tempo al volontariato nel nome della persona scomparsa oppure creando fondazioni, promuovendo raccolte fondi e altre attività che ne tengano viva la memoria. Molte famiglie aderiscono con piacere a questo tipo di iniziativa che agisce nel segno della continuità e della vita.”

Un Lutto Personalizzato

Nell’affrontare un lutto bisogna però evitare di adeguarsi alle aspettative degli altri su come si dovrebbe reagire, soprattutto se non le si sente proprie. “Non è vero che esistono fasi prefissate del lutto, o tempi ‘normali’ per sentirsi tristi e poi per accettare la perdita” continua Turner. “Ognuno reagisce a modo proprio, con tempi propri.” Ecco perché i diversi sentimenti legati alla perdita possono comparire in fasi diverse, convivere o persino non comparire affatto.

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“La durata di un lutto è quanto di più personale esista e anche la psicologia ne ha preso atto” spiega ancora Turner. “Il punto essenziale è accorgersi quando da normale il lutto diventa patologico, ovvero interferisce con il proseguimento della vita di chi è rimasto.”

In capo a due o tre mesi è comune riuscire nuovamente a lavorare o studiare con una discreta efficienza, o ad avere una vita sociale, seppure limitata alle persone più care. Se la depressione e il senso di vuoto proseguono più a lungo, è necessario chiedere aiuto.

“La necessità di ricorrere a un sostegno professionale è aumentata, nell’ultimo anno, anche tra i familiari di chi è mancato per malattie che non hanno nulla a che fare con il Covid-19” spiega ancora Turner. “Praticamente in tutto il mondo molti pazienti terminali sono morti lontani dalle famiglie per via delle restrizioni imposte alle visite ospedaliere. E i familiari faticano a elaborare un distacco particolarmente stressante e crudele anche per chi è rimasto. È una situazione anomala, alla quale bisogna dare una risposta professionale.”

I Sentimenti del Lutto

  • Shock e ottundimento: A volte familiari e amici reagiscono alla notizia del decesso con uno stato di incredulità e negazione, anche quando la morte è frutto di una malattia prolungata.
  • Agitazione e nostalgia: Man mano che l’ottundimento iniziale scompare, è possibile che compaiano ansia, agitazione e desiderio di vedere la persona scomparsa, tali da interferire con la capacità di concentrarsi.
  • Rabbia: È un sentimento comune. La rabbia può essere rivolta contro il destino, ma talvolta anche contro la persona che è mancata oppure contro i curanti che non sono stati capaci di salvarla.
  • Tristezza e depressione: Sono spesso i sentimenti dominanti nel tempo, ma non sono presenti in egual modo in tutti.
  • Vuoto: C’è chi sente di aver perso una parte di se stesso. Questo vuoto può sparire con il tempo o, almeno, attenuarsi.
  • Accettazione: La fase di accettazione non corrisponde a un ritorno alla normalità precedente la perdita.

Come Cambiamo Dopo un Lutto

Dopo un lutto si cambia, sì. Si tratta di un’esperienza che segna inevitabilmente il corso della vita di ognuno di noi ed è in grado di farne vacillare le fondamenta. Ma cosa accade davvero dopo un lutto? Come cambiamo noi, le nostre emozioni e la nostra prospettiva sulla vita?

Un lutto è un evento che scuote profondamente la nostra esistenza e ne altera gli equilibri. L’esperienza tragica di perdere qualcuno che si ama può scatenare una gamma complessa di emozioni.

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  • Shock: Una delle prime emozioni che molte persone sperimentano dopo la perdita di qualcuno è lo shock.
  • Sofferenza: La sofferenza è, naturalmente, una componente emotiva fondamentale del lutto.
  • Tristezza: La tristezza è uno dei sentimenti dominanti durante il lutto.
  • Senso di colpa: Il senso di colpa è un’altra emozione comune che può sopraffare chi sta affrontando un lutto.
  • Rabbia: La rabbia è una risposta naturale alla perdita: un altro modo con cui esprimiamo il dolore che proviamo.
  • Vuoto: Al dolore e alla rabbia molto spesso si accompagna un senso di vuoto, di solitudine e nostalgia della persona perduta.
  • Ansia: La morte di qualcuno può anche generare una profonda ansia rispetto al futuro.

Il lutto ha talvolta un impatto significativo sulla salute fisica, che risente in modo indiretto dello stress emotivo. Il processo di elaborazione di un lutto è un’esperienza individuale, in cui ciascuno ha tempi propri.

Cambiare dopo un lutto implica anche attraversare una fase depressiva. Nella fase seguente, quella del lutto integrato, il dolore inizia a diminuire progressivamente, anche se non svanisce del tutto. Ciò che si sperimenta è un senso di normalità e il ritorno alle attività quotidiane, insieme alla capacità di ricordare la persona scomparsa senza essere assaliti dalla tristezza di un tempo.

