Insetti nell'alimentazione vegana e vegetariana: Prospettive e dibattiti

Qual è oggi il rapporto tra i vegani ed i vegetariani nei confronti degli insetti commestibili? Gli insetti commestibili (o edibili), con il passare del tempo hanno guadagnato una grande popolarità in diverse parti del mondo, uscendo dalla loro “comfort zone” orientale e diventando una alternativa alimentare sostenibile.

I vantaggi degli insetti commestibili

Gli aspetti positivi degli insetti commestibili ormai sono noti a tutti: oltre alle loro importanti qualità nutrizionali, a partire dall’elevato livello di proteine di cui sono fonti preziose, vitamine e minerali, non mancano i vantaggi sul piano della sostenibilità ambientale. Non solo fanno bene alla salute ed all’ambiente, grilli e locuste sono anche buoni, un motivo in più per aggiungerli alla propria dieta.

  • Sostenibilità ambientale: gli insetti non richiedono risorse significative per la loro coltivazione, a differenza del bestiame convenzionale.
  • Efficienza nella conversione alimentare: gli insetti sono estremamente efficienti nel convertire il cibo che consumano in proteine ed energia.
  • Alta efficienza nutrizionale: gli insetti sono ricchi di proteine di alta qualità, oltre a fornire vitamine, minerali e grassi salutari.
  • Diversità di specie: esistono migliaia di specie di insetti commestibili, ciascuna con il proprio profilo nutrizionale e sapore unico.

Le posizioni di vegani e vegetariani

Tuttavia, ai numerosi e sempre crescenti vantaggi corrispondono anche delle necessarie ed utili riflessioni da fare. Rispetto al consumo di insetti commestibili, i vegani ed i vegetariani fino a qualche anno fa erano ancora abbastanza divisi in merito alla posizione da mantenere.

La domanda sulla possibilità di integrare la dieta di vegetariani e vegani con insetti edibili o prodotti da essi derivati, è stata posta anche a Carmen Nicchi Somaschi, presidente dell’Associazione Vegetariana Italiana (AVI), la quale a Entomofago.eu aveva replicato: “I vegetariani non mangiano ciò che ha origine diretta dall’animale e che ne ha causato l’uccisione (carne, pesce, salumi, etc.) mentre i vegani hanno eliminato anche i derivati di origine animale (latticini, uova, miele, etc.).

Attorno al consumo di insetti commestibili si sono sviluppati numerosi studi, alcuni dei quali hanno messo in luce anche la posizione di vegetariani e vegani rispetto all’argomento oggetto di dibattito. Nel dettaglio, alcuni studiosi dell’Università della Finlandia orientale e dell’Università di Helsinki hanno esaminato le intenzioni dei consumatori verso il consumo di cibi contenenti insetti, prendendo in esame, in totale, 567 soggetti. Di questi, il 73% era onnivoro, il 22% vegetariano non vegano e il 5% vegano. Questi ultimi, nel dettaglio, si sono dimostrati particolarmente contrari al consumo di insetti commestibili.

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L'Entoveganismo: una nuova prospettiva

Tuttavia, Josh Galt, fondatore di EntoVegan, ha coniato un nuovo termine, “entovegano”, che sta prendendo sempre più piede. Da vegano convinto, Galt nel 2016 si è avvicinato quasi casualmente al mondo degli insetti, dopo essersi imbattuto in un articolo in cui si parlava di sostenibilità e benefici nutrizionali. “Dal punto di vista della salute, penso sia molto più razionale per un vegano mangiare insetti - essere quindi un Entovegano - per le proteine, le vitamine e i minerali aggiunti. Da un punto di vista etico, non ho sentito neanche un argomento dogmatico che si opponga ad un esame logico della validità dell’inserimento degli insetti nella dieta.

