Pregiudizi sui Vegani: Un'Analisi Dettagliata

Un tempo erano i comunisti a “mangiare i bambini”. Oggi, invece, tra le categorie maggiormente demonizzate ci sono i vegani. Nazivegano, radical chic, moralista, cagionevole di salute. Chi rinuncia ai cibi di derivazione animale è un costante bersaglio di offese e di pregiudizi più o meno strampalati.

Si chiama “vegafobia”, termine coniato nel 2011 che combina tutte le forme di rappresentazione spregiativa dei vegani e del veganismo. Ma da cosa nasce questa avversione? Quali sono i motivi profondi?

A smontarne logiche e contraddizioni è Dario Martinelli, professore universitario e autore del saggio provocatorio Anche Hitler era vegano (Mimesis Edizioni, 2025). Tra ironia e rigore, Martinelli esplora i pregiudizi che ancora accompagnano il veganismo e invita a guardare oltre la caricatura, per leggere questa scelta come atto culturale ed etico.

Che cos’è la vegafobia?

“Phóbos” in greco antico significa “paura, repulsione”, e lo usiamo oggi in tante parole che descrivono forme di discriminazione verso categorie in genere minoritarie e/o svantaggiate: omofobia, xenofobia, grassofobia… Dunque per “vegafobia” si intendono i vari modi in cui la nostra società, a stragrande maggioranza carnista, deride, offende o discrimina vegani, vegetariani e altre simili declinazioni.

Questo saggio intende dunque approfondire la vegafobia da un punto di vista socio-psicologico, è un invito ai “carnisti” a guardarsi dentro e ad affrontare l’irrazionale e il senso di colpa.

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I Pregiudizi più Diffusi

Una delle caratteristiche principali della vegafobia è proprio l’aspetto diffamatorio: una costante macchina del fango che crea un’immagine molto distorta dei vegani. Di volta in volta vengono definiti tristi, bacchettoni, incapaci di godersi la vita, effemminati, rompiballe, deboli fisicamente…

Ma quante volte capita di sentire pregiudizi negativi sui vegani? Dietro a ogni pregiudizio c’è un fraintendimento o una semplificazione, ma anche delle motivazioni che l’hanno generato. Qui raccogliamo i principali e li affrontiamo a viso scoperto.

Estremisti? No, ambiziosi

Quante persone nel passato sono state considerate estremiste o pazze per le idee che poi sono diventate le idee di tutti? Una volta pensavamo che la terra fosse piatta e chi diceva il contrario era un eretico. La schiavitù era legale e considerare superiore la razza bianca era normale. Fino al secolo scorso le donne erano persone di serie b e a loro non era permesso votare. Fino a qualche decennio fa l’omosessualità era considerata una malattia.

Oggi tutto questo ci sembra assurdo, ma saremmo ancora là se non fosse stato per delle persone che hanno avuto il coraggio di sostenere le loro idee. Per questo i vegani possono anche essere considerati estremisti, ma un giorno saranno visti solo come ambiziosi.

Utopici? No, realisti

Quello a cui aspira chi è vegano è un cambiamento mondiale ed epocale che probabilmente impiegherà molte generazioni per realizzarsi, ma ciò non vuol dire che sia un’idea ingenua o solo un’utopia.

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L’impatto degli allevamenti sul nostro pianeta ha quasi superato quello dei combustibili fossili per produzioni di gas serra ed è il primo quando si parla di disboscamento, non parliamo poi di consumo di acqua e inquinamento del suolo. Con l’aumento della popolazione e della domanda dei prodotti di origine animale nei paesi emergenti il fenomeno sarà ancora più grave e a quel punto sarà anche difficile rispondere al fabbisogno alimentare.

A fronte di tutto ciò, un’alimentazione vegana appare una risposta molto pragmatica e razionale se vogliamo continuare a vivere su questo pianeta.

Cagionevoli? No, salutari

Lo stereotipo del vegano emaciato è un classico, ma basta scorrere i protagonisti vegani dello sport per capire che essere vegani non ti rende fragile, ma anzi ti fa evitare di assumere farmaci e antibiotici di cui si fa largo uso negli allevamenti intensivi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha anche confermato che carne e latte possono favorire l’insorgere di vari tipi di tumore.

Se si guarda a quelli che sono gli elementi che ci servono, si può ben capire che una dieta vegana è adatta a qualsiasi tipo di persona: bambini, donne in gravidanza e allattamento, studenti, sportivi, anziani.

