Oggi abbiamo il piacere di intervistare Daniele Esposito, autore del libro in 2 volumi "Project Diet". Daniele è una delle persone più competenti, appassionate ed intellettualmente oneste nella nutrizione.
Ciao Daniele e grazie per aver trovato il tempo per questa intervista!
Ciao Domenico, grazie per quest’opportunità, per me è un piacere.
Percorso Formativo e Lavorativo
Sul mio percorso formativo e lavorativo c’è da dire abbastanza poco, fondamentalmente perché ho ancora 26 anni e poi perché ho fin da subito avuto le idee, più o meno, chiare, quindi ho evitato eccessive “perdite di tempo”. Ho conseguito la laurea triennale in Scienze Motorie in quanto ho da sempre avuto la passione e il progetto di lavorare, un giorno, in team di alto livello.
In merito a questo voglio dire una cosa a tutti i laureandi in Scienze Motorie o a quelli che hanno intenzione, in futuro, di iscriversi: la laurea in SM è importante, non tanto per le competenze di base che vi darà (che purtroppo sono veramente minime) ma perché vi apre molti sbocchi per approfondire in futuro.
Leggi anche: Marianna Esposito Nutrizionista
Se decidete di conseguire questa laurea, sappiate fin dal primo giorno, che quei 3 anni saranno solo la base di partenza, la vostra intenzione deve essere la specializzazione e la continua formazione applicata e, soprattutto, dovete essere ambiziosi.
Evitate di iscrivervi a Scienze Motorie per lavorare in palestra, in sala pesi, come istruttore o anche come semplici “personal trainer”, nulla da togliere a queste professioni, io stesso l’ho fatto e lavoro, ormai sporadicamente, come PT, ma perché, semplicemente, per fare questi mestieri non c’è bisogno della Laurea.
Iscrivetevi assolutamente in SM se pensate di avere una carriera come ricercatori in ambito sportivo o lavorare come professionisti e preparatori atletici in TEAM di alto livello. Detto questo, fin dall’inizio la mia passione più grande è sempre stata la nutrizione, SM mi permetteva di accedere alla magistrale in Scienze dell’Alimentazione e Nutrizione umana e questo aspetto per me era molto importante.
Mi sono dunque specializzato in nutrizione e ho pian piano smesso di lavorare come istruttore di sala per dedicarmi principalmente all’ambito della nutrizione, applicata allo sport ma non solo. Attualmente sono in un periodo di stallo per quanto riguarda il proseguo della mia formazione universitaria ma ho in progetto il dottorato in Nutrition & Metabolism o in Neuroscienze (che sono gli ambiti di cui sono più appassionato).
Dal punto di vista lavorativo negli ultimi tempi ho avuto la fortuna di conoscere professionisti che hanno già dato molto al settore, come Andrea Biasci e Manuel Salvadori e sto portando avanti alcune collaborazioni con loro. Con Manuel e Vivereinforma ho partecipato a delle docenze e non escludo (anzi) che ce ne siano altre in futuro.
Leggi anche: Percorso Benessere
Con Andrea Biasci abbiamo in mente diversi progetti, primo fra tutti un libro sull’alimentazione, ma al di là di questo lo ringrazio per le opportunità che mi sta dando e per tenermi sempre in considerazione coinvolgendomi anche in altri progetti futuri.
Valutazione degli Studi Universitari
Questa è veramente una domanda da 1 milione di dollari perché, secondo me, la questione è delicata, ma cercherò di essere il più sintetico ed esaustivo possibile.
Purtroppo in Italia l’ambiente accademico è, generalmente, di basso - bassissimo livello e il motivo non è tanto l’università in sé ma il sistema formativo in toto. Ho spesso detto che il modo di insegnare dei professori (la maggior parte - non tutti ovviamente) è vecchio, antiquato, non coinvolge e non è efficace.
L’università italiana, soprattutto alcune facoltà, si basano su corsi di studi assolutamente nozionistici e che poco contribuiscono ad alzare le competenze dello studente. Mi trovo spesso a ribadire questo concetto: conoscenze non è sinonimo di competenze, le conoscenze sono le nozioni che noi acquisiamo, molte di queste le perderemo comunque con il tempo, se non ci impegniamo a ripeterle continuamente (e a che servirebbe, poi? Sarebbe fine a se stesso); le competenze riguardano invece il “saper fare”, nel concreto.
