Greta Rondini: Nutrizionista e Percorso Professionale

In questo articolo, esploreremo il percorso professionale di Greta Rondini, nutrizionista, analizzando le tappe fondamentali del suo curriculum e le sue aree di specializzazione.

È arduo fare previsioni future, soprattutto se lo sono di parecchi anni e se riguardano la vita umana, soggetta a continui mutamenti. Sebbene, quindi, mi sembra difficile valutare come sarà la mia vita nel 2040, tuttavia posso descrivere la vita che desidererei. Infatti, non penso che si allontanerà di molto da quella che avrò, poiché ritengo che se uno tiene ardentemente ai propri obiettivi e ai propri sogni alla fine riuscirà a raggiungerli.

Nel 2040 mi immagino di vivere negli Stati Uniti, in particolare a Los Angeles, in una città che sia ricca di vegetazione e con poco inquinamento. La mia giornata sarebbe molto dinamica: la mattina mi alzerei intorno alle 6:30 per potermi allenare poi, portati i miei figli a scuola, andrei al lavoro. Cercherei di essere utile per l’incremento degli strumenti per l’istruzione dei miei figli, come corsi per imparare ad usare programmi specifici o come sfruttare le fonti che possono essere prese da internet. In vista di sapersi destreggiare tra le nuove possibilità tecnologiche che sono in continuo sviluppo.

La mattina prima di andare a lavoro in ospedale, accompagno i miei figli a scuola. Arrivata a lavoro incontro i miei colleghi con cui faccio piacevoli conversazioni tra una visita e l’altra. Al termine del turno di lavoro torno a casa dove mi aspettano i miei figli e mio marito.

Nel 2040 mi immagino di vivere in Australia, a Sydney. Vorrei che la mia casa fosse ecologica, autosufficiente dal punto di vista energetico impiegando l’energia solare. Immagino la mia casa molto spaziosa, ariosa e confortevole, distribuita su un piano terra e su un primo piano, con tutti gli ambienti indispensabili in una casa di oggi. Non la vorrei troppo tecnologica perché reputo che un uso eccessivo dell’energia elettrica sarebbe, ancora nel 2040, troppo dannoso per il mondo. Attorno mi immagino molto verde, altre case, uffici, scuole, bar e ristoranti, teatri, cinema, municipio e altri palazzi sede di enti importanti. Ovviamente ogni costruzione è ecologica. Immagino la mia giornata-tipo molto impegnata.

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Nel 2040 avrò 37 anni, forse una famiglia, mi aspetto di vivere in un appartamento in centro a Bologna e con un impianto domotico, e di seguire una routine legata al mio lavoro e ai miei hobbies: mi sveglio tutti i giorni alle 7.00, bevo un caffè mentre Alexa mi legge le notizie del giorno: “lo sviluppo scientifico della cura contro il cancro ha raggiunto un nuovo traguardo” e mi dà le informazioni sul traffico, poco dopo mi vesto ed esco. Dopo essere uscito salgo in macchina e mentre il motore si scalda ordino la spesa online, da ritirare presso un supermercato vicino a casa mia, e una volta partito il mio navigatore mi informa sul percorso più breve da percorrere verso il lavoro che si trova poco fuori città. Lavorerò presso un laboratorio che si occupa di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie, che spaziano tra i più ampi campi di applicazione, dalla medicina al commercio e alla vita di tutti i giorni, al fine di poter migliorare e semplificare la vita delle persone. Passo la mattinata lavorando e finita la breve pausa pranzo, durante la quale parlo e discuto con i miei amici colleghi, torno a lavorare fino alle 16:00. Alle 17 arrivo in centro città per ritirare la spesa che avevo saggiamente ordinato e torno casa per dedicare il tempo alla mia famiglia e alle mie passioni come la cucina e la cinematografia.

Suona la sveglia, sul display è segnato “6:30, ensoleillèe, temperature moyenne 24°C”. Come ogni mattina, a fatica, mi trascino fino al bagno. L’impatto tra l’acqua fredda e le mie guance è un trauma quotidiano. Sul polso ancora bagnato sono leggibili delle cifre che continuano ad aggiornarsi, mostrano il consumo di CO2 in tempo reale: tutta la domotica e non solo, dalla caffettiera alla moto elettrica in garage, è interconnessa ad una rete che registra quanta energia ogni abitante consuma, quantificandola in chilogrammi di anidride carbonica rilasciata nell’ambiente per produrla. Il governo svizzero ha messo un limite giornaliero pro capite, ma non è l’unico, ormai anche il resto d’Europa si sta adattando. Lo smartphone è stato sostituito da un paio di occhiali e un chip impiantato nella corteccia celebrale, anche se, i nuovi modelli non avranno più bisogno di un supporto fisico, grazie all’implementazione di un sistema collegato direttamente alla retina degli occhi. Mentre inzuppo i biscotti guardo scorrere i titoli dei giornali, vedere le parole scivolare nel vuoto mi ricorda l’intro dei film di Star Wars; come ogni giorno, si legge delle migrazioni dovute ai cambiamenti climatici: da una parte le zone desertificate si estendono a macchia d’olio, dall’altra milioni di sfollati scappano dopo l’ennesimo cataclisma. Io sono tra i fortunati; ma è compito di chi ancora può salvare il salvabile. Siamo a un passo dall’implementare la fusione nucleare per lo sviluppo di energia pulita, lo stato dell’arte nelle tecniche di terraforming sembra promettere che nel giro di 10 anni si potrà colonizzare Marte, e anche io, nel mio piccolo, sto cercando di dare un contributo alla scienza. Ma ci sentiamo sempre un passo indietro, un attimo in ritardo, e il pianeta è ormai destinato ad un lento declino. Io e la mia ragazza abbiamo deciso di non avere figli, perché nessuno può immaginare come sarà il futuro.

