I turbinati inferiori sono quelli che più frequentemente manifestano patologie. Per capire cosa siano i turbinati, dobbiamo partire dall’anatomia del naso, l’organo di senso di cui fanno parte.
Tutti abbiamo ben presente il nostro naso nella sua forma esterna, perché la vediamo, e tocchiamo, ogni giorno. Al suo interno, il nostro naso è però dotato di aree vuote e di strutture ossee che ne determinano l’architettura. Al centro, infatti, troviamo il setto nasale, che divide il naso in due porzioni cave, ciascuna delle quali termina con una narice.
I turbinati, si distinguono in inferiore, medio e superiore ed insieme alle altre strutture nasali, hanno un ruolo fondamentale nello svolgimento delle funzioni di riscaldamento, filtraggio e umidificazione dell’aria inspirata. Questi - anche detti conche nasali o cornetti - sono strutture lunghe e strette, un po’ simili, come forma, a dei “salsicciotti”, fatte di una parte ossea, molto sottile, rivestita di soffice e rosea mucosa ben irrorata di sangue e provvista di ghiandole e cilia, che sporgono lateralmente e orizzontalmente rispetto alla parete delle fosse nasali.
Per prima cosa, l’aria inalata incontra le mucose delle narici, le quali sono “ciliate”, ovvero dotate di peluria, avente lo scopo di trattenere le particelle di polvere e i potenziali agenti patogeni, e di riscaldare l’aria stessa nella prima fase di ingresso alle vie respiratorie. Potrebbe essere molto fredda, o troppo secca, o troppo calda e umida. Per questo il nostro naso la deve filtrare e modificare in modo che arrivi alla giusta temperatura e quanto più “pulita” possibile ai bronchi e ai polmoni.
Tutto questo si realizza quando il nostro naso gode perfetta salute e le sue componenti sono in perfette condizioni. Tuttavia, può accadere che i turbinati, in particolare quelli inferiori, più vicini alle narici, si ingrossino, gonfiandosi e ostruendo in tal modo il passaggio dell’aria. L'ipertrofia dei turbinati è un disturbo caratterizzato dal rigonfiamento cronico della mucosa respiratoria che riveste queste formazioni. L’ipertrofia dei turbinati è una condizione in cui i turbinati, che sono delle strutture ossee rivestite da mucosa all’interno del naso, si ingrossano e possono causare ostruzione nasale, difficoltà respiratorie e altri sintomi correlati.
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I turbinati nasali (o cornetti) sono delle espansioni ossee, circondate da tessuto vascolare (corpo cavernoso), il quale è rivestito, a sua volta, da uno strato di mucosa respiratoria. Tali strutture sporgono verso il setto delle pareti laterali delle fossi nasali. Nell'ambito dell'apparato respiratorio, i turbinati svolgono importanti funzioni di riscaldamento, depurazione, umidificazione e regolazione del flusso aereo.
Per passare dal vestibolo (porzione iniziale del naso) alle narici interne (coane), l'aria circola tra i turbinati adiacenti, quindi attraversa i cornetti superiore, medio ed inferiore, rimbalzando sulle loro superfici. Mentre l'aria gira in maniera vorticosa, le particelle in volo vengono a contatto con il muco che riveste le cavità nasali (filtrazione).
Essendo altamente vascolarizzata, la mucosa respiratoria che riveste i turbinati tende a reagire in risposta a determinati fattori (come un'esposizione improvvisa all'aria fredda o calda e secca, una crisi allergica, uno stress emotivo ecc.), modificando temporaneamente le proprie dimensioni; terminato lo stimolo reattivo i tessuti coinvolti ritornano al loro volume originario. Tuttavia, in presenza di alcune anomalie che ne influenzano negativamente la funzione, l'aumento delle dimensioni dei turbinati nasali (ipertrofia), può diventare stabile nel tempo. Ciò provoca una riduzione dello spazio disponibile per la normale respirazione nasale, rendendola difficoltosa.