L’università italiana, e in particolare quella di SM, almeno dalla mia esperienza, non dà alcuna competenza, ma solo conoscenze - e quella in nutrizione non è che sia molto meglio da questo punto di vista. Attenzione, non mi riferisco solo alla mancanza di “pratica”, che anche è un aspetto che sarebbe da approfondire, ma proprio all’incapacità dei professori (o magari alla mancanza proprio di volontà) di essere incisivi, di saper coinvolgere gli studenti e creare lezioni interattive (ovviamente gli studenti hanno le loro colpe - la lezione la fanno entrambe le parti, non solo il professore), che stimolino l’approfondimento da parte degli studenti e soprattutto promuovano la capacità di ragionamento.
Leggi anche: Nutrizionista Viviana Esposito: opinioni
Il “problem solving”, il ragionamento, l’approccio ad un problema, sono queste le capacità che dovrebbe fornire e allenare un’università, perché è questa la differenza che ci dovrebbe essere tra un professionista (laureato) ed un altro che non ha seguito alcuno studio accademico.
Personalmente gli studi universitari che ho conseguito non mi hanno per nulla soddisfatto, vi assicuro che il 90-95% delle poche competenze che ho, derivano dallo studio da auto-didatta.. ho la fortuna di amare l’ambito che studio e in cui lavoro - alcune notti ho sognato il mitocondrio. Tuttavia, se tornassi indietro rifarei esattamente tutto - l’ambiente universitario mi ha comunque dato molto, dal punto di vista della consapevolezza, della maturità, e comunque vale la pena di studiare anche solo per avere delle nozioni di base e conoscere anche solo 2 professori competenti e appassionati della materia che in pochi giorni riescono ad arricchirti molto.
Non a caso ho in progetto il dottorato ma anche altre lauree (se ne avrò la possibilità). Io consiglio e consiglierò sempre, a tutti i ragazzi che vogliono poi avere un posto che conta nell’ambito dell’allenamento e della nutrizione (ma direi in generale), di frequentare gli studi accademici e conseguire le lauree; pur ammettendo che l’università dovrebbe essere riformata quasi totalmente.
Perché non dobbiamo fare l’errore di pensare che perché l’università sia fatta male o la laurea conti poco, sia meglio non farla per niente o non avere alcun titolo.
Approfondimento delle Conoscenze e Specializzazioni
Bella domanda. Purtroppo l’eccesso di informazione (non solo sul WEB) sta creando più danni di quanto ci si aspettasse. Anche la persona più volenterosa di questo mondo può scoraggiarsi o incappare in “letture-bufale” che creano un doppio danno: 1) le persone perdono tempo, entusiasmo e soldi nell’approfondire, male, quell’argomento 2) nel 99% dei casi chi legge lo fa per imparare, è difficile capire se un’informazione è una bufala oppure no se non si ha già una determinata conoscenza di quell’argomento - il punto è che le persone leggono per imparare, se già “sanno”, la cosa non è poi così produttiva.
Questo è un altro motivo per cui consiglio l’università e delle lauree di base. Anche l’assenza di competenze, ma almeno la presenza di conoscenze, nozioni, può aiutare proprio nel processo di approfondimento da auto-didatta, perché almeno si hanno delle informazioni di base che rendono più facile (ma non facile in assoluto) smascherare le bufale.
L’opera di filtraggio e sfoltimento delle informazioni è essenziale per poter riuscire ad avere una visuale ampia ma allo stesso tempo coerente su un argomento.
E qui il mio consiglio più importante e la risposta a questa domanda: io ho utilizzato innanzitutto i testi universitari di base. Non si può approfondire alcuna tematica sulla metodologia dell’allenamento senza avere basi di fisiologia umana così come non si può approfondire l’efficacia di un esercizio e carpirne i punti di forza e di debolezza (rischio di infortuni, ad esempio) senza avere basi di anatomia e conoscere la biomeccanica.