No, golosi

Certo, decidere per una alimentazione vegana è una scelta che implica delle accortezze e un cambio di stile di vita se si è abituati a una dieta che abbonda di prodotti di origini animali. Ma di certo fare questo passo non è un sacrificio. Molti piatti della tradizione sono già vegani, ma se non bastasse la cucina vegan è per definizione molto varia e innovativa. Bisogna solamente aprire un po’ la mente e scoprire nuovi sapori.

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Umanizzanti? No, empatici verso gli animali

Credere che un animale abbia il diritto di non soffrire proprio come ce l’ha un essere umano non vuol dire credere che un animale sia uguale a un essere umano.

Un vegano sa benissimo che gli animali non hanno la complessità di pensiero degli esseri umani. Ciò non vuol dire che non si possano riconoscere sofferenza, intelligenza, gioia, paura in altri esseri viventi, basta aprire gli occhi per vedere queste emozioni.

Quando esce la notizia di un cane che sta imperterrito sulla tomba del padrone o magari di un animale che ne ha salvato un altro, si sente spesso dire che “si comportano più umanamente di noi”. Ma questo si dice solo perché si dà per scontato che le emozioni siano una prerogativa umana. Non è così.

Perché nascono i pregiudizi sui vegani?

I pregiudizi sono veri. Esatto, dopo tutto quello che è stato scritto qui sopra, va detta la verità. Esistono persone vegane che non rispettano chi non la pensa come loro, esistono vegani emaciati, esistono vegani che considerano gli animali come esseri umani. Ma tutte queste categorie esistono anche tra le persone non vegane. I motivi per cui da singoli casi si arriva a una generalizzazione sono sempre due: ignoranza e comunicazione sbagliata. Una dipende da chi non è vegano e l’altra da chi lo è.

Molto spesso chi parla male del veganismo e dei vegani lo fa senza aver approfondito la questione. Anche tra i media c’è poi una moda di riportare e ingigantire notizie che alimentano una certa idea di diffusa intolleranza tra i vegani. Si tratta di notizie che se approfondite risultano in genere non vere, parziali o circoscritte.

Allo stesso tempo una comunicazione sbagliata può essere davvero dannosa. Chi è vegano e insulta o offende chi mangia carne, purtroppo genera solo un effetto repulsivo. Questo non vuol dire mostrarsi sempre carini e simpatici. Non si tratta nemmeno di una questione di educazione, la disobbedienza civile è per esempio un mezzo che sosteniamo per far valere le nostre battaglie.

Il Paradosso della Carne e la Dissonanza Cognitiva

Da anni, gli studiosi indagano quello che è stato definito il “paradosso della carne”, ovvero il pensiero che porta chi mangia carne ad attaccare chi non la mangia pur riconoscendone inconsciamente le motivazioni. Ora, alcuni recenti studi psicologici hanno aggiunto nuovi elementi di comprensione al fenomeno che, come riporta un’analisi pubblicata dalla Bbc, avrebbero a che fare con una serie di radicati pregiudizi psicologici.

Il cosiddetto “paradosso della carne”, analizzano gli studiosi, è una sorta di “schizofrenia morale” che si sviluppa nei casi di “dissonanza cognitiva“, quando cioè proviamo tensione o disagio perché abbiamo due idee opposte e incompatibili e le nostre credenze non corrispondono a quello che facciamo. Nel caso specifico, quando mangiamo carne ma sappiamo che sarebbe giusto non farlo.

Molto spesso, però, difronte a questa situazione di tensione invece che modificare i nostri comportamenti tendiamo a spostare il nostro disagio verso altro. E a cercare motivazioni plausibili che spieghino le nostre scelte.

I vegani mettono gli onnivori di fronte alla propria dissonanza cognitiva. Ed è qui, spiegano gli psicologici, che nasce la rabbia. In uno studio condotto da Julia Minson, psicologa dell’Università della Pennsylvania, riporta l’analisi della Bbc, ai partecipanti è stato chiesto di riferire tre parole associate ai vegani. Poco meno della metà ha usato parole negative, soprattutto sul piano sociale. Ecco, allora, i vegani “strani”, “arroganti”, “predicatori”, “militanti”, “tesi”, “stupidi” e “sadici”.

La Discriminazione sul Posto di Lavoro

Una delle conseguenze più gravi della vegefobia è la discriminazione che avviene sul posto di lavoro. Una ricerca inglese condotta a maggio 2019 dallo studio legale Crossland Employment Solicitors ha coinvolto oltre 1000 vegani, interrogati sulle loro esperienze lavorative. Il 45% per cento di loro, per cui un numero decisamente elevato, ha dichiarato di essersi sentito discriminato e deriso mentre il 31% ha dichiarato di sentirsi molestato sul lavoro o trattato ingiustamente. Numeri decisamente allarmanti.

