I dolcificanti artificiali, noti anche come edulcoranti, sono sostanze utilizzate in sostituzione del saccarosio (zucchero da tavola) per conferire dolcezza a cibi e bevande.
Dolcificanti Artificiali: Rischi e Benefici
Gli studi compiuti sulle cavie nei primi anni Settanta dimostrarono l’esistenza di un collegamento tra la saccarina e il tumore alla vescica, per questo motivo il Congresso Americano diede ordine di effettuare ulteriori ricerche sulla saccarina e impose che tutti gli alimenti che contenevano la saccarina recassero l’etichetta “Può provocare danni alla salute.
Gli studi successivi effettuati sui topi dimostrarono un aumento dell’incidenza dei tumori alla vescica in conseguenza dell’assunzione di dosi molto elevate di saccarina, soprattutto nei soggetti maschi. Tuttavia gli studi successivi hanno dimostrato che questi risultati valgono soltanto nel caso dei topi.
È invece del 2005 uno studio di laboratorio che evidenziò una maggiore incidenza dei linfomi e della leucemia nei topi alimentati con dosi massicce di aspartame (equivalenti al contenuto di un numero variabile tra le 8 e le 2.083 lattine di bevanda gassata dietetica al giorno), tuttavia i dati raccolti presentavano alcune anomalie.
L’analisi delle statistiche dell’NCI dimostrò che l’incidenza generale dei tumori del cervello e del sistema nervoso centrale aveva iniziato ad aumentare nel 1973, ben otto anni prima dell’approvazione dell’aspartame, ed aveva continuato ad aumentare fino al 1985.
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Alcuni lavori di ricerca sui topi hanno suggerito che anche il ciclamato potesse aumentare il rischio di tumori alla vescica negli esseri umani e, proprio per questo, la FDA ne proibì l’uso nel 1969. Per la riapprovazione del ciclamato è stata presentata una petizione alla FDA, che però in questo momento è sospesa (non attivamente considerata).
Elettrodomestici Silvercrest (Lidl): Segnalazioni e Difetti
Un lettore ci scrive per segnalare un apparente difetto di progettazione di un elettrodomestico da cucina Silvercrest, il famoso marchio della catena di discount Lidl. Di seguito la lettera giunta in redazione e la risposta della catena.
Scrivo per segnalare un problema riscontrato su un prodotto della Lidl denominato ‘frullatore 3 in 1’ della Silvercrest (vedi foto sotto, ndr). “Desidero segnalare che dopo aver utilizzato il prodotto in modalità tritatutto, quando si procede a pulire il coperchio-ciotola (lavandolo sotto il rubinetto e messo ad asciugare, così come indicato nelle istruzioni), purtroppo, l’asciugatura non può avvenire completamente del tutto.
Su internet è stato pubblicato un video da parte di una consumatrice che spiega nei dettagli quanto già descritto. Inoltre il prodotto, anche se mi è stato risposto da Lidl che è fuori garanzia, viene comunque ancora venduto in una versione molto simile: di fatti è stato presente sul volantino della settimana dal 13 al 19 maggio scorso.
“Gentile Signore, a seguito della sua ultima comunicazione, abbiamo valutato nuovamente il caso e La ringraziamo per la segnalazione che come da procedura è stata inviata agli uffici competenti. Riteniamo altresì la pratica risolta essendo il prodotto andato in vendita oltre sette anni fa.
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Dato che quella del nostro lettore non è l’unica segnalazione, può trattarsi di un difetto, a causa del quale l’acqua penetra all’interno del blocco coperchio, oppure di un problema dovuto all’uso ripetuto, visto che il nostro lettore ha acquistato l’elettrodomestico ormai sette anni fa.
Alternativa al Dolcificante Liquido: Eliminare il Calcare dagli Elettrodomestici
Tuttavia potrebbe non essere ancora arrivato il momento di cambiarla: magari è solo incrostata di calcare. La tua macchina per il caffè è diventata più lenta e rumorosa? L'acqua, infatti, contiene sali di calcio e di magnesio che, quando riscaldati, possono formare il calcare, dannoso per gli elettrodomestici.
Come eliminare il calcare?
Per eliminare il calcare da tutti i tipi di macchinetta del caffè, si possono utilizzare i decalcificanti, cioè prodotti che contengono sostanze acide in grado di disgregare il calcare e i tensioattivi, cioè sostanze lavanti per pulire. I kit decalcificanti sono in genere venduti direttamente dai brand produttori delle macchine del caffè. Sono efficaci ma possono essere pericolosi da utilizzare e inquinanti.
Anche altri elettrodomestici, come ferri da stiro, lavastoviglie o lavatrici, possono smettere di funzionare a causa del calcare. Se non volete acquistare un kit per la decalcificazione, potete optare per una soluzione alternativa.
- Acido citrico: Si tratta di una polvere bianca inodore da diluire nell'acqua. Sulla confezione riporta l’indicazione irritante, perché è puro e va maneggiato con cautela. Ha un impatto ambientale molto basso ed è facilmente reperibile nei negozi e online. È efficace sul calcare anche incrostato.
- Aceto: Non è pericoloso perché è una sostanza commestibile, ma ha un odore intenso che può risultare sgradevole. Ha un impatto ambientale maggiore rispetto all’acido citrico.
