Negli ultimi anni, l'interesse verso l'alimentazione vegana e vegetariana è cresciuto notevolmente, con molte persone che adottano questi stili di vita per motivi etici, ambientali o di salute. Tuttavia, rimane una domanda cruciale: quanto aiutano queste diete a prevenire i tumori? Una nuova revisione degli studi sul tema conferma un possibile effetto protettivo di una dieta a base vegetale per la salute, ma dipende da come la calibriamo e da altri fattori.
Il China Study: Un Libro Controverso
Il cosiddetto China Study è una ricerca epidemiologica svolta dalla Cornell University, dall’Accademia cinese di Medicina preventiva, dall’Accademia cinese di Scienze mediche e dall’Università di Oxford che è stata avviata nel 1983 sotto la supervisione del nutrizionista T. Colin Campbell. Scopo dello studio era stabilire il nesso tra alimentazione e salute, discriminando fra cibi benefici e nocivi. Gli autori hanno considerato le abitudini degli abitanti di 128 villaggi cinesi e 65 contee, raccogliendo ben 367 diversi tipi di dati, compresi gli esiti di alcuni test su sangue e urina.
I risultati del China Study sono stati pubblicati nel 2005 in un libro di cui si è parlato molto e che è diventato un caso editoriale. Tuttavia le conclusioni sono controverse e non del tutto condivise dalla comunità scientifica. Una delle ragioni è che i risultati dello studio non sono mai stati riportati in articoli pubblicati su riviste scientifiche né sono stati valutati tramite il metodo internazionale di peer review.
Il China Study identifica alcune "malattie dell'abbondanza" (infarto, ictus, ipertensione, cancro della mammella, della prostata e del polmone, diabete e osteoporosi) legate ai comportamenti individuali e in particolare all’alimentazione. Sotto accusa sono principalmente la carne, i latticini e i grassi di origine animale, che provocherebbero, tra le altre cose, uno sviluppo puberale precoce e una più prolungata esposizione agli ormoni endogeni prodotti dall’organismo stesso. Gli effetti negativi del consumo di carne si vedrebbero soprattutto nello sviluppo del cancro della mammella, un tumore la cui incidenza (cioè il numero di donne che si ammalano) è in effetti molto più bassa in Cina rispetto agli Stati Uniti. Oltre alla dieta con più vegetali, i cinesi possono contare anche sugli effetti benefici di cereali non raffinati.
In sintesi, il cosiddetto China Study è un ampio studio epidemiologico di dubbia qualità e basso rigore scientifico, svolto negli anni Ottanta nella popolazione cinese, per verificare l’eventuale esistenza di un nesso tra determinati alimenti e lo sviluppo di malattie cardiovascolari e cancro. Nello studio sono stati considerati 367 diversi tipi di dati e analizzati oltre 8.000 correlazioni fra essi e la salute della popolazione. Il numero di correlazioni studiate è stato però considerato eccessivo dagli esperti di statistica, poiché la numerosità delle singole correlazioni da un lato e la bassa potenza statistica di ciascuna di esse non permettono di dimostrare alcunché.
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Colin Campbell, l’autore del China Study, ha pubblicato i risultati in un libro e non in riviste scientifiche i cui articoli sono sottoposti a valutazione tramite il metodo internazionale di peer review. Il testo afferma, fra le altre cose, che la caseina, una proteina contenuta nel latte, sarebbe un potente fertilizzante per il cancro. Fra caseina e sviluppo di tumori effettivamente esiste una relazione, che è tuttavia analoga a quella fra il cancro e altre proteine, anche di origine vegetale. In sostanza, non importa da dove proviene una proteina, ma qual è il suo effetto nell’organismo.
Sulla base degli studi sulla caseina, Campbell auspica l’abolizione totale di qualsiasi proteina e grasso animale nella dieta, in assenza tuttavia di dimostrazioni scientifiche. Il China Study mescola indicazioni e dati corretti (come quelli sulla relazione tra consumo di carne rossa e lo sviluppo di alcuni tumori) con altri non sostenuti da osservazioni scientifiche adeguate: per questa ragione è un testo insidioso, oltre che inaffidabile.
