Domande Frequenti al Nutrizionista: Una Guida Completa

Quando ci rivolgiamo a un nutrizionista per migliorare la nostra salute, porre le domande giuste è fondamentale. Una consulenza alimentare efficace non solo ci fornisce informazioni utili, ma permette al nutrizionista di capire le nostre esigenze e creare un piano su misura. In Italia diverse figure professionali qualificate hanno la possibilità di intervenire, seppur con limiti ben definiti dalla legge, in tema di dieta e alimentazione e possono a pieno titolo definirsi nutrizionisti: il dietologo, il biologo nutrizionista e il dietista. Tuttavia altre figure quali personal trainer, naturopati, estetiste, blogger e influencer, rientrano nel calderone dei “nutrizionisti ad honorem”, pur non avendo effettuato necessariamente specifici studi universitari.

Chi è il Nutrizionista e Cosa Fa?

Nutrizionista pertanto è un titolo che spesso è di fatto abusato, genera confusione e a volte anche seri danni… Un po’ come se chiunque, per il fatto di avere scritto un libro o suonare uno strumento, si fregi automaticamente del titolo di scrittore o musicista. Premesso questo, il dietologo è esclusivamente un medico, idealmente specializzatosi in Scienza dell’Alimentazione (“nutrizionista clinico”), che per legge è l’unica figura professionale che può visitare la persona (visita medica) e, in piena autonomia, fare diagnosi, stabilire una prognosi, prescrivere esami, farmaci e terapie. Il biologo nutrizionista è un laureato in scienze biologiche cui compete la “valutazione dei bisogni nutritivi ed energetici dell’uomo, degli animali e delle piante”: può elaborare profili nutrizionali nel soggetto sano al fine di proporre un miglioramento del proprio ‘benessere’ finalizzato al miglioramento della salute e diete anche nel soggetto affetto da una determinata patologia, ma in questo caso la diagnosi dovrà sempre essere stata preventivamente accertata da un medico. Il dietista (oggi laurea triennale) elabora, formula e attua le diete prescritte dal medico e ne controlla l’accettabilità da parte del paziente. Svolge inoltre attività didattico-educativa e di informazione finalizzata a divulgare i principi di una sana e corretta alimentazione, per il singolo o per particolari gruppi di persone.

Domande Chiave da Porre al Tuo Nutrizionista

  1. Quali sono i miei fabbisogni nutrizionali specifici? Ogni persona ha fabbisogni nutrizionali specifici. Chiedere al tuo nutrizionista di valutarli significa iniziare con una base solida per una dieta personalizzata.
  2. Quali sono i miei obiettivi di salute? Che tu voglia perdere peso o gestire una condizione medica, il tuo nutrizionista può aiutarti a definire obiettivi di salute.
  3. Quali cibi dovrei evitare? Capire quali cibi evitare è cruciale per una dieta equilibrata.
  4. Come posso mantenere una dieta sostenibile nel tempo? La sostenibilità alimentare è la chiave del successo.

Dubbi Comuni e Risposte del Nutrizionista

Dolci Fatti in Casa: Quanti Se Ne Possono Mangiare?

Anche i dolci fatti in casa possono comportare un eccesso di zuccheri semplici e di grassi. Sicuramente è giusto scegliere materie prime di buona qualità ma è anche vero che un dolce, per definizione, rappresenta un extra. Lo vogliamo mangiare per un’occasione speciale? Tutt’al più nel fine pasto della domenica? Di certo non si può trattare di alimenti da consumarsi tutti i giorni. Iniziamo da questo e poi non sottovalutiamo che vanno sempre bilanciate le entrate e le uscite.

La Frutta Fa Ingrassare?

Non solo non esiste uno studio che colleghi sovrappeso o malattie cronico degenerative (come diabete e patologie cardiovascolari) al consumo di frutta. Grandi monografie indicano come la frutta e la verdura siano protettive per l’insorgenza di patologie. Due, tre porzioni di frutta al giorno (450 g circa al netto degli scarti) vanno più che bene. Anche un frutto in più non altera questo equilibrio. Chi ha già un’alterata tolleranza al glucosio dovrà semplicemente garantire l’apporto di zuccheri semplici della frutta in concomitanza con altri nutrienti (per esempio, alimenti più proteici), ma non di certo eliminarli.

