Il cibo è un alleato di linea e benessere, ma nei Paesi industrializzati le allergie alimentari sono abbastanza diffuse. In una recente indagine Nielsen, il 10% degli italiani dichiara di soffrire di allergie o intolleranze alimentari. Le intolleranze alimentari costituiscono un fenomeno che sempre più risulta responsabile di numerose condizioni di malessere presente nella nostra popolazione.
Cosa Sono le Intolleranze Alimentari?
Di primo acchito l’intolleranza (o ipersensibilità) alimentare, definita ufficialmente come “reazione ad un alimento o additivo alimentare che scompare con la sua eliminazione e ricompare con la sua reintroduzione”, è dovuta ad una specie di fenomeno di accumulo, come se si trattasse di un “avvelenamento” progressivo. Infatti, l’intolleranza alimentare consiste in una reazione avversa da alimenti di tipo non allergico, cioè non scatenate dagli anticorpi.
Praticamente, tutti nascono “allergici”, poi diventano “tolleranti” e questo avviene con lo svezzamento, cioè con l’introduzione, poco per volta, dei diversi cibi cui ci abituiamo. Ci sono studi che dimostrano come certi cibi stimolino i “toll like receptor 2” delle cellule dell'immunità innata (quella che risponde subito ad agenti estranei all'organismo), le quali producono sostanze infiammatorie come le citochine. Non solo: persone che lamentano disturbi legati all'assunzione di certi cibi producono una particolare sostanza chiamata “Baff” (B cell activating factor) che attiva l'infiammazione.
Come Individuare le Intolleranze Alimentari?
Accertarle è difficile. In primo luogo, bisogna capire se sono davvero tali. Molto spesso è solo una forma di colite che passa con un po’ di dieta ed eliminando o riducendo per un po’ i legumi, le verdure ricche di fibre che causano movimento intestinale. Sempre più spesso, però, si tratta di reazioni psicosomatiche. L’importante è variare molto la dieta e tenere sotto controllo la fonte di stress, non il cibo.
Mangiare sempre le stesse cose perché ci si “autodiagnostica” un’intolleranza ad una serie di alimenti espone ad un rischio correlato al fatto che ogni cibo, anche il più “sano”, è composto da centinaia di molecole, alcune delle quali “tossiche”. Le intolleranze alimentari non provocano quasi mai delle reazioni violente e immediate nell’organismo, ma i sintomi possono comparire anche 24 o 48 ore dopo l’assunzione dell’alimento (per questo sono meno “intercettabili”).
Leggi anche: Intolleranze e Nutrizione
Va ricordato che la mucosa intestinale funziona come un setaccio e di solito lascia passare solo sostanze oramai sminuzzate e rese “innocue” per l’organismo. Quando le maglie del “setaccio” si allargano, possono invece passare grossi pezzi di molecole di cibo, che creano appunto la sensibilizzazione e rappresentano il primo passo verso tutti i disturbi connessi con un’intolleranza.
È come se, l'introduzione di un alimento verso il quale si è intolleranti, si traducesse - come già riferito - in un lento avvelenamento dell'organismo con sintomi difficili da interpretare. “Avvelenamento” che di fatto è abbastanza “lento”, anche se l’organismo è in grado di riconoscere la presenza del nemico in modo quasi istantaneo.
In pratica, l’organismo riconosce subito “il nemico”, poi per qualche giorno “lo tiene d’occhio”, cercando dove possibile di limitare i danni dipendenti dalla sua ingestione e alla fine “scoppiando” solo se l’introduzione continua, al di là delle possibilità di controllo esistenti in ciascun individuo.
Intolleranze Alimentari e Obesità
Anche in questo caso è l'infiammazione a provocare insulino-resistenza delle cellule: queste ultime non riescono ad utilizzare gli zuccheri, che si accumulano, quindi, sotto forma di grasso (cellulite).
Ma come scoprire questa “liaison dangereuse” fra il sistema immunitario ed un particolare alimento? Con il dosaggio delle IgG, anticorpi che vengono prodotti dal sistema immunitario quando viene a contatto con l'alimento (in questo caso meglio parlare di gruppi di alimenti, per esempio: il gruppo di frumento e cereali, oppure il gruppo dei latticini) che l'organismo considera estraneo per qualche motivo. Un'alterazione di questi anticorpi segnala l'avvenuto contatto con un particolare cibo. Se questo, poi, ha dato origine a un'infiammazione, lo si può valutare con altri test, come il dosaggio di una frazione del complemento, il C3, una proteina del sistema immune.
