Affermato dalle Nazioni Unite e riconosciuto in numerosi Trattati e Costituzioni, il diritto al cibo fa parte dei diritti umani fondamentali. Il diritto al cibo è un diritto umano universale, riconosciuto a livello internazionale, nazionale e regionale, esso si garantisce ad ogni individuo senza discriminazioni né limiti.
Il diritto al cibo è stato sancito per la prima volta nel 1948 all’interno dell’Articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dove si esplicita il diritto di ogni individuo ad avere un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della propria famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione. Nel 1966 la Convenzione (o Patto) Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR), entrata in vigore nel 1976, riconosce, all’Articolo 11, il diritto di ognuno ad uno stile di vita adeguato che includa un adeguato accesso al cibo e il diritto fondamentale ad essere libero dalla fame. In tutte le definizioni del diritto al cibo, presenti nel diritto internazionale, si parla di diritto a cibo adeguato.
Disponibilità e Accessibilità del Cibo
Il cibo è definito disponibile se è presente in quantità e qualità sufficienti a soddisfare il fabbisogno alimentare degli individui. La disponibilità quantitativa indica la possibilità di disporre di cibo sufficiente per mangiare in modo durevole e sostenibile. Questo si può ottenere garantendo o l’accesso diretto dei contadini alla terra, o tramite un sistema di distribuzione equo che porti l’alimento dal produttore al consumatore. La disponibilità qualitativa, invece, fa riferimento alla qualità idonea per soddisfare i bisogni alimentari individuali.
Per quanto riguarda l’accessibilità, questa deve essere sia fisica sia economica. L’accessibilità economica implica che i costi legati all’acquisizione del cibo siano tali da permettere all’individuo, o ai nuclei familiari, di poter soddisfare anche altri bisogni fondamentali, quali istruzione, abitazione e salute. Dunque, l’accesso al cibo adeguato non deve compromettere il godimento di altri diritti umani.
Sovranità e Sicurezza Alimentare
La sovranità alimentare è intesa come il diritto dei popoli a definire i propri sistemi agricoli e il proprio cibo secondo metodi sostenibili e culturalmente appropriati. Il concetto di sovranità alimentare nasce alla fine del World Food Summit (WFS) del 1996 e si basa sul riconoscimento del diritto al cibo per tutti gli individui, ma valorizza i sistemi di produzione sostenibili e localizzati in modo da accorciare la distanza tra produttore e consumatore.
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Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, la definizione istituzionale maggiormente condivisa riprende i principi del diritto al cibo. Infatti, la sicurezza alimentare esiste quando tutti gli individui, in ogni momento, hanno accesso sia fisico che economico ad una quantità sufficiente di cibo sicuro e nutriente, in modo da incontrare le loro necessità e preferenze alimentari per una vita sana e attiva. Questo concetto è utile al fine di identificare i casi in cui ci sia insicurezza alimentare dovuta a povertà e condizioni socio-economiche sfavorevoli, instabilità politica, condizioni climatiche, e fattori macroeconomici.
Implementazione del Diritto al Cibo a Livello Nazionale e Locale
Sebbene il diritto al cibo sia stato formulato in primis a livello di diritto internazionale, ogni Stato ha un margine di discrezione per implementarlo. Infatti, ad oggi, il diritto al cibo è cristallizzato in un centinaio di Costituzioni al mondo ma solo 24 di queste lo tutelano in modo diretto.
Per esempio, il Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP) ha dato il via a un movimento di riscoperta del ruolo delle Città nel raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, con particolare attenzione agli obiettivi 2 “Lotta alla fame” e 11 “Città e comunità sostenibili”. Le politiche alimentari locali, sicuramente, sono avvantaggiate, sia a livello di comunicazione che di attuazione, dalla vicinanza ai soggetti interessati, ovvero i cittadini.
Problemi globali, come quelli elencati, richiedono una cooperazione a livello internazionale (anche attraverso gli Obiettivi ONU per lo sviluppo sostenibile elencati nell’Agenda 2030) ma non prescindono dalle azioni a livello nazionale e locale. Sempre più Paesi stanno esplicitamente riconoscendo il diritto al cibo, intraprendendo azioni concrete per assicurarne il godimento da parte di ogni individuo. Come si è visto, il diritto al cibo racchiude in sé varie dimensioni: l’accessibilità, sia fisica che economica; la disponibilità, quantitativa e qualitativa; e culturalmente accettabile.
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