L'ipertrofia dei turbinati è tra le principali manifestazioni cliniche delle riniti allergiche e vasomotorie semplici. I turbinati inferiori in genere si ingrossano nei soggetti allergici quando le mucose entrano a contatto con l’allergene incriminato. Consideriamo, ad esempio, i pollini delle piante in piena fioritura. Questi sono delle particelle rivestite di materiale proteico, in grado di scatenare la reazione avversa del sistema immunitario che le cataloga come “pericolose”. Pertanto, inizia a produrre degli specifici anticorpi che attaccano l’allergene, ma nel fare questo creano un'infiammazione nell’area che entra in contatto con i pollini, in questo caso le mucose del naso.
In condizioni normali i turbinati inferiori vanno incontro a cambiamenti di dimensioni temporanei, allo scopo di regolare il passaggio dell’aria all’interno del naso in funzione delle condizioni ambientali legate alla temperatura e all’umidità. Diverse sono le cause di ipertrofia dei turbinati inferiori e tra le principali possiamo annoverare:
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- Rinite allergica: patologia infiammatoria acuta, che può ricorrere con cadenza stagionale o essere perenne a seconda del tipo di allergene presente nell’aria inspirata.
- Rinite pseudo-allergica o vasomotoria: dovuta a iperreattività nasale di cui non sia dimostrabile una base allergica, scatenata da stimoli aspecifici endogeni o esogeni (termici, chimici, ottici, climatici, meccanici, emotivi).
- Altre cause: infezioni, inquinamento, condizioni climatiche (caldo/freddo).
Esistono diversi tipi di riniti ipertrofiche e a volte non è sempre possibile accertarne la causa esatta: rinite infettiva, rinite allergica, rinite non allergica (rinite ormonale, rinite farmacologica, rinite irritativa professionale).
Il sintomo più evidente dell’ipertrofia dei turbinati come già detto, è l’ostruzione respiratoria nasale; il paziente riferisce la sensazione di respirazione difficoltosa associata a starnutazione parossistica, scolo retronasale di secrezioni, rinorrea (“naso che cola”), voce nasale e difficoltà a percepire gli odori. Questi pazienti di solito dormono a bocca aperta e russano; talvolta lamentano cefalea frontale e la secrezione catarrale che spesso li accompagna crea un fastidioso continuo bisogno di raschiare il rinofaringe e di deglutire.
Il soggetto che soffre di ipertrofia dei turbinati può riferire vari sintomi, tra cui naso chiuso con respirazione orale e secchezza delle fauci, fuoriuscita di materiale sieroso (rinorrea), diminuzione dell'olfatto, prurito nasale e tendenza al russamento o alle apnee notturne.
Nella forma vasomotoria, la sintomatologia nasale può essere cronica o occasionale, manifestandosi per esempio cambiando la postura, cioè alzandosi o coricandosi, oppure passando dal caldo al freddo o assumendo alcuni cibi (cioccolata, caffè, alcool).
Abbiamo visto come queste formazioni che sporgono dalle pareti laterali delle due fosse nasali, siano fatte in modo da lasciare tutto lo spazio necessario all’aria per attraversare il naso e arrivare fino alla gola. Quando, però, la mucosa che li riveste si infiamma e aumenta di volume, il “canale” di passaggio si restringe moltissimo, con la conseguenza che ci sembra di non riuscire ad inalare tutta l’aria che ci serve per ossigenarci al meglio. Bocca secca (secchezza delle fauci) quando ci si sveglia. Questa sintomatologia è in parte sovrapponibile a quella di un raffreddore, da cui, però, non si guarisce.
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In generale, respirare male, a fatica, genera sempre dei problemi di ossigenazione, specialmente a livello cerebrale, con ripercussioni anche sulle capacità di concentrazione e sulla vigilanza. Altre possibili conseguenze meno nocive ma comunque invalidanti possono essere una maggiore vulnerabilità alle infezioni delle prime vie respiratorie e delle orecchie, e una facilità all’epistassi (emorragie nasali).
Una delle conseguenze più pericolose di questa condizione è pertanto l’insorgenza delle apnee ostruttive del sonno, che possono portare chi ne soffre ad avere delle interruzioni anche prolungate del respiro durante la notte.
Diagnosi
La valutazione diagnostica rinologica consiste di un esame obiettivo e di una vasta gamma di indagini strumentali che permettono di aumentare le informazioni per un corretto inquadramento diagnostico ed un efficace percorso terapeutico.