Leggi anche: Trova il tuo dietologo a Viareggio
Il problema più importante, a questo punto, è l'identikit dei cibi che provocano infiammazione. Le IgG, aiutano, ma sul mercato esiste una serie di Test che hanno l’obiettivo di identificare, con metodi diversi il cibo-nemico: sono il Driatest, il Creavutest, il Biotricostest, il Vegatest, il Citotest (che approfondiremo più avanti).
In base a questi Test gli specialisti suggeriscono ai pazienti la dieta. Dieta che deve recuperare l' “amicizia con i cibi”, cioè la "tolleranza" verso gli alimenti e ridurre l'effetto dell'infiammazione. Gli alimenti "sospetti", verranno permessi soltanto in alcuni giorni della settimana per un certo periodo di tempo e successivamente reintrodotti anche gli altri giorni fino a recuperare un’alimentazione "normale".
Sintomi e Condizioni Correlate
Le manifestazioni legate alle intolleranze alimentari sono talvolta correlate anche a forti condizioni di stress - come accennato all’inizio - che rendono l’organismo più sensibile e che possono portare a disturbi emotivi tali da indebolire ancor più l’equilibrio organico. Il problema alimentare è in questi casi solamente un elemento aggiuntivo e peggiorativo, ma non primario.
Da considerare, tra i sintomi comuni di intolleranza alimentare, anche ritenzione di liquidi e disordini del peso corporeo con variazioni sia in eccesso che in difetto. Le differenze delle intolleranze alimentari rispetto alle allergie sono molte. Anzitutto l’organismo non forma anticorpi IgE che determinano le allergie. Inoltre, reagisce con disturbi più sfumati, spesso tardivi e legati al quantitativo che si assume. Nella maggior parte dei casi di intolleranza, poi, si può continuare a mangiare comunque l’alimento purché in piccola dose.
Allergie Alimentari vs. Intolleranze Alimentari
L’allergia alimentare è una risposta anomala del sistema immunitario, che individua come “pericolose” certe molecole innocue contenute negli alimenti - di solito proteine, dette allergeni - (o nell’ambiente) e reagisce producendo degli anticorpi specifici rivolti contro tali molecole (IgE). Quando avviene l’incontro tra l’allergene dell’alimento e le IgE, vengono liberate nel sangue varie sostanze chimiche (in particolare l’istamina) e si scatena la reazione allergica.
Leggi anche: Intolleranze Alimentari: Scopri di Più
Bastano pochi milligrammi di un alimento per scatenare reazioni. I sintomi si manifestano da pochi secondi a pochi minuti (non è detto che tutti i sintomi compaiono in una volta sola), dopo il contatto con l’alimento, di cui spesso sono sufficienti semplici tracce.
Le reazioni allergiche possono essere violente, come nel caso dello shock anafilattico (che può risultare fatale) e dell’edema della glottide (gonfiore della laringe), o determinare reazioni come prurito, bruciore o secchezza del cavo orale; gonfiore di lingua e labbra, orticaria, asma, difficoltà respiratoria, vomito, nausea, diarrea, vertigini ed anche svenimento.
Le più frequenti allergie alimentari sono quelle alle proteine del latte, alle uova, ai crostacei, alla soia, alla frutta a guscio ed alle arachidi, al sedano. A volte una reazione allergica impone un ricorso al Pronto Soccorso. Il medico si potrà avvalere per la diagnosi di una serie di Test: Prick test (test cutaneo), Prick by prick, Rast (esame ematochimico su un campione di sangue), Patch test, Test di scatenamento, Test della dieta di esclusione.
L’allergologia classica definisce alcuni Test (RAST, Prick, eccetera) che sono validi per l’identificazione delle allergie alimentari, ma sono assolutamente inadatti alla diagnosi dell’intolleranza alimentare perché poco precisi e hanno un margine di errore. A differenza delle allergie, dove abbiamo una reazione immediata, nel caso delle intolleranze alimentari (l’incapacità del nostro corpo di digerire ed assimilare alcuni componenti dei cibi), l’aggressione non viene considerata come pericolo immediato, ma la reazione è lenta ed, inizialmente, dose-dipendente. Questo spiega anche il perché le intolleranze si sviluppano nei confronti degli alimenti assunti più frequentemente.
