Cucina Vegetale da Paura: Ricette, Tecniche e Preparazioni per Tutti

Nel 2024, Vallardi ha pubblicato il libro di Fabiola Di Sotto, food blogger e digital creator italiana, intitolato Cucina vegetale da paura. Ricette, tecniche e preparazioni per tutti.

Questo libro nasce dal desiderio di condividere la cucina vegana, perché bastano pochi trucchi e la ricetta giusta per mettere in tavola piatti veg facili, nutrienti e golosi per tutta la famiglia.

In queste pagine è racchiusa tutta l'esperienza e l'amore per la ricerca culinaria dell'autrice. Scoprirete che con i legumi si può fare qualunque cosa, dagli gnocchi alla crema spalmabile al cioccolato; la loro acqua di cottura è un ottimo sostituto degli albumi montati a neve per dolci e meringhe da veri chef!

Il libro offre più di 110 ricette di piatti e preparazioni 100% VEG, con tante opzioni senza glutine, adatte non solo per colazione, pranzo e cena, ma anche per le occasioni speciali.

Mamma, gli animali non li voglio nel piatto è un libro scritto per raccontare e spiegare ai più piccoli la scelta di chi non mangia materie prime animali. Fabiola prova ad aiutare i bambini con un fumetto in cui gli alter ego dei suoi figli spiegano ai loro amichetti il perché della loro scelta e di quella dei loro genitori, facendone una lezione universale di rispetto delle differenze.

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«L’idea di scrivere questo libro è nata quando un giorno, guardando mio figlio piccolo giocare felice nella sua stanza, ho pensato a un modo per potergli parlare della scelta, mia e di mio marito, di essere vegani», racconta Fabiola.

«Sicuramente portare i propri figli in un rifugio nel quale poter vedere gli animali liberi, poterli toccare ed empatizzare con loro, è un grande passo, ma in quale modo avrei potuto far sentire meno solo il mio bambino, non così diverso dagli altri? Sicuramente conoscere coetanei che vivono la stessa situazione è la scelta ideale, ma non tutti ne abbiamo la possibilità: e quindi, visto che i piccoli amano tanto le favole, perché non un bel libro?».

Fabiola è vegana dal 2011. Si è sposata nel 2017 con uno chef vegano, quindi la loro scelta è stata comune. Poi hanno costruito una famiglia e la prima domanda che si è fatta, in gravidanza, era capire se questa fosse una dieta sana per il suo bambino.

Questa esperienza le ha fatto scoprire un mondo che non conosceva: libri, pubblicazioni scientifiche, e naturalmente i nutrizionisti. Ha capito che poteva farlo, e farlo bene. Quindi anche suo figlio l'ha svezzato seguendo quel tipo di alimentazione.

I suoi figli mangiano vegetale a casa e a scuola, ma è giusto che vivano la loro vita di bambini senza caricarsi il peso del mondo sulle spalle. Non è che quando sono a una festa di compleanni gli dice cosa possono mangiare, o gli vieta di mangiare la torta perché non è vegana. Anzi, le è capitato che glielo chiedessero e lei ha detto che lo era, anche se non era vero: non vuole che si sentano in alcun modo esclusi. Il cibo ha tanto a che fare con la socialità, e non vuole che la loro venga compromessa.

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Da vegana ha sentito i preconcetti delle persone, si è sentita spesso sbagliata, si vergognava, si sentiva in colpa, in difetto. Nonostante fosse una scelta che riguardava lei, era una scelta che la metteva in difficoltà con gli altri. Ha scritto questo libro per provare a essere parte attiva di un cambiamento, per evitare che i suoi figli si sentano come si è sentita lei. In fondo, la divulgazione di questo tipo di scelta è anche il motivo per cui ha aperto il suo profilo Instagram e ha iniziato questo percorso, una sorta di missione: abbattere gli stereotipi che girano intorno all'alimentazione vegana, che spesso sono frutto della disinformazione.

Non c'è il rischio che raccontare ai bambini che mangiare gli animali è brutto crei un processo inverso, e cioè di isolamento dei bambini che lo fanno? Questo dipende molto dal genitore, dal modo in cui insegna e spiega le cose. Il libro è strutturato per far sentire il bambino incluso, in ogni caso. Ha sempre detto a suo figlio che ognuno faceva le sue scelte, gli dice che lei anche è cresciuta mangiando tutto, perché una volta certe cose non le sapeva. Ogni famiglia ha la sua consapevolezza, o magari non è pronta a fare una scelta di questo tipo. Non tutti arrivano alla stessa soluzione negli stessi tempi.

L'alimentazione è tanto una questione di abitudine, dipende molto da come è abituato il bambino. Sicuramente il consiglio è cercare di non stravolgere tutto dall'oggi al domani, ma avvicinarsi a questa scelta sostituendo alimenti che già mangiamo con alimenti equivalenti vegetali. Questo vale per gli adulti e per i bambini.

