I Vegani Usano la Lana? Esploriamo le Alternative Cruelty-Free

Uno degli assunti dai quali parte la civiltà umana è che la natura è al servizio degli essere umani, che la sfruttano e ne dispongono. Così vale per gli animali: le mucche ci offrono il latte, il pollame le loro carni, le pecore la loro lana. Qualcuno storcerà il naso a questa affermazione. In realtà, tosare una pecora non è proprio la stessa cosa di uccidere un animale per mangiarlo, giusto? L'etica vegana vuole proprio invertire il principio sul quale l'uomo ha da sempre fondato il suo operato, affermando che nessun essere vivente senziente debba essere sfruttato per gli interessi dell'uomo, a prescindere dal fatto che un animale venga ucciso o meno.

In questo articolo capiremo quindi quali sono le opzioni vegane in merito all'abbigliamento e più in particolare in merito alla maglieria. In poche parole risponderemo alla domanda: esiste una lana vegana? Cosa si intende con questa definizione? Come viene prodotta la lana cruelty free? Per scrivere questo articolo non ci siamo limitati a raccogliere un po' di informazioni in merito al tema, ma abbiamo chiesto un'opinione a un insider, Simone Scampoli, attivista per il movimento Animal Save Movement, un movimento per i diritti degli animali che negli anni ha visto nascere al suo interno anche i rami Climate Save Movement e Health Save Movement.

Come Viene Raccolta la Lana Vergine?

Molto semplice. Il taglio del pelo viene fatto sulla pecora viva mediante l'utilizzo di cesoie meccaniche o a mano, solitamente in primavera, quando il pelo è più lungo. La tosatura viene fatta anche su animali morti. In questo caso, la lana prende il nome di lana da concia e ha una qualità molto meno pregiata. La lana viene derivata da animali come le pecore e le capre. Quello della lana è un settore davvero redditizio e questo prevede l'allevamento a volte intensivo di questi animali. Sì, perché le pecore producono solo la lana che serve loro per proteggersi dal clima.

Ma l'industria della moda ne richiede molta, molta di più. E qui entrano in gioco gli allevamenti intensivi, che si occupano di selezionare le pecore con le migliori caratteristiche genetiche per trasformarle in macchine produttrici di lana. Le pecore si ritrovano quindi ad avere in estate un peso di lana maggiore di quello che necessitano alla loro sopravvivenza, per poi soffrire il freddo in inverno. Quando l'allevamento intensivo è fatto per fare grandi numeri il rischio è inoltre che questi animali vengano feriti dalle cesoie, riportando spesso infezioni e sofferenze.

Benché va detto che non è interesse economico dell'allevatore perdere un capo di bestiame che può produrre ancora molto materiale e di conseguenza ricchezza, si stima che in seguito alla tosatura, sono più di un milione di pecore a morire ogni anno. E se pensi che questo non sia abbastanza, devi sapere anche che esiste una tecnica, chiamata mulesing, in cui gli allevatori asportano parti di pelle dell'animale, solitamente senza anestesia e senza antidolorifici, per prevenire le infezioni dovute a larve e parassiti.

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Cosa Significa Essere Vegani?

Il Veganismo denota una filosofia e uno stile di vita che cerca di escludere tutte le forme di sfruttamento e di crudeltà nei confronti degli animali per l'alimentazione, l'abbigliamento o qualsiasi altro scopo; e, per estensione, promuove lo sviluppo e l'utilizzo di alternative non animali a beneficio degli esseri umani, degli animali e dell'ambiente. Pertanto, l'utilizzo di materiale derivante da animali, anche se rigenerato, promuove il messaggio che gli animali sono sfruttabili quando in realtà ogni individuo su questa Terra, è su questa Terra per il solo scopo di vivere e contemplare la bellezza della natura.

Quindi secondo l'etica vegana qual è la migliore scelta che soddisfa il bisogno di vestirsi nei periodi di maggiore freddo, quando il cotone non basta? La congiunzione di queste due parole, lana vegana, non può esistere. È un po' come quando la dieta vegana viene attuata solo a scopo salutare. Colgo l'occasione per ricordare l'enorme sofferenza che si cela dietro l'industria della lana, che è strettamente legata alla produzione di carne e latticini. Se ci mettessimo nella posizione degli animali vittime di questo massacro, non credo loro vorrebbero vedere il nome "lana" che caratterizza la loro pelliccia, associato alla parola vegan.

