La maggior parte delle birre e dei vini sono vegani, ma non tutti. Ingenuamente si tende a pensare che il vino e la birra siano il solo risultato della fermentazione alcolica rispettivamente di succo d’uva e di malto d’orzo; di conseguenza si pensa che vino e birra siano naturalmente vegan. In realtà, immediatamente dopo la vinificazione la maggior parte dei produttori sceglie di chiarificare e stabilizzare i vini prima che vengano imbottigliati.
Tali ingredienti possono entrare in gioco nel processo di filtraggio - o chiarificazione - degli alcolici prima dell'imbottigliamento: essi "intrappolano" le impurità, che vengono così più facilmente bloccate dai filtri. Venendo gli ingredienti animali bloccati dai filtri, essi non rimangono nel prodotto finale e non sono quindi elencati tra gli ingredienti.
Questa pratica, nota con il nome di chiarificazione (o “fining”), identifica quel processo di introduzione di una piccola quantità di proteine che attraggono ed inglobano a sé le particelle libere di pelle d’uva, steli, lieviti che, se non vengono asportate, conferiscono un aspetto torbido al vino. Le proteine che inglobano le particelle libere formano molecole più grandi che vengono trascinate e depositate sul fondo della botte.
E’ giusto però fare presente quanto specificato da Filippo Terzaghi, direttore di Assobirra: “Soltanto in Irlanda e Inghilterra si usa la colla di pesce nei filtri per la birrificazione; in Italia e nei Paesi dell’Europa continentale non si è mai usata… La birra italiana è da sempre vegana - aggiunge Terzaghi - Anzi, l’unica bevanda fermentata vegana. Non c’è nulla di origine animale.
Purtroppo, ad oggi, non vi è ancora alcun obbligo per i produttori di dichiarare in etichetta se hanno usato o meno prodotti animali. Il che significa che non sapremo se tra rivenditori o nei ristoranti troviamo del vino non chiarificato, o prodotto con filtri vegan-friendly. Possiamo però distinguere se un vino non è filtrato e non è chiarificato, perché spesso i prodotti con tali caratteristiche vengono pubblicizzati in etichetta.
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In attesa dell’intervento del legislatore, dallo scorso marzo, è possibile fare riferimento alla norma ISO 23661 che finalmente propone definizioni univoche e criteri tecnici per gli alimenti e ingredienti alimentari adatti a vegetariani (inclusi ovo-latto, ovo e latto-vegetariani) o vegani per l’utilizzo da parte dell’industria alimentare e delle bevande anche a livello globale.
Se non sei sicuro che una bevanda sia vegan... Hai un sito o un blog? reale per i tuoi visitatori. Che si tratti di vino, birra o alcolici, possiamo darti una buona notizia: la maggior parte sono vegani. Purtroppo però non sempre abbiamo la certezza che tutti lo siano, perché - oltre alle sostanze segnalate tra gli ingredienti - potrebbero esserne state impiegate altre nel loro processo di produzione, la cui presenza non è riportata in etichetta.
Si tratta dei cosiddetti “coadiuvanti tecnologici”, ossia le sostanze che vengono addizionate durante il processo di produzione, per perseguire scopi ben specifici. In questo caso vengono utilizzati soprattutto per la filtrazione e la chiarificazione. Esistono però anche tantissimi additivi di origine vegetale o minerale capaci di svolgere le stesse funzioni di quelli di origine animale. È sufficiente qualche piccolo accorgimento per consentirci di consumarli senza preoccuparci troppo. E sia chiaro, non è un invito ad abusarne 😉
Per avere la certezza di bere una bevanda 100% vegan abbiamo diverse soluzioni:
- Contattiamo il produttore e chiediamo quali additivi sono stati utilizzati
- Acquistiamo solo prodotti certificati vegan
- Ci affidiamo a Barnivore.com, il database più completo e aggiornato al mondo, con oltre 53.000 prodotti controllati tra vino, birra e alcolici di ogni tipo
Ma ora ti spieghiamo, nel dettaglio, perché queste bevande potrebbero non essere vegan e come fare a riconoscerle.
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Birra
Sappiamo tutti che gli ingredienti principali della birra sono il malto d’orzo, il luppolo, il lievito e l’acqua, ma nemmeno in questo caso possiamo essere sicuri al 100% di consumare un prodotto senza ingredienti di origine animale. Come nel caso del vino, anche nel processo di produzione delle birre sono talvolta impiegati coadiuvanti di origine animale per la sua chiarificazione e filtraggio.
Tra questi si possono trovare: la colla di pesce, gelatina, caseina e lattosio anche in questo caso non presenti in etichetta. Alcune varietà particolari di birra possono contenere latte (le si riconosce dalla consistenza più densa) miele o addirittura carne e pesce. Si tratta però di prodotti “particolari” pubblicizzati come tali, per cui riconoscerle è sicuramente più semplice.
Quindi come riconoscere una birra vegan e cosa potresti ordinare quando vai al pub?
Ecco alcuni consigli:
- Se ti trovi in una birreria artigianale puoi optare per una birra non pastorizzata e non filtrata.
- Le birre più famose consumate in Italia sono vegan! Ad esempio la famosissima Guinnes è diventata vegan con l’eliminazione permanente della colla di pesce utilizzata per il filtraggio, lo sono anche la birra Moretti, la Peroni, la Nastro Azzurro, l’Ichnusa, la Heineken e la Beck’s.
- Nel caso di dubbi, utilizza il database o contatta l’azienda produttrice. Sarà loro interesse risponderti nel minor tempo possibile.
Le birre vegan non devono contenere ingredienti di origine animale come colla di pesce, caseina, gelatina, coloranti a base di cocciniglia, pepsina e lattosio. Nessun ingrediente di origine animale deve essere utilizzato nel processo di produzione della birra.