- Bicarbonato: Il bicarbonato può essere impiegato per diversi utilizzi, ma per pulire la macchina del caffè risulta inutile, perché non è efficace contro il calcare. Essendo una sostanza basica, il bicarbonato può aiutare a rimuovere il grasso, quindi potrebbe essere usato per pulire le parti esterne, ma è assolutamente inefficace nella rimozione del calcare. Inoltre, la polvere potrebbe depositarsi all'interno della macchina danneggiandola.
Per pulire il filtro della macchina del caffè occorre prima di tutto smontarlo (se possibile) dal corpo della macchinetta. Una volta rimosso si può provare a picchiettarlo, utilizzare un pennellino oppure un pulisci pipa o uno spazzolino, per rimuovere le impurità trattenute dal filtro.
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In seguito bisogna immergere in acqua calda il filtro e provare nuovamente a spazzolare o pulire con un pennellino in modo da rimuovere eventuali “tappi” di polvere. Se il filtro della vostra macchina del caffè è otturato e riuscite a smontarlo, dovete metterlo a bagno per almeno 10 minuti in acqua calda con del bicarbonato e dell'aceto.
Integratori a base di Riso Rosso Fermentato: Efficacia e Rischi
Gli integratori a base di riso rosso fermentato, un tempo molto usati per ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, non possono più vantare alcuna efficacia. Dopo una revisione dei rischi per la salute e la riduzione del contenuto in principi attivi dei prodotti in commercio, l’Europa ha vietato qualunque riferimento a benefici per la salute.
La decisione è stata presa a seguito di un parere scientifico dell’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) pubblicato nel 2018, che metteva in luce come il profilo degli effetti avversi del riso rosso fermentato fosse simile a quello della lovastatina, il principio attivo di diversi medicinali autorizzati per il trattamento dell’ipercolesterolemia.
Cos'è il Riso Rosso Fermentato?
Questo fungo produce una serie di sostanze attive chiamate monacoline, tra cui la monacolina K, quella più conosciuta e studiata, capace di abbassare le concentrazioni di colesterolo nel sangue. Il riso rosso fermentato è usato da secoli in Cina come colorante alimentare (in Europa invece non è autorizzato a questo scopo) e come rimedio tradizionale per favorire la digestione e la circolazione sanguigna.
Il riso rosso fermentato non va confuso con il riso rosso che, invece, è una delle tante tipologie di riso che possiamo utilizzare in cucina, in particolar modo per preparare contorni e insalate. È un riso integrale, caratterizzato da un chicco di colore rosso lungo e stretto, che durante la cottura sprigiona un gradevole profumo di spezie.
Ad esempio, lo troviamo negli integratori LongLife Riso Rosso, Weightworld Riso rosso fermentato, ESI Normolip 5 ed Esi normolip 5 forte, ArmoLIPID PLUS, Equilibra COLEST OK, Named Cardionam NO- COLEST.
Limitazioni Legali e Alternative
Il regolamento europeo 2024/2041 ha, infatti, vietato l'uso di indicazioni sulla salute per gli integratori alimentari contenenti monacolina K da riso rosso fermentato. Per la precisione, il regolamento suddetto, in vigore da agosto 2024, ha eliminato dall’elenco europeo delle indicazioni sulla salute consentite la dicitura seguente: la monacolina K da riso rosso fermentato contribuisce al mantenimento di livelli normali di colesterolo nel sangue. Questa indicazione non può più, quindi, essere utilizzata.
Per poter continuare a vantare in etichetta (in modo legale) un effetto sul colesterolo, alcuni produttori hanno trovato un escamotage: inserire il riso rosso in prodotti in cui sono presenti anche altre sostanze, per le quali è approvata una dicitura che fa riferimento al colesterolo. Per fare qualche esempio, il riso rosso si può trovare in integratori che contengono piante come l’amaranto (Amaranthus caudatus), il fieno greco (Trigonella foenumgraecum), la caigua (Cyclanthera pedata), la patata dolce (Ipomoea batatas).
Effetti Indesiderati e Precauzioni
Gli integratori di riso rosso fermentato, presentandosi come rimedio naturale, quale in effetti sono, portano erroneamente a credere che non abbiano effetti indesiderati. Proprio per questo motivo nel 2022 un regolamento europeo (2022/860) ha stabilito che la dose di prodotto per l’assunzione giornaliera deve apportare meno di 3 mg di monacoline da riso rosso fermentato e non più quindi 10 mg come previsto fino ad allora.
Dalle informazioni disponibili in letteratura, l’EFSA aveva potuto concludere che le monacoline da riso rosso fermentato, se usate negli integratori alimentari, suscitavano preoccupazioni significative in termini di sicurezza se assunte in quantitativi pari a 10 mg al giorno. Singoli casi di reazioni avverse gravi erano stati resi noti, tuttavia, anche a livelli di assunzione giornalieri di 3 mg.
È molto improbabile, quindi, che l’assunzione di pastiglie di riso rosso fermentato possa dare problemi di questo tipo. Discorso diverso invece per il riso rosso, cioè per l’alimento, con cui ci si può confondere. Il riso rosso potrebbe causare gonfiore addominale solo in alcune persone che soffrono di sindrome dell’intestino irritabile. Nel riso rosso, infatti, sono naturalmente presenti sostanze chiamate FODMAP, acronimo che indica alcuni carboidrati scarsamente o per nulla assorbiti nell'intestino.
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