Perché la comunità scientifica considera il China study inaffidabile
Vi sono molte ragioni per cui la comunità scientifica ritiene inattendibili le conclusioni di questo studio così come sono esposte nel libro. La principale riguarda il metodo utilizzato per collegare le possibili cause con gli effetti. Senza entrare in dettagli statistici di difficile comprensione, è importante capire che il nesso tra un evento e un altro può essere facilmente travisato se non si tengono in considerazione tutti i possibili elementi confondenti.
Negli studi epidemiologici rigorosi, i legami apparenti di causa ed effetto tra eventi sono scartati dagli esperti nel processo di revisione, ma questo non è accaduto nel caso del China Study. Per fare un esempio concreto, un legame apparente di causa ed effetto è quello fra il numero di decessi e chi si reca in ospedale o si trova a passare per una strada. Guardando al numero dei decessi per numero di persone che si trovano in un certo luogo, potremmo facilmente dedurre che l’ospedale è un posto potenzialmente più pericoloso di una strada. Si tratta tuttavia della classica correlazione, che non considera alcuni fatti confondenti: l’ospedale è un luogo dove si recano i malati e si assistono le persone in fin di vita, mentre per strada ci vanno tutti, sani e malati, e in un incidente può essere coinvolto chiunque, anche persone giovani e sane. Ecco, il China Study è pieno di correlazioni apparenti come questa, che avrebbero dovuto essere rimosse prima della pubblicazione.
La caseina è da eliminare?
Prendiamo il caso più eclatante, quello della caseina, la proteina contenuta nel latte e nei formaggi. Sulla base dei dati del China Study e del fatto che i cinesi consumano pochissimi latticini, Campbell ha dedotto che i latticini sono cancerogeni. Ha condotto anche un esperimento con ratti con tumori, dimostrando che togliendo la caseina si riduce la dimensione del tumore. Sembrerebbe una prova inconfutabile, con una doppia conferma, negli esseri umani e negli animali. Tuttavia Campbell non ha tenuto in considerazione un altro dato, ottenuto nel 1989 da Schulsinger e collaboratori: un effetto analogo è ottenuto con proteine del grano, se a queste si aggiunge l’amminoacido lisina, che consente all’organismo di produrre autonomamente la caseina. In pratica non importa se la caseina proviene da una fonte animale o è prodotta a partire da un’altra proteina vegetale: quello che conta è la capacità dell’organismo di produrne a sua volta, fornendo così nutrimento al tumore.
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Nella dieta di un occidentale la lisina è sempre presente, perché è uno dei nove amminoacidi essenziali che dobbiamo introdurre con la dieta, dato che il nostro organismo non può sintetizzarlo da solo. Ormai da più di un secolo quasi nessuno soffre di carenze nutrizionali nei Paesi occidentali. Quindi suggerire di eliminare i latticini perché sarebbero cancerogeni, conservando però le altre proteine di origine vegetale, non ha senso. Altri studi, tra l’altro, hanno identificato nel siero di latte alcune proteine che hanno l’effetto opposto, ovvero hanno proprietà antitumorali. Non solo: i ratti studiati da Campbell, con dieta priva di caseina, dopo qualche tempo hanno sviluppato un cancro del fegato associato alla carenza di alcune proteine. Tali proteine erano necessarie al corretto funzionamento di questo organo, la cui funzione principale è l’eliminazione delle tossine dall’organismo.
Questo è solo uno degli innumerevoli esempi di analisi selettiva delle prove scientifiche, solo quelle congruenti con la tesi del libro, di cui è pieno il China Study. La conclusione, secondo la quale i Paesi dove si consuma più latte sono anche quelli in cui si muore di più di tumore, non tiene conto di altri fattori importanti, come il fatto che sono anche i Paesi dove si vive più a lungo (e l’età è un fattore di rischio importante per lo sviluppo di un cancro), e dove, all’epoca dello studio, erano maggiori sia l’inquinamento ambientale, sia la sedentarietà.