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Per la produzione delle birre Heineken e Heineken Dark Lager l’azienda utilizza solamente malto d’orzo, luppolo e malto come materie prime. Non ci sono zuccheri o sciroppi aggiunti. Durante la fermentazione della birra si formano zuccheri naturali fermentati che si trasformano in alcol e Co2. Le birre Heineken sono vegan friendly e non contengono ingredienti di origine animale.
La birra Peroni è adatta ai vegani. Non contiene ingredienti di origine animale e non viene prodotta utilizzando derivati animali. Barnivore classifica la birra di Peroni Italy come un prodotto vegan friendly.
Le birre Beck’s in vendita in Europa non contengono ingredienti di origine animale. L’azienda specifica che, dato che nelle proprie birre non vengono utilizzati ingredienti di origine animale o altri prodotti di derivazione animale, tali bevande possono essere considerate adatte sia per i vegetariani che per i vegani.
Se siete alla ricerca di una birra che sia nello stesso tempo vegan e prodotta in Italia potreste orientarvi verso la birra Moretti. L’azienda conferma che la birra Moretti viene prodotta solo in Italia e che nessun altra azienda detiene la licenza per produrla. Sottolinea che la birra Moretti è completamente adatta ai vegani.
Acqua, riso, luppolo, amido di mais e lievito sono gli ingredienti utilizzati per la produzione della birra Corona, che secondo le informazioni dell’azienda non contiene ingredienti di origine animale ed è dunque adatta a vegetariani e vegani.
Si trovano in commercio sia birre senza glutine tradizionali, prodotte da malto d’orzo o di frumento con un procedimento particolare che permette di escludere il glutine, sia birre senza glutine speciali, realizzate a partire dalla fermentazione di cereali come riso o miglio, naturalmente privi di glutine.
La birra Daura è una birra senza glutine prodotta in Spagna. Il processo di fermentazione avviene dall’orzo come nelle comuni birre ma è affiancato da una tecnologia che permette di abbattere il glutine fino ad un livello inferiore alle 3 parti per milione, rendendo così adatta ai celiaci una bevanda che in partenza conteneva glutine.
Peroni di recente ha lanciato una birra senza glutine garantita dal marchio Spiga Barrata dell’Associazione Italiana Celiachia. La birra Peroni Senza Glutine presenta un contenuto di glutine inferiore a 10 parti per milione e l’azienda la può perciò includere tra le bevande adatte ai celiaci e agli intolleranti al glutine.
Ecco un esempio di birra senza glutine ottenuta a partire sia da cereali naturalmente senza glutine che da cereali deglutinati. In questo caso si tratta del mais e dell’orzo, utilizzato per ottenere il malto d’orzo deglutinato. Inoltre la birra Premium Pilsner è prodotta con luppolo e lievito selezionato.
Si tratta di una birra senza glutine composta da acqua, luppoli, lievito e infuso di malto dolce deglutinato. È una birra senza glutine Dark Ale prodotta dal burrificio artigianale belga Green’s caratterizzata da sapore poco dolce e molto corposo.
Si utilizzano luppoli e malti d’orzo deglutinati secondo una ricetta tradizionale belga che rende questa birra digeribile per i celiaci. Lammsbrau è un birrificio di Norimberga che da oltre dieci anni produce birre biologiche e ora anche senza glutine.
La birra Lammsbrau viene realizzata a partire da acqua minerale, luppolo naturale e malto d’orzo secondo un procedimento che permette di ottenere una bevanda alcolica priva di glutine.
Anche se la birra è una bevanda in cui gli ingredienti espliciti di origine animale sono limitati a pochissimi stili, quali le milk stout e le oyster stout, vi sono alcune aggiunte tecnologiche impiegate in brassatura che possono non essere compatibili con un regime alimentare veg.
Si tratta dei cosiddetti “coadiuvanti tecnologici”, ossia le sostanze che vengono addizionate durante il processo di produzione, per perseguire scopi ben specifici. In questo caso vengono utilizzati soprattutto per la filtrazione e la chiarificazione.
Gli anglosassoni fanno largo uso soprattutto di colla di pesce, facilmente sostituibile con agar-agar, carragenina o pectina, che non alterano il sapore del prodotto. Le birre più “sicure” per i vegani sono invece quelle belghe e tedesche.
Nonostante la forte rilevanza e interesse che incontrano attualmente sul mercato i claim “vegetariano” e “vegano” non sono regolati e tutelati da alcuna norma di legge, sia nel settore alimentare che nei settori non food. Il Reg. CE n° 1169/2011, pur regolando le informazioni volontarie sugli alimenti (art.
Lisozima: un enzima purificato derivante dal bianco dell’uovo. Viene utilizzato come alternativa al biossido di zolfo o anidride solforosa (E220), di origine sintetica e spesso causa di forti mal di testa.
Argilla di farina di alghe fossili: viene mescolata al sedimento del vino o al suo succo, ottenendo un composto filtrante che riesce a recuperare persino i sedimenti che, con la chiarificazione tradizionale, non verrebbero utilizzati.
L’agar-agar deriva dalla lavorazione di alghe rosse ed il suo uso è molto diffuso proprio perché ha un sapore neutro, non altera i sapori e trova impiego sia in preparazioni dolci che salate. Quest’alga ha un alto potere gelificante, basta stemperarlo in pochi cucchiai del liquido che si vuole rassodare, unirlo al restante liquido, portarlo ad una temperatura di 90°circa e lasciarlo raffreddare a temperatura ambiente. Per gelificare un litro di liquido occorrono circa 5 grammi di polvere di agar-agar.