Feci Abbondanti, Dimagrimento e Possibili Cause

L’evacuazione è la parte finale del processo di digestione e metabolizzazione degli alimenti. Si tratta quindi di una fisiologica necessità dell’organismo, per la quale non è possibile stabilire una frequenza ideale. Il bisogno di defecare è soggettivo e viene considerata “normale” una frequenza variabile tra tre volte al giorno e tre volte alla settimana [1].

Potrebbe verificarsi anche la situazione opposta, caratterizzata dalla necessità di defecare spesso, e in grado di suscitare preoccupazione. Anzi, se insieme all’abitudine di andare spesso in bagno a defecare, magari con feci di consistenza molle, compare un dimagrimento eventualmente associato a febbre e dolori addominali, potrebbe essere il segnale che qualcosa non va.

Possibili Cause del Dimagrimento Associato a Feci Abbondanti

Alla base della improvvisa perdita di peso potrebbe esserci, per esempio, una malattia infiammatoria intestinale come la malattia di Crohn, la colite ulcerosa o la celiachia.

Malassorbimento

Si parla di malassorbimento per indicare il passaggio deficitario di uno o più prodotti della digestione dal tratto gastrointestinale al sangue. I nutrienti assunti con la dieta includono molte vitamine e minerali essenziali. Il malassorbimento indica una diminuzione della capacità di digerire e/o assorbire gli importanti nutrienti contenuti negli alimenti.

Il malassorbimento va sospettato in presenza di sintomi cronici da carenza di uno o più nutrienti, importanti e persistenti alterazioni dell'alvo (diarrea, dissenteria, steatorrea), flatulenza, meteorismo, dolori addominali, dimagrimento, ritardo della crescita nel bambino e nell'adolescente, spossatezza e ridotta tolleranza allo sforzo. A questi sintomi si associano poi quelli tipici della malattia o condizione che li ha generati (ittero, gastrite, anemie, crampi muscolari, edemi ecc.); dal momento che molti di questi sintomi sono aspecifici, e come tali comuni a varie forme morbose con diversa eziopatogenesi, si parla in generale di sindromi da malassorbimento.

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Le cause potenzialmente responsabili di malassorbimento sono molteplici e piuttosto difficili da classificare. Alcune di queste, come l'abetalipoproteinemia, hanno origini familiari, mentre altre sono acquisite (in seguito ad infezioni, assunzione di farmaci particolari, interventi chirurgici, traumi ecc.). Tra tutte, la celiachia rappresenta la malattia ereditaria più frequentemente associata a malassorbimento, seguita a ruota dalla fibrosi cistica.

Tra le sindromi da malassorbimento di natura infettiva ricordiamo la diarrea del viaggiatore, l'influenza intestinale, la sprue tropicale, la tubercolosi enterica e le parassitosi intestinali. Tra quelle dovute ad una carenza enzimatica, ricordiamo l'intolleranza al lattosio e ad altri zuccheri come il fruttosio ed il saccarosio; in questo caso il malassorbimento ha una base prevalentemente genetica.

Esempi di Malassorbimento

  • INTOLLERANZA AL LATTOSIO: Un tipico esempio di malassorbimento è quello determinato da un deficit dell’enzima lattasi, la cui carenza impedisce l’assorbimento del lattosio, lo zucchero presente naturalmente nel latte.
  • CELIACHIA: Un altro esempio di malassorbimento è la celiachia. In questa situazione infatti non solo il glutine non viene assorbito, ma si crea una reazione immunitaria che appiattisce i villi intestinali, gli organi deputati all’assorbimento del glutine.
  • Malattie gastrointestinali: morbo di Crohn, colite ulcerosa, sindrome dell’intestino corto, insufficienza pancreatica esocrina e pancreatite possono compromettere la capacità dell’intestino tenue di assorbire correttamente i nutrienti.

Steatorrea

Cosa si intende per steatorrea? Cosa provoca la steatorrea? Il pancreas produce enzimi digestivi essenziali per la digestione dei grassi. La bile, prodotta dal fegato e raccolta nella cistifellea, aiuta a digerire i grassi.

  • allattamento al seno esclusivo: il latte materno è ricco di grassi, e alcuni neonati potrebbero avere difficoltà a digerirli completamente.