Alternative Vegane alla Lana

Sono molti gli stilisti, le case di moda e i ricercatori che hanno cercato un'alternativa cruelty free alla lana. Tra loro, anche alcuni studenti colombiani che hanno creato Woocoa, una fibra vegetale 100% naturale, composta da fibre di canapa e di cocco, che è attualmente quanto di più vicino al concetto di lana vegana.

Gli studenti dell’università delle Ande a Bogotá, in Colombia, hanno creato *Woocoa", una "lana" 100% vegetale composta da una combinazione di canapa e fibre di cocco trattate con enzimi estratti dal fungo Pleurotus. Nella nostra ricerca abbiamo scoperto che nel nostro paese, la Colombia, ci sono 114 fibre vegetali differenti comunemente usate nei prodotti artigianali. La fibra di cocco è uno scarto, un sottoprodotto dell’agricoltura che potrebbe generare dei benefici economici alle comunità della costa caraibica della Colombia.

Inizialmente, il team non era soddisfatto dei risultati a causa della durezza del tessuto che usciva dalle fibre vegetali. Poi, l'illuminazione. Dopo aver consultato i professori dei dipartimenti di biologia, ingegneria chimica e design dell'università che stavano frequentando, hanno scoperto che utilizzando gli enzimi dei funghi Pleurotus avrebbero potuto degradare la lignina, un contenuto che rende le cellule vegetali rigide e dure al tatto. Ed è stato proprio questo accorgimento che ha saputo trasformare le fibre di cocco e di canapa in un tessuto morbido, molto versatile, che assomiglia molto alla lana e che può essere tessuto e tinto come le altre fibre tessili.

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La lana vegana non è solo realtà ma è soprattutto una scelta etica per dimostrare al mondo in cui viviamo che ci prendiamo cura di questi temi così sensibili. Anche noi di Rifò ci battiamo da sempre perché i temi dell'ecosostenibilità e dell'eticità dei processi lavorativi diventino più conosciuti e maggiormente presi a cuore da tutti. Benché derivi ovviamente in origine dallo sfruttamento degli animali possiamo affermare che i nostri capi sono, se non vegani, cruelty free, almeno per quanto riguarda lo stato attuale attuale delle cose. Non si possono certo cancellare anni di sfruttamenti e torture sugli animali, ma siamo convinti che se l'industria adottasse in massa i principi dell'economia circolare nell'ambito della lana non ci sarebbe più bisogno della lana vergine: quella che abbiamo raccolto fino ad oggi potrebbe bastare per secoli.

Fibre Sintetiche: Un'Alternativa Valida?

Cosa ne pensi delle fibre sintetiche, che pur non essendo derivate dallo sfruttamento di animali vengono prodotte a partire dal petrolio e quindi sono particolarmente inquinanti? Come detto sopra, la popolazione vegana è ancora una minoranza, e non sempre è possibile accedere a prodotti ecosostenibili e cruelty-free perché il mercato non li predilige.

Altri Materiali Vegani

Non solo alimentazione, essere vegani è uno stile di vita che prevede scelte cruelty-free in qualsiasi ambito. Uno dei tessuti di origine animale più utilizzati in assoluto nel mondo della moda è sicuramente la pelle (nota anche come cuoio), utilizzata praticamente ovunque: borse, scarpe, cinture, giacchini, guanti, dettagli di abiti e accessori. Anche se a volte può sembrare un po’ complicato, è possibile comunque trovare sul mercato capi realizzati con materiali simili alla pelle per consistenza e resa, ma assolutamente cruelty-free: parliamo della cosiddetta similpelle - da non confondersi, invece, con l’ “ecopelle”, che è pelle animale conciata con metodi a ridotto impatto ambientale - un materiale resinoso o plastico resistente e in tutto e per tutto simile alla pelle animale.