Allo stesso modo, non si può approcciare alla nutrizione umana senza avere basi di fisiologia, biochimica, chimica degli alimenti e di certo non si potrà mai comprendere quanto utile possa essere una strategia nutrizionale, soprattutto per la cura/prevenzione di una patologia, se non si hanno ben chiari i meccanismi eziopatologici di tale malattia (e quindi, ancora, basi di fisiopatologia, patologia e via dicendo). Ma, soprattutto, se volete accedere alla saggistica di livello, e poi ulteriormente approfondire attraverso studi e riviste scientifiche ad alto impact factor, è assolutamente necessario conoscere l’inglese.
Il 99% dei lavori di qualità, parlo per la nutrizione e per l’allenamento, ma immagino valga per qualsiasi settore, è scritto in lingua inglese. La stessa letteratura scientifica è consultabile in inglese e sicuramente non in italiano.
Ecco alcuni nomi di riferimento:
- Alan Aragon
- Josep Agu
- Lyle McDonald
- Eric Helms
- Brad Schoenfeld
- James Krieger
- Spencer Nadolsky
- Louise Burke
- Gordon Sheperd
- Dulloo
- Tinsley
- Le riviste NSCA
Ecco, io mi sono formato così, con questi autori, con la saggistica in genere in lingua inglese, soprattutto con il confronto con chi si ritiene più bravo (e il segreto è ritenere sempre tutti più bravi di se stessi, perché significa aprirsi le porte per imparare sempre di più, anche su ciò che credi di conoscere a fondo).
Per quanto riguarda master e attestati vari, tendo a non esprimermi molto perché non ne ho mai fatti e non li ritengo, in genere, efficaci dal punto di vista formativo (visto anche quello che costano - molto spesso). Se mai farò un master, però, sarà sempre uno di quelli fatti come si deve, di 3 anni di durata, che in genere sono, ancora una volta, in lingua inglese.
L'Ambiente della Nutrizione in Italia
Ritengo l’ambiente della nutrizione tra i più rovinati al mondo. Viviamo tra persone, senza alcuna competenza, che promuovono strane pratiche alimentari per il dimagrimento, altre che vendono alimenti miracolosi per la cura del cancro, altri ancora che credono negli integratori per risolvere patologie auto-immuni e altri ancora, di solito questi sono nutrizionisti laureati, che tendono a dare sempre la stessa dieta pre-stampata da 1200 kcal senza alcun tipo di personalizzazione, senza alcun obiettivo formativo, cioè, senza fare davvero il nutrizionista (che non significa fare la lista della spesa o calcolare macro e kcal di una dieta).
In Italia poi siamo messi particolarmente male un po’ perché, se la nutrizione è una materia che deve essere poi conosciuta e manipolata da laureati, e l’università è di basso livello, lo sarà anche la media dei professionisti. L’altro motivo di degrado in questo ambito è che è stata data la possibilità di parola a tutti (è la democrazia, mi dirai), ma così si mette sullo stesso piano un esperto, vero, e la signora Pina che è dimagrita grazie alla dieta dell’ananas e che continuerà ad alimentare falsi miti.
Ma, se ci pensiamo, è quello che accade un po’ ovunque: pensiamo ad esempio alla vicenda dei vaccini. Sembra quasi che il fenomeno del parto abbia come conseguenza la laurea in pediatria, virologia e immunologia, istantanea, per tutte le mamme.
Ecco, questi sono principalmente i punti deboli, i punti forti non li vedo, non li vedo specificatamente per l’Italia, li vedo per la nutrizione in genere: l’alimentazione e nutrizione umana è sempre più (e a ragione) considerata, con le scienze psicologiche, un po’ nei trattamenti della quasi totalità delle patologie.
Questo è sicuramente un punto di forza, perché significa che anche con la fine arte della manipolazione degli alimenti, dei pasti, dei nutrienti, si può fare molto. Purtroppo da punto di forza potenziale diviene troppo spesso un punto debole: l’alimentazione è utile quasi sempre per potenziare gli effetti terapeutici in toto, magari di terapie farmacologiche (è il concetto dell’approccio integrato al trattamento di una patologia: aspetti nutrizionali, cui si associa anche l’approccio all’attività fisica sapientemente somministrata - aspetti psicologici - aspetti farmacologici) ma, troppo spesso invece si lascia passare che l’alimentazione possa, da sola, curare o prevenire le patologie, ed ecco il mito dell’acqua e limone o del bicarbonato per il cancro, della paleo diet per le diete autoimmuni, per la zona per diventare dei particolari tipi di robocop immuni agli eventi cardiovascolari, o al vegetarianesimo o veganesimo come panacea di tutti i mali.