Come capire se si ha la steatorrea? Come si cura la steatorrea? Il trattamento della steatorrea dipende principalmente dalla patologia che l’ha causata. Se la causa è legata a problemi di escrezione degli acidi biliari, come nella colestasi, potrebbero essere necessari trattamenti specifici per gestire questo problema.

Cosa non mangiare con la steatorrea? Oltre all’assunzione degli eventuali farmaci prescritti, è molto importante seguire un regime alimentare che escluda quei cibi che possono aggravare i sintomi.

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Sindrome dell’Intestino Irritabile (SII)

La sindrome dell’intestino irritabile (SII) è una delle patologie intestinali più comuni, che interessa circa il 3-5% della popolazione occidentale ed è più frequente nelle femmine e sotto i 50 anni di età. La sindrome dell’intestino irritabile, che una volta veniva definita “colite spastica”, “colon irritabile” o “disturbo funzionale intestinale”, è un disturbo dell’asse cervello-intestino che si presenta tipicamente con un dolore addominale, che migliora dopo l’evacuazione, associato ad alterazione della funzione intestinale, che si manifesta con stipsi, diarrea o un’alternanza delle due. L’andamento è cronico, con carattere fluttuante e nel corso degli anni le riacutizzazioni dei sintomi coincidono con eventi stressanti, sia di tipo fisico (es. interventi chirurgici, infezioni virali o batteriche), che di tipo psichico (es. stress, separazioni, lutti).

La sindrome dell’intestino irritabile è una patologia multifattoriale, caratterizzata da disturbi intestinali, in assenza di alterazioni o lesioni a carico dell’intestino. Le cause sono, dunque, molteplici e nello stesso individuo non è riconoscibile un singolo fattore scatenante. Da un lato vi sono fattori psico-sociali, cognitivi ed emotivi: a livello intestinale c’è il cosiddetto “secondo cervello”, che è in continua comunicazione con il nostro “primo cervello”. Per questo motivo, molti degli eventi stressanti a livello psichico si riflettono sull’intestino e viceversa (problemi addominali che causano stress psicologici).

Trattamento della SII

La strategia terapeutica per la sindrome dell’intestino irritabile si basa principalmente sul trattamento dei sintomi riferiti dal paziente, essendo spesso sconosciuta la causa scatenante.

  • Adeguata educazione alimentare e dello stile di vita.

I sintomi dell’intestino irritabile sono spesso associati all’assunzione di particolari cibi, che i pazienti tendono a escludere dalla dieta. Le modifiche dietetiche devono essere effettuate sotto controllo medico/nutrizionistico per non rivelarsi pericolose e valutate in base ai sintomi.

Laddove i consigli dietetici tradizionali falliscano il medico nutrizionista potrebbe consigliare di seguire la dieta a basso contenuto di FODMAP (Fermentable Oligo-saccharides, Disaccharides, Mono-saccharides and Polyols) ovvero cibi contenenti zuccheri poco assorbibili e dal forte potere fermentativo, che richiamano acqua nell’intestino e sono difficili da digerire, che si associa a una significativa riduzione dei sintomi globali. Tuttavia, l’eccessiva e prolungata restrizione di FODMAPS può portare a carenze nutrizionali.

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  • Utilizzo di fibre solubili (es. psyllium), lassativi osmotici (es. PEG) o secretagoghi
  • Farmaci antispastici per alleviare i dolori e gli spasmi intestinali.

Importanza della Consistenza delle Feci

Come abbiamo appena visto, le feci cambiano colore, odore e forma in base a ciò che mangiamo e a come funziona il nostro intestino. Quindi è fondamentale controllare sempre la consistenza e la forma delle tue feci dopo ogni evacuazione. La giusta consapevolezza ti permetterà di correggere l’alimentazione e ridurre, eventualmente, l’infiammazione del tuo intestino.

Come abbiamo sopra accennato, la consistenza e la forma delle feci sono classificate nella scala di Bristol, uno strumento di grande importanza per comprendere il funzionamento intestinale di ciascun individuo. Durante la prima consulenza nutrizionale, infatti, chiedo sempre al paziente qual è la consistenza e la forma delle feci, in quanto queste informazioni mi permettono di avere ulteriori dati sullo stato di benessere intestinale e capire quali consigli nutrizionali fornire per correggere la dieta quotidiana e ritrovare il giusto equilibrio.