Dopo un’accurata anamnesi, il primo “step” diagnostico è dato dalla rinoscopia anteriore che, grazie l’utilizzo di una sorgente luminosa e un dilatatore delle narici, consente una prima visione della porzione anteriore delle cavità nasali. Al di là dell’obiettività convenzionale però, per poter ottenere una valutazione morfologica dell’intera fossa nasale, è necessario avvalersi dell’endoscopia nasale a fibre ottiche, che consente in modo mini invasivo, una visione globale e angolata dei vari spazi nasali, permettendo anche una eventuale documentazione fotografica. Ciò si verifica soprattutto quando il processo si localizza elettivamente alla coda dei turbinati inferiori e può ostruire parzialmente la coana.
La TC del massiccio facciale risulta essere il “Gold standard” nel campo rinologico, perché offre immagini ad alta risoluzione ricostruite sui vari piani assiali e coronali, consentendo così un dettagliato esame delle strutture ossee e mucose.
Esame citologico nasale: utile nella differenziazione tra rinite allergica, aspecifica e infettiva. Lo studio delle complicanze dell'ostruzione nasale prolungata (es. poliposi o sinusite) può avvalersi anche di una tomografia computerizzata del distretto rino-sinusale (TC), mentre, in casi selezionati, la risonanza magnetica nucleare permette una diagnosi accurata e dettagliata.
In alcuni casi, si potrebbe eseguire un esame endoscopico del naso utilizzando un endoscopio flessibile.
Trattamenti
Il trattamento per l’ipertrofia dei turbinati è diverso a seconda della causa, e può essere risolto solo se si eliminano i fattori che contribuiscono all’infiammazione. Dopo un'attenta valutazione clinica del paziente e l'accertamento delle cause dei disturbi riferiti, è possibile trattare l'ipertrofia dei turbinati inferiori riducendone le dimensioni e rispristinandone la corretta funzionalità.
Ad oggi non esiste una terapia medica specifica per l’ipertrofia dei turbinati nasali ma si utilizza essenzialmente una terapia di tipo sintomatico, volta a limitare l’ostruzione respiratoria e aiutare il paziente a ridurre il corteo sintomatologico associato. Si prescrive pertanto una terapia locale nasale con spray ad azione vasocostrittrice e corticosteroidea e lavaggi nasali con soluzioni saline; mentre nella forma allergica, è utile ridurre l’esposizione agli stimoli scatenanti, quando questi si rendono noti, associando un’adeguata terapia antistaminica e dei vaccini desensibilizzanti specifici.
Se il problema non persiste da molto tempo, è possibile che le terapie locali con prodotti ad azione antiflogistica possano riportare i turbinati ad un corretto funzionamento. In qualche caso, la riabilitazione dei turbinati può trarre beneficio anche dalla terapia inalatoria termale e dai lavaggi delle fosse nasali con soluzioni saline sterili.
Generalmente, la terapia per curare le forme più lievi del disturbo prevede il ricorso a farmaci ad azione antiflogistica.
Per tale ragione, qualora all’origine dell’ingrossamento delle mucose dei turbinati vi siano delle infezioni, come una sinusite acuta o cronica, andrà per prima cosa curata la patologia d’origine del problema. Esistono anche sinusiti di natura micotica, ovvero causate da funghi (miceti), per contrastare le quali si assumono medicinali specifici chiamati antimicotici.
Attenzione massima, poi, in caso di allergie, ovvero qualora l’ingrossamento dei turbinati sia dovuto a questo problema, perché purtroppo l’ipertrofia tende a cronicizzarsi.
Identificare e evitare gli allergeni scatenanti è il primo passo importante. Se si sospetta che le allergie siano la causa dell’ipertrofia dei turbinati, è utile effettuare test allergici cutanei o test di sangue per identificare gli allergeni specifici ai quali sei sensibile. Questi test possono aiutare a guidare il trattamento e a identificare le strategie per ridurre l’esposizione agli allergeni.
