La dieta mediterranea affonda le sue origini nella storia del nostro paese, pervenutaci per tradizione, nella forma e nelle consuetudini, dalle abitudini alimentari greche.
Le Radici Storiche e l'Influenza Greca
Con il passaggio dall’Epoca Antica al Medio Evo i due modelli di civiltà, quello “classico” Greco-Romano e quello “barbarico”, che si erano a lungo contrapposti, finirono con l’incontrarsi e col fondersi, arricchendosi entrambi con i migliori elementi dell’altra. In tale contesto, anche i modelli alimentari finirono col fondersi.
Le colonie Greche del sud Italia.
Ancel Keys e la Scoperta nel Cilento
Ancel Keys, noto fisiologo americano, con notevoli esperienze nel campo degli studi sulla nutrizione, rimase colpito dalle abitudini alimentari della popolazione del Cilento, da lui conosciuta attraverso le esperienze di soldato, sbarcato a Paestum al seguito della quinta Armata nel 1944. In effetti il pranzo che ancora oggi consumiamo sulle nostra tavole del mezzogiorno meno industrializzato ricalca questo tipo di alimentazione, con la differenza, non poco aggravante, che un qualsiasi pranzo moderno era considerato, negli anni passati, il pranzo “della festa”, con alimenti mangiati solo in via eccezionale.
Keys rimase a Pioppi per oltre 20 anni e morì, nel 2004, all'età di 100 anni.
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Pochi anni più tardi, più precisamente nel 1962, si trasferì a Pioppi, una frazione del comune di Pollica, nel Cilento. Pioppi divenne il quartier generale dei suoi studi. Dopo decenni di indagini giunse alla conclusione che l’alimentazione a base di pane, pasta, frutta, verdura, moltissimi legumi, olio extra-vergine di oliva, pesce e pochissima carne era la responsabile dello straordinario effetto benefico sulla popolazione locale.
Questo tipo di alimentazione venne chiamata “Mediterranean Diet”, Dieta Mediterranea appunto. Tutti i risultati dei suoi studi vennero tradotti, in forma divulgativa, nel famosissimo libro “Eat well and stay well”, ovvero Mangiar bene e Stare bene. Un volume che fece rivoluzione a partire dagli Stati Uniti, suo paese d'origine.
Inviato al seguito delle truppe durante la Seconda guerra mondiale si occupò, per conto del Ministero, di un ampio programma sull'alimentazione.Durante il suo soggiorno italiano partecipò al primo “Convegno sull'Alimentazione” che si tenne a Roma nei primi anni '50.
Alla presenza dei massimi esperti, Keys rimase affascinato dal dato della bassa incidenza di patologie cardiovascolari e di disturbi gastrointestinali della regione Campania e dell'isola di Creta.Una correlazione che doveva in qualche modo essere spiegata scientificamente. Per questa ragione fu il promotore del primo studio pilota volto a chiarire il mistero. Ad essere sottoposti alle analisi fu la popolazione di Nicotera, in Calabria.
La Definizione della Dieta Mediterranea
La dieta mediterranea prevede proprio questo: alimentazione quotidiana a base di pane, pasta, legumi, olio di oliva, verdure con poco formaggio, frutta e vino. Una volta a settimana a tavola erano permessi i cibi “di lusso”, ricchi di grassi: salumi, pesce, carni, dolci. Il tutto integrato da un sana e diffusa attività fisica, che oggi è sempre più ridotta.
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Biologi, nutrizionisti, medici che si ispiravano a Keys, segnalarono, a partire da allora, come un’alimentazione mediterranea ‒ ricca di cereali, legumi, frutta e verdura, con una significativa presenza di pesce fresco e pasta, con una percentuale bassa di prodotti di origine animale come formaggi e uova, ma povera di grassi saturi, con olio di oliva come principale condimento ‒ fosse la più adatta a contrastare malattie degenerative, legate a modelli di vita delle società industriali avanzate, in maniera particolare le affezioni cardiovascolari, il diabete, il cancro.
La promozione di un ‘regime mediterraneo’, contrapposto ai modelli alimentari di tipo ‘continentale’ dei Paesi industrializzati occidentali, si era affermato con le indagini del biologo e fisiologo Ancel Keys che, a partire dal 1952, mise in relazione consumi alimentari ‒ in particolare l’eccesso di grassi animali ‒ e fattori di rischio di aterosclerosi in sette Paesi.
Grazie a ricerche condotte a partire dal 1957 in Grecia, a Creta e nel Mezzogiorno d’Italia (a Nicotera in Calabria e a Pioppi, frazione di Pollica, nel Cilento), Keys e altri studiosi, tra i quali un ruolo centrale ebbe Flaminio Fidanza, segnalarono come il tradizionale modello alimentare svolgesse una funzione preventiva per le malattie cardiovascolari. Anche le ricerche effettuate da Euratom nel 1962 a Montescaglioso, Pomarico, Bernalda e Policoro (Matera) individuarono una tipologia alimentare che si può ritenere paradigmatica della dieta mediterranea.