Un Bicchiere di Vino ai Pasti è Dannoso?

L’effetto cardiocircolatorio del vino dipende quasi esclusivamente dall’alcool in esso presente. Non c’è però motivo di usare il vino a tale scopo, quando ci sono molti altri modi ugualmente efficaci per ridurre il rischio cardiovascolare. Inoltre, non esiste un limite minimo di tossicità dell’etanolo che contribuisce all’insorgenza di numerose patologie, in buona parte neoplastiche. C’è sicuramente un consumo moderato che attualmente viene considerato con il bicchiere a pasto per l’uomo e il mezzo bicchiere per la donna (bicchiere comunque piccolo da vino).

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Consigli per Chi Pratica Sport

La tipologia di sport può influire sulle caratteristiche fisiologiche che riguardano il consumo specifico di energia. Il ciclismo è uno sport che, in certi casi, può avere una connotazione di sport di fondo in cui si consumano in prevalenza grassi. Proprio per questo, la corporatura dei ciclisti, anche per altre esigenze, è sempre molto asciutta e non estremamente muscolare. Non significa che l’alimentazione deve essere ricca di grassi. Anzi, è frequente che l’apporto energetico pre-workout sia incentrato sui carboidrati complessi, al fine di mantenere alti i depositi e di non incorrere in ipoglicemie indesiderate. Non è assolutamente definibile una proporzione di nutrienti perché questa dipende dalla fase (allenamento, gara, riposo) ma anche dalle caratteristiche personali. Di certo, le guide ufficiali indicano degli apporti minimi di carboidrati e di proteine. La seconda classe spesso sopravvalutata dagli sportivi (che vanno frequentemente oltre), e la prima troppo spesso sottovalutata da sportivi e, purtroppo, anche professionisti. Inoltre, tali proporzioni sono strettamente collegate all’introito complessivo.

Frittura: Si Può Consumare?

Non sono un terrorista dell’alimentazione (ma forse non lo dovrei affermare io). Di certo la frittura è un metodo di cottura che apporta sostanze irritanti e potenzialmente nocive. La produzione di tali sottoprodotti di cottura è legata alle materie usate e alle tecniche di frittura applicate. Non si può essere esenti, ma si può ridurre al minimo l’occorrenza di tali composti usando oli stabili alla temperatura, friggendo a immersione, usando volumi molto generosi, aspettando che l’olio abbia raggiunto la temperatura ed evitando di superare il punto di fumo. In ogni caso, è giusto sostituire l’olio senza riutilizzarlo e non attendere che diventi opaco prima di decidere di sostituirlo.

Consigli Generali per una Dieta Sana

  • Non esiste un “alimento migliore” per perdere peso, ma è importante seguire una dieta equilibrata e ridurre l’apporto calorico complessivo.
  • Dovresti evitare gli alimenti ad alto contenuto di grassi saturi, zuccheri aggiunti, sale e calorie vuote (come bevande gassate e snack insalubri).
  • Puoi aumentare l’assunzione di proteine consumando alimenti come carne magra, pesce, uova, latticini a basso contenuto di grassi, legumi e noci.
  • Se segui una dieta equilibrata e varia, non dovresti avere bisogno di integratori o vitamine.

Mangiare Fuori Casa: Come Mantenere la Dieta

Mangiare fuori può essere una sfida, ma ci sono alcune cose che puoi fare per mantenere una dieta sana. Cerca di pianificare in anticipo e scegliere ristoranti che offrono opzioni salutari. Leggi il menu attentamente e cerca di evitare piatti fritti, salse ricche e porzioni eccessive.

Come Ridurre Zuccheri e Carboidrati Semplici

Per ridurre il consumo di zuccheri e carboidrati semplici, cerca di limitare gli alimenti ad alto contenuto di zuccheri aggiunti, come bevande gassate, dolci e caramelle.