Il primo passaggio è tenere sotto controllo i sintomi delle allergie. Specifici protocolli farmacologici e/o nutrizionali possono aiutare a controllare i sintomi allergici. Per le persone con allergie gravi o persistenti, il medico potrebbe raccomandare la terapia immunologica, comunemente nota come “desensibilizzazione” o “vaccino per la allergie”.
Convivere con l'ipertrofia dei turbinati nasali può richiedere un approccio combinato che includa una strategia di gestione dei sintomi e, in alcuni casi, modifiche nello stile di vita.
Chirurgia
La terapia chirurgica viene indicata quando gli altri approcci conservativi non permettono di ottenere risultati soddisfacenti e non assicurano una buona ventilazione. Il trattamento che propongo è sempre personalizzato e basato sulla gravità della tua condizione, sulle cause sottostanti e sul tuo quadro clinico generale.
Nel corso degli anni si è passati da tecniche molto dolorose e fastidiose quali le turbinectomie con exeresi totale o subtotale dei turbinati inferiori, a favore di interventi di decongestione della sottomucosa, che consentono un’efficace riduzione, dello spessore mucoso del turbinato, grazie l’utilizzo di sonde a radiofrequenze, sotto visione endoscopica.
Diverse tecniche chirurgiche sono state utilizzate per gestire l'ipertrofia dei turbinati: queste vanno dai trattamenti tradizionali (come turbinectomia parziale, mucotomia inferiore o svuotamento sottomucoso) in cui viene asportata una porzione dei turbinati (sia mucosa, che ossea), fino alle recenti tecniche mini-invasive che prevedono l'impiego del laser o di radiofrequenze. Questi interventi possono essere effettuati in anestesia locale o generale (totale).
Per il trattamento dei casi più resistenti e gravi di ipertrofia dei turbinati, si può ricorrere alla chirurgia. Uno degli interventi più efficaci è la riduzione del turbinati con la tecnica a radiofrequenza. Vediamo in cosa consiste. Per eseguire l’intervento, che dura una decina di minuti, si introduce nel naso una sorta di sottile ago (detto micromanipolo), collegato con il macchinario a radiofrequenza, che trasmette ai turbinati le onde elettromagnetiche le quali generano una sorta di “danno” controllato alle mucose ingrossate. Nel successivo processo di guarigione, le mucose torneranno alle loro condizioni normali.
L’intervento in sé non è doloroso e risulta solo minimamente invasivo, ma sono molto importanti le fasi successive. Infatti è possibile che il paziente - nell’arco delle tre settimane successive - si ritrovi il naso pieno di croste, che fanno parte del normale iter di cicatrizzazione e rigenerazione dei tessuti interni. Durante questo periodo post operatorio, è necessario curare con scrupolo l’igiene del naso, attraverso frequenti lavaggi con soluzioni saline, ed evitare sforzi fisici.
Trattamento laser a diodi: tecnica precisa che mi permette di modulare con grande accuratezza la riduzione del volume dei turbinati.
Esiste una tecnica mininvasiva che consente di ridurre chirurgicamente l’ingrossamento delle mucose dei turbinati. Si utilizza la tecnica a radiofrequenza e uno strumento simile ad un ago, che introdotto nelle fosse nasali va a “vaporizzare” le mucose rigonfie in modo che il successivo processo di rigenerazione comporti un ridimensionamento delle stesse e permetta all’aria di passare agevolmente dalle narici verso la gola. Questo intervento si effettua in anestesia locale, ambulatorialmente, e dura non più di una decina di minuti. In alcuni casi - dopo un certo periodo - l’ipertrofia si ripresenta ed è necessario ripetere l’operazione.
Nei casi in cui i sintomi non migliorano con la gestione medica, può essere considerata la chirurgia dei turbinati per ridurre le dimensioni dei turbinati e migliorare il flusso d’aria nasale. La Laser chirurgia, senza ricorrere a tamponi nasali e in regime ambulatoriale, riduce la dimensione dei turbinati ipertrofici creando più spazio al passaggio dell’aria inspirata.
Una volta iniziato a curare le cause responsabili della ipertrofia dei turbinati e della iniziale poliposi nasale, il paziente si è sottoposto a decongestione dei turbinati con Laser a luce blu, in pochi minuti, in anestesia locale, senza sentire dolore, senza sanguinamento nasale e per tale motivo senza necessità di inserire tamponi nasali, senza necessità di osservare convalescenza.