Troppi dati e troppe correlazioni
Il China Study ha anche altri difetti di metodo: per esempio mette in relazione un numero enorme di variabili (367, come si è detto, con oltre 8.000 diverse correlazioni). Ciò consente, con appropriati utilizzi della statistica e in assenza di studi di controllo, di dimostrare apparentemente pressoché qualsiasi teoria preconcetta. Una giovane blogger americana, Denise Minger, ha trascorso circa un mese e mezzo ad analizzare i dati del China Study, valutandone tutte le correlazioni e producendo una critica precisa e puntuale delle molte affermazioni contenute nel libro. Minger è così diventata un punto di riferimento in materia anche per la comunità scientifica (qui si possono leggere i suoi post).
Nella maggior parte dei casi le affermazioni di Campbell e del suo libro non reggono alla prova dei numeri contenuti proprio negli studi che descrive. In particolare Campbell generalizza alcuni dati che riguardano una proteina specifica, studiata in modo isolato e senza tenere conto degli effetti di una dieta varia, per arrivare all’erronea conclusione che sia consigliabile eliminare qualsiasi proteina animale.
L'Importanza di una Dieta Varia ed Equilibrata
Questi dati non sono una novità e sono stati confermati anche da altri studi, come lo studio EPIC in Europa, che già nel 1980 ha dedicato particolare attenzione al legame tra alimentazione vegana o vegetariana e salute (Oxford Vegetarian Study, noto anche come Study of Cancer in Vegetarians). Anche gli esperti della American Cancer Society ricordano che i regimi alimentari vegetariani possono essere utili nel ridurre il rischio di tumori, ma aggiungono anche che “non è altrettanto chiaro se una dieta vegetariana porti speciali benefici per la salute, rispetto a una dieta che includa un consumo di prodotti animali inferiore a quello tipico delle diete occidentali”.
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“Già in passato alcune ricerche hanno suggerito che i vegetariani e i pescatariani, persone che includono il pesce ma non la carne nella loro alimentazione, potrebbero avere un rischio inferiore di sviluppare il cancro. Tuttavia le prove a sostegno della riduzione del rischio di specifici tipi di tumore non ha portato a risultati conclusivi” ha spiegato Cody Watling, della Population Health’s Cancer Epidemiology Unit dell’Università di Oxford, commentando i risultati di uno studio, pubblicati nel 2022 sulla rivista BMC Medicine. I dati raccolti nella UK Biobank, e ottenuti da oltre 450.000 persone coinvolte nello studio, hanno mostrato che il rischio di sviluppare un tumore è del 14 per cento più basso nei vegetariani rispetto a chi consuma carne regolarmente. Tuttavia le differenze tra diversi tipi di tumore non sono del tutto spiegabili con la sola assunzione di una dieta povera di alimenti di origine animale.
Ciò che la comunità scientifica ha trovato scarsamente dimostrato è il fatto che, secondo i calcoli del China Study, il consumo anche di piccolissime quantità di grassi e proteine animali (compresi quelli provenienti dai latticini, indicati come particolarmente pericolosi) porterebbe a un incremento importante del rischio. Si tratta di una differenza notevole rispetto agli altri studi epidemiologici, che hanno mostrato un aumento del rischio, ma graduale e dipendente dalle dosi. Un consumo ragionevole di questi alimenti, che fanno parte da sempre della dieta umana, non è da sconsigliare.
Nel 2018 il World Cancer Research Fund (WCRF) ha pubblicato un documento interamente dedicato al legame tra cibi di origine animale e rischio di sviluppare diversi tipi di tumore: “Meat, fish and dairy products and the risk of cancer” è il titolo della pubblicazione che fa parte del più ampio progetto WCRF “Diet, Nutrition, Physical Activity and Cancer: a Global Perspective” giunto al terzo rapporto, pubblicato proprio nel 2018. Tra i risultati principali dell’analisi, si nota che in effetti un consumo eccessivo di carne rossa e carne lavorata aumenta il rischio di tumore colorettale, mentre latte e latticini riducono il rischio di sviluppare questa neoplasia. A conclusione dell’analisi, gli esperti raccomandano di limitare il consumo di carne rossa e di evitare se possibile di portare in tavola quella lavorata. Nessuna indicazione specifica invece sul consumo di latte e derivati, considerati comunque una buona fonte di proteine e di calcio.