Lo stesso studio ha interrogato anche 1000 datori di lavoro, con il fine di comprendere quale fosse l’opinione comune rispetto ai dipendenti che si dichiaravano vegani e molti sono i pregiudizi che ne sono emersi. Circa un quarto degli intervistati vede il veganesimo come una moda e una scelta alimentare poco salutare, mentre un terzo considera l’essere vegani troppo costoso o troppo difficile.

Miti e Realtà sull'Alimentazione Vegana

La scelta vegana è una scelta importante ed è naturale che porti con sé molte domande da parte di chi non è molto informato. Altrettanto naturali sono le miriadi di “leggende metropolitane” nate sia per derisione sia per paura, perché si sa, ciò che è “diverso” spaventa.

  • Mito: I vegani mangiano solo tofu. Realtà: L'alimentazione veg è molto ricca, più di quanto si possa pensare, e include cereali, legumi, frutta, verdura, semi, etc.
  • Mito: Essere vegano è difficile. Realtà: C'è una crescita esponenziale dell'offerta di prodotti vegan nei supermercati e negozi online.
  • Mito: I vegani hanno carenza di ferro. Realtà: Molti cibi vegetali sono ricchi di ferro, come spinaci, lenticchie, e semi di zucca.
  • Mito: Seguire una dieta vegan è costoso. Realtà: Alimenti come pasta, cereali e legumi sono economici.
  • Mito: I vegani non hanno forza. Realtà: Molti vegani sono bodybuilders e atleti di resistenza.
  • Mito: I vegani hanno carenza di calcio. Realtà: Verdure a foglia verde, semi di lino e sesamo sono ricchi di calcio.
  • Mito: I vegani sono moralizzatori. Realtà: La maggior parte dei vegani vive la propria quotidianità senza moralizzare gli altri.
  • Mito: I vegani hanno carenza di vitamina B12. Realtà: La carenza di vitamina B12 può essere un problema sia per vegani sia per onnivori.

L'Impatto Ambientale e l'Alimentazione Vegana

Una persona che consuma una dieta vegana richiede meno di un terzo del terreno necessario per soddisfare una dieta che includa carne, latticini ed uova. Se è vero che vaste aree di foresta pluviale vengono abbattute per fare spazio alla produzione di soia, la quantità di soia raccolta per gli esseri umani è nulla in confronto alla quantità di soia coltivata e destinata agli allevamenti.

Secondo Cowspiracy: The Secret sostenibilità, fino al 70% della soia che cresce a livello mondiale serve per nutrire gli animali negli allevamenti intensivi. Ciò significa che produciamo molta più soia di quella che in realtà sarebbe necessaria se ne consumassimo solo per il fabbisogno umano. Se a ciò uniamo che i terreni forestali vengono spazzati via ogni giorno per dare spazio al pascolo del bestiame, è possibile affermare che è l’agricoltura animale ad essere la principale causa di deforestazione della foresta pluviale.

Veganesimo e Mascolinità

Da alcuni anni, la popolarità degli stili alimentari che non prevedono l’assunzione di proteine animali è tuttavia in crescita anche in ambienti tradizionalmente associati a un alto consumo di carne e considerati luoghi di formazione e consolidamento di certi stereotipi sulla mascolinità.

Secondo dati diffusi dall’organizzazione inglese Vegan Society, considerata la più antica organizzazione vegana al mondo, dal 2014 al 2019 il numero di persone vegane nel Regno Unito, attualmente circa 600 mila, è quadruplicato. Tra questi ci sono il tennista serbo Novak Djokovic, il giocatore di basket americano Chris Paul, il lottatore di MMA americano Nate Diaz, l’ex sollevatore di pesi e bodybuilder tedesco-armeno di origini iraniane Patrik Baboumian e il pilota inglese di Formula 1 Lewis Hamilton.

Tabella Comparativa Miti e Realtà

Mito Realtà
I vegani sono deboli e malnutriti. Molti atleti vegani dimostrano il contrario. Una dieta vegana ben pianificata può essere adatta a tutte le età e fasi della vita.
L'alimentazione vegana è costosa. Molti alimenti base vegani come legumi, cereali e verdure sono economici. I costi possono aumentare con prodotti sostitutivi elaborati.
I vegani sono sempre moralisti e giudicanti. Non tutti i vegani sono così. Molti vivono semplicemente le loro scelte senza imporre le proprie idee agli altri.
La dieta vegana è restrittiva e noiosa. La cucina vegana può essere incredibilmente varia e creativa, con una vasta gamma di ingredienti e ricette.

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