È importante sottolineare, ancora una volta, che il lutto non ha una scadenza: non esiste un periodo “giusto” entro il quale ci si dovrebbe sentire meglio. Quando, tuttavia, si fatica a transitare da una fase di lutto acuto a una di lutto integrato, si resta cioè bloccati in uno stato di forte squilibrio emotivo e fisico, si può essere coinvolti in un lutto complicato o lutto patologico.

Quando Elaborare un Lutto Diventa Complicato?

  • Resistenza al cambiamento: Il lutto porta inevitabilmente al cambiamento.

Dopo aver attraversato il doloroso processo di lutto, si cambia ed è inevitabile chiedersi come si possa ritrovare la voglia di riprendere in mano la propria vita e trovare un nuovo senso di normalità. La prima cosa da fare è accettare le emozioni legate alla morte.

Altrettanto importante è preservare i ricordi della persona cara, così da continuare a sentirne la presenza nella propria vita, e, al tempo stesso, riflettere sul significato della sua perdita. Per poter tornare a vivere, è necessario procedere per gradi, cercare di ricostruire una routine regolare che includa il prendersi cura di sé tramite l’esercizio fisico, una dieta equilibrata e la giusta quantità di riposo.

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Quando il dolore si fa schiacciante e la sensazione di farcela da soli è insostenibile, cercare il supporto di uno psicologo o psicoterapeuta è sempre una risposta efficace.

“Come Posso Dimagrire ed Elaborare il Lutto Contemporaneamente?”

Se è così anche per te, vediamo insieme i passaggi per riuscire in questi due intenti. Si tratta di due cambiamenti titanici nella vita di una persona. Farli entrambi, contemporaneamente, richiede un impegno, una diligenza, una motivazione, una resilienza al 100% orientata verso sé stessi.

Per la maggior parte delle persone, elaborare il lutto e dimagrire evocano la privazione. Per dimagrire ti privi di determinati cibi o abitudini o consuetudini. A livello mentale, molti associano la dieta alla rinuncia, al vuoto della fame, alla perdita di piacere. Elaborare il lutto è una perdita essa stessa perché si lasciano andare le abitudini, gli oggetti, la routine, i pensieri in loop e si vive il vuoto conseguente l’assenza.

Sono due vuoti troppo grandi per essere vissuti insieme, per alcune persone. Per questo è importante sentire nel corpo quali sono le tue vere priorità:

  • Che cosa vuoi?
  • Che cosa provi all’idea di dimagrire?
  • Che cosa provi all’idea di elaborare il tuo lutto?
  • Cosa succede se lasci andare il tuo peso?
  • Cosa non succede se ti liberi dal lutto?

Dimagrire in Lutto

Dimagrire quando si vive il lutto nasce dal significato che ha per la persona la riappropriazione della propria corporeità, bellezza, identità. Se ci si dimentica che il peso, il grasso, il cibo hanno dei significati per la persona, ci si dimentica della persona stessa. Per lasciare andare il peso, il grasso, il cibo è importante capire che cosa rappresentano, nel quotidiano e nel lutto, questi elementi.

Quando la persona decide di cambiare modalità di comportamento verso la propria nutrizione e benessere, che cosa è cambiato in lei? Tante volte, questa decisione intima e privata nasce come modo per tenere i confini con gli altri, per gestire gli spazi di relazione.

Elaborare il Lutto, Dimagrendo

Prendersi cura di sé, riportare l’attenzione a sé, prendersi a cuore è una via per elaborare il lutto e dimagrire può essere una modalità, un punto di inizio per lasciare andare il lutto. La differenza la fa la motivazione e lo spazio interno da cui questa decisione prende forma.

Si parte sempre dal significato. Dando valore al significato, scegliere le azioni e tenere il ritmo del viaggio avrà una sostenibilità più elevata. Perché la persona si è scelta. Parte da sé, non da altri. Significa per lei, la sente, è nel corpo la decisione, la mente segue e sostiene.

Dimagrire Elaborando il Lutto

Come coach, aiuto le persone a prendersi cura del loro benessere partendo dalle motivazioni, dalle scelte e dal viaggio verso il nuovo equilibrio. Dimagrire, nel mio percorso di coaching, è una conseguenza della consapevolezza di volersi di nuovo. Dimagrire elaborando il lutto è una conseguenza dell’amministrare il proprio talento.

Perché quel vuoto che ingurgita di tutto è un vuoto che chiede presenza vitale, energia, meraviglia, esperienze, significanza. Il vuoto del lutto si riempie con il senso e con l’amore. Il vuoto nello stomaco si riempie con il coraggio di essere sé stessi.