Meccanismi delle Intolleranze Alimentari
La reazione infiammatoria è un processo attivato dal sistema immunitario che stimolerà attraverso i linfociti, una reazione generalizzata nell’organismo. Questo meccanismo sta alla base del motivo per cui i sintomi di un’intolleranza alimentare possono coinvolgere organi ed apparati lontani dall’intestino. L’intolleranza può essere causa di rallentamento del metabolismo con conseguente aumento di peso e ritenzione idrica, perché il corpo non è in grado di assimilare in modo adeguato certi alimenti e sostanze.
Le risposte anomale cui si è accennato vengono prodotte con meccanismi di vario tipo, fondamentalmente sono tre i meccanismi che portano alle intolleranze.
- Intolleranza Enzimatica: l’intestino non ha (o ha perso transitoriamente) l’enzima che serve a digerire un certo alimento. La più frequente è il deficit dell’enzima lattasi che determina l’intolleranza al lattosio.
- Intolleranza Farmacologica: l’organismo è più sensibile del dovuto a determinate molecole contenute nei cibi, che hanno un effetto farmacologico. Per esempio: l’istamina dei pomodori e del vino rosso, oppure la tiramina del cioccolato e dei formaggi stagionati, infine la serotonina delle banane e delle noci.
- Intolleranze da Malassorbimento: un alimento risulta irritante sulla mucosa intestinale e la danneggia al punto da renderla incapace di svolgere la sua funzione, cioè di assorbire i nutrienti. Le più frequenti sono quelle causate da una complessa reazione immunologica provocata dal glutine (celiachia) e al fruttosio.
Celiachia
La celiachia è una malattia digestiva di origine genetica ed è, nella grande maggioranza dei casi, sottostimata. Secondo le ultime stime dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in Italia ben il 70% dei pazienti risulta non diagnosticato e soprattutto non trattato. In totale i connazionali interessati dal disturbo sono circa 600.000 e ogni anno le nuove diagnosi effettuate sono 5.000. La patologia si scatena quando si mangiano alimenti ricchi di glutine.
Si tratta di una famiglia di proteine, di cui la più comune è la gliadina, contenute nel grano, nell’orzo e in tanti altri cereali. Questa sostanza è quindi presente nella maggior parte dei prodotti da forno. L’apparato gastro-intestinale di un celiaco non è in grado di digerirla e assorbirla. La reazione genera un’infiammazione cronica, danneggia i tessuti dell’intestino tenue e pian piano porta alla scomparsa dei villi intestinali. Ad oggi non esistono ancora cure efficaci e quindi chi ne soffre deve stare alla larga dal glutine.
La proteina è presente in diversi cibi: pane, pasta, biscotti, pizza, cereali per la prima colazione, vari tipi di dolciumi. Un cereale che può essere tranquillamente mangiato è invece il riso integrale germogliato. Da questo alimento è possibile ricavare un formaggio vegetale cremoso senza nessuna traccia di glutine. Un celiaco può consumare liberamente anche mais, grano saraceno, uova, latte fresco o fermentato e tutti i tipi di carne e pesce.
La dieta deve essere così ripartita: 55%, delle calorie deve provenire da carboidrati di origine vegetale (cereali, legumi, tuberi, ortaggi e frutta). I grassi totali (condimenti e grassi presenti negli alimenti di origine animale) non devono superare il 30% dell’apporto calorico giornaliero.
Altri Disturbi e Sintomi
- Amenorrea, dismenorrea, iperprolattinemia, ipotiroidismo, iperglicemia, i disturbi.
- Depressione, irascibilità, crisi di collera immotivata, astenia mentale o torpore, crisi di panico, iperattività, i fenomeni tipici.
- Tachicardia, angina cardiaca, vaso-spasmi periferici, ipertensione, edemi inferiori, i “disturbi”.
- L’intolleranza alimentare può causare una diminuzione delle probabilità di impianto dell’embrione, aborti ricorrenti e ritardo di crescita intrauterina.
