Si sente parlare spesso di farine senza carboidrati, ovvero, di farine proteiche alternative con basso indice glicemico, con assenza di zuccheri e un basso contenuto di carboidrati, che vengono impiegate soprattutto nelle diete. È corretto specificare che non esiste farina senza carboidrati, ma farine con pochi carboidrati o con basso contenuto di carboidrati. Queste farine hanno un contenuto di fibre e proteine molto elevato e un minimo di carboidrati, con conseguente indice glicemico molto basso.
Alternative a Basso Contenuto di Carboidrati
Tra le farine alternative, la farina di carrube è quella che ha il minor contenuto di carboidrati, seguita dalla farina di mandorle. La farina di segale, in particolare integrale, assicura un altissimo apporto di fibre oltre che l’assunzione di calcio, ferro, iodio, potassio e acido folico. Il segale è un cereale e la sua farina contiene tracce di glutine, per cui non è adatto ai celiaci. La farina di anacardi viene ottenuta dalla macinazione dei semi, questa contiene il 35% di proteine e il 16% di glucidi totali e una buona quantità di acidi grassi, mentre il contenuto di carboidrati è molto basso. Non è una farina senza calorie, per cui non è indicata per chi segue un regime alimentare mirato alla perdita di peso. La farina di cocco è un’altra farina senza carboidrati che si ottiene dalla macinatura della polpa della noce di cocco essiccata. Ha un indice glicemico bassissimo e apporta una buona quantità di fibre, è una farina molto calorica per cui non è adatta a chi segue una dieta ed molto povera d’acqua.
Mix Flour Life: Un'Alternativa Innovativa
Mix Flour Life, a tasso ridotto di carboidrati, è un'audace evoluzione nel mondo delle farine vegetali. Pensata appositamente per coloro che cercano un’alternativa più salutari alle farine tradizionali ad alto contenuto di carboidrati, questa miscela è il risultato di una formulazione all'avanguardia. Con soli 13 g di carboidrati ogni 100 g, Mix Flour risponde alle esigenze di coloro che seguono regimi a basso contenuto di carboidrati, come diete low carb o keto.
Quando Utilizzare Mix Flour?
- Biscotti: Ottima per preparare biscotti, muffin, dolcetti o barrette proteiche. Un alto contenuto di proteine contribuirà a rendere questi snack più sazianti.
- Cracker: Ideale per preparare cracker e snack croccanti. Puoi condirli con spezie, erbe aromatiche o semi per aggiungere sapore.
- Frittelle Salate: Aggiungila ai formaggi, verdure a foglia verde o pancetta per un piatto versatile e ricco di proteine.
- Panature: Utilizza Mix Flour Life per panare carne, pesce o verdure. Otterrai una croccantezza irresistibile.
- Pancake e Crêpes: Unisci ingredienti come uova, latte vegetale e cuoci la miscela in padella.
- Pane e Pizza: Ottima per preparare pane e pizza a basso contenuto di carboidrati.
Benefici di Mix Flour Life
- Ad alto contenuto di proteine: Le proteine, a differenza dei carboidrati, garantiscono una maggiore sazietà, il che significa che mangiare cibi ricchi di proteine può aiutare a ridurre la sensazione di fame e ad evitare di mangiare troppo durante la giornata. Questi alimenti altamente proteici ci aiutano a mantenere la massa muscolare e, di conseguenza, il metabolismo basale: l’obiettivo è quello mantenere tonico e funzionale il tessuto metabolicamente attivo (muscolo) mentre si attinge energia dai depositi di grasso.
- Ad alto contenuto di fibre: Un elevato contenuto di fibre, che hanno la caratteristica di assorbire enormi quantità di acqua, favorisce l'aumento del volume delle feci: per questo la loro presenza è molto utile per chi ha problemi di stipsi, gonfiore o sensazione di gonfiore addominale. Il risultato è un aumento del transito intestinale, ovvero il tempo che impiega il cibo a passare attraverso il sistema digestivo, favorendo una regolare evacuazione delle feci.