Diete Specifiche: Proteica e Chetogenica

La Dieta Proteica quando basata su di un protocollo di qualità e sicurezza, validato da risultati sperimentali su un’ampia casistica, e prescritta e gestita per brevi periodi sotto controllo medico specialistico è sicura per la salute ed efficace in termini di risultati. Non deve essere intesa come un “modo di alimentarsi” ma come una vera e propria terapia, che è parte di un più articolato percorso dietetico che mira a promuovere e mantenere lo stato di salute della persona. All’opposto, se consideriamo invece la miriade di diete “commerciali” e “alla moda” che si basano semplicemente sul trucco di ridurre fortemente i carboidrati innalzando le quote proteiche, allora la risposta è assolutamente sì. Queste diete generalmente si prestano facilmente all’autoprescrizione e all’autogestione, acquistando i pasti sostitutivi in farmacia o nei negozi di integratori, oppure vengono gestite da figure professionali non qualificate. Non c’è pertanto un medico che preventivamente ne abbia posto l’indicazione e soprattutto abbia escluso eventuali controindicazioni e questo è già un primo potenziale pericolo. Sono regimi dietetici che promettono un rapido dimagrimento senza essere parte di un più articolato protocollo che prevede un percorso di educazione alimentare, poiché sono ideati essenzialmente per scopi commerciali e la salute della persona passa quindi in secondo piano. Spesso vengono condotti per periodi più o meno lunghi, fino a quando la persona, stanca di portare avanti un regime dietetico restrittivo, monotono e costoso, molla tutto e recupera rapidamente i chili persi e con gli interessi. Altri rischi per la salute sono dovuti al fatto che generalmente vengono assunte quantità eccessive e imprecise di proteine, magari anche per diversi mesi, attraverso integratori proteici con proteine a valore biologico mediocre o scarso e non è prevista né l’alcalinizzazione a dosi terapeutiche né una supplementazione di vitamine e minerali secondo le dosi giornaliere raccomandate.

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Cellulite e Adiposità Localizzata

La “cellulite”, o più correttamente panniculopatia edemato-fibro-sclerotica (P.E.F.S.), è a tutti gli effetti una malattia. E’ un processo degenerativo del tessuto adiposo sottocutaneo che riconosce alla base un’alterazione del microcircolo veno-linfatico. Ha tendenza ad evolvere e cronicizzare, determinando un aumento di volume a livello delle cosce, dei fianchi e dei glutei, meno frequentemente dell’addome. Colpisce quasi esclusivamente le donne (anche quelle magre!) per motivi anatomici. A parte questa predisposizione legata al genere, importanti fattori causali sono rappresentati dalla familiarità (insufficienza veno-linfatica e fragilità capillare), dall’uso della pillola, da una dieta ricca di zuccheri semplici, grassi e sale, dal fumo e dal consumo di bevande alcoliche, dalla sedentarietà, dalla prolungata stazione eretta e dall’abbigliamento costrittivo. Si riconoscono 4 stadi evolutivi che partono da una condizione di lieve ritenzione idrica, passano per la pelle a buccia d’arancia, fino ad arrivare alla cute a materasso, non più reversibile.

L’adiposità localizzata invece non è una malattia, piuttosto, secondo gli attuali canoni di bellezza, un “inestetismo”, che può tuttavia creare un grave disagio psicologico. Si tratta di un’anomala concentrazione distrettuale delle cellule adipose dovuta al loro aumento di numero e/o di volume. Riconosce alla base una forte predisposizione genetica-costituzionale e razziale, colpisce lo strato profondo del tessuto adiposo sottocutaneo ed è correlata a un alto livello di estrogeni e di insulina. Le tipiche aree di adiposità localizzata sono la zona attorno all’ombelico e sopra il pube, i fianchi, la zona gluteo-femorale, l’interno coscia, l’interno del ginocchio e i polpacci. E’ particolarmente resistente ai trattamenti dietetici ipocalorici tradizionali e all’attività fisica, e si giova invece di uno o più cicli di Dieta Proteica. A differenza della “cellulite”, il tessuto adiposo è sano, fisiologicamente esuberante in quelle sedi perché costituisce una riserva energetica messa lì da madre natura in vista della gravidanza e dell’allattamento. La cute sovrastante inoltre è perfettamente sana, liscia, senza fossette e nodulazioni, il colorito è normale, non c’è ritenzione idrica né tessuto fibrotico, non è dolente e la circolazione è normale.

