Oggi sappiamo con certezza che sovrappeso e obesità rappresentano, per molti, problematiche che vanno ben oltre la semplice prescrizione dietetica o il bilancio calorico giornaliero.
Numerose ricerche cliniche nell’ambito di sovrappeso, obesità e disturbi alimentari evidenziano, infatti, la genesi delle problematiche legate al cibo nel legame d’attaccamento, in quanto il contesto familiare contribuisce in maniera significativa a definire le opinioni sulla propria fisicità e la visione che si ha del proprio corpo. In particolare, l’abuso fisico subito durante l’infanzia aumenta il rischio di obesità del 28%, l’abuso emotivo del 36%, gli abusi sessuali del 31% e più generiche forme di abuso lo aumentano del 45%.
Inoltre, eventi traumatici impattanti e reiterati comportano, a livello fisiologico, una sovrapproduzione di cortisolo. Spesso, i tentativi di gestione dello stress attraverso l’alimentazione portano al cosiddetto “Emotional Eating”: la ricerca di una consolazione nel cibo scatenata da eventi, emozioni e preoccupazioni della vita quotidiana. Stress, rabbia, noia, tristezza, ansia, senso di vuoto interiore possono fungere da catalizzatore per l’instaurarsi di abitudini alimentari dannose che, a lungo termine, portano inevitabilmente a un aumento di peso che, a sua volta, rinsalda tali emozioni, instaurando un circolo vizioso.
I disturbi alimentari sono caratterizzati dalla presenza di grossolane alterazioni del comportamento alimentare. Nei disturbi alimentari l’individuo sperimenta un’alterata relazione con il cibo ed una estrema preoccupazione riguardo alle forme corporee. È frequente negli adolescenti e nei giovani adulti.
Nell’affrontare sovrappeso e obesità come problematiche di natura psicologica, la Terapia EMDR si pone come un percorso di consapevolezza e sostegno per il raggiungimento di un rapporto d’amore con se stessi che sia sano e duraturo.
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L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un trattamento psicoterapeutico scoperto nel 1989 dalla psicologa americana Francine Shapiro. Utilizzato in origine per alleviare lo stress associato ai ricordi traumatici ha avuto negli anni abbondanti ricerche cliniche coinvolgendo psicoterapeuti, ricercatori della salute mentale, neurofisiologi. Oggi è considerato il trattamento evidence-based per i disturbi post-traumatici, validato da più ricerche e pubblicazioni di qualunque altra psicoterapia nel campo del trauma.
L’EMDR è un metodo terapeutico ideato nel 1987 dalla psicologa statunitense Francine Shapiro e riconosciuto come tale nel 2005 (Logie, 2014). Questo trattamento richiede al paziente di elaborare l’evento disturbante vissuto in passato eseguendo i movimenti oculari proposti dal terapeuta (Roos et al., 2017). Nel mentre, viene richiesto al paziente di “lasciare che qualunque cosa accada” e di porre l’attenzione verso quello che sta succedendo.
Lo scopo dell’ EMDR è infatti quello di riconoscere ed elaborare, un ricordo alla volta, tutte le esperienze traumatiche passate legate al disagio che la persona esprime nel qui ed ora. Non è che cambiando il dietologo, l’evento che impedisce alla persona di occuparsi di se stessi in maniera congrua, cambia. Il nutrizionista e psicoterapeuta aiuta il paziente a cambiare atteggiamento verso l’alimentazione.
Il trattamento dei disturbi alimentari richiede una cura collaborativa e coordinata in cui vengono affrontati tutti gli aspetti e ambiti del disturbo alimentare: salute fisica/peso, nutrizione, psicoterapia e riabilitazione sociale.
Con il Diploma in Psicoterapia posso assistere i pazienti confrontandomi con il loro vissuto emotivo, la storia, le relazioni ed il contesto nel quale vivono. Il paziente potrebbe infatti aver rimosso l’evento traumatico o l’evento stressante.
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A partire dalla nascita infatti nel nostro cervello si sviluppano, ad ogni nostra esperienza, collegamenti neuronali che a loro volta influenzano le nostre successive esperienze, sia in termini di comportamento che di vissuto, e che contribuiscono alla costruzione del Sè.
Per tanto il vissuto del genitore se non elaborato si ripercuote sul bambino, un trauma psicologico è l’impossibilità di reagire efficacemente a una minaccia, in quanto l’evento appare insostenibile.
Recentemente, sono stati condotti diversi studi per valutare l'efficacia dell'EMDR nel trattamento dei disturbi alimentari e delle problematiche legate al peso:
- Uno studio del 2016, verificando l’efficacia dell’EMDR sulla qualità della vita nei genitori di bambini malati di cancro, ha mostrato che l’uso dell’EMDR porta a una significativa riduzione dell’ansia e della depressione e aumenta la fiducia.
- Mazzoni e i suoi collaboratori nel 2017 hanno applicato un intervento combinato composto da EMDR e ERP (Exposure and Response Prevention) a tre pazienti affetti da DOC che non avevano giovato del trattamento cognitivo-comportamentale applicato precedentemente.
- Nel 2016, Keenan e collaboratori hanno trattato quattro pazienti DOC che avevano vissuto esperienze traumatiche e quattro che non avevano vissuto esperienze traumatiche. Vennero applicate 8 sedute di EMDR focalizzandosi sul trauma nei primi quattro pazienti e sulla “Not Just Right Experience” negli altri quattro.
- In contrasto, Marsden e collaboratori, nel 2017, tramite un disegno di ricerca randomizzato, hanno confrontato l’efficacia dell’ERP, somministrato in 16 sedute a 26 pazienti, e quella dell’EMDR, somministrato a 29 pazienti.
- È stato svolto uno studio pilota per confrontare l’efficacia dell’utilizzo della pratica dell’EMDR e della CBT come trattamento per le persone affette da anoressia nervosa (Zaccagnino et al., 2017) per un periodo di dodici mesi. I pazienti hanno ricevuto 48 sessioni di terapia individuale con uno psicoterapeuta della durata di 50 minuti. Tale studio ha preso in esame i cambiamenti nello stato mentale di pazienti con anoressia nervosa dopo circa un anno di psicoterapia EMDR o CBT in termini di attaccamento, coerenza narrativa e funzione riflessiva.
Con l’Emdr i pazienti vengono aiutati a superare i disturbi legati all’alimentazione e alle sue conseguenze, mediante modificazione degli schemi emotivi disfunzionali e disadattivi.
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