Immaginando una giornata-tipo del 2040, quando avrò 37 anni, mi penso subito all’interno di un nuovo tipo di città spaziale sviluppata sul pianeta rosso, Marte. Stando alle parole del visionario Elon Musk, tra pochi anni saremmo in grado di vivere stabilmente su un altro pianeta, e la mia generazione è quella che potrà provare per prima questo nuovo tipo di vita. Lassù gli spazi vivibili saranno sicuramente piccoli, essenziali e funzionali al massimo per quella che sarà la nostra nuova routine di vita, dove ognuno di noi dovrà saper vestire i panni di astronomo, fisico, scienziato e biologo. Durante la giornata, dopo una veloce colazione a base di prodotti liofilizzati, il mio tempo sarà dedicato ad esperimenti per capire meglio le dinamiche di vita in condizioni diverse da quelle terrestri: da come nasce una piccola piantina a come si sviluppano i tessuti e gli esseri viventi in condizioni di gravità più bassa. Il principale problema, dato il fatto che si è costretti sempre negli stessi spazi, sarà trovare una formula che consenta a tutti di vivere nel modo più sereno possibile, evitando litigi e attriti di ogni genere: i lockdown appena passati ci hanno infatti dimostrato che stare sempre insieme per molto tempo non è sempre facilissimo. Le opportunità che si possono cogliere da questo tipo di vita sono innumerevoli: vivendo in un altro pianeta e ristudiando le cose anche più basilari credo ci aiuterà a capire quanto siamo piccoli e quanto poco sappiamo realmente sull’universo, placando quello spirito di onnipotenza che l’uomo tende ad avere sulla natura. Per quanto riguarda l’ambito scientifico gli strumenti e i procedimenti utilizzati saranno gli stessi che sulla terra, la sfera privata sarà invece profondamente diversa, a partire dai pasti e da tutto ciò che quotidianamente utilizziamo come svago. La vita sociale si limiterà ai contatti con gli altri ospiti della “città” e bisognerà dimenticarsi per parecchio tempo animali domestici, passeggiate, uscite “in balotta” e tutto ciò che di sociale avevamo sulla terra. La concorrenza è agguerrita e l’ostacolo più grande sarà rientrare in quella piccolissima cerchia di persone che avrà il privilegio di partire.

È il 2040 sono passati dieci anni da quando ho finito l’università e molte cose sono cambiate in questo arco di tempo. Il paesino in cui vivo da quando ero piccola come molti altri è diventato parte di una città più grande, con molte aree urbane e spazi verdi. I mezzi di trasporto più usati sono le auto elettriche e le biciclette, anche se la maggior parte delle persone preferisce in caso di piccoli spostamenti camminare a piedi. Tutte le case e gli edifici sono moderni e realizzati nel rispetto dell’ambiente. Nel condominio in cui vivo con la mia famiglia, tutti i vicini sono disponibili e gentili. Per questo motivo ci aiutiamo a vicenda nei momenti del bisogno, come ad esempio per portare i bambini a scuola. L’ appartamento in cui vivo con mio marito e i miei figli si sviluppa su due piani ed è dotato di ogni comfort. Al piano inferiore davanti all’ingresso è presente un salotto, arredato con mobili moderni, a poca distanza è presente una piccola sala da pranzo al cui fianco c’è la cucina. Salendo le scale si arriva poi al secondo piano dove si possono trovare tre camere da letto ciascuna con un proprio bagno. Tutte le giornate si svolgono quasi allo stesso modo scandite da numerosi impegni tra lavoro e famiglia.

Nel 2040 mi immagino di vivere più o meno dove abito ora ovvero nella provincia di Bologna ma non escludo che sarò spesso costretto a viaggiare per lavoro. È difficile dire come sarà organizzata la mia giornata dato che non conosco gli orari di quello che sarà il mio lavoro, di certo c’è che il più delle volte pranzerò in compagnia di amici/colleghi (se il lavoro occuperà sia la mattina che il pomeriggio) e verosimilmente spesso cenerò anche in compagnia di qualcuno.

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