È sempre bene, per non confondersi, prestare attenzione alle etichette (se troviamo la sigla UNI 11427 siamo di fronte a “ecopelle”, per esempio) ma anche il costo viene in nostro soccorso: i capi in similpelle sono molto più economici di quelli in cuoio, naturalmente; ormai quasi tutti i negozi propongono alternative cruelty-free alla vera pelle e online sono ormai tantissime le proposte tra cui scegliere. Recentemente, inoltre, abbiamo visto come sempre più aziende puntino sulla pelle cruelty-free: pensiamo, ad esempio, alla pelle a base vegetale usata per produrre scarpe e borse oppure al materiale simile al sughero impiegato in Germania per realizzare giacche da motociclista ecologiche e vegan. Delizioso anche il tessuto simile alla pelle realizzato a partire dagli scarti degli ananas. Gli studi sulle alternative alla pelle sono molti, c’è anche chi l’ha sostituita, per esempio, con la lavorazione di foglie di albero: bellissime e resistenti.

Sebbene molti possano pensare che la lana sia prodotta senza alcuna sofferenza, la realtà è ben diversa: la tosatura, infatti, avviene spesso in maniera cruenta e dolorosa senza alcun riguardo per gli animali. Ma anche qui, è sufficiente armarsi di un po’ di pazienza e attenzione per trovare facilmente sciarpe, cappelli, guanti e maglioni cruelty-free: come sempre è bene buttare un occhio all’etichetta, perché spesso anche in abiti apparentemente realizzati con altri materiali si può nascondere anche una certa percentuale di lana. E in questo caso abbiamo davvero l’imbarazzo della scelta!

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Anche giubbotti e giacconi possono nascondere sfruttamento animale: l’operazione di spiumaggio, infatti, è tremendamente dolorosa per le oche e comporta sofferenze atroci che vengono reiterate nel tempo fino al momento in cui, troppo provati per continuare a essere utilizzati per il loro piumaggio, questi animali non vengono infine macellati. Solitamente è facile riconoscere giubbotti e giacconi imbottiti con piume d’oca, anche perché spesso riportano delle etichette contenenti un campione delle piume utilizzate all’interno. Fortunatamente giacche e giubbotti cruelty-free con imbottitura sintetica sono caldissimi e morbidi, e ormai facilmente reperibili in qualunque negozio di abbigliamento.

Anche la produzione di seta nasconde sofferenza: i bachi vengono infatti bolliti vivi per ottenere i bozzoli interi dai quali ricavare lunghi fili di seta. Le pellicce sono uno dei capi più controversi del mondo della moda, che da sempre trova tanti sostenitori così come accaniti oppositori, probabilmente anche perché si tratta di uno dei capi di abbigliamento realizzati nella maniera più crudele possibile: gli animali vengono privati della pelliccia ancora vivi, spesso solo intontiti con un colpo in testa, ma assolutamente coscienti al fine di preservare la lucentezza e la vivacità di colore del pelo, per poi essere lasciati morire agonizzanti fra atroci sofferenze.

Molta attenzione anche agli inserti in giacche, cappotti e borse con pellicce realizzate con cane o gatto. Le riconoscete se nelle etichette trovate, per i cani: Asian jackal; Asiatic racoonwolf; Asian wolf; Cane procione; Cane selvatico; Corsak; Corsak fox; Dogaskin; Dogue of China; Finnracoon (asiatico); Fox of Asia; Gae wolf; Gubi; Kou pi; Lamb skin; Loup d’Asie; Lupo Asiatico; Lupo cinese; Murmanski; Nakhon; Pemmern wolf; Procione asiatico: Sakhon; Sobaki; Special skin.

Dopo che anche alcuni grandi stilisti del calibro di Giorgio Armani hanno detto “basta” alle pellicce e dal momento che gli inserti di pelliccia risultano comunque essere sempre molto “trendy”, le aziende di moda di tutto il mondo - dai brand più lussuosi a quelli più economici - si sono attrezzate per produrre sempre più “pellicce veg-friendly” assolutamente sintetiche ed ecologiche.

Materiali Sostenibili: WEGANOOL

Il filato è ottenuto da fibre di stelo e baccello accuratamente estratte dalla pianta di calotropis, mescolate poi con il 70% di cotone biologico. Queste qualità derivano dalla sua struttura di cellulosa cava, che ha un diametro di soli 10-20 micron: le fibre di lana merino hanno un diametro di 21-24 micron e il cashmere di 14-15 micron. Il tessuto WEGANOOL può essere usato per realizzare abbigliamento vegano come camicie, sciarpe, abiti, fodere interne e molto altro.