Bisogna cercare di sforzarsi in generale per portare a tavola un'alimentazione più sana, avere un livello più alto di attenzione in queste cose.

Veganuary è una campagna di sensibilizzazione nata nel 2014, diventata globale, che vede come ambassador celebrities tipo Billie Eilish, Joaquin Phoenix e Paul McCartney. L’anno scorso è stata la volta di provare il Dry January, quest’anno di passare 31 giorni di calendario senza mangiare nessun ingrediente di origine animale - quindi niente carne, pesce, uova, latticini, e miele. Non per «depurarsi» ma per scoprire le ragioni di una scelta e capire quanto sia effettivamente complicato adottarla nella propria vita quotidiana in un Paese come l’Italia in cui crescono progressivamente il numero di cittadini vegetariani e vegani, ma dove ancora il concetto è poco conosciuto e ben poco accettato.

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Il vegano divide. Alle risposte che cercavano di spiegare i motivi per cui dovremmo tutti non dico diventare vegani ma almeno cambiare dieta e approcciare in modo più coscienzioso il nostro rapporto con ciò che consumiamo in generale, ci sono reazioni che si dividono essenzialmente in due: c’è chi dà ragione, razionalmente, ma derubrica il proprio senso del dovere ad affermazioni come «non potrei vivere senza salame”, e chi nega in modo più o meno piccato l’evidenza.

L’industria alimentare - della carne ma anche quella dei lattici o delle uova - ignora buona parte delle esternalità negative che questo tipo di produzione comporta, a livello di benessere animale, di inquinamento ambientale e di sfruttamento delle risorse naturali. Le logiche industriali e l’ingente quantità di cibo che ingozza i Paesi sviluppati non è sostenibile, neanche per la salute collettiva.

La contrarietà al veganesimo è ideologica. Tanto che in extremis, quando non si sanno più cosa controbattere, ti tirano in ballo la questione nutrizionale: mangiare vegano, fa male.

«La mia B12 sta benissimo». Questa frase campeggiava su spille, t-shirt e merchandising alla fiera MiVeg dell’anno scorso. Ogni qualvolta si entra nel dibattito «vegano sì, vegano no», per tagliare il discorso ci si appella alle possibili carenze nutrizionali e al fatto che siamo naturalmente onnivori, e quindi autorizzati di conseguenza allo sfruttamento di ogni risorsa naturale. Peccato che oltre ai danni ambientali, quanto e come mangiamo oggigiorno causi in Italia e nel resto del «primo mondo» un numero sempre crescente di malattie croniche quali diabete, malattie cardio-vascolari, tumori e obesità.

Le malattie non trasmissibili connesse allo stile di vita sono la prima causa di morte nei Paesi Occidentali, in Italia più del 40% popolazione di maggiore età è sovrappeso, l’OMS parla di epidemia globale di obesità, e trovo quindi spassoso che ci si preoccupi della salute del 2,3% dei vegani italiani che potrebbero avere delle carenze di vitamina B12.

Qualunque alimentazione fatta male è rischiosa per la salute e non sono evidentemente i vegani a dimostrarlo, mentre sicuramente continuando con queste abitudini collettive non andremo lontano, non per il nostro bene né per quello del pianeta.

Cambiare il proprio stile di vita è la cosa più difficile del mondo, anche se di poco, e mangiare è uno dei piaceri massimi, oltre che parte della propria identità. Non ci vogliamo rinunciare, e quindi muoia Sansone con tutti i Filistei. I vegani invece lo fanno, per motivi etici, ecologici, salutistici o tutti e tre insieme, si privano di salami, burrate e carbonare. E credo di aver capito quindi il perché stanno così tanto sulle pa**e a tutti (over 30 perlomeno): ti costringono a pensare, e a mettere in dubbio il tuo stile di vita. E nulla c’è di peggio che sbattere la faccia contro le tue contraddizioni.

Essere vegani non cambia il mondo: anche l’agricoltura inquina, anche andare in macchina, in aereo, comprare fast-fashion e nulla, singolarmente, è LA soluzione ad un intero sistema (capitalistico) che sta mettendo a rischio il pianeta, ma è pur sempre un inizio.

La parola vegano ispira così poca fiducia che ristoranti e produttori non la vogliono utilizzare, a meno che non si rivolgano ad un pubblico molto targettizzato. Preferiscono sinonimi come «vegetale» o «plant based» che però sono definizioni aleatorie, e anche lì si finisce per spulciare fra il menù degli allergeni in cerca di latte, uova, miele e magari una acciuga per insaporire. Al supermercato facendo la spesa mi sono ritrovata a leggere le etichette come mai avevo fatto prima. Non solo per valutare gli ingredienti, la percentuali i grassi e di zuccheri, ma per capire se il prodotto in questione è vegano oppure no.

