I Vegani Mangiano la Carne: Sfatare i Miti sull'Alimentazione Vegana

Il veganismo è un movimento che propone l'adozione di uno stile di vita basato su risorse non provenienti dal regno animale. Uno stile di vita vegano dona tantissimi benefici al nostro pianeta, come un maggiore risparmio di acqua, la riduzione di emissioni di gas serra e il minor utilizzo di terre fertili.

Babaco Market, il delivery anti-spreco di frutta e verdura 100% made in Italy, ha collaborato con la dottoressa Silvia Goggi, medico specialista in scienza dell’alimentazione, nutrizionista, autrice di best-seller e divulgatrice sui benefici dell'alimentazione plant-based, per analizzare i dati e i falsi miti sulla dieta vegana.

“La consapevolezza sull’impatto che le scelte alimentari hanno sul mondo e sulla qualità della vita degli esseri viventi aumenta tanto da diventare la prima e più importante ragione per decidere di abbracciare uno stile di vita vegano.

Rispetto alle motivazioni che hanno portato a questo cambiamento nella dieta, per la maggior parte degli intervistati (23.1%) ha dichiarato di farlo per ragioni ambientali e per salvaguardare il pianeta e le sue risorse.

Nutrire, allevare e smaltire le deiezioni degli animali da reddito per ottenere nutrienti utili all’uomo è un processo altamente dispendioso dal punto di vista di utilizzo di acqua e terreni fertili. Ne vale la pena? No.

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Sfatare i Falsi Miti sulla Dieta Vegana

Ecco alcuni dei miti più comuni sull'alimentazione vegana, analizzati e sfatati:

1. I vegani hanno delle carenze proteiche

“Spesso si pensa che l’alimentazione vegana non fornisca un apporto proteico sufficiente all’organismo. Ma in realtà tutti gli aminoacidi, anche quelli essenziali, provengono dal mondo vegetale.

Ciò che è importante da un punto di vista nutrizionale non è la percentuale di amminoacidi essenziali nel singolo alimento vegetale, ma quelli contenuti in totale nella dieta giornaliera e con un’alimentazione vegetale si riesce a superare la quantità di proteine consigliata”.

2. I vegani devono assumere tanti integratori alimentari

“L’aspetto dell’integrazione suscita spesso diffidenza nei confronti dell’alimentazione vegana. Tuttavia, l’unico integratore che un vegano deve assumere rispetto a un non-vegano è la vitamina B12, una vitamina di produzione batterica che si trova sia nel terreno sia nello stomaco di alcuni ruminanti.

Vitamina di cui necessitano anche i vegetariani, i flextiariani (i vegetariani flessibili, ovvero che consumano carne con delle limitazioni e a frequenza sporadica) e talvolta anche chi consuma carne regolarmente, per motivi di mancato assorbimento o insufficiente apporto”.

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3. Il ferro animale viene assorbito meglio dal nostro organismo

“Questa è una mezza verità. Il ferro animale, infatti, si assorbe in percentuale leggermente maggiore, ma senza possibilità di inibirne l’entrata quando invece se ne ha già in eccesso nei depositi - e un eccesso di ferro è pro-infiammatorio.

L’assorbimento del ferro vegetale avviene in modo da mantenerne uno stato nutrizionale più che sufficiente in chi segue una dieta vegetale, senza pericolo di eccedere”.

4. Senza latticini non si assume abbastanza calcio

“Le mucche non producono il calcio, ma riversano nel loro latte quello presente nei vegetali che mangiano. Il calcio infatti è un minerale del suolo, che si concentra in alcuni vegetali in particolare.

Consumando quindi verdure verdi in foglia, soia e derivati, crucifere, sesamo e mandorle, si è già a buon punto. Quasi tutte le bevande e gli yogurt vegetali presenti in commercio, inoltre, ne sono addizionati, rendendo il raggiungimento del fabbisogno di questo nutriente ancora più facile”.

5. L’eccesso di carboidrati fa ingrassare

“Una dieta vegana ha una densità calorica bassissima, il che, unito al suo elevato potere saziante, la rende uno stile alimentare vantaggioso per chi desidera mantenere il peso oppure deve intraprendere un percorso volto al calo ponderale. Con più carboidrati, si è solo più felici.”

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6. È costosa e prevede troppi alimenti esotici

“A parità di frutta, verdure, cereali e frutta secca o semi oleosi che dovrebbero essere presenti anche in una dieta onnivora, quella vegana differisce per la fonte proteica utilizzata: i legumi costano molto meno della carne.

Il World Vegan Day e il Mese del Veganismo

Il 1 novembre è il World Vegan Day, la giornata mondiale del veganismo, che celebra uno stile di vita vegano, che è benefico per il benessere degli animali e per l'ambiente. Si celebra a novembre il World Vegan Month, ricorrenza istituita nel 1994 da Louise Wallis, al tempo presidente della Vegan Society, per celebrare il cinquantesimo anniversario della nascita della prima organizzazione vegana della storia.

