Meme e Veganismo: Esempi di Ironia e Stereotipi

Quotidianamente è possibile trovare, anche non cercandoli, articoli, commenti o meme che prendono in giro o che mistifichino la cultura alimentare vegana. Alcuni sono fini a se stessi, altri sono molto divertenti, altri sono talmente privi di senso che si risveglia in chi fa informazione la necessità ancestrale, la spinta quasi sensuale, del dover rispondere in modo sensato.

Stereotipi e Immaginario Comune

L’idea dei vegani è, come sempre quando si tratta di persone, uno stereotipo, ovvero un insieme di idee cristallizzate basate su luoghi comuni con cui si tende a semplificare l’immagine di un gruppo di persone aventi una caratteristica su cui innestare il resto. Nell’immaginario popolare il vegano soffre di pensieri ossessivi, orientati in particolare modo ai carnisti, termine coniato dalla sociopsicologa Melanie Joy, con cui si indicano tutte quelle persone attivamente convinte della superiorità della specie umana e del carattere di necessario del consumar carne. Rimane inoltre presente, come riscontrato dalle evidenze poste da taluni servizi sponsorizzate dalla rete nazionale, l’associazione tra vegani e amanti delle teorie cospiratorie.

L’aspetto idealtipico del vegano suggerisce una fisionomia emaciata, lo sguardo strabuzzato quasi sempre indirizzato a chi consuma prodotti animali, la tendenza a umanizzare l’inumano sempre in tasca e denti da carnivoro che hanno rinnegato la loro natura prima. Allo stesso modo, si ritiene che i vegani esprimano sé stessi con uno stile molto simile al classico intramontabile del “punkabbestia”, ampi vestiti consunti, canottiere slabbrate e calzature larghe di tessuto organico o derivato dalla plastica.

Questa è l’immagine, più o meno statica, che si affaccia alla mente di chi sente un amico pronunciare la fatidica dichiarazione. Parole forti che spesso sono seguite dall’ultimatum disperato, che ricorda molto quello lanciato dall’impero austro-ungarico alla Serbia quando l’Europa era una polveriera e Gavrilo Princip aveva appena ucciso l’erede imperiale, che si può collocare su uno spettro ai cui antipodi troviamo un pacato “in che senso?” fino al più determinato e blitzkrieghiano “basta che non mi rompi i ******”.

Il Veganismo: Oltre lo Stereotipo

I vegani, 78 milioni di persone, sono, come sempre accade, persone diverse tra loro, anche di molto. Il veganismo è uno stile di vita basato su prodotti di origine non animale, trattandosi di uno stile di vita, esso assume le forme di un codice morale in cui il rifiuto per il consumo di prodotti di origine animale permea ogni sfera della vita dei vegani a partire dall’alimentazione.

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Il veganismo, spesso si accompagna a idee antispeciste, che si oppongono all’attribuzione di un diverso status ai viventi in base alla loro specie di appartenenza. L’idea antropocentrica per cui l’uomo è il centro essenziale dell’universo è un retaggio ascrivibile alle tre grandi religioni del libro, le quali hanno confezionato una percezione della Terra come risorsa a disposizione esclusiva dell’uomo in quanto creatura prediletta. Altre religioni, invece, come Buddhismo, Induismo e Shintoismo, rappresentano l’uomo come parte di un sistema complesso di cui è spettatore privilegiato, ma non padrone.

Esistono derivazioni legate a queste due religioni in particolare che prevedono stili di vita vegetariani o vegani, tramandati da tempi antichi nella casta Braminica indiana, la casta all’apice della piramide sociale, e nella tradizione buddhista/shintoista dello shojin ryori che prevede, per l’appunto, uno stile di vita sostenuto senza prodotti di origine animale.

Il veganismo antispecista è spesso accompagnato anche da scelte derivate dall’impellenza di promuovere la tutela ambientale, le stime Fai, infatti, dimostrano come l’industria della carne sia responsabile per circa il 14% delle emissioni annuali prodotte dall’attività umana, il consumo individuale medio di carne è di circa 50,99 gr al giorno, convertibile in circa 2.056 kg, 2 tonnellate, di CO2 prodotta ogni anno, questo esito, moltiplicato per tutti i consumatori di carne, raggiunge cifre allarmanti.

L’altro grosso problema ambientale legato all’allevamento intensivo, che copre la maggior parte dei consumi, è il bisogno fisico di spazio per ospitare sia gli animali sia le colture necessarie sfamarli, ogni anno vengono abbattuti in media circa 26.700 km2 di foresta per ospitare questi campi in cui ogni anno vengono abbattuti tra il 60 e il 70 miliardi di capi di bestiame per una domanda che, incredibile a pensarsi, si stima aumenterà drasticamente fino quasi a raddoppiare nel 2050.

Per anni, nel dopoguerra, le proprietà salutari di carne e latte sono state oggetto di una pubblicità, molto poco distinguibile da una propaganda, serrata. Tornando alle motivazioni di natura antispecista, ci sono delle valide ragioni se gli allevamenti sono dislocati in luoghi poco accessibili, lontani per intenderci dai centri abitati, negli allevamenti le condizioni in cui vertono gli animali sono spesso grottesche, insalubri e unite ad un regime di violenza strabiliante.