Ogni azione successiva per dimagrire, se nasce da una base di amore per sé, porterà la persona oltre il concetto della bilancia. Perché il punto non è quanto pesi ma quanto ti ami. Quanto ti ri-vuoi. Quanto sei di nuovo importante per te.

Affrontare un lutto è uno degli eventi più stressanti e difficili nella vita di una persona. Con il tempo impariamo a vivere senza la persona amata. I sintomi mano mano si riducono e troviamo una nuova stabilità. Questo meccanismo non deve stupirci: lo stato di sospensione e di apatia provocati dal lutto devono essere interrotti per poter ridare all’organismo la forza di andare avanti.

Stress da Lutto: Quando la Mente Invade il Corpo

Corpo e mente non sono entità separate ma intimamente connesse tra loro. Spesso, durante un lutto, la sofferenza trova delle falle nelle quali si insinua ed ecco che il dolore può progressivamente influenzare negativamente il sistema immunitario, riducendo la capacità di difesa dell’organismo.

Una risposta emotiva prolungata a un evento come la morte, quindi, può renderci più inclini alle infezioni e non solo. La cardiomiopatia di Tako-Tsubo, conosciuta come sindrome del cuore spezzato, è una condizione cardiaca acuta che si manifesta in seguito a uno stress emotivo intenso, causando un temporaneo indebolimento del muscolo cardiaco.

Quando subiamo una perdita, il corpo soffre con noi.

Stress da Lutto: i Sintomi Fisici

Le reazioni fisiche dello stress da lutto possono manifestarsi con affaticamento, insonnia, perdita di appetito, problemi digestivi e mal di testa. Quando entriamo in contatto con la realtà, lo stress cronico ci predispone ad attacchi di ansia, panico: in alcuni casi tendiamo a somatizzare e a riprodurre inconsciamente la sofferenza del defunto.

I sintomi fisici dello stress da lutto sono:

  • Dolori articolari e muscolari
  • Sensazione di oppressione al torace e alle vie respiratorie
  • Palpitazioni e pressione alta, vertigini
  • Perdita di appetito, disturbi digestivi, nausea, diarrea
  • Problemi dermatologici
  • Stanchezza cronica e apatia, insonnia
  • Mal di testa e irritabilità

Disturbi Più Frequenti

  1. Mal di testa e dolori muscolari: Durante il lutto, il nostro corpo affronta un intenso impegno fisico per far fronte alla perdita che abbiamo subito.
  2. Insonnia: I pensieri, i ricordi, i sentimenti ma anche le preoccupazioni per il futuro e lo stress tolgono letteralmente il sonno.
  3. Disturbi gastrointestinali: L’ansia e lo stress giocano brutti scherzi anche per quanto riguarda il nostro appetito tanto che è facile registrare in questo periodo un aumento o un calo significativo di peso.

In conclusione, il dolore si manifesta spesso a ondate o cicli, con sensazioni intense che durano alcune ore o giorni. A volte i sintomi sembrano attenuarsi, dando la percezione di aver raggiunto un equilibrio temporaneo, che ci fa sperare di aver superato i momenti più difficili. All’improvviso invece, il dolore sia fisico che psicologico torna, in alcuni casi più intenso di prima.

Capire e Affrontare i Sintomi Fisici dello Stress da Lutto

Il fatto che il corpo abbia "voce" durante il lutto non deve stupirci. L’elaborazione della perdita è un processo che possiamo definire olistico perché è costituito da diversi elementi che appartengono alla sfera cognitiva, emotiva, fisica.

La somatizzazione rappresenta un meccanismo attraverso il quale il corpo manifesta segnali di disagio emotivo. Nel caso specifico, può essere un campanello d'allarme che ci avvisa che non stiamo prestando la giusta attenzione a quello che ci succede ma soprattutto ai sentimenti che proviamo. Il corpo, tramite la sofferenza, ci avverte di qualcosa che non va.

Aver paura del dolore è normale: per evitare il contatto con la sofferenza, tendiamo a riempire la nostra vita di attività che ci distolgono dal processo di elaborazione. Se è vero che questa reazione ci aiuta a sopravvivere nei primi giorni, lo è altrettanto il fatto che ci impedisce di confrontarci con la perdita e l'assenza. A lungo andare, questa fuga dalla realtà causa un gap tra realtà e psiche, uno scarto sul quale l'organismo richiama la nostra attenzione con dolori e disturbi vari.

Il comportamento di inibizione ci trasporta in un circolo vizioso dal quale è difficile uscire: ci sentiamo sempre più nervosi e stressati e questo non fa altro che aprire la strada a diversi problemi di salute.