Nel 1948 uno studio condotto a Creta per conto della Rockfeller foundation (Allbaug 1953; Fischler 1996) aveva gettato le basi per la costruzione di un regime alimentare mediterraneo efficace per prevenire determinate malattie. L’espressione dieta mediterranea è nata con riferimento alla situazione alimentare del Mezzogiorno d’Italia e di alcune aree del Mediterraneo in ambito medico-nutrizionista tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta.
Questa dieta, intesa, proprio come spiega l’etimologia, come modo di vita, è incentrata sull’alimentazione a base di amidi (pane e pasta), cibi vegetali, integrata dall’uso di olio di oliva, con qualche variazione verso pesce e carne.
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Il Riconoscimento dell'UNESCO
Il 16 novembre 2010 a Nairobi in Kenya il Comitato Intergovernativo della Convenzione Unesco sul Patrimonio Culturale Immateriale approva l’iscrizione della Dieta Mediterranea nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale, riconoscendo con questa definizione le pratiche tradizionali, le conoscenze e le abilità che sono passate di generazione in generazione in molti paesi mediterranei fornendo alle comunità un senso di appartenenza e di continuità.
Il riconoscimento del 2010 ha accolto la candidatura transnazionale di Italia, Spagna, Grecia e Marocco, che nel 2013 è stata estesa anche a Cipro, Croazia e Portogallo.
La Dieta Mediterranea è molto più di un semplice elenco di alimenti o una tabella nutrizionale. È uno stile di vita che comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l’allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e il consumo di cibo.
Mangiare insieme è la base dell’identità culturale e della continuità delle comunità nel bacino Mediterraneo, dove i valori dell’ospitalità, del vicinato, del dialogo interculturale e della creatività, si coniugano con il rispetto del territorio e della biodiversità. In questo senso il patrimonio culturale della dieta mediterranea svolge un ruolo vitale nei riti, nei festival, nelle celebrazioni, negli eventi culturali, riunendo persone di tutte le età e classi sociali.
Si tratta di una vita comunitaria che valorizza anche l’artigianato e le vocazioni locali, come la produzione di contenitori per la conservazione e il consumo di cibo, le manifatture artistiche di piatti e bicchieri di ceramica e vetro, l’arte del ricamo e della tessitura.
Da secoli le donne giocano un ruolo fondamentale nella trasmissione delle conoscenze della Dieta Mediterranea in quanto si prendono cura dei famigliari e dei conoscenti preparando sia il cibo quotidiano che quello festivo e tramandano i loro segreti culinari a figli e nipoti, facendo dei banchetti festivi un’autentica celebrazione della vita.
La Dieta Mediterranea Oggi
Oggi Dieta Mediterranea è sinonimo di buona salute e creatività gastronomica. In perfetto equilibrio tra cultura umanistica e scientifica, la Dieta Mediterranea ha contribuito alla costruzione di un’identità che è ormai andata ben oltre i confini territoriali o alimentari.
È diventata un modello per affrontare concretamente i prossimi anni, rispondendo alle sfide che gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030 e la nuova strategia Farm to Fork Europea per la riduzione degli impatti ambientali dell’agroalimentare ci pongono di fronte. In più essa viene da più parti riconosciuta come un vero e proprio sistema per costruire un futuro davvero “informato”, che parte dal locale per agire su scala globale avendo come caposaldo sempre l’educazione e le nuove generazioni.
Nel corso degli anni la rilevanza della Dieta Mediterranea viene testimoniata anche dal sostegno che riceve non solo dall’UNESCO, ma anche dalla FAO e dall’OMS, in quanto strumento per una agricoltura sostenibile ed elemento irrinunciabile per una dieta alimentare che aiuti a prevenire le malattie cardio- cerebrovascolari.
Evoluzione e Sfide Attuali
Diversi studi hanno contribuito a mostrare come i meridionali si fossero allontanati dalle precedenti abitudini, e avessero abbandonato, nonostante i revival e le mitizzazioni in voga, quella dieta mediterranea che veniva promossa e proposta in vari modi. Dagli anni Sessanta, nelle regioni meridionali era aumentato significativamente il consumo di carne, pesce, grassi, zuccheri, mentre era diminuito il consumo di pane, pasta, cereali, verdure, olio.
I migliorati consumi alimentari, l’invecchiamento della popolazione, la diminuita attività fisica degli individui sono stati la causa, da un punto di vista nutrizionale, di uno squilibrio tra bisogni e apporti energetici, con gravi conseguenze per la salute.
Disponibilità e Consumi Alimentari nel Mezzogiorno
Nel Mezzogiorno continentale e nelle isole esistevano, tuttavia, anche notevoli differenze nelle disponibilità e nei consumi. Nel 1968 Eugenio Cialfa trovava che la Calabria avesse una disponibilità inferiore a quella della media nazionale e anche di altre regioni meridionali per il consumo di cereali minori, frutta fresca e uova, carne bovina e altre carni, pesce fresco e pesce conservato, uova, latte bovino, formaggio, zucchero e vino (Calabria, cit., p. 161).
Di seguito una tabella riassuntiva dei consumi annui di carne per individuo in Italia nel 1879:
| Regione | Consumo annuo di carne (kg) |
|---|---|
| Nord | 17,9 |
| Centro | 17,3 |
| Sud | 6,4 |
| Sicilia | 5 |
| Sardegna | 12,2 |