Addirittura si sta facendo passare il concetto che il digiuno o il semi-digiuno siano il segreto per vivere 120 anni.
Tuttavia la nutrizione nell’approccio oncologico è sempre più di rilevante importanza - non cura la patologia, ma un malato di questo tipo necessita di un determinato intervento dietoterapico proprio in ottica complicazioni sia della patologia che delle terapie, inoltre spesso migliora gli effetti terapeutici delle terapie; anche malati neurologici beneficiano di interventi nutrizionali particolari, e via dicendo.
Quindi qual è il senso? Che la nutrizione in teoria ha veramente tantissime potenzialità, occorre però che questo strumento sia utilizzato bene.
Livello Generale dei Nutrizionisti in Italia
Il livello generale è, come già detto, molto basso. E non può essere altrimenti perché se il percorso formativo per diventare nutrizionisti è scadente, saranno scadenti anche i nutrizionisti che ne usciranno. Certo, mai generalizzare e mai creare stereotipi, qui stiamo parlando di media ma ci sono moltissimi bravi nutrizionisti - questi sicuramente hanno approfondito ulteriormente dopo le lauree e non si sono fermati alle nozioni tanto care alle università.
Detto questo, difficile dire quanto sia colpa del nutrizionista (o del professionista in generale) la “non soddisfazione” da parte del cliente/paziente. Molto spesso la colpa è da ricercare proprio dal soggetto. Nessuno fa miracoli, nessuno ha la formula magica, sia i fallimenti che i successi sono per lo più merito (o colpa) del soggetto e non del professionista, questo in linea generale.
Per quanto riguarda la questione degli sportivi che si affidano ai nutrizionisti sportivi, il problema è bidirezionale: il nutrizionista è, in Italia, in genere già una figura di bassa competenza in nutrizione ma, soprattutto, si è formato (questo sempre in generale) principalmente ragionando sul soggetto sedentario, obeso, oppure patologico (l’obesità è essa stessa patologia e...
Daniele Esposito: Profilo Professionale
Daniele Esposito è un Biologo Nutrizionista con laurea in Scienze Motorie e Magistrale in Scienze della Nutrizione Umana che ha svolto tirocinio all’Ospedale Antonio Cardarelli di Napoli, dove ha avuto l’opportunità di maturare esperienza pratica nella gestione nutrizionale in ambito clinico, in particolare di pazienti diabetici, cardiopatici, oncologici e nefropatici. Ad oggi lavora come libero professionista svolgendo la professione di Nutrizionista.
Successivamente all’abilitazione ha conseguito la Certificazione di Primo Livello con l’International Society of Sport Nutrition con il titolo di Sport Nutrition Specialist. Si occupa pertanto di nutrizione sia in ambito sportivo, principalmente nel campo delle modificazioni della composizione corporea e degli Intermittent Sports, sia in ambito clinico in svariati campi, in particolare nell’ambito dei disturbi endocrini e delle patologie gastroenterologiche.
A tal proposito si è specializzato negli anni nell’ambito della gestione della Sindrome dell’intestino Irritabile e nell’applicazione della dieta FODMAP acquisendo la Certificazione della Monash University in Australia (Università che ha elaborato e divulgato nel mondo i protocolli di Dieta FODMAP per i pazienti con Sindrome dell’Intestino Irritabile e altri disturbi digestivi).
Partecipa attivamente come divulgatore della Nutrizione Evidence Based ed è autore dei libri “Project Diet Volume 1” e “Project Diet Volume 2”, due testi dedicati alla trattazione della fisiologia umana in materia di modificazione della composizione corporea e dell’applicazione delle varie strategie dietetiche. È Docente del Corso di Nutrizione della Certificazione di Primo Livello per Personal Trainer dell’Azienda Project InVictus.
tags: #esposito #daniele #nutrizionista #recensioni