Per completezza di informazione, è comunque importante sottolineare che molti dei dati disponibili sono stati ottenuti da studi condotti sulla popolazione occidentale, diversa per abitudini alimentari e caratteristiche genetiche da quelle orientali. Queste differenze potrebbero influenzare i risultati relativi all’associazione tra dieta e rischio di cancro. Lo dimostrano i risultati pubblicati sulla rivista BMC Medicine nel 2022, di uno studio condotto su oltre mezzo milione di adulti cinesi seguiti per ben 11 anni. Secondo l’indagine nella popolazione cinese, che in genere consuma meno latticini rispetto agli occidentali, un maggior consumo di latte e derivati si associa a un aumento del rischio di cancro in generale e, più nello specifico, di tumore del fegato e del tumore mammario nelle donne. Come sostengono gli stessi autori dell’articolo, non è comunque possibile dimostrare con certezza che esiste un rapporto causa-effetto tra consumo di latticini e aumento del rischio oncologico e servono quindi ulteriori studi per confermare i dati ottenuti.
Nuove Ricerche e Revisioni Scientifiche
A maggio 2024 sulla rivista PLOS One è stata pubblicata una nuova ampia revisione della letteratura scientifica, in cui gli autori hanno valutato l’impatto delle diete prive di sostanze di origine animale e sui fattori di rischio associati allo sviluppo di malattie cardiometaboliche e cancro e sulla relativa mortalità. Nel complesso, le diete vegetariane e vegane sono risultate significativamente associate a un migliore profilo lipidico, a un maggiore controllo della glicemia, a un indice di massa corporea più favorevole, a minore infiammazione e a un minore rischio di cardiopatia ischemica e cancro. La dieta vegetariana è anche risultata associata a una minore mortalità per malattie cardiovascolari. Al tempo stesso non è stata segnalata alcuna differenza sul rischio di sviluppare diabete gestazionale e ipertensione nelle donne in gravidanza che seguivano diete vegetariane.
Tuttavia, gli stessi autori della revisione hanno indicato chiaramente alcune debolezze insormontabili della loro analisi. Tra queste vi sono l’elevata eterogeneità delle diverse popolazioni studiate negli studi presi in considerazione, insieme alle dimensioni non sempre significative dei campioni, ai fattori demografici, alle origini geografiche, ai modelli alimentari e ad altri fattori confondenti legati agli stili di vita. Questa precisazione, oltre a essere molto onesta, è cruciale perché ci avverte di prendere questi risultati come perfettibili e non perfetti.
Le diete a base vegetale sembrano particolarmente utili a ridurre i fattori di rischio cardiometabolico, un dato confermato dalla maggior parte delle ricerche scientifiche affidabili sul tema negli ultimi anni. Si dovrebbe però esercitare una certa cautela prima di suggerire, in generale, l’adozione di regimi alimentari che escludono le fonti di origine animale. Occorre infatti esaminare sempre le caratteristiche specifiche di ogni persona.
Considerazioni Importanti
Prima di trarre conclusioni, sono molti gli aspetti da tenere a mente. Anzitutto, non sempre le offerte di diete vegane “salutari” che si trovano online (non consigliate in modo personalizzato da specialisti competenti) sono bilanciate, per cui possono di fatto risultare ben poco salutari. In secondo luogo, a fare la differenza è la quantità (e la qualità) dei prodotti di origine animale consumati in una dieta onnivora, che quindi può essere comunque sana.
Peraltro, la definizione di “diete a base di vegetali” è vaga. In un articolo pubblicato dalla rivista Nature nel 2022, gli autori avevano esaminato l’uso delle espressioni “vegetale”, “vegetariano” e “vegano” in vent’anni di letteratura scientifica. Avevano così evidenziato definizioni e usi di questi termini non coerenti fra loro. Anche queste ambiguità rendono difficile paragonare i risultati dei diversi studi sul tema.