WEGANOOL ha l’obiettivo di elevare gli standard di sostenibilità nell’industria tessile. Nel gennaio 2020 WEGANOOL è stato presentato a Londra al Future Fabric Expo, la più grande vetrina mondiale di materiali sostenibili. La produzione di un kg di WEGANOOL consente di risparmiare 27.000 litri di acqua rispetto alla produzione di 1 kg di cotone. Infatti, il calotropis e le piante di cotone usate per la produzione di WEGANOOL sono irrigate naturalmente (pioggia) e non artificialmente dall’uomo. Successivamente, ogni goccia d’acqua utilizzata nella produzione del tessuto WEGANOOL e nella tintura viene reindirizzata al progetto ARKA.

ARKA è un residuo concentrato di calotropis, mescolato con varie piante ayurvediche. L’azienda produttrice FABORG ha una politica non negoziabile con i marchi di moda che scelgono di acquistare il suo tessuto: mantenerlo puro al 100% fino al consumatore finale. Grazie alla coltivazione di questa pianta è infatti possibile far rivivere gli ecosistemi e smetterla di limitarsi a “sfruttare” la natura. Quest’erba perenne cresce anno dopo anno senza arare, piantare o annaffiare. Fiorisce senza l’intervento umano sulle terre aride dove nessun’altra pianta può crescere.

Il gas serra più pericoloso e prevalente è l’anidride carbonica. Il calotropis a colture multiple nelle regioni aride cattura circa 7 tonnellate di carbonio per acro in un anno. Il Calotropis può aiutare a sviluppare progetti di prosperità per le comunità agricole vulnerabili. Per iniziare, gli agricoltori possono raccogliere in natura le fibre del baccello (senza avere un campo agricolo) per poi conservare i semi per la semina e creare il loro campo agricolo. Pensate che il 40% dei terreni agricoli nel Tamil Nadu (uno stato Indiano) viene seminato una sola volta all’anno a causa della scarsità d’acqua. Coltivare il calotropis è facile: continuerà a crescere più grande e più forte anche dopo essere stato tagliato.

La costruzione e la manutenzione di una recinzione è essenziale per tenere lontani gli animali da pascolo che potrebbero cibarsi del calotropis, ma è una spesa costosa. La lavorazione di questa pianta è sensibile al tempo a causa di una linfa lattiginosa che tende a disintegrare le fibre. L’estrazione della fibra deve quindi avvenire localmente.

Vuoi ulteriori informazioni su WEGANOOL? Vesti la natura ha creato una tabella con più di 40 materiali sostenibili, le loro rispettive applicazioni in ambito tessile e i loro di fornitori (anche per piccole quantità). Per accedere alla tabella ti chiediamo di donare un piccolo contributo economico alla nostra associazione.

Abbigliamento Vegano: Una Scelta Consapevole

Come si vestono i vegani? E perché non indossano la pelle, la lana, le piume e la seta? I vegani sono coloro che seguono una dieta priva di ingredienti di origine animale. Ma la scelta vegan non si ferma solo al cibo. È chiaro perché la carne, il latte, il formaggio e persino la pelliccia non sono cruelty-free. Ma, concetto ancora più importante ed essenziale, è il fatto che le pecore sono essere viventi non merce da sfruttare per farne del profitto. Invece, ci sono alcuni tessuti sintetici che possono essere utilizzati per rimpiazzare la lana. È importante fare la nostra parte per proteggere questi animali innocenti.

Quante volte ti è capitato di dormire in un letto accogliente con coperte soffici e cuscini morbidi? Devi sapere infatti che le piume utilizzate per le imbottiture vengono strappate alle oche senza anestesia, causando danni fisici e psicologici. Circa l’80% di tutte le penne e piume usate per articoli come giacche, cuscini e coperte vengono dalla Cina, dove spennare oche e anatre vive rimane una pratica normale. Le penne strappate dalla pelle causano agli animali molto dolore, lasciando ferite aperte e sanguinanti. Persino alcuni fornitori certificati con standard “Piumino responsabile” sono stati scoperti a spennare animali vivi.

La maggior parte dei piumini di bambù hanno al loro interno bambù di viscosa, che è essenzialmente la polpa di legno di un albero di bambù. In più, la produzione della seta non è solo dannosa per l’animale che viene ucciso ma anche per l’ambiente. Devi sapere, infatti che la produzione di seta richiede molta energia e acqua.