- Amido Resistente: L'amido resistente è un tipo di carboidrato che resiste all’attacco degli enzimi, contribuendo a rallentare e regolare il processo di digestione dei carboidrati, limitando l'assorbimento degli zuccheri e prevenendo bruschi aumenti dei livelli di glucosio dopo i pasti. Questo amido raggiunge intatto l'intestino crasso, agendo come una fibra solubile e diventando cibo per i batteri della flora intestinale (fermentazione). Durante questo processo vengono prodotti acidi grassi a catena corta, tra cui il butirrato.
Informazioni Nutrizionali di Mix Flour Life (per 100g)
| Valore Nutrizionale | Quantità |
|---|---|
| Energia | 1444,65 kJ/345,28kcal |
| Grassi | 15,90g |
| di cui acidi grassi saturi | 0,52g |
| Carboidrati | 13g |
| di cui zuccheri | 1,56g |
| Fibre | 20,64g |
| Proteine | 47,03g |
| Sale | 3,59g |
Ingredienti: glutine di GRANO, farina di LUPINI, amido resistente, fibra di bambù, farina di KHORASAN, farina di semi di lino dorato, proteine del riso, pasta acida di GRANO duro.
L'Importanza di una Dieta a Basso Indice Glicemico
Infarto del miocardio, ictus, insufficienza cardiaca e morte. Uno scenario catastrofico causato da una dieta a elevato indice glicemico che aumenterebbe il rischio di patologie cardiovascolari e porterebbe ad altre pericolose conseguenze. Un recente studio riporta che in più paesi e regioni geografiche ed economiche, gli stili alimentari con un indice glicemico elevato erano associati a un rischio più elevato di malattie cardiovascolari e morte rispetto alle diete con un indice glicemico basso. Questo studio sottolinea anche che l'indice glicemico e il carico glicemico sono misure rilevanti della qualità dei carboidrati nell'analisi di un'ampia gamma di diversi modelli dietetici in base alla loro associazione con impatti cruciali per la salute.
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Sul banco degli imputati finiscono sicuramente anche gli zuccheri semplici come quelli presenti nel pane bianco, nella pasta, nel riso bianco, nelle patate, nella pizza, nei dolci e ngli altri prodotti da forno: «Se si mandano in circolo zuccheri semplici, l’insulina viene scaricata improvvisamente e si può creare anche una iperlipidemia. Questa situazione porta ad un aumento dell’ossidazione e ad un aumento della disfunzione endoteliale che alla lunga produce danni anche a livello cardiovascolare» spiega il professor Gazzaruso. Come dimostra l’indagine condotta da un team di ricercatori dell'Università di Toronto, uno stile alimentare ad elevato indice glicemico incide negativamente sulla nostra salute con conseguenze catastrofiche anche in assenza di una pregressa malattia cardiovascolare.
«Studio gli effetti delle diete ad alto indice glicemico da molti anni e questi dati confermano che il consumo di elevate quantità di carboidrati di scarsa qualità rappresenta oggi un problema in tutto il mondo», evidenzia David Jenkins, esperto nutrizionista dell’Università di Toronto e autore della ricerca. Nel corso dell'indagine sono stati utilizzati questionari sulla frequenza alimentare specifici per paese per determinare l'assunzione alimentare e stimato l'indice glicemico e il carico glicemico sulla base del consumo di sette categorie di alimenti a base di carboidrati. Poi sono stati calcolati gli hazard ratio utilizzando modelli di fragilità di Cox multivariabili. L'outcome primario era un composito di un evento cardiovascolare maggiore (morte cardiovascolare, infarto miocardico non fatale, ictus e insufficienza cardiaca) o morte per altra causa.
Nella popolazione in studio si sono registrati 8.780 decessi e 8.252 eventi cardiovascolari maggiori si sono verificati durante il periodo di follow-up. Tuttavia, solo dopo aver confrontando i quintili dell'indice glicemico più basso e più alto è stato scoperto che una dieta con un indice glicemico elevato era associata a un aumentato rischio di un evento cardiovascolare maggiore o di morte, sia tra i partecipanti con malattia cardiovascolare preesistente (rapporto di rischio, 1,51; 95% intervallo di confidenza [CI], da 1,25 a 1,82) e tra quelli senza tale malattia (rapporto di rischio, 1,21; 95% CI, da 1,11 a 1,34). Per cui, un alto indice glicemico era anche associato ad un aumentato rischio di morte per cause cardiovascolari.
