Leonardo da Vinci: Vegetariano o No? Un'Analisi Approfondita

Leonardo da Vinci fu un grandissimo artista, scienziato, scopritore e inventore. Ma la sua passione e il suo genio si applicarono anche ai temi del cibo, della cucina, dell’alimentazione, tanto da poter ravvisare nei suoi contributi di più varia natura riferimenti importanti per la definizione della moderna cultura gastronomica e culinaria.

Il Rapporto di Leonardo con il Cibo

Maestro di feste, cerimonie e banchetti a Firenze, Milano e Amboise, Leonardo studiò le materie prime, inventò macchine e utensili per la loro lavorazione, ragionò sulle caratteristiche dei territori di produzione, codificò disciplinari di prodotti come l’olio, il pane e il vino, esplorò le proprietà degli alimenti in relazione alla salute del corpo, scrisse favole, ‘profezie’, indovinelli e rebus ispirati al tema del cibo, realizzò straordinari disegni di macchine innovative per la produzione. E ovviamente il cibo è rappresentato in alcuni suoi dipinti, a partire dal Cenacolo milanese, che senza dubbio è la mensa più famosa del mondo.

Il Dibattito sul Vegetarianesimo di Leonardo

Tra le numerose curiosità su Leonardo Da Vinci c’è anche quella che fosse vegetariano. Numerose prove, infatti, ci confermano questa ipotesi. Esiste anche un ricettario da lui scritto dove compaiono solo piatti fatti con frutta e verdura. Tra le altre testimonianze c’è anche quella del pittore Giorgio Vasari che raccontò di trovarsi un giorno con Leonardo al Mercato di Firenze e il nostro Genio si ritrovò ad osservare alcuni uccelli ingabbiati. Lo stesso Vasari, contemporaneo di Leonardo, nelle *Vite *riferisce infatti che “spesso passando da i luoghi dove si vendevano uccelli, di sua mano cavandoli di gabbia e pagatogli a chi li vendeva il prezo che n’era richiesto, li lasciava in aria al volo, restituendoli la perduta libertà”.

Ovviamente non tutti sono d’accordo con questa tesi. Alcuni studiosi, infatti, dicono il contrario. Ossia che Leonardo comprava spesso la carne, studiando ingegni per il girarrosto e l’effetto del fuoco sulla carne e non solo. Leonardo non era vegetariano.

Contraddizioni e Indizi

Nelle “liste della spesa” di Leonardo, carne e pesce si trovano in abbondanza. “Qui ci sono tutti quegli indizi che sembrano prove ma che comportano un’interpretazione”. Spiega il professor Vezzosi. “Leonardo acquistava la carne, studiava ingegni per il girarrosto e l’effetto del fuoco sulla carne. Elementi che lasciano pensare, ma che non ci confermano che Leonardo mangiasse tutto quello che comprava”. Insomma, il libro dovrebbe essere chiamato “Leonardo probabilmente non era vegetariano”.

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Fu infatti maestro di feste, cerimonie e banchetti a Firenze, Milano e Amboise. Ecco così che gli storici Alessandro Vezzosi e Agnese Sabato, del Museo Ideale Leonardo da Vinci, lo chef Enrico Panero, del ristorante Leonardo da Vinci di Eataly Firenze, e l’ineffabile Oscar Farinetti si sono messi insieme per un libro provocatorio fin dal titolo: “Leonardo non era vegetariano. Dalla lista della spesa di Leonardo alle ricette di Enrico Panero” (Maschietto editore).

Leonardo e l'Innovazione Culinaria

Leonardo studiò le materie prime, inventò macchine e utensili per la loro lavorazione, ragionò sulle caratteristiche dei territori di produzione, codificò disciplinari di prodotti come l’olio, il pane e il vino, esplorò le proprietà degli alimenti in relazione alla salute del corpo, scrisse favole, "profezie", indovinelli e rebus ispirati al tema del cibo, realizzò straordinari disegni di macchine innovative per la produzione. Nel Codice atlantico fanno invece capolino un macinapepe, un affettauova a vento, un girarrosto meccanico, persino l'antenato del cavatappi.

Tra gli appunti di Leonardo compare perfino una macchina per fare gli spaghetti. Tra le ricette di Leonardo c’è l’ “acquarosa”, una bevanda afrodisiaca a base di acqua di rose, zucchero, limone e alcool (“è bevanda di Turchi la state”, diceva). Dagli studi di Leonardo sono state tirate fuori ricette come gamberi rossi con burrata, albicocche e menta, risotto (una novità piuttosto recente nel XVI secolo) con lattuga e crudo di pesce e petto di piccione con le more. Piatti che strizzano l’occhio alla tipica mescolanza tra dolce e salato tipica del Rinascimento.

La Taverna di Leonardo

Secondo il Codex Romanoff (documenti leonardeschi sulla cui attendibilità gli storici stanno ancora discutendo) pare che addirittura Leonardo abbia aperto una locanda nel centro di Firenze assieme a un altro celebre artista, Sandro Botticelli. “Le tre rane di Sandro e Leonardo”, questo il nome della locanda, tentò di nobilitare i cibi popolari riducendo le porzioni e inventando nuovi modi di disporre il cibo nei piatti.

Il Contesto Storico e le Testimonianze

L’esploratore empolese Andrea Corsali (1487 - ?) inviò dall’estremo oriente due lunghe relazioni a Giuliano de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico e fratello di Papa Leone X, oltreché patrono di Leonardo Da Vinci. Ecco quanto scrisse il 1 gennaio 1516:”Fra Goa e Rasigut over Carmania, vi è una terra detta Cambaia, dove l’Indo fiume entra nel mare. E’ abitata da Gentili detti Guzzarati, grandi mercatanti. Vestono parte di loro all’apostolica e parte all’uso di Turchia. Non si cibano di cosa alcuna che tenga sangue; nè fra essi loro consentono che si noccia ad alcuna cosa animata, come il nostro Leonardo Da Vinci .

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Il rifiuto di Leonardo della violenza nei confronti degli animali fu testimoniato anche da Vasari, nelle Vite, egli per tutte queste informazioni poteva attingere da fonti dirette. Ser Piero, padre di Leonardo, era un suo vicino di casa. “E non avendo egli, si può dir, nulla, e poco lavorando, del continuo tenne servitori e cavalli, de’ quali si dilettò molto, e particularmente di tutti gl’altri animali, i quali con grandissimo amore e pacienza governava. -scrive Vasari - E mostrollo ché spesso passando dai luoghi dove si vendevano uccelli, di sua mano cavandoli di gabbia e pagatogli a chi li vendeva il prezzo che n’era chiesto, li lasciava in aria a volo, restituendoli la perduta libertà.

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