Quando si fa riferimento alla dieta degli entovegani, si parla essenzialmente di una dieta vegana a base vegetale potenziata dall’entomofagia. Essenzialmente, la loro dieta tipo è prevalentemente a base vegetale e come fonte animale si ammettono insetti e crostacei. Potremmo definirla una dieta superfood sostenibile.

Il dibattito e la normativa

Mentre a Milano ci si mette in fila per assaggiare il primo hamburger italiano che contiene nel suo impasto farina di grillo, il dibattito sull’uso degli insetti nell’alimentazione umana e animale è vivacissimo, come sempre quando si tratta di questioni legate al cibo. In realtà a creare sospetto era soprattutto il fatto che fosse una cucina esotica: il pesce crudo, soprattutto marinato, apparteneva infatti già alla nostra tradizione, soprattutto al Sud.

A rinfocolare la discussione nelle ultime settimane è stata l’entrata in vigore della norma che consente, da gennaio 2023, la commercializzazione in Europa di prodotti a base di grilli (Acheta domesticus) a scopo alimentare. La normativa prevede una serie di controlli e obblighi che garantiscano la sicurezza dell’alimento innovativo o proveniente dalla tradizione di altri Paesi in ogni fase della filiera produttiva, a partire dalla scelta della specie di insetto da allevare fino all’etichettatura e immissione in commercio. Nessuno di questi provvedimenti impone l’uso di questi alimenti, né la loro introduzione all’interno di altri prodotti.

La normativa invece, come per gli altri alimenti, non evita i rischi di allergie, per esempio alla chitina che costituisce l’esoscheletro degli insetti come dei crostacei. Davvero potremmo mangiarla senza saperlo? E perché si sta lavorando in questa direzione? “La Commissione europea - continua Ververis - è responsabile della decisione sull’etichettatura dei singoli nuovi alimenti. Secondo le regole dell’UE, il nome degli insetti deve far parte dell’elenco degli ingredienti degli alimenti preconfezionati che stiamo consumando. Inoltre, deve essere chiaramente indicato che alcuni di questi prodotti possono causare allergie. L’etichettatura delle allergie (ad esempio “questo ingrediente può causare reazioni allergiche ai consumatori con allergie note a crostacei, molluschi e prodotti derivati e agli acari della polvere”) è obbligatoria per i quattro nuovi alimenti derivati dagli insetti autorizzati dal 2021″.

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Aspetti etici e benessere animale

Chi segue un’alimentazione vegana non mangerà prodotti che contengono proteine fornite dagli animali, di qualsiasi specie essi siano, quindi chiaramente nemmeno gli insetti. Per chi segue un’alimentazione classica, invece, al momento gli insetti non sono al centro del dibattito etico e la stessa Efsa spiega che, pur occupandosi, come da definizione, anche delle questioni relative al benessere animale “Al momento non è stato (ancora) chiesto di valutare gli aspetti del benessere nell’allevamento degli insetti”.

Eppure le modalità attraverso le quali questi animali vengono e verranno allevati sarà inevitabilmente intensiva (al fine anche di risparmiare risorse in termini di spazio e materie prime impiegate) e, per quello che si sa al momento, verranno uccisi in massa attraverso una procedura di congelamento, preceduta da digiuno di 24 ore per eliminare residui nel loro apparato digerente. Ad esso seguiranno lavaggio, trattamento termico, essiccazione, estrazione dell’olio (estrusione meccanica) e macinazione.

Insetti come fonte di proteine

Una delle questioni più urgenti legate alla gestione delle risorse alimentari per il pianeta in futuro è legata alla richiesta di proteine di buona qualità, ad un prezzo accessibile e che abbiano un impatto limitato sull’ambiente. Ed ecco da dove arrivano gli insetti e il tentativo commerciale di inserirli nell’alimentazione come fonte di proteine di alta qualità.