Come si fa quindi ad affrontare i sintomi fisici del lutto?

Per superare questo periodo così intenso è necessario agire su due fronti:

  • Il primo riguarda i propri bisogni e la necessità di prendersi cura di sé in termini riposo, cibo, sostegno e comfort.
  • Il secondo invece consiste nel considerare il dolore fisico come una bussola in grado di fornire indicazioni preziose sul cammino che stiamo compiendo.

Lo sguardo introspettivo ci aiuta a capire se il processo di elaborazione è in atto oppure se si è fermato e rischia di diventare patologico, sfociando nel disturbo da stress post-traumatico. In questo caso, chiedere aiuto è necessario per recuperare serenità e benessere.

Quando il Lutto Diventa Patologico

Il complesso quadro sintomatologico emotivo e fisico legato alla elaborazione del lutto dipende da una serie di fattori individuali tanto che è impossibile stabilire a priori il tempo necessario per superare la perdita.

Tuttavia, se i sintomi del dolore restano intensi per oltre 12 mesi e compromettono in modo significativo la nostra capacità di riprendere una vita quotidiana serena, è probabile che il processo di elaborazione del lutto si sia interrotto o non sia stato portato a termine. Si stima che circa il 10% delle persone in lutto sviluppi una condizione di lutto prolungato (Szuhani, 2021).

In questo caso, un supporto psicoterapeutico può aiutare a prevenire e ad affrontare le conseguenze del lutto non elaborato, permettendoci di ritrovare la serenità e il benessere perduti, secondo i nostri tempi e senza nessuna forzatura.

Supporto Psicologico e Terapie

Affrontare il cambiamento fisico, anche dal punto di vista psicologico, richiede infatti l'adozione di strumenti pratici. La psicoterapia, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), può essere di grande aiuto nel trattare le difficoltà legate all'immagine corporea.

Un'altra pratica utile è quella della mindfulness. Secondo diversi studi, la mindfulness aiuta le persone a sviluppare una consapevolezza non giudicante delle proprie emozioni e del proprio corpo: questo può facilitare l'accettazione del cambiamento fisico e promuovere una relazione più sana con il proprio corpo.

Cambiamento Significativo di Peso e Impatto Psicologico

In ambito psicologico, infatti, è ben documentato che i cambiamenti corporei hanno un impatto significativo non solo sul piano fisico (che è quello più evidente), ma anche su quello psicologico.

Un corpo che subisce trasformazioni importanti, quindi, può influenzare profondamente l'immagine di sé e l'identità personale, generando anche sentimenti di disorientamento e confusione. Studi di psicologia clinica e della salute evidenziano che tali cambiamenti possono portare a una rielaborazione dell'identità e a importanti sfide emotive che vanno affrontate in modo consapevole.

Inoltre, nell'era dei social media, dove l'estetica e l'apparenza fisica vengono enfatizzate, molte persone vivono questi cambiamenti corporei in maniera ancor più amplificata, spesso con un sovraccarico psicologico più grande di quello fisico.

Le ricerche condotte su soggetti che hanno vissuto rapidi cambiamenti fisici confermano che la mente può avere difficoltà ad adattarsi al nuovo corpo, con sentimenti di inadeguatezza e tensione tra l'immagine percepita e quella reale. Questo fenomeno è particolarmente frequente in coloro che affrontano trasformazioni drastiche, come la chirurgia bariatrica, dove il cambiamento fisico avviene in modo più rapido rispetto alla capacità psicologica di assimilare la nuova immagine corporea.

Nella nostra cultura, il corpo è spesso considerato una vetrina attraverso cui manifestiamo la nostra identità al mondo esterno. Il corpo è molto più di un semplice involucro: è parte della nostra identità. Gli studi riportano che la nostra relazione con esso si sviluppa a partire dall'infanzia ma continua ad evolversi nel tempo, influenzata da fattori come la famiglia, le amicizie e la società.

Questa relazione complessa e dinamica tra corpo e mente implica che ogni cambiamento fisico può scuotere profondamente il nostro senso di sé, costringendoci a ridefinire come vogliamo essere visti e accettati dagli altri. Questa tensione tra l'immagine interna e quella esterna può generare un senso di alienazione o insicurezza.

Un altro aspetto riguarda il modo in cui la società percepisce il nostro corpo e come questo influisce sulla nostra auto percezione. La ricerca dimostra che l'attenzione e i commenti esterni, sebbene a volte intesi positivamente, possono accentuare un senso di estraneità rispetto al proprio corpo. Ad esempio, una persona che riceve complimenti per aver perso peso potrebbe sentirsi sotto pressione per mantenere il nuovo aspetto.

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