- L’assunzione di cibi non tollerati provoca un’infiammazione cronica e quindi una risposta immunologica esagerata che può essere dannosa per la maturazione degli ovuli.
Possono anche danneggiare le ovaie e portare ad una menopausa precoce.
Diagnosi delle Intolleranze Alimentari
Si stima che nei Paesi occidentali oltre il 50% della popolazione abbia una qualche intolleranza alimentare, ma che meno del 20% ne sia consapevole. Questo perché i sintomi possono essere molteplici. Una delle tecniche più affidabili per identificare le intolleranze alimentari è il “Citotest” (è necessario un prelievo di sangue), che si basa sulla valutazione al microscopio dell’integrità della membrana dei globuli bianchi messi a contatto con gli alimenti sospetti opportunamente preparati.
Così i “colpevoli” dovranno essere temporaneamente eliminati dalla dieta, per poi essere reinseriti dopo qualche mese con la frequenza e le modalità suggerite dal nutrizionista. Diversamente dalle allergie, altri Test a cui ricorrere per la diagnosi delle intolleranze sono pochi: il Test respiratorio 2H per la diagnosi dell’intolleranza al lattosio e al fruttosio (“Breach Test”), il Test genetico e la ricerca degli anticorpi trasgl...
Intolleranze Alimentari e Microbiota Intestinale
Il recente e costante aumento di intolleranze o le allergie alimentari è con ogni probabilità da ricondurre non solo a predisposizioni genetiche ma anche, e forse soprattutto, a fattori ambientali. Numerosi studi hanno riportato associazioni tra lo sviluppo di una o più sensibilità agli alimenti e processi che possono alterare il microbiota intestinale tra i quali troviamo ad esempio la dieta nei primi mesi di vita, antibiotici o parto cesareo.
I regimi dietetici che ognuno di noi segue costituiscono un fattore importante nel determinare la biodiversità della comunità batterica veicolandone le caratteristiche strutturali interne e la funzionalità metabolica. Il microbiota intestinale è difatti considerato un vero e proprio organo di metabolismo data la sua capacità di trasformare, abbinato a specifici enzimi, una vasta gamma di nutrienti altrimenti non digeribili dall’ospite tra i quali troviamo anche i cosiddetti antigeni, andando perciò a coordinare anche la risposta immunitaria.
In condizioni fisiologiche, i nostri batteri intestinali hanno un ruolo chiave nel mantenere un ambiente “tollerante” nei confronti di antigeni esterni prevenendo l’instaurarsi di processi infiammatori attraverso il mantenimento dell’integrità della barriera epiteliale intestinale e controllando la funzionalità delle cellule immunitarie T. Sono però i metaboliti prodotti dagli stessi batteri in seguito alla trasformazione dei substrati acquisiti con la dieta ad essere gli attori principali in questo fine equilibrio.
Tra questi, i più importanti sotto il punto di vista delle allergie alimentari sono, con ogni probabilità, gli acidi grassi a corta catena (SCFAs) o i derivati del triptofano. Alterazioni a loro carico sono infatti state osservate nei pazienti affetti da sensibilità alimentare. L’uso di probiotici basati su determinati batteri vivi derivanti sia da ceppi animali che umani ha inoltre dimostrato di attenuare la sintomatologia allergica e, in certi casi, di prevenirla come nel caso della co-somministrazione di B. breve M-16V e B. longum BB536.
Nonostante siano in costante aumento, è bene ricordare che ad oggi questi prodotti nel contesto delle allergie alimentari non sono ancora utilizzati nella pratica clinica quotidiana in quanto in attesa di ulteriori conferme scientifiche circa la loro efficacia.
Reazioni Tossiche e Non Tossiche
Esistono diverse classificazioni legate ai disturbi provocati dall’ingestione del cibo, una tra tutte quella proposta dalla European Academy of Allergology and Clinical Immunology, che introduce la distinzione tra reazioni tossiche e non tossiche. Le reazioni tossiche, o da avvelenamento, sono causate dalla presenza di tossine nell’alimento e dipendono esclusivamente dalla quantità di alimento tossico che viene ingerito; un tipico esempio di reazione tossica è l’avvelenamento dovuto all’ingestione di funghi.