L'Importanza dell'Attività Fisica

Affinché un programma dietetico dimagrante risulti corretto ed efficace bisogna prevedere, accanto ad una riduzione delle calorie in entrata seguendo una dieta adeguatamente restrittiva, un aumento delle “uscite” attraverso un’attività fisica regolare e costante. Poiché l’obiettivo deve essere quello di perdere peso riducendo la massa grassa in eccesso mantenendo invece quella magra, dovremo agire bruciando esclusivamente i grassi. Questo - come noto - si ottiene con l’attività fisica di tipo “aerobico” (ad es. camminata a passo spedito, jogging, corsa, bicicletta oppure cyclette o tapis-roulant). Tuttavia è importante seguire alcune regole fondamentali per svolgerla correttamente. Innanzitutto l’attività cosiddetta “bruciagrassi” dovrebbe essere fatta a digiuno (idealmente al mattino), quando cioè sono minimi i livelli di zucchero circolante e costringere quindi l’organismo ad utilizzare i trigliceridi del tessuto adiposo di riserva. Sempre a tal scopo l’intensità della stessa dovrà essere moderata o bassa e la durata “lunga” (non inferiore cioè ai 30-40 minuti). All’opposto un’attività fisica particolarmente intensa e concentrata in pochi minuti richiede invece inevitabilmente zucchero pronto, cioè “benzina ad alto numero di ottani”, anziché grassi che sono appunto un “carburante più lento” come il diesel… Se questa fosse svolta a digiuno il glucosio sarebbe ricavato dalle proteine dei muscoli con conseguente perdita di massa muscolare: i chili andrebbero sì giù, ma bruciando muscolo e causando un grosso danno all’organismo!

Nelle fasi successive - specie nel momento in cui, nonostante la costanza e l’impegno, dovesse verificarsi un fisiologico assestamento del peso - non dovremo trascurare il ruolo di un’attività fisica mirata anche a potenziare, oltre che tutelare, la massa nobile. Introducendo un allenamento con i pesi - da non svolgersi mai a digiuno! - favoriremo non solo la tonificazione, ma anche l’incremento della massa muscolare scheletrica che è la principale responsabile delle calorie consumate a riposo. Innalzando così il metabolismo basale, sarà possibile continuare a perdere il grasso in eccesso (e più in là a mantenere nel tempo il peso forma) semplicemente perché consumiamo di più per vivere. Le variazioni della composizione corporea che si verificano in risposta al programma dietetico potranno essere periodicamente monitorate eseguendo l’analisi computerizzata mediante la bioimpedenziometria.

Fin qui è tutto vero ma, riallacciandoci a quanto dicevamo all’inizio, accanto all’attività fisica l’alimentazione dovrà essere adeguatamente restrittiva se si vuole ottenere una perdita di massa grassa: il dimagrimento dipende infatti dal bilancio energetico giornaliero che è dato dalle calorie in entrata e dalle calorie in uscita! Se si svolge un’attività sportiva a medio-bassa intensità allo scopo di bruciare preferenzialmente i grassi con un consumo ipotetico di 500 Kcal a seduta allenante e poi a casa si introducono 500 Kcal sotto forma di carboidrati, questi verranno trasformati in grasso di deposito (trigliceridi) in quanto il muscolo non ha mobilizzato le scorte di glicogeno (riserva di glucosio) per fornire energia durante l’attività fisica. All’opposto, se si si svolge un’attività sportiva ad alta intensità attraverso la quale verrà utilizzato preferenzialmente il glucosio, con un consumo ipotetico di 500 Kcal di zucchero a seduta allenante e poi a casa si introducono 500 Kcal sotto forma di carboidrati, questi andranno a rimpinguare le riserve muscolari di zucchero sotto forma di glicogeno. In entrambi i casi il grasso non viene intaccato dall’attività fisica, quindi non viene persa massa grassa! Morale della favola per dimagrire non si deve puntare esclusivamente a preferire un’attività fisica di alta o di bassa intensità.