A Milano i piatti speciali in occasione del veganuary sono spuntati in un po’ di ristoranti, ma la realtà è che per un vegano andare a mangiare fuori non è così facile, e spesso deludente. Uscire a mangiare o a cena necessita di uno studio preliminare attento e non sempre è comprensibile dal sito e dai menù che cosa si potrà trovare per sé, a meno che non si entri in locali fatti apposta, dove si mangia anche bene.

Hamburger, wurstel e sostituti vegetali costano di più di quelli tradizionali. È vero, ma anzi, mi sono sempre chiesta come sia possibile che far nascere, far crescere, macellare, porzionare e far arrivare nei supermercati la carne possa essere così economico, ma non è questo il punto.

I sostituti servono per movimentare la dieta, ma non sono LA dieta che invece dovrebbe essere un mix vegetali e di piatti in cui abbinare cereali e legumi. Pasta e ceci, pasta e fagioli, riso e piselli… classiche ricette della tradizione italiana.

La dieta vegana è più sana se così abbracci un’alimentazione più sana di prima, ma se finisci per alimentarti a nuggets vegetali, fake-tuna, burger e patatine fritte potrebbe non esserlo.

Viaggiare da vegano non è semplicissimo, almeno per me che sono alle prime armi. Mi sono preclusa molti piatti tipici e il poter assaggiare qua e là nei mercati lo street food perché burro e uova sono insidie onnipresenti, a meno che tu non vada in locali che dichiarano di essere vegan friendly.

Secondo le statistiche, il numero di vegetariani e vegani non è mai stato così alto, sia in Italia che nel resto del mondo. Secondo l’Eurispes, nel 2024 si dichiara vegetariano il 7,2% degli italiani, seguiti dal 2,3% di vegani (complessivamente il 9,5%, erano il 6,6% nel 2023).

Ma la percentuale di vegani è addirittura quadruplicata fra il 2014 e il 2024, e il 5% dichiara di essere stato vegetariano in precedenza e il 50% pensa che ridurrà la carne nei prossimi anni.

Che spesso mangiamo alcune cose solo per abitudine ma ne esistono altre, altrettanto buone, molto più sane ed ecologiche. E poi che ci si può imporre cose più importanti delle regole ferree, ossia dei principi, quelli che ti permettono di navigare la vita mantenendo il timone il più dritto possibile.

La cucina vegana è fatta di colori, di allegria, di amore e di serenità interiore. La natura ci offre un’infinità di prodotti basta solo lasciare andare la nostra fantasia e soprattutto il nostro cuore e le mani vanno da sole! Quelle che vi propongo sono ricette semplici, da condividere con amici e parenti in allegria.

Tra i food influencer spiccano i vegan influencer, che si occupano di alimentazione veg. Il veganismo o veganesimo è incentrato sull’adozione di uno stile di vita che prevede il non consumo e utilizzo di tutto ciò che riguarda gli animali o deriva da essi. Chi adotta uno stile di vita vegano è contrario allo sfruttamento degli animali in tutti gli ambiti; dunque, non soltanto per quanto riguarda l’alimentazione, ma anche l’abbigliamento (ad esempio, basti pensare ai capi in pelle).

Dietro l’essere vegan ci sono, quindi, soprattutto dei motivi etici che vedono il rispetto verso la vita degli animali - di tutti gli esseri viventi - al centro.

Amante della cucina vegana, Carlotta Perego è la firma di Cucina Botanica. L’obiettivo di Carlotta Perego è quello di far innamorare i suoi follower della cucina veg e di uno stile di vita più sano, condividendo consigli e ricette per un’alimentazione crulty-free e green.

Sono ben 319mila su Instagram e circa 29mila su YouTube i follower di Andrea Capodanno. Spesso le idee per le ricette nascono proprio da ingredienti che ho in casa, come verdure di stagione con cui si possono creare centinaia di piatti.

Quando si parla di influencer vegani non può non venire in mente anche lei: Elena Savino, alias Cuori Veggie.

Conosciuta come Mrs Veggy sui social, laureata in Design della Comunicazione e vegana, Clarissa è una graphic designer che ha una passione sfrenata per il cibo. Cucino piatti semplici ed economici a base vegetale. Come racconta sul suo sito web, Mrs Veggy, mangiare vegetale vuol dire fare del bene sia a se stessi che agli animali e all’ambiente.

Annalisa Chessa è nota, sul Web, come Little Vegan Witch. Cucina vegetale che spacca. Veg no stress! Mamma del piccolo Tommaso, si occupa di cucina vegetale adatta sia ad adulti che a bambini.

Astrid Oriani è una vegan influencer conosciuta come Una Naive in Cucina. Infine, ci sono Jurgita e Filippo e la loro Veggie Situation. Digital creator, questa coppia desidera condividere con il proprio pubblico uno stile di vita sano, consapevole e totalmente vegetale.

Statistiche sull'alimentazione vegetariana e vegana in Italia (2023-2024)

Anno Vegetariani Vegani Totale Vegetariani e Vegani
2023 N/A N/A 6.6%
2024 7.2% 2.3% 9.5%

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