Giacche di pelle, cinture, pantaloni, cappotti, guanti e borse in vera pelle. Un’errata convinzione, assai diffusa, è che la pelle sia un sotto prodotto dell’industria della carne. È più corretto dire che è un coprodotto con un valore economico talvolta più alto di quello della carne. Poiché le mucche sono considerate sacre dalla religione induista, macellarle è illegale in 24 dei 29 stati dell’india.

A seconda del percorso e del numero di animali, a volte migliaia, gran parte di questi spostamenti possono avvenire a piedi. Esausti, affamati e assetati, gli animali crollano lungo il percorso. Per costringerli a reggersi sulle zampe, vengono tirate le corde alle narici o viene loro spezzata la coda. Quelli che arrivano al macello vengono uccisi senza essere prima storditi.

Quando si parla di pellicce, le persone hanno molta più comprensione ed empatia nei confronti degli animali. Detto questo, devi sapere che ogni anno l’industria della pelliccia uccide oltre cinquanta milioni di animali. La maggior parte dei prodotti di pelliccia vengono importati, e molti sono ricavati dai conigli. Per il feltro di un cappello a cuba vengono uccisi 12 conigli. In natura un individuo percorrerebbe fino a 10km nella palude. L’organizzazione Essere Animali, dopo circa 10 anni di investigazioni, è riuscita a far chiudere gli allevamenti di visoni attivi in Italia.

L’ allevamento della volpe, seconda al visone, presenta gli stessi problemi. Introdotte in Australia dai coloni britannici per la tradizionale caccia alla volpe e poi per ridurre la popolazione dei conigli, sono oggi classificate come animali infestanti. Una piccola parentesi va fatta anche per le pellicce ricavate da cani e gatti, i quali non sono risparmiati. Il Regolamento europeo, in vigore dal 31 dicembre 2008, approvato nel 2007 dal Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura UE e sostenuto anche dal Governo italiano, vieta l’importazione e il commercio di pelli di cani e gatti nei Paesi dell’Unione Europea.

I materiali naturali come il cotone, il lino e il bamboo sono più sostenibili rispetto ai materiali artificiali come il nylon e il poliestere. Spero che questo articolo ti abbia dato qualche idea su come vestirti in modo vegan e sostenibile! Quindi, fai come ritieni più corretto e non sentirti per nulla in difetto.

Essere Vegani: Oltre l'Alimentazione

Essere vegani significa innanzitutto eliminare dalla propria dieta tutti gli alimenti di origine animale. Per semplificare possiamo dire che un vegano non mangia né carne né pesce, ma neppure uova e miele e tantomeno latte e tutti i suoi derivati. Ridurre il veganesimo a una mera scelta alimentare è però semplicistico. Uno stile di vita vegano è, infatti, molto di più, diventando una scelta che si estende anche alla vita quotidiana: niente lana, seta e pelle per gli indumenti, niente cosmetici testati sugli animali, così come per i prodotti per l’igiene personale o la pulizia della casa. Inoltre chi adotta una filosofia vegana spesso aderisce anche a un filone ambientalista come quello dello “zero waste”, ossia il tentativo di ridurre l’uso della plastica al minimo indispensabile.

Il veganesimo è, dunque, una scelta di vita a 360 gradi che inizia dall’alimentazione per poi essere applicata a tutti gli ambiti del quotidiano. C’è da dire che il veganismo “puro” nella nostra società è molto difficile da intraprendere anche se non impossibile. Di solito si arriva a questa decisione dopo una riflessione etica, perché si desidera una nutrizione sostenibile con impatto ambientale, e con la giusta razionalità e accorgimenti, la dieta vegana è praticabile e salutare.

Tabella dei Materiali Vegani e Sostenibili

Per riassumere le alternative cruelty-free alla lana e ad altri materiali di origine animale, ecco una tabella con alcuni esempi:

Materiale di Origine Animale Alternativa Vegana Note
Lana Woocoa (canapa e fibra di cocco), WEGANOOL (calotropis e cotone biologico) Materiali vegetali innovativi e sostenibili
Pelle Similpelle, pelle a base vegetale (es. ananas), sughero Materiali resistenti e cruelty-free
Piume Imbottiture sintetiche Calde e facilmente reperibili
Seta Alternative vegetali (es. fibra di bamboo) Meno impatto ambientale
Pellicce Pellicce sintetiche Veg-friendly ed ecologiche

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