L'infiammazione che si verifica in concomitanza con iperglicemia e iperlipidemia dopo l'ingestione di un pasto ad alto contenuto di carboidrati (HFCM) è un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari (CVD). Quindi, alimenti, più di altri, innescano meccanismi che aumentano il rischio dell’insorgenza di una lunga serie di malattie. L’iperglicemia in sé va ad ostacolare quella che si chiama immunità innata o generica, che aggredisce qualunque virus o batterio esterno. Esiste poi anche l’immunità adattativa, che riconosce i virus e i batteri e forma anticorpi specifici contro quel virus o quel batterio. Nel diabetico la iperglicemia va ad inficiare l’immunità innata, quindi c’è una carica maggiore di virus che penetra.
Una teoria - quella dei grassi - ampiamente supportata e dimostrata nello stile Life 120 ideato da Adriano e Roberto Panzironi che a differenza della dieta chetogenica, non porta alla chetosi poiché prevede un apporto di carboidrati provenienti da verdure (consumate a sazietà durante i pasti) e frutta (uno al mattino). Inoltre, prevede anche una quantità di zuccheri giornaliera, funzionale ai soli due organi che utilizzano come fonte di energia, ovvero cuore e cervello. Tra le altre patologie, secondo quanto conferma uno studio dell'Università di Bonn pubblicato sulla rivista scientifica Immunity, una dieta a basso contenuto di carboidrati potrebbe aiutare anche nel contrasto dell’asma.
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Un’indagine che è stata condotta con partecipanti dei cinque continenti, quindi, senza influenze da parte della genetica: «Significa che il danno non ha cause diverse da quelle innescate propriamente dall’indice glicemico degli alimenti, che porta all’assorbimento rapido del glucosio che si riflette sui vasi - sottolinea il professor Gazzaruso - va notato che a creare danni è l’iperglicemia post-prandiale, quella che si ha dopo aver mangiato, legata all’indice glicemico dei cibi: è questa che aumenta il rischio cardiovascolare, molto di più della glicemia del mattino».
«Un eccesso di insulina circolante è un fattore di crescita per i tumori, li favorisce, in particolare i due più comuni, ovvero quello alla mammella e quello al colon. Questo dato, però, non è legato ad una iperglicemia del momento, bensì ad una iperinsulinemia cronica che si ha nei soggetti con insulino-resistenza, che siano diabetici o semplicemente obesi, - chiarisce il professor Gazzaruso - come società scientifiche di tutto il mondo abbiamo ormai assodato l’importanza di ridurre la quantità di zuccheri semplici che si assumono nella dieta».
Tra gli alimenti ad alto indice glicemico, e quindi banditi assolutamente dalla tavola ci sono, il pane bianco e tutti gli alimenti costituiti da farine raffinate, lo zucchero e quindi i dolci, i cereali non integrali e le patate. «Infatti la vera dieta mediterranea non si fonda sui cereali raffinati. La dieta mediterranea originaria prevedeva molti legumi (ricchi di fibre e proteine), verdura, frutta, molto pesce (anche quello grasso, ricco di omega 3), olio extravergine di oliva, uova e un po’ di carne. Con questo non si vuol dire che ci siano degli alimenti vietati. […] In generale, la pizza si può mangiare, non in maniera frequente e preferendo l’impasto integrale.
Una definizione viene presentata da Adriano Panzironi nel libro “Vivere 120 anni. Le verità che nessuno vuole raccontarti”: «I carboidrati (zuccheri) si distinguono in semplici o complessi, in base alla lunghezza della catena di atomi di cui sono formati. Gli zuccheri semplici contengono una catena corta di facile scomposizione. Al contrario gli zuccheri complessi hanno una catena più lunga (si necessita di più tempo per l’assimilazione). Della prima categoria fanno parte molti zuccheri, i più conosciuti dei quali sono, quello di barbabietola (lo zucchero bianco che abbiamo tutti in casa) o di canna (si riconosce dalla composizione di cristalli marroncini). Della seconda categoria fanno parte gli amidi come la farina (e tutti i suoi derivati: pane, pasta, pizza, etc.), il riso, il mais, le patate ed i legumi. Tutti i carboidrati una volta scomposti si trasformano in glucosio che serve poi alle cellule solo per produrre energia tramite il processo della glicolisi (o dopo la sua trasformazione in piruvato, anche nei mitocondri).
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