Mentre per la reazione allergica, che è immediata e acuta, è sufficiente il contatto con una minima quantità di allergene, per una reazione di intolleranza è necessaria una ingestione continuativa del nutriente incriminato verso il quale l’organismo diventa particolarmente sensibile e può manifestarsi fino alle 72 ore successive all’ingestione. Un’altra importante differenza riguarda la “cross-reattività” che è presente nella intolleranza, ma non nell’allergia.
Pertanto nel primo caso si dovrà escludere l’intera famiglia dell’alimento (se, ad esempio, sono intollerante al pomodoro dovrò escludere tutti gli alimenti appartenenti alla famiglia delle solanacee), mentre nelle allergie viene escluso solo il singolo alimento e non l’intera famiglia di appartenenza.
Anche il sistema immunitario risponde in maniera diversa in presenza di un’allergia o di un’intolleranza. Nel primo caso viene stimolata la produzione di IgE che portano alla liberazione di istamina, causando così i sintomi tipici dell’allergia (shock anafilattico, eruzioni cutanee, etc.).
Intolleranze Alimentari e Prestazione Fisica
La sola alimentazione non rende campioni, ma contribuisce in modo significativo a conservare e migliorare un’ottima condizione fisica. In questa ottica diventa imperativo individuare eventuali alimenti mal tollerati dall’organismo che, a lungo andare, potrebbero creare stati infiammatori generalizzati e disturbi di vario genere, e influenzare negativamente la performance dell’atleta.
Recenti ricerche in ambito scientifico segnalano una netta relazione tra intolleranze, sovrappeso e prestazione fisica. L’alimentazione controllata e personalizzata, che tiene conto dei risultati del test delle intolleranze, da un lato toglie i fastidi causati dagli alimenti mal tollerati dando più energia e prontezza(particolarmente interessante, ad esempio, sembra essere la frequenza di patologie muscolari, quali strappi, stiramenti ecc.
Al giorno d’oggi le intolleranze più diffuse e aggressive sono quelle al glutine e al lattosio. I dati sono impressionanti: circa 600mila persone in Italia sono affette da “morbo celiaco”, con un aumento del 10% ogni anno. Attualmente per scoprire l’intolleranza al lattosio e la predisposizione alla celiachia esistono vari metodi validati scientificamente tra cui il Test Genetico. È un test non invasivo e di semplice esecuzione che prevede l’analisi del DNA prelevato tramite tampone buccale.
Per scoprire invece intolleranze diverse dal lattosio e dal glutine si utilizzano vari metodi non convenzionali: dopo un’attenta anamnesi del paziente, si stabilisce un periodo di esclusione del presunto alimento incriminato, che ha come obiettivo quello di disintossicarsi, cioè di permettere all’organismo di “dimenticarsi” che quel particolare alimento è tossico.
In conclusione, non solo esiste un riflesso diretto che determina riduzione di forza in presenza di un’intolleranza alimentare, ma anche una sorta di “furto di energia” che può spiegare i miglioramenti che si ottengono seguendo una dieta non solo corretta e bilanciata da un punto di vista nutrizionale e calorico, ma anche, e soprattutto, rispettosa delle intolleranze alimentari.
È stato osservato che può esistere una relazione tra intolleranza agli alimenti e sovrappeso o obesità: controllando l’assunzione degli alimenti non tollerati si può ottenere una riduzione dell’infiammazione indotta dagli alimenti, una riduzione dei radicali liberi e un miglioramento della sensibilità insulinica, con effetti a cascata sul metabolismo. In genere comunque, qualsiasi disturbo con componente infiammatoria cronica di cui non si riesca a comprendere l’origine dovrebbe fare pensare anche ad una ipersensibilità alimentare nascosta.
| Caratteristica | Allergie Alimentari | Intolleranze Alimentari |
|---|---|---|
| Meccanismo | Risposta immunitaria (IgE) | Non immunologico (enzimatico, farmacologico, malassorbimento) |
| Reazione | Immediata e acuta | Ritardata (fino a 72 ore) |
| Quantità | Minima quantità di allergene | Ingestione continuativa |
| Cross-reattività | Assente | Presente (esclusione dell'intera famiglia dell'alimento) |
| Sintomi | Shock anafilattico, eruzioni cutanee, ecc. | Vari e meno acuti |
tags: #intolleranze #alimentari #e #metabolismo #correlazione