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Gluten Sensitivity e Intolleranze Alimentari

La gluten sensitivity o sensibilità al glutine non allergica non celiaca è una reazione al glutine i cui meccanismi non sono ancora del tutto chiari. I sintomi sono simili a quelli della sindrome del colon irritabile (dolori addominali, diarrea, astenia, disturbi del tono dell’umore, emicrania, ecc.) e addirittura del tutto sovrapponibili a quelli della celiachia e dell’allergia al grano, pur non essendo rispettivamente né una malattia autoimmune con danno alla mucosa intestinale e rischio di complicanze, né un’allergia alimentare con produzione di specifici anticorpi (IgE). Poiché non è ancora stato individuato un marcatore specifico per tale condizione, si giunge alla diagnosi per esclusione. Per capire cioè se si soffre di sensibilità al glutine la prova da fare (sotto controllo medico e solo dopo aver escluso le suddette malattie) consiste nell’eliminare per un breve periodo e reintrodurre successivamente il glutine con gli alimenti: se i sintomi scompaiono quando con la dieta non si assume glutine e ricompaiono a seguito della sua reintroduzione, allora è molto probabile che si tratti di una gluten sensitivity. Molte persone che soffrono di questo disturbo, dopo un breve periodo di esclusione del glutine dalla loro abituale alimentazione, riferiscono un’importante attenuazione o una totale scomparsa dei sintomi, fino al recupero di uno stato di benessere generale. A tal proposito è bene precisare che la dieta totalmente aglutinata, rigorosa e da condursi a vita, è SOLO per i soggetti celiaci o allergici al grano!

Oggi più che mai tutto sembra far male a priori: glutine, latte, carne, zucchero, formaggi. Di fronte a un problema di salute molti si convincono che potrebbero essere “intolleranti a qualcosa”, forse perché risulta più comodo dare la colpa dei propri malesseri a una causa esterna piuttosto che cambiare radicalmente il proprio stile di vita. Molto spesso, infatti, chi si definisce intollerante non ha un buon stile di vita: sovrappeso, sedentarietà, ansia, stress, depressione, fumo e abuso di alcolici. I test delle intolleranze alimentari, pur essendo alquanto costosi, continuano ad avere un grande successo in quanto sono “venduti bene” da chi li propone, si possono fare senza prescrizione medica e soprattutto offrono appunto una risposta veloce ai propri malesseri, che saranno risolvibili (apparentemente) in maniera sbrigativa eliminando uno o più cibi incriminati. In genere si risulta quasi sempre intolleranti al frumento, ai lieviti, al lattosio e al nichel (non esiste l‘intolleranza al nichel, ma l’allergia al nichel!). Questo porta la persona ad eliminare per un certo periodo molti alimenti, magari ottenendo anche un iniziale miglioramento dei sintomi (eliminando i farinacei e i latticini automaticamente ci si sente più “sgonfi” e magari si perde qualche chilo), ma una dieta di questo tipo non può certo essere sostenibile a lungo termine, presto ricompaiono i disturbi e si torna ad essere più preoccupati e confusi di prima. Inoltre, il più delle volte questi test tendono a dare un esito “falso positivo”: attestando cioè una reazione che di fatto è inesistente, condizionano le persone ad escludere senza motivo (potenzialmente anche per tutta la vita!) certi tipi di alimenti. In conclusione i test delle intolleranze alimentari non sono attendibili e pertanto non sono consigliabili. Allo stato attuale, non essendo ancora stati messi a punto test specifici validati scientificamente, fatta eccezione per il breath test per il lattosio, la diagnosi di intolleranza alimentare si fa per esclusione (ad esempio dopo che i test cutanei per le allergie siano risultati negativi).