Non da ultimo, va tenuto a mente il fatto che i ricercatori stanno comprendendo sempre di più il ruolo salutare del microbiota, ossia dei microbi ospiti di ogni organismo. “Essendo il microbiota un fattore fortemente individuale, ogni dieta dovrebbe essere personalizzata in base anche all’analisi del microbiota di ciascuna persona, dato che solo così potrà fare davvero bene a una specifica persona. Occorre un’analisi precisa, e non una generalista (e quindi poco utile) come le tante che sono disponibili in Italia” racconta Maria Rescigno, Professoressa ordinaria di patologia generale e Pro Rettrice alla ricerca presso Humanitas University, nonché una delle principali studiose del microbiota.
Meccanismi Biologici e Infiammazione
Perché una dieta a base vegetale potrebbe essere migliore per la salute rispetto a un’alimentazione molto ricca di derivati animali? I dati che possediamo sono statistici ed epidemiologici, cioè mostrano delle associazioni tra abitudini e sviluppo o meno di malattie nelle popolazioni. Per esempio, si osserva che all’interno del gruppo di persone che segue un certo regime alimentare sono più elevate l’incidenza e la prevalenza di diagnosi di un certo tipo di cancro, o di malattie cardiovascolari.
Innanzitutto, possiamo dire che probabilmente l’apporto di grassi saturi tende a favorire l’infiammazione, che a sua volta è un determinante per l’insorgenza di alcune malattie come il cancro. Ricerche condotte nei topi hanno peraltro evidenziato che un aumento dei depositi di grasso viscerale è associato alla sintesi di estrogeni e alla produzione di molecole che stimolano l’infiammazione dell’organismo, come le citochine.
Al contrario, la presenza dell’acido oleico e di altre sostanze con proprietà antinfiammatorie, immunomodulanti e antiossidanti può contribuire a ridurre il rischio di sviluppare il tumore del colon-retto, come si rileva nelle persone che consumano regolarmente olio extravergine di oliva, secondo i risultati di una metanalisi pubblicata nel 2022 sulla rivista Plos One.
Vegani e Atleti
Una dieta ricca di vegetali regala molti nutrienti, tra cui vitamina E, che dona vigore e resistenza; fibre, che regolano la glicemia favorendo il mantenimento dell’energia a lungo; vitamine del gruppo B, fonte di energia; clorofilla, che agevola il trasporto dell’ossigeno alle cellule e la depurazione epatica.
Studio del 2013
Uno studio del 2013 ha cercato di determinare le associazioni tra la dieta e il rischio di sviluppare il cancro. I modelli dietetici esaminati sono: onnivoro, lacto-vegetariano, pesco-vegetariano, vegano, semi-vegetariano. In totale, sono stati riscontrati 2.939 casi di cancro. Yessenia Tantamango-Bartley, Karen Jaceldo-Siegl, Jing Fan1, Gary Fraser, "Vegetarian Diets and the Incidence of Cancer in a Low-risk Population", Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2013 Feb;22(2):286-94. doi: 10.1158/1055-9965.EPI-12-1060.
Revisione critica
Nathan Cofnas in questa recente review critica le posizioni dell’Academy of Nutrition and Dietetics (AND) e del Dipartimento dell’agricoltura americano (United States Department of Agriculture (USDA) che parlano di vegetarianismo e veganesimo come di sane alternative dietetiche alla dieta onnivora. Cofnas, invece, afferma che non si ha evidenza di questo e porta a sostegno vari studi che possono far sorgere dubbi fondati sulla sicurezza di una dieta senza carne nei bambini.
Conclusioni
In sintesi, sono sempre di più i dati a sostegno dei benefici di una dieta a basso contenuto di derivati animali per la salute. Non esistono però alimenti miracolosi. Soprattutto bisogna considerare le condizioni specifiche di ciascuna persona. E prima di stravolgere completamente la propria dieta è bene procedere per gradi, chiedendo consiglio a un medico nutrizionista competente.