Agostino Macrì, già Direttore del Dipartimento di Sanità Alimentare dell’Istituto Superiore di Sanità e consulente per la sicurezza alimentare dell’Unione Nazionale Consumatori, ha risposto a questa domanda per il sito della Fondazione Veronesi: “Sicuramente la farina di grillo e altri prodotti a base di insetti potrebbero sostituire alcuni alimenti di origine animale -prosegue Macrì -, ma per adesso si tratta di un prodotto di nicchia che, oltretutto costa molto.

Sempre secondo i dati dalla FAO, ci vogliono da due a dieci volte meno terreno agricolo per produrre un chilogrammo di proteine di insetti commestibili rispetto a un chilogrammo di proteine di suini o bovini; inoltre la produzione di emissioni di gas serra (GHG) da parte degli insetti è molto inferiore a quella del bestiame convenzionale. Per esempio, i suini producono da 10 a 100 volte più gas serra per chilogrammo di peso rispetto a vermi della farina.

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Farine proteiche e insetti: chiarezza

Su questo specifico argomento si sta creando molta confusione. Le farine proteiche sono ricavate da legumi, semi e piante particolari, sono ricche di amminoacidi e in cucina si usano come addensanti per legare gli ingredienti dei ripieni, delle polpette o per dare più consistenza a minestre, sughi e vellutate. E sono adatte all’alimentazione sia dei vegani che dei celiaci.

Alcune farine definite proteiche potrebbero contenere anche insetti, MA ciò non significa che quando vediamo la dicitura “farina proteica” abbiamo a che fare con insetti polverizzati. Gli ingredienti degli alimenti devono essere SEMPRE riportati con l’esatta denominazione nelle etichette. Questo perché anche gli insetti possono scatenare delle reazioni allergiche equiparabili a quelle causate dai crostacei, dai molluschi e dagli acari della polvere.

L’Autorità e la Commissione hanno stabilito che gli alimenti contenenti gli insetti in questione, siano adeguatamente etichettati conformemente alle disposizioni di cui al reg UE 1169/2011 e all’articolo 9 del regolamento (UE) 2015/2283, par. “3. È possibile che le persone allergiche ai molluschi e ai crostacei reagiscano anche agli insetti. “La ragione - dichiara Karin Stalder del Consiglio scientifico del Centro Allergie Svizzera- risiede nelle proteine imparentate, che possono scatenare reazioni crociate”.

L'accettabilità culturale e i costi

Per l'alimentazione umana uno dei limiti principali è rappresentato proprio dall'accettabilità. Arup Kumar Hazarika e Unmilan Kalita, nel loro articolo dedicato alla sicurezza alimentare sulla rivista, ricordano per esempio come per far funzionare gli insetti a tavola sia necessario proporli come appetibili - e magari anche costosi - stimolando il pubblico a superare la sensazione di disgusto, o ancora diffonderne la cultura attraverso libri di cucina e sottolineandone la similitudine con i crostacei.

Il limite più grande non riguarderebbe dunque la possibilità di sostituire le proteine vegetali con quelle animali: il problema principale rimane il costo elevato, legato anche a una produzione limitata. Ad oggi le farine di insetti possono essere consumate per polli, suini e acquacolture (oltre che per i pet, dove hanno un discreto successo), dopo un sollevamento della normativa che vietava le farine animali nei mangimi, ancora in vigore per i ruminanti a causa del timore dell'encefalopatia spongiforme bovina (BSE, la mucca pazza), e dove il divieto secondo Gasco rimarrà ancora a lungo. La normativa restrittiva ha in parte impedito la creazione di un mercato fiorente, limitando le produzioni.

Tabella comparativa: Proteine da insetti vs. Proteine tradizionali

Fonte di Proteine Terreno Agricolo Richiesto per kg di Proteine Emissioni di Gas Serra Costo
Insetti Inferiore (2-10 volte meno rispetto a suini/bovini) Molto inferiore rispetto al bestiame convenzionale Attualmente elevato, prodotto di nicchia
Suini/Bovini Superiore Superiore Inferiore (ma con impatti ambientali maggiori)

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