Secondo l’ultimo rapporto Eurispes ha evidenziato che il 2.4% degli italiani ha eliminato tutti i derivati animali dalla propria tavola. La maggior parte degli intervistati (23.1%) ha dichiarato che uno dei maggiori driver nella scelta sono state le ragioni ambientali e la salvaguardia del pianeta. Arrivano dopo le motivazioni salutistiche (21.3%) e animaliste (20.7%)”, spiega Silvia Goggi, medico specialista in scienza dell’alimentazione, autrice best-seller e divulgatrice.

La Carne Sintetica: Una Possibile Soluzione?

I vegani dicono sì alla carne “sintetica”, sia per salvare gli animali che come possibile soluzione a problemi ambientali. L'idea viene sostenuta da varie associazioni, quali Gaia, ProVegan ed Europgroup for animals, che in queste settimane si stanno impegnando a sostenere questo prodotto, ancora in via di studio, nel corso di vari simposi in giro per l'Europa, coinvolgendo esperti scientifici, rappresentanti dell'industria e sostenitori.

A sostegno di questa posizione, gli attivisti presentano due motivazioni principali. Da un lato fanno valere l'impatto negativo sulla salute umana ed animale derivante dal consumo eccessivo di proteine animali. Questa posizione è in effetti sostenuta anche dalla Commissione europea di lotta al cancro (Beca), che ha stabilito come ci sia una relazione tra il consumo eccessivo di carni rosse e derivati (come salumi) e l'insorgere di tumori.

Dall'altro lato, i vegani sostengono la produzione di carne "coltivata" anche come soluzione ambientale, perché aiuterebbe a ridurre gli allevamenti intensivi, che contribuiscono in larga parte all'inquinamento atmosferico, a causa della massiccia quantità di metano rilasciato soprattutto dai bovini.

Le organizzazioni impegnate in questa battaglia sono però consapevoli che molte persone non sono disposte a rinunciare del tutto al sapore né all'apporto di proteine di origine animale, convertendosi ad una dieta basata solo su frutta e verdura.

Ma come si produce la carne sintetica? Si tratta di un prodotto proveniente da un animale, ma il cui processo di crescita e sviluppo avviene in dei bio-reattori. Le cellule animali originali sono ottenute da animali vivi attraverso biopsie, e immesse in un laboratorio per permettere loro di svilupparsi in un ambiente protetto.

Si otterrebbe del cibo con caratteristiche omologabili a quello di origine animale, ma senza la necessità di mantenere un gran numero di bestie, allevate spesso in condizioni industriali. Altro vantaggio sarebbe quello di diminuire l'uso di antibiotici, mitigando anche i rischi per la diffusione delle zoonosi, una malattia connessa agli allevamenti.

La carne sintetica sarebbe inoltre priva di agenti patogeni come la salmonella.

Secondo le associazioni vegane, il potenziale di questo prodotto è di avere “le proprietà desiderabili della carne prodotta in modo convenzionale”, ma alcuni studiosi dubitano che si possa mai raggiungere una vera equivalenza con la carne vera.

"L'agricoltura cellulare presenta molte opportunità promettenti senza creare la distruzione ambientale che la carne tradizionale provoca attraverso il suo uso della terra e dell'acqua", ha detto Mathilde Alexandre, responsabile di progetto di ProVeg.

L'organizzazione ha attivato un'apposita campagna, denominata "Cambiamento della dieta non del clima", lavorando inoltre per ridurre il consumo di carne del 50% entro il 2040.

Al momento Singapore rimane l'unico Paese la cui autorità di regolamentazione ha approvato la carne coltivata per la commercializzazione nel dicembre 2020.

Nei Paesi Bassi, dove risiedono i principali allevamenti intensivi dell'Unione europea, il governo ha stanziato di recente 60 milioni di euro per sostenere la formazione di un ecosistema intorno all'agricoltura cellulare. Anche la Gran Bretagna ha iniziato a muoversi in questa direzione, quando la UK Research and Innovation ha assegnato una sovvenzione di 1 milione di sterline alla società di Edimburgo Roslin Technologies per sviluppare una propria tecnologia di carne coltivata.

Il governo spagnolo, altro Paese con una forte tradizione nella produzione nel consumo di bistecche e salumi, ha assegnato 5,2 milioni di euro a un progetto di carne coltivata, guidato da BioTech Foods. Lo studio indaga gli impatti sulla salute della carne coltivata nella prevenzione del cancro al colon e della dislipidemia, cioè una serie alterazioni della quantità di grassi nel sangue.

Rispetto alla maggior parte delle altre tecnologie nei settori biotecnologico e biomedico, la carne sintetica testimonia un passaggio molto repentino dalla fase di studio nei laboratori a quella degli investimenti da parte del settore privato. A dettare tempistiche rapide ci sono i grossi interessi economici connessi all'agricoltura cellulare, dato che si avvierebbe una nuova industria alimentare a cui guardano con grande interesse molti giganti del “food”, come Nestlé, già impegnati nella produzione di appositi prodotti dedicati ai vegani. Con la carne sintetica lo spettro delle possibilità si amplierebbe ulteriormente.

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