Scala di Bristol

Ma com’è strutturata la scala di Bristol? Ecco alcune indicazioni su come interpretare correttamente la scala di Bristol:

  1. Tipi 1 e 2: I primi due tipi di feci (Tipo 1 e tipo 2) sono tipiche di un soggetto che ha difficoltà ad evacuare. Feci dure e secche come noci/nocciole o a forma di salsiccia, indicano che sono feci rimaste all’interno dell’intestino troppo a lungo e che l’intestino le ha disidratate assorbendo tutto il contenuto dell’acqua. Se presenti questo tipo di feci potresti essere un soggetto affetto da stipsi più o meno severa che necessita di un’alimentazione più ricca di acqua e di integrare le abitudini di vita con regolare esercizio fisico. Sappi, poi, che la stipsi è spesso associata ad una disbiosi, una condizione di squilibrio nel microbiota causato da una prevalenza di “batteri cattivi”. Diventa, quindi, fondamentale ristabilire l’equilibrio della flora batterica per la corretta regolarità e funzionalità intestinale e per la salute di tutto l’organismo.
    Affidarsi ad un nutrizionista che sappia indicarti i cibi virtuosi da assumere nella dieta quotidiana e le più appropriate abitudini di vita risulterà essere una scelta corretta e lungimirante. Il nutrizionista, infatti, potrà suggerirti e consigliarti anche le giuste integrazioni tenendo conto del tuo stato di salute complessivo.
  2. Tipi 3, 4 e 5: Le forme centrali di feci, che corrispondono ai tipi 3, 4 e 5 con feci della consistenza di una salsiccia o un serpente o di feci morbide e facili da evacuare sono espressione di un intestino in salute e di un microbiota sano. Grazie ai “batteri buoni” che popolano il nostro intestino tutto l’organismo potrà beneficiarne.
  3. Tipi 6 e 7: Ed infine, le forme di feci corrispondenti ai tipi 6 e 7, e quindi feci dai bordi frastagliati, feci pastose ed informi oppure ancora acquose e liquide prive di parti solide ci indicano un intestino infiammato, un intestino che non è in grado di assorbire l’acqua. Come la stipsi anche la diarrea è il segnale di un forte squilibrio nel microbiota che rende necessaria non solo un’integrazione finalizzata a ristabilire la composizione della flora batteria ma anche un cambio di regime alimentare per migliorare la funzionalità dell’intestino.

Diarrea e Stipsi

La diarrea è, infatti, definita come un numero di evacuazioni giornaliere maggiore di 3 con feci liquidi o semiformate. A volta è collegata ad alcune patologie gastrointestinali come malattie infiammatorie o celiachia; altre volte è invece collegata all’assunzione dei farmaci. In questi casi potrà essere necessario indagare l’origine con esami diagnostici prescritti dal proprio medico e comunque migliorare la qualità dell’alimentazione quotidiana. Ricorda che affidarsi ai professionisti della nutrizione per un piano alimentare personalizzato potrà essere un valido supporto alle cure farmacologiche eventualmente prescritte.

La stipsi invece, è definita come un numero di evacuazioni inferiori ad una ogni 4-5 giorni con feci dure e caprine, da valutare per ogni persona.

Diagnosi del Malassorbimento

Sulla base dell'osservazione dei sintomi e dell'anamnesi individuale il medico prescrive le indagini diagnostiche più idonee. Analisi del sangue possono ad esempio evidenziare carenze specifiche, forme anemiche, ridotta capacità coagulativa del sangue, eventuali alterazioni dei markers di funzionalità epatica e pancreatica, o anticorpi anomali.

L'esame delle feci consente di identificare l'agente eziologico responsabile delle forme di malassorbimento infettivo, ma anche di quantificare i livelli di grassi per la diagnosi di steatorrea (malassorbimento lipidico) e quelli di chimotripsina per valutare la funzionalità pancreatica. Tecniche di imaging e diagnostica invasiva (clisma opaco, endoscopia, colonscopia, biopsia della mucosa intestinale, colangio-pancreatografia endoscopica retrograda ecc.) possono essere condotte per evidenziare alterazioni anatomiche dei vari tratti del tubo digerente e delle vie biliari.

Cure e Trattamenti

Cure e trattamenti dipendono, ovviamente, dalle cause responsabili di malassorbimento.

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