Massa Grassa e Massa Magra

La massa grassa (FM, Fat Mass) è la quantità totale di lipidi presente nel corpo ed è data dalla somma del grasso “essenziale” (che ha funzione di protezione degli organi interni, è presente nel midollo osseo, nelle mammelle e in altri tessuti e non deve essere assolutamente intaccato in quanto fondamentale per mantenere lo stato di salute) e del grasso “di deposito” (il tessuto adiposo, sottocutaneo e viscerale, contenente i trigliceridi di riserva energetica). La massa magra (LBM, Lean Body Mass) è tutto ciò che resta dell’organismo dopo averne sottratto il grasso “di deposito” ed è costituita quindi dall’acqua corporea totale (dentro e fuori le cellule), muscoli, ossa, denti, organi interni, ecc., ma anche dal grasso “essenziale”. La massa magra propriamente detta (LBM) deve perciò essere distinta dalla cosiddetta massa libera da grasso (FFM, Fat-Free Mass) che rappresenta infatti ciò che...

La Visita dal Medico Nutrizionista

Il medico nutrizionista può indirizzare il paziente verso la dieta migliore, in base alle esigenze individuali. La visita del medico nutrizionista si svolge in fasi. Prima fase: consiste nella raccolta da parte del medico di tutte le informazioni utili. Seconda fase: è la visita, per inquadrare gli obiettivi e il tipo di percorso alimentare più indicato. Generalmente ci si incontra una volta al mese fino al raggiungimento del peso desiderato. Molte possono essere le cause. L’inattività fisica e le scelte alimentari sbagliate, indotte dai ritmi frenetici, sono le cause più frequenti. Non esiste una dieta efficace per tutti. Ognuno ha esigenze diverse, in base allo stile di vita, età, predisposizioni genetiche e tanto altro. Il più delle volte, per dimagrire, basta una dieta equilibrata e varia. Alcune diete, come la dieta proteica o la dieta chetogenica, possono essere più veloci di altre. Le diete sbilanciate hanno, però, anche dei contro. Il sovrappeso ha come cause più frequenti l’alimentazione scorretta e l’inattività fisica. Le prime cose da fare sono, quindi, muoversi di più e modificare la dieta. Negli ultimi anni sono notevolmente aumentate le patologie legate all’alimentazione, gli squilibri e i disturbi alimentari possono provocare spesso problematiche abbastanza serie all’organismo, ecco perché bisogna non sottovalutare alcuni segnali.

Cosa Chiedere a un Nutrizionista?

Per chi richiede una consulenza presso un nutrizionista per la prima volta è importante sapere bene quali quesiti porgli, ma soprattutto, quali informazioni dargli per capire il percorso nutrizionale più adatto. Ad esempio, è fondamentale comunicargli se seguiamo un’alimentazione sana ed equilibrata, oppure se consumiamo i vari pasti giornalieri di sfuggita con cibi d’asporto poco salutari. È molto importante durante il colloquio, comunicare al nostro nutrizionista l’obbiettivo che vorremmo raggiungere mediante il suo aiuto.

Gestire gli Attacchi di Fame

Spesso capita che durante la dieta vengano continui attacchi di fame giornalieri, per cercare di tenerli sotto controllo è necessario consumare piccoli e numerosi pasti quotidiani, in modo da tenere a bada la sensazione di fame e comunque parlarne sempre con il proprio nutrizionista per trovare insieme la strategia migliore.

Consulenza Online

Oggi grazie allo sviluppo tecnologico, è possibile richiedere una consulenza ad un nutrizionista anche a distanza. Per richiedere un colloquio online basta semplicemente inviare un messaggio al nutrizionista chiedendogli informazioni riguardo l’orario e le modalità della video call. In questi casi, solitamente, il nutrizionista consiglia al paziente di assumere una serie di alimenti che riducono notevolmente il colesterolo cattivo, riducendo il rischio di problematiche e tutelando la nostra salute. Solitamente, la classica dieta mediterranea è perfetta per prevenire e curare i disturbi legati al colesterolo, eliminando così i grassi in eccesso che sono nocivi per la nostra salute.

Frutta Secca: Domande e Risposte

La frutta secca è un pasto che spesso ci capita di consumare principalmente durante le feste o solo in occasioni particolari, ma in realtà, se assunta nel giusto quantitativo ogni giorno, può essere molto favorevole all’organismo. In alcuni casi, il consumo controllato ed equilibrato di frutta secca può servire anche a migliorare la salute ossea, cognitiva e renale del paziente, oltre a migliorare la circolazione sanguigna.

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