Rischi della turbinectomia
Discorso a parte, infine, per gli interventi di rinoplastica che comportino la parziale o totale escissione dei turbinati (turbinectomia). Abbiamo visto come l’ingrossamento dei turbinati possa causare molteplici disturbi e certamente ostacolare la respirazione, il che si ripercuote negativamente sulla salute generale. Andare in deficit di ossigenazione, infatti, è una delle condizioni più dannose per il corpo umano che esistano. Detto questo, dobbiamo anche fare molta attenzione al problema opposto, ovvero alle conseguenze di interventi di rinoplastica che vadano a modificare l’anatomia dei “cornetti”. Si potrebbe infatti verificare una conseguenza piuttosto seria, chiamata “sindrome del naso vuoto” (ENS-empty Nose Syndrome).
Queste alterazioni della funzionalità nasale, che peraltro sono anche collegate a una maggiore vulnerabilità alle infezioni delle vie respiratorie, sono spesso associate a un tipo di intervento al naso che si chiama turbinectomia, ovvero rimozione o rimodellamento dei turbinati.
Sino a pochissimo tempo addietro si ricorreva alla chirurgia tradizionale per ottenere la riduzione del volume del turbinato: si eseguivano interventi chirurgici che alteravano l’anatomia del naso come la turbinotomia (la resezione parziale del turbinato) e la turbinectomia (l’asportazione del turbinato in toto). I rischi di una chirurgia tradizionale non sono solo il sanguinamento profuso intraoperatorio, l’emorragia post-chirurgica, l’apposizione di tamponi nasali per giorni, le infezioni ricorrenti, il recupero post-operatorio molto lungo, ma soprattutto l’alterazione delle funzioni di riscaldamento, depurazione e umidificazione del flusso di aria inspirata diretta verso i polmoni, determinando broncospasmo ed asma. La laser chirurgia rappresenta dunque una valida alternativa agli interventi tradizionali.
Per questa ragione è molto importante che prima di decidere per un intervento di questo tipo, il paziente venga opportunamente informato sulle conseguenze che una turbinectomia può provocare, perché la LENS è una condizione cronica, permanente. Turbinati eccessivamente sviluppati, infatti, creano grossi problemi di respirazione.
Alimentazione e infiammazione
Tutti conoscono la sgradevole sensazione di un classico raffreddore invernale (da virus) o del raffreddore allergico. Sembrerebbe un fenomeno solo locale, ma il rigonfiamento della mucosa nasale e dei turbinati dipende in molti casi anche dal tipo di alimentazione e dalla infiammazione correlata al cibo che si può determinare.
Se qualcosa prende fuoco, d’istinto si tende a buttare acqua sulle fiamme (purché non si tratti di un circuito elettrico o di carburante) e questo atteggiamento è lo stesso usato dall’organismo umano di fronte alla infiammazione. Quello che avviene in una articolazione, che si riempie di liquido e diventa a quel punto rigida, dolente al movimento e soprattutto gonfia, avviene anche a livello dei turbinati, dove la mucosa si ispessisce, si gonfia, perde in parte le sue funzioni e arriva a occludere il naso e a impedire il normale flusso di aria.
Consigli
- Soffiare il naso una narice per volta.
- Effettuare dei suffumigi con vapori caldi e magari poche gocce di un olio essenziale balsamico che non crei irritazione, per decongestionare il naso e fluidificare l’eventuale muco intrappolato.
- Ricorrere alle cure termali.
- Dotarsi di filtri HEPA per gli ambienti domestici.
- Dotarsi di un umidificatore indoor.
Come per ogni mio intervento, mi impegno a trattarti con la stessa attenzione e cura che vorrei ricevere io stesso se fossi paziente. Questo principio guida la mia pratica medica quotidiana.
Per qualsiasi dubbio o per prenotare una visita specialistica otorinolaringoiatrica a Roma, non esitare a contattarmi. Ricorda che una visita preventiva può fare la differenza nella diagnosi precoce e nel trattamento efficace di molte patologie.
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