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L’abbattimento degli animali è un evento struggente, crudo, cui anche il più convinto mangiatore di carne fatica a prendere visione, tant’è che il dibattito sulla macellazione halal e quella kasher, che prevedono l’abbattimento rituale dell’animale mediante sgozzamento, viene aspramente contestato come pure il diritto di praticarla. La macellazione dei maiali, che rendono una carne proibita dall’alimentazione halal e kasher, viene effettuata sempre previo sgozzamento, ma data la privacy garantita dagli stabilimenti di produzione, 78 milioni circa, in pochi manifestano contro il diritto di acquistare una busta di prosciutto di Parma.

Tornando allo stile di vita vegano, esso si oppone anche agli allevamenti di tipo estensivo che prevedono un certo grado di libertà, esempio mucche al pascolo, non perché i vegani abbiamo problemi esistenziali con le mucche che scorrazzano per le Dolomiti, ma perché anche questo genere di allevamento è soggetto a forme di crudeltà, gli esemplari sono selezionati in base al sesso e al tipo di razza, a seconda dunque della loro destinazione alimentare, per cui i giovani esemplari maschi, dopo 10 mesi dalla nascita vengono allontanati e destinati al macello, il fine ultimo della loro vita, la ragione stessa per cui sono coattamente ingravidati gli esemplari femmina, rimane invariato: diventare cibo.

Riconoscere quindi agli animali lo status di un prodotto è esattamente ciò a cui si oppongono i vegani, sia per ragioni di tipo etico sia per ragioni derivate dall’impatto ambientale drammatico che quest’industria ha sul pianeta e le sue risorse, sempre più compromesse.

Insomma, i vegani non sono tutti uguali. Allo stesso modo i vegani possono presentare stili e motivazioni diverse, possono svolgere diverse mansioni e l’essere vegani non va di pari passo con idee strampalate e prive di fondamento scientifico, al contrario, come si è dimostrato sopra, dietro alla scelta vegana ci sono molte ragioni basate su empirismo e attualità scientificamente comprovate.

La Reazione e la Stigmatizzazione

Vegetariani e vegani - non di rado additati come nazi-vegani - sono diventati oggetto d’un sarcasmo che riverbera dal web su radio e televisione e ritorna on line moltiplicandosi e diramandosi un po’ ovunque. Pagine in cui non è difficile trovare asserzioni come “la quasi totalità di essi [i cosiddetti “vegazzari”] sono anche sciachimicari, contro la ricerca biomedica, antivaccinisti etc”.

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Certo, anche l’altra fazionesi dà da fare, e così troviamo “Vegan memeitalia”, “L’olocausto animale”, “Le ca… dei carnivori”, “Logica onnivora” eccetera. C’è una differenza, però,tra le due posizioni: se pur con arroganza, o con un approccio mistico-naif spesso discutibile, le pagine vegane e vegetariane parlano di animali che soffrono e muoiono per la condotta degli umani, invece le pagine antivegane e antivegetariane parlano di vegani e vegetariani che dovrebbero soffrire per la loro stessa condotta.

Vegetariani e vegani a quanto pare hanno qualcosa che non va, sono colpevoli di essere “stronzi”, perché hanno formato una setta dedita al proselitismo selvaggio e se ne vanno in giro a insultare il prossimo con l’epiteto “nazista”, salvo poi essere accusati a loro volta di essere nazisti (?). La sensazione è che la prospettiva si sia ribaltata, la maggioranza si sente assediata e morde: a parlar “vegetariano” è facile diventare bersaglio della reazione. Una vera e propria ferita all’amor proprio che in qualche modo i soggetti insultati vogliono far scontare a tutte le insalate del pianeta.

Oltre la Polemica: Il Vero Problema

Quello che non è personale è l’intuizione da cui nasce quest’articolo: stigmatizzare le fisime di certi vegani, offendere i vegetariani, usare il sarcasmo, criticarli e in alcuni casi aggredirli, sembra una manovra diversiva. Perché il vero problema non sono i vegani, nemmeno quelli stronzi, il vero problema è la sofferenza degli animali.

E forse non sarebbe del tutto sbagliato investire una minima parte delle energie dedicate a denigrare i vegetariani e i vegani per riflettere sulla sofferenza che elargiamo negli allevamenti industriali a esseri autocoscienti indifesi. Gli animali sono i nostri compagni di viaggio a bordo del pianeta Terra ed è molto facile affermare di amarli sui social network, pubblicando una bella foto con un testo poetico. Ma la verità è che noi ce li mangiamo, gli amati animali, e ce li mangiamo dopo averli torturati in quei gironi infernali in cui li ammassiamo come fossero oggetti, cose prive di coscienza, di sensazioni, di anima.

Impatto Ambientale del Consumo di Carne
Dato Valore
Emissioni di CO2 dall'industria della carne 14% delle emissioni annuali prodotte dall'attività umana
Consumo individuale medio di carne al giorno 50,99 gr
CO2 prodotta annualmente per consumo individuale di carne 2.056 kg (2 tonnellate)
Deforestazione annuale per allevamenti e colture 26.700 km2
Animali abbattuti annualmente 60-70 miliardi

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